sabato 16 febbraio 2019

Eccomi Otium: tuo Vincent van Gogh

Se tu mi avessi chiesto questo contributo l'anno scorso non avrei mai accettato, ma visto che in questo periodo c'è in giro un mio film, oltre al successo di visite che hai ottenuto con i Guest Post degli scrittori Ernest Hemingway ed Emilio Salgari, non vedo perché dovrei fare il prezioso e tirarmi indietro, specialmente se metti anche l'articolo nella tua Vetrina settimanale. Insomma come faccio a dirti no! Eccomi Otium: tuo Vincent van Gogh... 

Anche se mi chiamo Vincent non è che tu prendi per i tuoi guest post personaggi vincenti, lasciatelo dire. Sei partito con due scrittori che hanno chiuso la loro vita con un suicidio e pure io non è che abbia avuto una vita gloriosa e sai come è andata a finire. Ma visto che siamo qui raccontiamo qualcosa: vuoi vedere che facciamo il botto di visite? 

Innanzitutto mi voglio complimentare con tuo padre e con i suoi lavori. Mi piacciono i suoi disegni. E mi piace il suo impegno. Mi piacciono le sue tele e anche i suoi soggetti: tutte quelle baite, tutti quegli alpeggi, tutti quegli animali... doveva amare molto i suoi luoghi natii. 

Gli auguro più fortuna artistica di quella che ho avuto io, anche se pure lui è ormai sulla strada postuma e quindi se non ci mette una pezza qualcuno la vedo dura. 

Quindi ammiro molto anche il tuo impegno nel promuovere la sua arte, anche se mi rendo conto di quanto debba essere frustrante in un mondo frivolo, sciocco e ignorante come quello del giorno d'oggi, e non mi riferisco solo a quello artistico. 

Sai benissimo che io me ne intendo di queste cose. Sai quante volte ho pensato che la vita si facesse beffe di me? 

Ora invece, guarda che succede. Fanno film sulla mia vita e chiamano le star a interpretarmi. Vendono i miei lavori a prezzi incredibili e le case d'aste fanno la fortuna. Mi dedicano mostre e musei. Mi copiano di qua. Mi copiano di là. Nascono scuole artistiche che si ispirano al mio stile. Fanno gite per andare a vedere i luoghi che ho immortalato nella mia arte e dove ho vissuto. Se solo avessi avvisato tutto questo nella mia vita... 

Se potessi rinascere brucerei tutto. Lo giuro. Non lascerei nulla di quello che ho fatto. Mi annullerei completamente. Non lascerei in giro cipressi e neppure girasoli. Sarei curioso di vedere chi metterebbero al mio posto. 

"Più divento dissipato, malato, vaso rotto, più io divento artista, creatore... con quanta minor fatica si sarebbe potuto vivere la vita, invece di fare dell'arte." 
Vincent van Gogh 


--------------- 


"Grazie per la lettura" 


---------------

venerdì 15 febbraio 2019

Il libro più bello del secolo scorso

Purtroppo non vivrò abbastanza per fare un post dove citare il libro più bello del ventunesimo secolo, mancano ancora ottant'anni prima che finisca e io non sono Matusalemme. Certo il tempo scorre  veloce e il domani è subito qui ma dubito di avere ancora tutti questi anni a disposizione. Detto questo nessuno mi impedisce di fare un sondaggio per quello che è il libro più bello del secolo scorso, visto che ancora non l'ho fatto. 

Se devo essere sincero, volevo fare un post dove citare il libro più bello di questo secolo. Poi ho dedotto che ne è trascorso solo un quinto e allora la faccenda si è fatta un po' più complicata: magari il più bel libro del XXI secolo viene pubblicato nel dicembre del 2099. 

Ora, nonostante voglio vivere a lungo dubito possa arrivare ancora intero a quella data e penso mi sia impossibile oltrepassare quella data e arrivare sino all'inizio del XXII secolo lucido e con questo blog ancora attivo. 

Chiedo davvero troppo. 

