lunedì 23 luglio 2018

Il primo uso riconosciuto del termine scientific romance

Charles Howard Hinton è stato uno scrittore britannico di fantascienza, autore di quel filone letterario passato alla storia come romanzo scientifico, associato ai primordi della fantascienza. A lui si deve Il primo uso riconosciuto del termine scientific romance, adottato in una sua antologia del 1886. Il record colturale di questo lunedì, se me lo consentite e se lo accettate come voce... 

Lo scientific romance è un termine arcaico usato per definire un certo genere della narrativa, ora noto per lo più come science fiction. Il termine ebbe origine negli anni cinquanta del XIX secolo per descrivere quella tipologia di racconti e di romanzi uniti sia dalla finzione sia dagli elementi della scrittura scientifica. 

Da allora tuttavia ci si riferisce alla fantascienza - principalmente quella di Jules Verne, H. G. Wells e Arthur Conan Doyle - come scienze fiction. Negli ultimi anni, tuttavia il termine scientific romance è ritornato in voga per riferirsi alla fantascienza scritta in uno stile deliberatamente anacronistico, come omaggio ai romanzi scientifici dei primi tempi. 

Ora, per restare in tema con i Record culturali del lunedì, va detto che il termine in questione fu usato per la prima volta da Charles Howard Hinton

Lo scrittore Charles Howard Hinton inserì il termine in una sua antologia del 1886 (anche se non sono riuscito a trovarla). D'altra parte Hinton coniò diversi neologismi al suo tempo e i suoi studi sulla quarta dimensione hanno ispirato scrittori e registi anche ai giorni nostri. 

Il suo nome è presente in piece teatrali ed è protagonista anche di alcuni racconti. Hinton è citato varie volte nella celebre graphic novel From HellGraphic novel del fumettista, scrittore, compositore, cantautore e occultista britannico Alan Moore

Un record culturale un po' particolare dunque, me ne rendo conto. Stimolato e ispirato da un autore che purtroppo non conosco per nulla e che non mi ha restituito nulla in rete, nonostante le ricerche. 

Uno scrittore tuttavia considerato da Borges poco comprensibile, ma anche un autore da inserire a questo punto nell'anti-biblioteca. Ma prima di farlo vorrei anche sentire il vostro parere, se lo avete, riguardo a questo originale scrittore che fu anche inventore e dedito alla teosofia. Magari avete delle nozioni più precise.  

Ora, ammetto che mi sarebbe piaciuto trovare qualche brano o qualche spezzone della sua narrativa anche per avere un'idea del suo profilo letterario. 

Così purtroppo non è stato. Lo chiedo a voi. 


"Grazie a tutti per la lettura" 

Fonti - Charles Howard Hinton

domenica 22 luglio 2018

Le patate al forno di Aleksandr Sergeevič Puškin

In un lettera che scrisse a sua moglie Natialia, lo scrittore Aleksandr Sergeevič Puškin disse che la sua cena era composta da patate al forno come se fosse stato un finlandese e uova alla coque come se fosse stato Luigi XVIII. Ora queste patate mi hanno suggerito un post utile per la cucina letteraria della domenica, ma mi danno anche il gancio per citare il romanzo La figlia del capitano, perché... 

Ho in casa una copia de' La figlia del capitano di Puškin che era di mia madre. Non so come fosse capitato in casa. L'ho sempre cisto. Alla mia mamma piaceva molto, come ricordo fosse entusiasta delle versioni sceneggiate trasmesse in televisione. 

È la prima cosa che la mia mente ha ricordato appena ho trovato l'articolo che parla del piatto preferito dello scrittore russo. La seconda cosa che mi ha ricordato è che il giorno in cui mia madre è morta le avevo preparato delle patate al forno. 

Forse mia madre non si sentiva una finlandese in quella triste domenica di settembre di un anno fa e forse le patate preparate dal sottoscritto non erano le stesse presenti sulla tavola di Puškin, ma questa particolare sincronicità ha per me dell'incredibile... 

Ogni cosa è legata da strani legami e ogni momento che viviamo è ricco di suggestioni e di carica emotiva a di poco incredibile. 

Certo non avrei mai pensato che delle patate al forno mi avrebbero portato a Puškin e che Puškin mi avrebbe portato alla figlia del capitano e che la figlia del capitano mi avrebbe riportato a mia madre a mia madre mi avrebbe riportato alle patate al forno... 

