lunedì 13 luglio 2020

Il libro sull'arte più letto di sempre

Ne ho diversi di libri in casa che parlano e trattano l’arte, ma confesso che non conosco La Storia dell'arte di Herns H. Gombrich: un saggio che sembra essere, secondo le fonti, il libro sull'arte più letto di sempre. Non lo conosco ma lo cercavo… 


Nel post Libri che parlano di pittura, un articolo pubblicato sul blog un paio di anni fa, ho raccontato alcune cose sui libri, che ho in casa, dedicati all’arte e alla pittura

Nella maggior parte dei casi, devo ammetterlo, anzi direi la totalità, si tratta di opere che facevano parte della biblioteca di mio padre, visto che io non ne ho mai comprati e me ne hanno regalato uno solo che ricordi. Molti li ho letto e consultati. Altri aspettano il loro turno. 

Non ho visto, tuttavia, la presenza del saggio scritto da Herns H. Gombrich. Un saggio che è considerato il libro d’arte più letto di sempre e forse, già questo aspetto, mi suggerirebbe che è il caso di recuperalo. 

Non lo so. Sono contento di poterlo inserire tra i miei Record Culturali, ma sarei più contento se qualcuno fosse in grado di darmi lumi sul contenuto vero e proprio dell’opera. 

L’incipit, che aggiungo, mi piace, non c’è che dire, ma ovviamente non so come è il resto. Perciò se qualcuno passa su questo articolo e pensa di avere voce in capitolo, lo pregherei di non farsi remore...


Non esiste in realtà una cosa chiamata arte. Esistono solo gli artisti: uomini che un tempo con terra colorata tracciavano alla meglio le forme del bisonte sulla parete di una caverna e oggi comprano i colori e disegnano gli affissi pubblicitari per le stazioni della metropolitana, e nel corso dei secoli fecero parecchie altre cose. Non c'è alcun male a definire arte tutte codeste attività, purché si tenga presente che questa parola può significare cose assai diverse a seconda del tempo e del luogo, e ci si renda conto che non esiste l'Arte con l'A maiuscola, quell'Arte con l'A maiuscola che è oggi diventata una specie di spauracchio o di feticcio. Si può rovinare un artista sostenendo che la sua opera è ottima a modo suo, ma non è Arte, e si può confondere chiunque abbia trovato bello un quadro dicendogli che non si trattava di Arte ma di qualcos'altro. 

Herns H. Gombrich - La Storia dell'arte 



“Grazie per la lettura” 


Fonti: 

- I migliori libri sull'arte di sempre

sabato 11 luglio 2020

Tre anni di arte

Ho dato vita alla pagina Nino di Mei - Painter nel luglio del 2017. Doveva essere più o meno la metà del mese: è quello che mi suggerisce la prima foto profilo pubblicata. Sono tre anni d'arte fu facebook dunque, giorno più giorno meno. Non sono pentito di averlo fatto, per niente… 


Usando una previsione ottimistica credo ci vorranno ancora una decina di anni per arrivare dove voglio arrivare, parlando di arte. Ci vorrà moltissimo e moltissimo e moltissimo impegno. Ci vorranno spalle larghe e i cosiddetti. 

Insomma la strada è lunga e irta di ostacoli. 

Vi giuro che a volte mi mordo la lingua per la stizza pensando che se a vent'anni avessi avuto questa visione sarei già a cavallo, ma so che non vale mai la pena rimpiangere il passato, specialmente per quello che non si è fatto. 

C'è tanto da fare adesso e sono contento di essermi buttato tre anni fa in questo progetto anche su facebook (il vero progetto artistico è nato a dire il vero nel lontano 2005). 

Ma quel 2017, anno in cui è nata la pagina Nino di Mei - Painter è e sarà un anno indimenticabile. 

Non dimenticherò tanto facilmente quel mese di luglio del 2017 dopotutto. Potete scommetterci. Forse uno dei periodi più tristi di tutta la mia vita. Forse perché sapevo che mia madre stava morendo e non potevo più farci nulla. 

