mercoledì 23 settembre 2020

Il punto di partenza delle ricerche

Per scrivere non è necessario soltanto l'esperienza e l'immaginazione, occorre studiare e occorre documentarsi. Per l'ultimo punto, adesso come adesso, grazie alla rete, non è più complicato come una volta e il punto di partenza delle mie ricerche... 


Alle superiori, in collegio, c'era una biblioteca che veniva usata da noi ragazzi quando era necessario preparare una ricerca. Si trovava in un ala riservata del complesso e per andarci bisognava richiedere dei permessi alla direzione. 

Ma non accadeva spesso di usarla. Frequentavo una scuola di carattere tecnico e allora non esistevano le tesine di fine ciclo. 

Durante le scuole medie, invece, si partiva da I Quindici: l'enciclopedia che molti mie compagne e miei compagni posssedevano. 

Io avevo invece un'enciclopedia Fabbri, molto più dettagliata e sicuramente formativa, ma non era semplice da consultare e quando la usavo dovevo chiedere il permesso a mio padre e non sempre era d‘accordo quando in casa con me c‘era qualche alunno discolo. In un modo o nell'altro tuttavia erano il punto di partenza delle mie ricerche. E ne sono uscite di belle. 

Al giorno d'oggi, però, n on ho dubbi, il punto di partenza delle mie ricerche è Wikipedia. La consulto ogni giorno e quando ho bisogno di conoscere al volo la risposta a una determinata domanda associo sempre al termine cercato nel motore di ricerca la voce "wikipedia" Naturalmente è solo un punto di partenza. 

La uso un po' come usavo una volta i bigini. Mi serve per avere le informazioni basilari per poi partire ad approfondire l'argomento. 

A volte per aiutarmi nella stesura di un post o di un articolo che mi è stato richiesto a livello professionale incrocio le informazioni che mi danno le voci in diverse lingue, prima di elaborarle in maniera personale. 

A volte prendo spunto dalle fonti stesse presenti nelle voci. 

Certo, si può obiettare non essere d'accordo. Wikipedia per qualcuno è troppo "democratica" per essere presa sul serio. Ci mettono mano troppe persone, ma come punto di partenza in rete la trovo ideale. 

So in linea di massima cosa avrò davanti e so che non mi devo accontentare. Spesso un incrocio delle informazioni relative a una voce ricercata in due lingue o magari tre lingue mette davanti agli occhi risultati differenti, ma dopotutto è anche un meccanismo per essere spronati a ricercare la verità un po’ da tutte le parti e non in maniera ottusa come in larga parte si è portati a fare al giorno d’oggi. 



"Grazie per la lettura" 


Immagine Nino di Mei

lunedì 21 settembre 2020

Il romanzo che ha dato vita al miglior film della storia

Per la seconda volta, dopo Un giorno leggerò Il padrino, torno a citare la storia scritta dall’autore statunitense Mario Puzo. Questa volta perché si tratta de' il romanzo che ha dato vita, secondo le fonti, al miglior film del mondo. Certo il film l'ho visto più di una volta, lo possiedo pure in videocassetta, ma con la lettura del romanzo sono ancora fermo e al momento continuo a cincischiare. Nel frattempo… 


Al di là dei western, ci sono film che hanno segnato la mia adolescenza più di altri. Lo ammetto. Lo squalo (il primo) per esempio, un film che ha ispirato in parte anche il mio romanzo ll male tra gli ontani, ma c’è anche Guerre stellari, o ancora Rambo (il primo). 

Ecco questo Record culturale lo debbo al film interpretato da Silvester Stallone, uscito nel 1982. Poche sere fa lo hanno ritrasmesso in televisione. 

Non me lo sono perso e sono andato a rileggere cosa si diceva in giro sul web, tanto per restare sul pezzo.   

Ora secondo la rivista inglese Empire, Rambo è considerato tra i migliori cinquecento film della storia. Ovviamente ho consultato la classifica della rivista, un sondaggio fatto da ben diecimila lettori, cento esperti holliwoodiani e cinquanta critici cinematografici di caratura mondiale, un sondaggio se non bastasse supervisionato da registi cult come Quentin Tarantino e Mike Leigh e ho scoperto che al primo posto c’è Il padrino di Francis Ford Coppola

Allora mi sono inventato questo record culturale. 