Mio padre, Andréj Petrovič Grinëv, aveva servito in gioventù sotto il nome di Minich ed era andato in pensione con il grado di primo maggiore nel 17... Da allora era vissuto nella sua proprietà di Simbirirsk, dove aveva sposato la signorina Avdòtja Vassilevna Ju..., figlia di un nobile povero del posto. Eravamo nove figli. I miei fratelli e le mie sorelle morirono tutti nell'infanzia. Mia madre era ancora incinta di me quando io fui immatricolato al reggimento Semënovskij come sergente, grazie all'interessamento del maggiore della Guardia, principe B., nostro stretto parente. Se, contro ogni aspettativa, mia madre avesse dato alla luce una figlia, mio padre avrebbe dovuto dichiarare morto il sergente che non si era presentato e la faccenda sarebbe finita così. 
Aleksandr Sergeevič Puškin - La figlia del capitano 



"Grazie a tutti per la lettura" 

Fonti - Le ricette degli scrittori: in cucina con Tolstoj, Gogol e Pushkin

sabato 21 luglio 2018

Natura morta in vetrina

La Natura morta, come ben immagino sappiate, è un soggetto pittorico tipico nel mondo dell'arte. Raro trovare artisti che non ne hanno qualche esempio nella loro produzione. Oggi, e per il resto della settimana, la carrellata artistica è quindi dedicata a questo tipo di lavori. Una vetrina settimanale con un collage e alcuni esempi di opere di Nino di MeiMa non è tutto qui: c'è molto di più... 

Quando frequentavo le scuole elementari e le scuole medie ero piuttosto bravo nel disegnare. Mi piaceva pure e quando potevo disegnavo (sulle agende a dire il vero ho disegnato sino all'altro giorno e ogni volta che mi trovo davanti un foglio bianco lo scarabocchio ancora). 

Purtroppo, però, non avevo molta fantasia visto che mi limitavo a lavori che avevano come soggetto delle baite in montagna, qualche strada di campagna, qualche catena montuosa, dei vasi di fiori e della nature morte. 

Le nature morte sono presenti anche nei lavori di mio padre. Lavori di vario genere e con tecniche diverse. Tele a olio, acquerelli, semplici disegni a matita. Disegni a biro. Disegni a china. Studi. Notes, fogli sparsi... 


Se ne contano parecchie insomma e so che ce se sono diverse anche presso privati in giro per il mondo. 

Ora, alcune di queste opere, sono state usate come ispirazione e sono già comparse nei racconti artistici pubblicati in questo ultimo anno (Sognare Picasso, Le uova del cuore). 

Facile farsi un'idea. Va aggiunto, tuttavia, che ce ne sono molte altre che potrei usare. Potrei usarne diverse per riprendere a scrivere degli altri racconti. 

Magari le stesse pannocchie che potete vedere nell'immagine allegate. Pannocchie prese dai campi dove da bambini ci si nascondeva a giocare ai cowboy. Un dipinto a olio che risulta difficile classificare. 

Ma questa ricerca tra i lavori di mio padre mi mette nature morte sotto gli occhi ogni giorno. Non ne conosco il motivo. 


Forse per la facile reperibilità dei soggetti dei lavori. Forse erano lavori che mio padre realizzava in casa nei periodi morti dell'anno, quando non aveva tempo e occasione per riprendere paesaggi all'aria aperta e ispirazioni in giro. 

Me lo vedo mio padre che dopo averci messo a letto, si mette lì, nella cucina trasformata in atelier e prende un'arancia o una mela e li ritrae dapprima con una matita, poi poco alla volta tutto acquista colore e il soggetto diventa vivo. 

Ma anche questa, come sapete, è una storia che ho già raccontato (La finestra del pittore). 



"Grazie a tutti per la lettura"

venerdì 20 luglio 2018

Non guardare indietro per rimpiangere il passato

Ciò che più mi lascia perplesso, osservando i meccanismi con cui molti utenti di mia conoscenza usano i social, sono i continui richiami al passato e l'esaltazione di momenti persi e ormai sepolti per sempre. Credo sia una vera disdetta un simile punto di vista: non guardare indietro, nel bene o nel male, sarebbe la prima cosa da fare per imparare a vivere meglio e non rimpiangere il passato

Se ci sono dei comportamenti sui social che dal mio punto di vista andrebbero limitati o addirittura mai usati sono la ri-condivisione dei ricordi. Cercate di capirmi, non ce l'ho con il ricordo in sé ma con l'impossibilità di rivivere quel ricordo. 