Certo mi piacerebbe, ma capisco che ottant'anni da vivere in aggiunta a quelli già vissuti non siano nell'ordine delle cose. Mi basterebbe arrivare a metà del secolo: questo è già più possibile. Ma sia chiaro non ci voglio arrivare da "coglione"

Insomma  ho pensato che è molto meglio fare un sondaggio relativo al secolo scorso. 

Alla fine sarebbe molto più veritiero e attuale e in fondo potrebbe essere il primo di una serie di post sul genere. Se funziona posso fare il miglior libro del XIX secolo e poi del XVIII e via di seguito. Vedremo quelle che salta fuori da questo primo esperimento. 

Non vi dico qual è per me il libro più bello del secolo scorso. Vi basta far scorrere i miei post per farlo e risalire ai miei gusti. Oppure un'idea vi può essere suggerita dai titoli dei libri che ho aggiunto a questa voto. Ritrae un angolo della mia libreria. 

Voi però ditemi e datemi un titolo. Uno solo, anche se potrebbe essere una richiesta un po' forzata. Scrivetemi il titolo e l'autore del libro che più vi ha colpito, emozionato, infatuato, deliziato, conquistato, fatto a pezzi e straziato. 

Scrivetelo in un commento. 

L'importante è che sia stato pubblicato tra il primo gennaio 1900 e il 31 dicembre 1999

Ah, naturalmente, ritengo sia inutile chiedervi di condividere il post e lanciarlo su altre piattaforme. So che posso contare su molti di voi. Più siamo e più il sondaggio è veritiero... 


--------------- 

"Grazie per la lettura" 

---------------

giovedì 14 febbraio 2019

Il gatto che sognava di essere un delfino - Sedicesimo capitolo

Siamo di nuovo a giovedì e siamo di nuovo qui con il consueto appuntamento con la novella Il gatto che sognava di essere un delfino. Oggi tocca al sedicesimo capitolo. Ripeto ciò che ho scritto nei post precedenti: se è la prima volta che capitate sul mio blog attirati da questo titolo vi consiglio di ripartire dall'inizio. Per facilitare il compito potete saltare al post Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina che troverete pure alla fine di questo post, altrimenti potete seguire l'etichetta o muovervi tra i vari capitoli. 


----- Capitolo Sedici ----- 

A Lisa piaceva molto quando l’accompagnavo a fare spese al supermercato del paese. Io ci andavo volentieri, quando non usava l’auto. Aspettavo che uscisse di casa, che scendesse le prime scale in mezzo al giardino e che si avviasse sulla strada. Dopo un po’ la seguivo, mogio mogio e con fare tranquillo. La pedinavo lungo tutto il tragitto che percorreva. 

«Dove vai tu?» chiedeva. 

Miagolavo. 

«Dove vai?» ripeteva. 

Allora, io, appena il suo richiamo si faceva insistente, mi avvicinavo e mi strusciavo con la testa addosso alle sue gambe, sollevando la coda. 

«Torna indietro!» ordinava. 

Fingeva di provare imbarazzo con le persone che incontrava ma non era così. 

«Lisa, è tuo questo gatto?» 

«Dài Mic, aspetta a casa» diceva. 

Simulava di non volermi tra i piedi, ma dovevate vedere come le brillavano gli occhi appena qualcuno le faceva dei complimenti riguardo al sottoscritto. 

«Che bel gatto… ti segue come un cagnolino. Come si chiama?» 

«Non ha un vero nome, lo chiamiamo Mic.» 

«Mic: come sei bello.» 

Mi facevano ridere i complimenti che ricevevo dalla gente. Dovete capire che noi gatti abbiamo un grosso vantaggio rispetto agli esseri umani: siamo in grado di percepire quando una persona è sincera o meno. 

Ecco, gli esseri umani hanno la possibilità di ottenere tutto il superfluo che desiderano, possono godere con i vizi, possono inventarsi passatempi, possono coltivare hobby ma sono convinto che farebbero carte false per avere una facoltà come questa. 

In realtà anche sulla falsità si potrebbe scrivere un trattato. 

Non sono affatto dell’opinione che gli umani fossero spudoratamente falsi e che si divertissero a mentire, come a volte sentivo raccontare in giro. La sincerità di una persona nei confronti di un'altra va misurata sull’importanza che una riveste per la sua controparte. 