Il padrino, in fondo, è un film che potrei aggiungere a quelli che hanno lasciato il segno nella mia adolescenza. 

È stato uno dei primi che ho raccolto in videocassetta e ancora adesso non mi faccio sfuggire l’occasione di vederlo quando accade. Molti passi li conosco a memoria e sono sicuro che troverei soddisfazione anche nel leggerlo in versione cartacea, come romanzo, ma ancora non l’ho messo nella mia libreria e per il momento non l‘ho neppure cercato. 

Intanto metto questo titolo nella mia rubrica dei Record culturali. Magari è un Record discutibile ma non vedo il perché non debba approfittare di quello che leggo in giro visto che mi permette di citare un libro di culto. 

Dopotutto, potete dire la vostra, se volete. La classifica con i cinquecento film (con i titoli in lingua inglese) la trovate tra le fonti. Non è escluso mi possa essere ancora di aiuto nel prossimo periodo. 



“Grazie per la lettura” 


Fonti: 

- Empire’s 500 Greatest Movies of All Time


Immagine Nino di Mei 


sabato 19 settembre 2020

La didascalia per le immagini scomparsa

Negli ultimi mesi sono cambiate molte cose riguardo alle piattaforme e agli strumenti che utilizzo per la mia attività di blogging e non tutte sono di mio gusto. Da pochi giorni non è più possibile, per esempio, usare (se non con qualche trucco tecnico che spiego in fondo al post) l'interfaccia legacy di blogger: quella che per anni mi ha consentito di pubblicare post quasi a occhi chiusi. Al momento sono un po’ zoppo nell’uso della nuova piattaforma e ho visto che la didascalia per le immagini è scomparsa. 



Da un paio di mesi blogger utilizza una nuova interfaccia per la creazione dei post (e non solo). Purtroppo l’ho adottata solo in questi giorni, dal momento che non è stato più possibile usare la vecchia versione e sono andato incontro a diversi problemi, ma non sono tornato indietro anche se avessi potuto farlo con un semplice trucchetto. 

Ovviamente la muova interfaccia è fatta per portare migliorie e molto probabilmente sarà così tra un po‘ di tempo, ma allo stato attuale - creata per adeguarla alle nuove versioni di sistemi operativi e ai nuovi dispositivi digitali - mi pare pesante e macchinosa. 

Infatti, dopo aver dato un’occhiata superficiale in alcune occasioni, avevo continuato a utilizzare la vecchia versione per non perdere tempo, questo fino a qualche mattina fa quando di colpo mi sono trovato senza la possibilità di tornare indietro servirmene ancora, nonostante abbia provato a farlo con diversi browser di navigazione. 

Adesso, nella nuova versione, ho trovato più o meno tutto quello che c'era prima. 

Ho incontrato qualche problemino nell’inserimento delle immagini visto che sconvolgono le interlinee e il font del carattere (questo lo scrivo anche per mettere le mani avanti visto che potrebbe succedere di trovarsi davanti agli occhi dei post con qualche lieve differenza rispetto ai precedenti). 

So, tuttavia, che si tratta soltanto di acquisire una nuova manualità nell’uso per bypassare gli inconvenienti che si potrebbero incontrare: nulla di veramente tragico. 

Come ho detto, ho visto che c’è ancora tutto quello che esisteva prima, tranne - al momento non ho ancora trovato il pulsante - la possibilità di inserire una didascalia alle immagini. 

Detto tra noi, anche questo è un piccolo problema, visto che il sottoscritto usa quasi nella totalità immagini di proprietà e non ho nessun problema a lasciarle senza titolo. Ho visto che chi le ha utilizzate sui propri siti e sui propri blog mi ha sempre citato in maniera corretta

Però non mi piace inerire immagine che non sono mie senza dare il giusto merito alla fonte. Per il momento mettere un citazione in fondo ai post mi pare il minimo da fare per non essere scorretto, ma spero che blogger sistemi al più presto questa lacuna, sempre che non sia una lacuna mia. 