Non ha senso esaltare i ricordi, se non per gioco: sono ricordi, nulla più. Non restituiscono quella particolare e unica emozione provata allora. 

Per conto mio non bisogna mai guardare alle spalle e al passato. Se proprio capita bisogna farlo solo per dire al passato che si è capita la lezione se si trattava di una lezione da comprendere o che si è gioito se si trattava di provare gioia, ma non per rimpiangere qualcosa. 

Abbiate pazienza, quello che è successo l'anno scorso non si ripresenterà più allo stesso modo e lo stesso vale per ciò che è accaduto dieci anni fa. 

Che senso ha celebrarlo? 

Ripensare continuamente a un bel momento del passato vuol dire auto-suggestionarsi inconsciamente e precludersi la possibilità di viverne altri nel presente. Vuol dire tormentarsi il futuro e ogni aspettativa. 

Naturalmente le cose non si dimenticano, ma forse, se dobbiamo farle rivivere è meglio contestualizzarle con il momento presente. Ho vissute delle storie d'amore straordinarie ma non le rimpiango anche se alcune sono finite male. So che presto ne vivrò delle altre. Ho vissuto momenti di abbondanza e momenti in cui non avevo nulla e so che probabilmente incontrerò ancora queste situazioni. 

Che senso ha ricordarle? 

Per me i ricordi sono solo ispirazione della mia narrativa. Ma potrebbero avere uno spettro d'azione ben più ampio. Potrebbero diventare opere d'arte se fossi un pittore o melodie musicali se fossi un musicista. Non c'è modo migliore di restituire vita ai ricordi senza condannarli a un istante di un tempo passato. 

Tutti i miei ricordi fanno parte della mia narrativa e non sono mai come li ho veramente vissuti. Le parole scritte hanno il merito di mostrarli in un altro modo e in un altra ottica. Senza che facciano troppo male in un senso e nell'altro. Mai guardare indietro, perché il bello deve ancora venire. 

Mai guardare indietro, per nessun motivo. 


"Grazie a tutti per la lettura"


giovedì 19 luglio 2018

L'anti-biblioteca di Umberto Eco

Umberto Eco è di casa sul mio blog. Due articoli che parlano di lui: I 40 consigli di Umberto Eco e L’artiglio dell’inquisizione, sono ancora dei must di Otium e non passa giorno senza che abbiano qualche lettore. Ma non c'è da stupirsi, Umberto Eco ha dato tanto e tanto continua a dare alla cultura. Talmente tanto che anch'io ho deciso di farmi L'anti-biblioteca

Da quando ho iniziato a citare l'anti-biblioteca nei miei post è successo che non passa giorno che non veda un articolo sul web che me ne parli, cose da Legge di attrazione quasi. 

Ora io sono partito considerandola una creazione, o meglio un'invenzione di Umberto Eco, ma ho scoperto in seguito che il vero ideatore è stato Nassim Taleb (un altro di quegli autori utili a riempirla: l'anti-biblioteca). 

Ma veniamo al punto e cerchiamo di spiegare cosa si intende... 

L'anti-biblioteca non è altro che una collezione di libri non letti, quindi molto più importante di una biblioteca così come la conosciamo. 

Credo sia un qualcosa che tutti hanno in casa. Ecco perché ho deciso di crearne, metaforicamente, una anch'io. Nei prossimi giorni mi darò fare. Comincerò subito con spostare da una all'altra quei libri che non ho mai letto. 

Magari mettendoli in bella vista ci si rende conto di tutta l'ignoranza che ancora abbiamo da colmare (incolmabile). Non so, fatelo pure voi. 

Allestite anche voi un'anti-biblioteca. Magari un giorno faremo un sondaggio per verificare chi ce l'ha più voluminosa. A proposito il libro di Eco che segue è un'altro da anti-biblioteca: 

Fu allora che vidi il Pendolo. 
La sfera, mobile all'estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà. 
Io sapevo – ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell'incanto di quel placido respiro – che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili – così che il tempo di quel vagare di una sfera dall'uno all'altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l'unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio. 
Ancora sapevo che sulla verticale del punto di sospensione, alla base, un dispositivo magnetico, comunicando il suo richiamo a un cilindro nascosto nel cuore della sfera, garantiva la costanza del moto, artificio disposto a contrastare le resistenze della materia, ma che non si opponeva alla legge del Pendolo, anzi le permetteva di manifestarsi, perché nel vuoto qualsiasi punto materiale pesante, sospeso all'estremità di un filo inestensibile e senza peso, che non subisse la resistenza dell'aria, e non facesse attrito col suo punto d'appoggio, avrebbe oscillato in modo regolare per l'eternità. 
Umberto Eco - Il pendolo di Foucault 