Be' quel senso di disfatta, tuttavia è stato attenuato un po’ dal fatto che iniziai a darmi da fare con alcune idee di carattere artistico. 

I racconti artistici nacquero dopo, nei mesi successivi, ma fu in quel periodo che abbozzai un progetto di storie brevi basate su un’opera d’arte di mio padre (grazie a un paio di post in tema) e fu in quel periodo che decisi di aprire una pagina facebook. L'ultima tra quelle create dal sottoscritto. 


La ideai tra un ciclo di chemioterapia e l’altro. I cicli che dovette provare a reggere mia madre e quella pagina e mi fu utile per distrarmi e non pensare sempre alle faccende dolorose. 

Ovviamente non è una pagina con un gran numero di fan. 

Lo so benissimo. 

Dopotutto non è più il periodo per usare facebook come aiuto. Ma ha lo stesso dei buoni riscontri e mi serve sopratutto per stare sempre sul pezzo. 

La pubblicizzo solo nei posti e nei luoghi adatti e mi obbliga a pensare in maniera artistica: mi basta questo per il momento. 



“Grazie per la lettura”

giovedì 9 luglio 2020

Perché la scrittura batte la musica e la pittura

Mi sono più volte chiesto del perché nella mia vita la scrittura batte la musica e la pittura. O perché molto più semplicemente ho puntato sulla scrittura e non sulla musica o sulla pittura, tanto per farla semplice. Avrei potuto farlo: in fondo erano tutte forme d'arte che si respiravano in casa... 


Quando ero in collegio ero convinto che da grande avrei fatto lo scrittore. 

Dapprima è stato una qualcosa di vago, poi, poco alla volta, questa convinzione si è trasformata in una consapevolezza che mi ha sempre spinto a cercare delle attività che mi lasciassero il tempo per poter scrivere. 

Forse il tutto era dovuto al fatto che avevo troppa immaginazione per pensare di poter essere felice svolgendo un'altra attività magari più pratica o manuale, e ormai avevo capito di avere dei grandi limiti per quello che riguardava la musica e la pittura. 

In effetti il primo incontro con una forma d'arte l'ho avuta con la musica. Ero molto piccolo quando ho avuto la possibilità di cimentarmi con uno strumento musicale. 

Purtroppo però da ragazzino ero timido e non reggevo il pubblico dal punto di vista emotivo. Non ero male quando suonavo in casa ma quando avevo un assolo da fare in pubblico, iniziavo a stare male una settimana prima del concerto. Qualcosa mi frenava e non mi sentivo soddisfatto nel suonare. 

Con la pittura il discorso non era molto diverso. Il mio professore di disegno mi coccolava e pensava fossi molto dotato dal punto di vista tecnico e artistico, ma vedevo mio padre dipingere e vedevo quali erano tutte le problematiche che si trovava ad incontrare, oltre ai sacrifici che si trovava ad affrontare e forse l’insieme di queste cose non facevano per me. 

Con la scrittura è stato molto più semplice: è arrivata per conto proprio. Forse proprio per dar sfogo a quella immaginazione che specialmente da ragazzino mi faceva apparire assente dal mondo. Passavo delle ore a fantasticare. 

Ovviamente, alla fine, non sono pentito di aver scelto la scrittura, o farei meglio a dire non sono pentito che la scrittura abbia scelto me.  
La musica e la pittura dopotutto riempiono lo stesso la mia vita. Ho la possibilità di lavorare in entrambi questi campi artistici seppure in maniera defilata ma allo stesso tempo integrati con la scrittura e cosa potrebbe esserci di più delizioso? 