“Grazie per la lettura” 


Immagine Nino di Mei 


P. S. - Naturalmente servendosi della cronologia del browser (se non è stata cancellata) si possono ancora riprendere delle pagine con il vecchio modello e lavorare su quelle, ma mi sono rassegnato all'adeguamento, perciò perdonatemi se per qualche post apparirà qualche svarione.


giovedì 17 settembre 2020

Sport letterario

Ci sono due sport che amo in modo particolare, il calcio e il ciclismo. Non so dire quale dei due preferisco. Dipende dall'evento in programma e da che ciclista o da che squadra di calcio è coinvolta nell'evento. Ora è in corso il Tour de France e cerco di non perdermi una tappa, ma è evidente che sia il ciclismo sia il calcio facciano parte del mio Sport letterario. 

 

Nel romanzo Fiesta di Ernest Hemingway, il protagonista Jack Barnes si trova a trascorrere la notte con la carovana dei ciclisti impegnati nel Giro dei Paesi Baschi. Trascorre la serata in compagnia del direttore sportivo di una delle squadre coinvolte e sul romanzo aleggia per qualche pagina del romanticismo mentre i due parlano di Bottecchia e dei campioni di allora sorseggiando un liquore.

Cosa volete che vi dica la prima volta che ho letto quelle pagine mi sono emozionato. Mi sono emozionato perché non pensavo si potesse fare dell’arte e della grande narrativa anche discorrendo di ciclismo e di calcio.

Ora non mi disturba o non trovo pretestuoso il tentativo di fare la stessa cosa. Il ciclismo e il calcio mi sono talmente dentro che è naturale trasformarli in mondi narrativi.

C’è molto sul mio blog a questo riguardo e c‘è molto ovviamente nella mia narrativa.

Il protagonista del romanzo Noi siamo senza Dio è un ragazzino che si chiama Baggio e non nego di averlo scelto in onore del campione di calcio italiano, senza dubbio uno dei più grandi che abbia visto giocare. Ma non è il solo romanzo in cui compare lo sport.

Ne’ Il gatto che sognava di essere un delfino ci sono un paio di capitoli dove lo sport è protagonista. Tuttavia lo sport letterario emerge in maniera lampante nei racconti.

Per esempio prendete il racconto Lo sport è l’oppio del popolo. Dove sembra esserci un omaggio a Pantani che si inerpica sulle rampe del Mortirolo.

O più semplicemente questa letteratura sportiva è evidente in tutta la sua chiarezza nei racconti artistici.

Ora oltre al calcio e al ciclismo c’è pure un po’ di running in montagna, dopotutto un po’ di corsa è la sola attività che ancora svolgo, visto che sono anni che non faccio un palleggio o che non pedalo con una bicicletta. 


“Grazie per la lettura” 


Leggi anche:

- Lo sport è l’oppio del popolo

- Il campione

- Il portiere

- Noi siamo senza Dio

- Il gatto che sognava di essere il delfino 


Immagini Nino di Mei 

 

martedì 15 settembre 2020

Il primo scrittore americano finito nella mia biblioteca

Nino di Mei
Sul mio blog, come ben sapete, parlo molto spesso di narrativa americana. Ho parlato spesso di Hemingway e di Mccarthy. Magari ho trattato meno Faulkner e Lansdale, ma ci sono di frequente anche loro. Tuttavia lo scrittore americano con cui sono entrato in contatto e che è finito per primo nella mia biblioteca, prima ancora di Jack London, è stato Mark Twain. 


Il mio primo libro è stato Le avventure di Pinocchio: storia di un burattino di Collodi, mi fu regalato da una zia, sorella della mia mamma, per il mio settimo compleanno (in fondo a questo posta trovate il link per leggere l’articolo in cui ne parlo). Precedette Il piccolo principe di Saint-Exupéry

Ora qualche titolo non lo ricordo, ma in seguito a riempire la mia mini biblioteca furono alcuni romanzi di Vernes e Salgari in primis, ma ricordo bene anche una versione di Tom Sawyer di Mark Twain

Ecco, adesso credo sia stato il primo libro scritto da un autore americano con cui sono venuto in contatto. Forse lo chiesi dopo aver visto un cartone animato o magari uno di qui film epocali che hanno immortalato il ragazzino leggendario di Twain

Forse non lo chiesi a nessuno e mi capitò tra le mani per caso, ma non me lo feci fuggire. Fu il primo libro di uno scrittore americano della mia personale biblioteca. Un libro indimenticabile, dalla copertina cartonata e che mi influenzò parecchio. 