"Grazie a tutti per la lettura" 

Fonti: L’importanza dei libri non letti

mercoledì 18 luglio 2018

tra informatica e mare: intervista a Dario Massi

Non ospito qualcuno per un'intervista su Otium da diverso tempo, ma adesso non posso aspettare oltre. Ci sono quasi costretto. Forse per il semplice motivo che il libro di cui parlo oggi tratta l'informatica come avrei voluto fare anch'io. Già, "tra informatica e mare" di Dario Massi è un gioiellino, dal mio punto di vista. Ci sono diversi modi per arrivare il più possibile vicino ai lettori. E quando c'è empatia, competenza e qualità di scrittura tutto è più facile. Ecco Dario ha messo assieme queste cose... 


Ciao Dario e complimenti. Sono veramente soddisfatto del tuo libro. Ho lavorato nel campo dell'informatica e dell'insegnamento per parecchio tempo e ti confesso che mi sarebbe piaciuto avere tra le mani un testo simile. Non lo dico per piaggeria. Mi dici cosa ti ha spinto a scriverlo e per chi è scritto? 

Tra informatica e mare è nato a conclusione di un percorso umano e professionale della mia vita; avevo qualcosa da dire ed essendo da sempre innamorato dell’odore della carta non è stato difficile capire come e dove indirizzare quelle parole. Il libro raccoglie pensieri ed esperienze maturate attraverso viaggi e progetti professionali sia in Italia che in giro per il mondo. 

Il primo capitolo parla di un ragazzo che poco più che ventenne decide di partire alla scoperta di se stesso, un giovane intimorito dai rumori della terra ma che in silenzio, guardando fuori dal finestrino di quel treno che lo porta lontano, sogna il suo futuro; l’ultimo capitolo chiude con la voce dello stesso giovane, diventato ormai uomo, che porta con sé il bagaglio della vita, quello che quest’ultima ci invita a raccogliere e arricchire ogni giorno. Lì dentro si trovano valori, ideali, sogni, studi, errori, successi, confronti, sorrisi, dolori e delusioni; tutto a disposizione di chiunque volesse conoscere la storia di una persona che non si è mai arresa alla mediocrità della società. 



tra informatica e mare
Nel tuo libro sei riuscito a mettere insieme competenze tecniche e poesia. Un mix che dovrebbe essere presente in tutti i libri e in tutti i manuali per far sì che chi legge e studia riesca ad assimilare molto di più. Credi sia solo una mia impressione o c'è qualcosa di vero? 

Credo che questa sia la chiave di lettura. Il mix di cui parli è lo stesso che ritrovo nella magia dell’opera quando la vivo a teatro. La tecnica dei protagonisti si fonde con la passione e umanità degli stessi interpreti; la scenografia, i costumi, le musiche sono il collante che trapassano l’anima dello spettatore lasciando ricordi ed emozioni. E più forti e profonde sono quest’ultime, più a lungo restano vivi dettagli e significati. 

Ho letto e divorato testi di informatica come fossero romanzi e conosco bene la freddezza delle guide tecniche – ti confesso che da folle le ho amate anche così – ma nel mio libro volevo disegnare un nuovo modo di avvicinarsi all’informatica stessa. Oggi più che mai non si va da nessuna parte senza cuore; in queste pagine ci sono i miei valori, i miei ideali, c’è il mio modello, il mio stile di vita, la mia fonte di ispirazione. 


Dal mio punto di vista traspare in "tra informatica e mare" una profonda umanità e non solo per le immagini e per riflessioni che spezzano i capitoli. Gli stessi contenuti di carattere tecnico coinvolgono sul piano emotivo senza limitarsi a una semplice spiegazione di tipo didattico. Mi sbaglio? 