“Grazie per la lettura” 


P. S. - Nella mia produzione letteraria ci sono due racconti un po’ autobiografici su come ho vissuto la musica e la pittura da ragazzino, sono Di nuovo il piffero magico e Il quadro a scuola.

martedì 7 luglio 2020

C'era una volta Morricone

Più che intitolare questo post C'era una volta Morricone, avrei dovuto intitolarlo C'è Morricone. L'uomo ha fatto il suo corso e il suo tempo ma la sua musica ci sarà ancora per molto. Ne sono sicuro. Una musica, quella di Morricone, che ha accompagnato non solo molti film divenuti leggendari, ma anche tutta la mia vita... 


La prima cosa che mi è passata per la mente, quando ieri mattina ho sentito della sua morte, è stato ripensare alla metà degli anni novanta: avevo appena ripreso a suonare il sassofono soprano. 

Il primo brano che ho suonato in pubblico allora era di Morricone ed era stato un pezzo preso dalla colonna sonora di Mission. Avete presente no quell'oboe malinconico, be' io quella parte la facevo con il sax… immagino abbiate capito che brano intendo e quello che voglio dire. 

Ho sempre adorato Ennio Morricone

Davvero. 

Lo abbiamo sempre adorato in casa. Un po' tutti. Forse perché tra professionisti o meno siamo tutti un po’ musicisti e la grande musica ispira e si apprezza. 

Ricordo che da piccolo avevo una musicassetta con tutto il meglio di Morricone. Non so come l’avevo avuta in mano, Una musicassetta che conteneva brani che conoscevo grazie ai film western ma che non mi sono mai stancato di ascoltare. 

L’ho tenuta con cura parecchi anni. 

D’altra parte quando cambiai auto e me ne trovai in mano una con il lettore CD andai subito a prendere quella stessa raccolta, ovviamente su CD. Questo la dice lunga. 

Be’ non so quanti brani ho fischiettato di Morricone. Non so quante volte mi sono giunti alle orecchie. Non so quante volte ho fischiettato Una pistola per Ringo. Non so quante volte ho mugugnato Giù la testa. Non so quante volte ho scimmiottato l’inizio de Il buono, il brutto e il cattivo

Non so quante volte ho pensato alla donna che c’è dietro la voce di C’era una volta il west.

Ma cosa volete che vi dica: io considero Se telefonando una delle più belle canzoni italiane di sempre e forse solo Morricone poteva musicarla. 

Ma c’è ancora dell’altro. 

Ricordo che quando entrai in banda una delle cose più esaltanti fu quella di poter suonare uno dei suoi pezzi in concerto. 

Insomma, a volte mi bastava leggere o venire a conoscenza del fatto che la colonna sonora di un film fosse di Morricone per pensare che non sarei stato deluso dalla pellicola stessa. 

Adesso se ne è andato ma c’è ancora tutta la sua musica. 



 “Grazie per la lettura”

domenica 5 luglio 2020

L'elogio alla polenta

Il nome di Arrigo Boito non mi è del tutto nuovo, ma non riesco a ricordarmi per quale motivo ce l'ho in mente. Può darsi che sia un qualcosa legato a reminiscenze scolastiche, ma non ne sono certo. Non lo so, forse c’è un richiamo alla Scapigliatura, ma non credo di aver letto qualcosa di suo in passato, men che meno il suo elogio alla polenta. 


Si dice che L'elogio alla polenta di Arrigo Boito, l'ispiratore di questo post dedicato allo spuntino letterario, sia stato scritto dal poeta stesso sui tavoli del ristorante "All'antica Osteria Corona" di Dolo, una cittadina, in provincia di Venezia, situata lungo la bellissima riviera del Brenta

Non so se sia vero o se sia un qualcosa entrato a far parte di una leggenda che spesso si associa a qualche nome del passato, d’altra parte non so molto di questo autore. So che faceva parte degli Scapigliati e forse è per questo che ce l’ho in mente. Ma non so nulla delle sua produzione. 

Tuttavia l'idea di un elogio alla polenta lo avevo in mente anch'io e questa chicca trovata in rete inerente al letterato padovano mi ha spinto a darmi da fare. 