Ispirò giochi, ispirò avventure e forse alimentò anche la mia passione, ancora nascosta, per la scrittura e provo sempre una certa nostalgia ogni volta che questo titolo mi passa davanti agli occhi. 

In seguito ho letto diverse cose di Mark Twain. Ho recuperato anche un’altra edizione di quel romanzo. Ho scritto anche molti post che lo riguardano sul mio blog e mi fa piacere che le idee che mi hanno permesso di redigere gli articoli della settimana in entrata.  

Non so più dove sia andato a finire quel libro che mi fece conoscere l'autore americano. Probabilmente si è consumato e si è rotto come altri libri di quel periodo. D’altra parte anche l’edizione che mi trovo in casa ha le pagine ingiallite per essere stato letto e usato molte volte. 

Certo, a livello soggettivo, non metto la narrativa di Twain sullo stesso piano di quella di Hemingway, ma il prode Tom, in certe pagine, sembra un pochino il mitico Nick Adams

Volete che non apprezzi un personaggio simile? 



“Grazie per la lettura” 


Leggi anche: 

- Il primo libro non si scorda mai

domenica 13 settembre 2020

In cerca di funghi

Nino di Mei
Non sono mai andato in cerca di funghi. Non mi è mai interessato, forse perché non ne sono specialmente ghiotto. Non credo facciano neppure parte della mia narrativa. Forse sono comparsi in un paio di post ma altro penso di non avergli dedicato. Però ho visto gente star male e farsi male per i funghi e non soltanto perché ne hanno mangiati di velenosi. 


Non sono mai stato terrorizzato dal veleno del morso di una vipera ma ho sempre temuto gli effetti causato dal mangiare funghi velenosi. Forse perché ricordo quello che accadde a una famiglia di vacanzieri quando ero piccolo. Sentii raccontare delle cose terribili. Organi interni come il fegato e le reni danneggiati e dolori interminabili. E per qualcuno la morte. 

Non so cosa ci sia di vero, ma credo che un pochino queste cose mi abbiano condizionato. Come scrivevo nel paragrafo iniziale non sono ghiotto di funghi e di certo non perdo tempo ad andare a cercarli nei boschi della zona. 

Non li so neppure riconoscere (be' a parte i porcini). 

Ogni tanto qualcuno me li offre. E un piatto di polenta e funghi o un risotto possono finire in tavola, ma non sono sicuramente un qualcosa di cui non posso fare a meno. Però ne ho viste e conosciute persone strane malate di funghi

Quando lavoravo sui sistemi CAD, c’erano venditori di computer che mi chiedevano se si trovavano funghi e nel periodo stagionale adatto (fine agosto, inizio settembre) mi chiedevano appositamente di visitare le aziende del mio paese per poter poi andare al ristorante, sempre del paese, a mangiare polenta e funghi e spesso facevano pure un giro nei boschi sperando di essere loro a metterci le mani.

Ho conosciuto persone che sparivano per giorni ed erano introvabili quando andavano alla ricerca di funghi. 

Ne ho conosciute altre che costruivano dei gialli attorno ai luoghi dove cercavano funghi per impedire che qualcuno ci andasse e gli rubasse la refurtiva. 

Ho conosciuto gente finita in ospedale per essersi avventurata alla ricerca di funghi in luoghi impervi, e ho sentito di qualcuno a cui è andata nettamente peggio. 

Non mi sono mai appassionato e non c’è nulla nella mia narrativa che ne parla. Solo qualche post che aggiungo in coda a questo. 



“Grazie per la lettura” 


Leggi anche: 

- Tolkien e i funghi 

- La zuppa di funghi e patate di Kafka 

- La polenta, salsiccia e funghi di David Herbert Lawrence