La tua sensazione è corretta. Tra informatica e mare parla di due mie grandi passioni con le quali sono nato e cresciuto; quando si parla di amore - a prescindere dal contesto – personalmente non si può o meglio non si deve, limitare il tutto ad un piano “didattico”. Sarebbe innaturale e soprattutto un ostacolo alla libera espressione della propria anima. Io volevo l’esatto contrario. Volevo mettermi a nudo, essere libero di regalare ciò che sono, quello che ho imparato e compreso dalla vita e volevo farlo con la forza di essere me stesso. Non è stato facile come tutte le cose importanti che necessitano di coraggio e di quella scorza di libertà che nasconde il gusto semplice della nostra esistenza. 


Mettendo insieme le tue esperienze professionali e umane, cosa pensi sarà in grado di offrire (nell'ampio significato del termine) l'informatica nei prossimi anni? 

Lavoro in primis. Business, tecnologia, economia, politica, società sono schiave dell’informatica. Il “potere” stesso è schiavo dell’informatica. Nei prossimi anni l’informatica farà sempre più parte della nostra “struttura mentale”, dove velocità decisionale e visione imprenditoriale avranno ritmi assuefatti e liquidi. Questo non aiuterà né la salute dell’uomo né la natura che lo circonda, ancor meno il vero senso della vita, sarà solo una spinta in più verso una strada che l’essere umano ha intrapreso da tempo. L’informatica non è il male ma semplicemente uno strumento libero nelle mani dell’uomo. Questo è il vero pericolo. 


Qual è il pregio e qual è il difetto dell'informatica in questo momento? 


Quando a 13 anni mi innamorai di questa meravigliosa scienza, inconsciamente ne percepivo la grandezza. Migliorare la società più velocemente e concretamente è il pregio dell’informatica; è in grado di spostare il baricentro dello sviluppo socio-economico (a livello mondiale) in un lasso di tempo sempre più contenuto. A me ha dato disciplina, conoscenza, stimoli per migliorarmi e realizzarmi; in essa ho riconosciuto un mezzo straordinario per aiutare aziende, imprenditori e la stessa società nella quale vivo. Di contro l’informatica sfugge di mano all’uomo; paradossalmente è questo il difetto più grande. La nostra debolezza è il limite stesso dell’informatica. Quindi torniamo sempre al punto di partenza, ovvero se la cultura e gli obiettivi dell’uomo saranno nobili e di buon senso allora l’informatica avrà pregi e “gloria”, al contrario diverrà nemica di libertà e dignità. 


Il mio è un blog culturale e si occupa molto di libri. Ti andrebbe di dirmi i tuoi dieci libri preferiti o quelli che dal tuo punto di vista bisognerebbe leggere? 

Dieci sono davvero pochi ed è difficile fare una lista. Non ti scriverò i libri più belli ma quelli che hanno fatto la differenza nel mio percorso di crescita e contribuito, in qualche modo, a far nascere “Tra informatica e mare”. In questi titoli c’è la bellezza della solitudine, i dettagli della natura umana e la grandezza dell'uomo; qui trovi sogni, vedi il bene e il male, ingurgiti libertà e amore per la letteratura. 

- Autobiografia / Franco Zeffirelli 
- Memorie di Adriano / Marguerite Yourcenar 
- Don Chisciotte della Mancia / Miguel de Cervantes 
- Le avventure di Huckleberry Finn / Mark Twain 
- Il vecchio e il mare / Ernest Hemingway 
- Se questo è un uomo / Primo Levi 
- I sette pilastri del successo / Stephen Covey 
- La Bibbia 
- Il gabbiano Jonathan Livingston / Richard Bach 
E poi tra i poemi epici greci che amo da sempre: 
- L’Odissea / Omero 


Dario ho sempre chiuso le mie interviste con una domanda telepatica, vedi tu cosa vuoi rispondere... 

Di avere personalità. Questo è il consiglio più grande che mi sento di dare ad un giovane che vuole intraprendere una carriera nel mondo dell’informatica. È importante studiare con dedizione, formarsi attraverso percorsi ampi, seri, anche lontani tra loro e proseguire gli studi sul campo iniziando da piccoli lavori (o aziende con contratto) per poi crescere occupandosi di brand e progetti più complessi. 

Occorre avere fame di conoscenza, ma con i dovuti tempi ed essere dediti ai propri sogni, poiché solo in questo modo essi potranno assumere forma di futuri traguardi. 

Restare umili, confrontarsi costantemente con menti accese, avere il coraggio di buttarsi in nuove avventure - anche se si trovano a 8000 km da casa come è capitato a me - restano i cardini per qualsiasi successo. 

La vita è un soffio e i rimpianti tolgono solo quella poca aria buona. 



"Grazie a tutti"