Di questi tempi, lo confesso, un elogio alla polenta avrei potuto scriverlo anche io. Forse perché ha una qualcosa a che fare con il periodo estivo e che mi riporta alla mente cose belle di un tempo finito. 

Certo la mia polenta non è come quella descritta dal poeta. Dalle mie parti non si è mai usato lo spago per tagliarla. È assai probabile che anche il tipo di farina usata sia diversa. 

Dalle mie parti non si usa soltanto la farina gialla bramata, ci si mischia anche un po’ di farina nera, quella di grano saraceno

Sta di fatto che d’estate molte volte era una festa perché si poteva mangiare in compagnia. Ricordo che da bambino andavamo sul fiume a prepararla e poi a mangiarla, la mia famiglia e quella di mio zio. Si cuoceva su un focolare fatto di pietre e massi tolti dal torrente. 

Si mangiava poi all’aperto, sul prato, tra le betulle, tutti assieme. A volte era la mortadella, a volte erano le salsicce. A volte lo spezzatino. Accadeva quasi sempre la domenica del periodo estivo. 

La sola giornata dopotutto in cui si era liberi da qualche incombenza. 

Be’ ci voleva uno scapigliato per ricordarmela. 



"Grazie per la lettura" 


Fonti: 




venerdì 3 luglio 2020

L'insostenibile fuffa di like e di commenti

Instagram
Dopo poche settimane di uso del profilo su Instagram mi è arrivato il classico messaggio della persona colpita dalle mie pubblicazioni: non avrebbe esitato a seguirmi sempre che io avessi fatto altrettanto con lei. Questo aspetto la dice lunga riguardo all'insostenibile fuffa di like e di commenti che girano sui social e sui blog. Un qualcosa da cui ho preso le distanze un bel po' di anni fa. 


Verso la fine del 2014 su facebook non potevo più aggiungere contatti: avevo toccato i cinquemila "amici" e con i post facevo centinaia di interazioni. Con tutto quel ben di dio che mi girava attorno ho però raccolto pochissimo per le mie attività. 

Ho sempre subito quel fastidioso meccanismo del Do ut des. Ovvero ben poca gente mi seguiva per quello che facevo, ben poca gente mi leggeva veramente, più che altro ero un numero utile a ingrossare il loro profilo di conseguenza. 

Sempre nei primi anni di blogging, quando erano in uso certe classifiche (ebuzzing, alexa), il mio blog per quasi un anno è stato nei primi venti posti dei blog letterari italiani. Allora avevo un numero di lettori nettamente inferiore a quello che accade oggi, ma raccoglievo più commenti e forse io stesso avevo un modo di fare più ruffiano. 

In ogni caso allora non ho mai avuto dei veri riscontri pratici da nessuno, chi si proponeva sul blog mi offriva solo visibilità come se ne avessi avuto bisogno. 

Con twitter le cose sono state piacevoli sino alla fine del 2013, ma dal punto di vista pratico l'ho sempre considerato superfluo. 

Ora con Linkedin, ultimamente con Instagram e ovviamente con i post e con la metodologia di uso del blog (in tutte e tre le piattaforme i post possono essere visti da chiunque e non serve il Do Ut Des), sto usando un metodo diverso, mi sto muovendo con un basso profilo e sopratutto in modo verticale e indirizzato. 

Dei like e dei commenti fini a se stessi non mi importa nulla e quindi capite subito che il personaggio di cui parlo nel paragrafo iniziale non ha spazio con me. 

Insomma a chi importa ciò che faccio, ha tanti modi per interagire con me e chi lo ha fatto lo ha fatto in maniera decisa spesso contattandomi per posta o telefonandomi. 

A chi importa la mia letteratura, l’arte che propongo e la cultura che trasmetto non cerca di "intortarmi" con un commento fasullo o con una pioggia di like: chi ha imparato a leggere i miei post sa benissimo che non può ingannarmi. 

Ovviamente è anche quello che faccio io verso chi mi interessa. 



"Grazie per la lettura"