Inoltre gli esseri umani sono talmente convinti di ciò che fanno e di quello che hanno  imparato che neppure si rendono conto  e neppure concepiscono che il proprio comportamento possa apparire disonesto a un interlocutore. E lo capisco pure. 

Molte volte le implicazioni etiche e morali e religiose che gli umani si fanno sono così profondamente radicate nel proprio essere che diventa impossibile confutarle, perciò appena entrano in contatto e in conflitto con qualcuno che la pensa in modo diverso assumono un comportamento di difesa che può essere ribaltato quasi inconsciamente tanto da farli apparire menzogneri. 

In ogni caso avevo imparato a stare alla larga dalla gente che non mi apprezzava. Li riconoscevo al volo. Le vibrazioni e le emozioni che emanavano un certo tipo di persone appena mi scorgevano rendevano inevitabile qualsiasi tentativo di socievolezza. 

A volte pensavo che pure gli esseri umani avrebbero dovuto imparare a evitare chi non li apprezzava.

A volte pensavo che pure gli esseri umani avrebbero dovuto imparare a evitare  chi sparla alle spalle, chi fa di tutto per criticare e non vi insegna nulla. 

Gli esseri umani dovrebbero imparare a stare  lontani da chi non ha stima e da chi ha un atteggiamento negativo nei loro confronti: prima o poi danneggia. 

Dovrebbero evitare  chi non evidenzia mai nulla di positivo del carattere e della vita. A lungo andare gente del genere distrugge. Nessuno lo fa per cattiveria, sia chiaro. Molte volte si critica perché si è cresciuti in un ambiente dove criticare era l’unica cosa che si faceva.  

Purtroppo, a mio modo di vedere, ogni persona pensa sempre di essere nel giusto. 

Lo stesso vale per chi prova invidia: non esiste gente invidiosa. È solo una supposizione degli esseri umani, utile a dare un valore maggiore al proprio essere e alla propria autostima. 

Gli umani dovrebbero apprenderlo alla svelta e insegnarlo ai loro figli. Dovrebbero sapere che tutto il bene e tutto il male che la vita può donare o scaricare addosso dipende soltanto da loro. 


--------------- 

Torna al Capitolo Quindici - Vai al Capitolo Diciassette 

--------------- 

"Grazie per la lettura" 

--------------- 

Il gatto che sognava di essere un delfino. Vista attraverso gli occhi di un gatto, una metafora sulla condizione umana. Un gatto che nello stesso tempo racconta le avventure della sua vita, dai primi istanti sino all'approssimarsi della morte. In vetrina, oggi, il post con tutti i capitoli pubblicati. Post che in seguito sarà destinato a raccogliere tutti i capitoli pubblicati al giovedì di ogni settimana... 
--->> Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina

mercoledì 13 febbraio 2019

Rosamunde Pilcher? L'avevo creduta una tedesca

Settimana scorsa è scomparsa la scrittrice britannica Rosamunde Pilcher: una delle regine del romanzo sentimentale. Aveva quasi novantacinque anni e immagino che per molti non sia sconosciuta. Io non ho mai letto nessun romanzo scritto dai lei. A dire il vero non sapevo neppure fosse britannica. L'avevo sempre creduta una scrittrice tedesca. Cose così. Non vorrei scrivere eresie ma credo sia colpa della televisione... 

Per dare un'idea delle forza ingannevole e manipolatrice della televisione a me basta pensare banalmente a cosa mi è successo riguardo alla scrittrice Rosamunde Pilcher. 

Non ho mai letto un suo libro ma ho visto passare molti film tratti dai suoi libri in televisione e vi confesso che ero convinto fosse una scrittrice tedesca. Lo so che il nome dice altrimenti ma ero più che mai persuaso sulla sua nazionalità.

Forse perché tutti i film che vedevo tratti dai suoi romanzi e trasmessi in televisione erano di produzione tedesca. Devo anche confessare che li ho sempre guardati con un occhio distratto, essendo distanti dai miei gusti e magari con un po' più di attenzione... 

Certo non è il fatto che sia scomparsa in questi giorni che mi ha messo davanti agli occhi la verità. Già ai tempi, benché adesso non sappia dirvi come, avevo scoperto la vera nazionalità dell'autrice. Tuttavia non mi sono mai preso la briga di indagare sul mero piano letterario, per capirne lo stile e studiare la qualità vera e propria della sua narrativa e neppure a chi fosse rivolta. 

Ho lasciato le cose come stanno. 

Mi sono detto che alla fine capita sempre di colmare le lacune che si sanno di avere. Magari tra qualche tempo mi capiterà tra le mani un romanzo della scrittrice e saprò farmi un'idea precisa su chi fosse e su come scrivesse. Non so neppure quali siano stati i suoi best seller, perciò se volete aiutarmi, potete anche suggerirmi qualche titolo. 

Io, come faccio di frequente, mi sono preso uno dei pochi incipit trovati su Wikipedia

All'inizio di maggio l'estate arrivò finalmente in Scozia. L'inverno aveva tenuto troppo a lungo il paese nella morsa delle sue ferree dita, rifiutandosi di allentare la presa. Per tutto aprile venti gelidi da nord-ovest avevano infuriato, strappando i primi fiori dai pruni selvatici e bruciando le trombette gialle delle giunchiglie precoci. La neve incrostava ancora la sommità delle colline e giaceva profonda negli anfratti, e i contadini, non sperando più in pascoli nuovi, portavano fuori coni trattori l'ultimo foraggio e lo spargevano nei campi nudi, dove il bestiame mugghiava ammassato al riparo dei muretti di pietra. 
Rosamunde Pilcher - Settembre 


--------------- 

"Grazie per la lettura" 

---------------

martedì 12 febbraio 2019

Guest Post di Emilio Salgari su Otium

Quando mi hai invitato a scrivere un articolo per il tuo blog Otium sono rimasto lì. Non sapevo neppure cosa fosse un Guest Post. Non sapevo cosa fosse un blog e non sapevo cosa dire del web. Sono molto felice dell'opportunità che mi offri. Ci fosse stato ai miei tempi, le cose sarebbero andate diversamente. La mia vita da scrittore come sai è finita tragicamente e quando sento qualcuno che si butta a capofitto in questa professione gli auguro tutto il bene possibile.  Gli auguro un grande successo con le sue storie mirabolanti e naturalmente anche con un blog... 

Non so se questo mio articolo o Guest Post, come tu lo chiami, possa essere di aiuto a te e a tutti coloro che hanno intrapreso la carriere dello scrittore. Me lo auguro. Non importa se siete romanzieri o blogger o semplicemente lo fate per diletto, scrivo solo che auguro a tutti di essere veramente apprezzati per quello che riuscite a trasmettere ai vostri lettori: è tutta lì l'essenza dei veri scrittori

Non ascoltate chi vi è nocivo e non crede nel vostro valore. Vivete per chi vi apprezza. Vi giuro che è quello che avrei voluto accadesse a me mentre ero in vita. 

Ma non sono qui per lamentarmi, sia chiaro. Sono un ospite e non sono qui assolutamente per piangermi addosso. 

Dopotutto, ora come ora, sono conosciuto in tutto il mondo e i miei personaggi sono sulla bocca di tutti e sono convinto che ci sarebbero scrittori che farebbero carte false per scrivere quello che ho scritto io. 

Non negatelo. 

Adesso mi piacerebbe scrivere che ho adorato più Sandokan del Corsaro Nero, ma non sarebbe vero. Magari vorreste leggere che ero un pochino innamorato della Perla di Labuan mentre la raccontavo nelle mie storie... 

Insomma, potrei scrivere tante cose e forse potrei darvi anche molti consigli, ma mi limiterò a darvene solo uno.  Uno solo: che vale tantissimo.

Viaggiate. Viaggiate. Non fate come me. Viaggiate. 

Risparmiate sul cellulare all'ultima moda, e spendete i soldi per viaggiare. Rinunciate a un abbuffata con gli amici, ma viaggiate. 

Viaggiate a piedi, in bicicletta, in auto, in treno, in nave, in aereo, ma viaggiate. Viaggiate in compagnia o da soli, ma viaggiate. Viaggiate ogni volta che si presenta l'occasione. Non preoccupatevi di essere pronti. 

Viaggiate anche senza bagaglio

Viaggiate e imparate. 

Se avessi potuto avrei fatto dieci volte il giro del mondo. Sarei stato davvero in tutti i posti che ho descritto nei miei libri e nei miei racconti. Avrei viaggiato per mare e per cielo e per terra. 

Sarei stato in Africa, in Oceania, avrei visto sul campo i rimasugli del Far West

Avrei scalato montagne e navigato per fiumi. Avrei attraversato deserti e foreste. Avrei visto animali feroci e avrei incontrato personaggi straordinari. Avrei scritto di più se mi fosse stato possibile viaggiare.

In ogni caso non avrei tenuto a freno la fantasia

Grazie per avermi ospitato Ferruccio e grazie ai tuoi lettori per avermi letto, Emilio Salgari. 


--------------- 

PS - Questo post è frutto di pura fantasia, ogni riferimento  è puramente casuale.

lunedì 11 febbraio 2019

Lo scrittore italiano più seguito su twitter

@FerruGianola
Con un milione e settecento diecimila follower Roberto Saviano è Lo scrittore italiano più seguito su twitter. Nessun altro autore nostrano si avvicina a questi numeri. A cominciare dal sottoscritto come ben potete vedere dall'immagine che ho usato, ma non sono messo male. Benché... 

Non mi piace molto twitter, è troppo legato all'aspetto del dare e avere e troppo portato al pettegolezzo, aspetto che non riesco più a tollerare sul web. Se non sei qualcuno i numeri non crescono più e più che altro devi seguire la mandria. 

Allo stato delle cose posso ben dire che chi ti segue un giorno è abbastanza improbabile che ti segua anche il giorno dopo se non restituisci il favore. Segno che molta gente non ti legge neppure. Insomma twitter, un po' come l'ambiente del blogging - in larga parte diffuso e funzionante allo stesso modo - ti fa capire esattamente quanto vali e quanto sei considerato. 

I numeri di Roberto Saviano, ovviamente, non seguono queste regole. I numeri sono realmente impressionanti e si avvicinano a quelli di altri scrittori di fama mondiale, come anche a sportivi e personaggi dello spettacolo ultra-celebrati. 

Così si prende questo primato letterario odierno. 

In realtà non so cosa dire. Non ho mai letto nulla di Saviano, benché sia già comparso sul mio blog in più di un'occasione. 

Ancora non ho avuto modo di leggere un suo lavoro e anche oggi mi limito ad aggiungere l'incipit del suo romanzo più conosciuto, preso da wikipedia

Il container dondolava mentre la gru lo spostava sulla nave. Come se stesse galleggiando nell'aria, lo sprider, il meccanismo che aggancia il container alla gru, non riusciva a domare il movimento. I portelloni mal chiusi si aprirono di scatto e iniziarono a piovere decine di corpi. Sembravano manichini. Ma a terra le teste si spaccavano come fossero crani veri. Ed erano crani. Uscivano dal container uomini e donne. Anche qualche ragazzo. Morti. Congelati, tutti raccolti, l'uno sull'altro. In fila, stipati come aringhe in scatola. Erano i cinesi che non muoiono mai. Gli eterni che si passano i documenti l'uno con l'altro. Ecco dove erano finiti. I corpi che le fantasie più spinte immaginavano cucinati nei ristoranti, sotterrati negli orti d'intorno alle fabbriche, gettati nella bocca del Vesuvio. Erano lì. Ne cadevano a decine dal container, con il nome appuntato su un cartellino annodato a un laccetto intorno al collo. Avevano tutti messo da parte i soldi per farsi seppellire nelle loro città in Cina. Si facevano trattenere una percentuale sul salario, in cambio avevano garantito un viaggio di ritorno, una volta morti. Uno spazio in un container e un buco in qualche pezzo di terra cinese. Quando il gruista del porto mi raccontò la cosa, si mise le mani in faccia e continuava a guardarmi attraverso lo spazio tra le dita. 
Roberto Saviano - Gomorra 


--------------- 

"Grazie per la lettura" 

---------------