venerdì 22 novembre 2019

Il quarantatreesimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Venerdì 22 novembre 2019, sono arrivato con quest'oggi al quarantatreesimo capitolo del romanzo Il male tra gli ontani. Anche questa volta, come sempre ho fatto con le altre puntate, ho inserito in fondo al seguente articolo il link per accedere al post di vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Naturalmente vi ricordo che questa storia è frutto della mia fantasia. Tutto è frutto di invenzione, soltanto invenzione. Ogni riferimento a cose, a persone, a luoghi sono del tutto casuali e fittizi. Il prossimo capitolo, il quarantaquattresimo sarà pubblicato martedì 26 novembre 2019. 

----- Quarantatreesimo Capitolo ----- 

Durante la notte un saettone entrò nella baita. Mi svegliai e vidi qualcosa muoversi nella penombra. Non capii subito che si trattava di un serpente. Accesi la torcia e vidi un rettile saettare verso la finestra. 

«Dario!» 

Non successe nulla. 

«Dario!» 

Lo sentii muoversi sulla brandina superiore del letto a castello. «Che succede?» 

«C’è un serpente.» 

«Dove?» 

«Guarda vicino alla finestra.» Orientai il fascio di luce della torcia. Il serpente strisciava piano sul pavimento ma era evidente che stesse cercando una via di fuga. Dedussi che doveva essere entrato dalla botola presente sulla porta. Non era molto lungo ma aveva la sagoma e la fisionomia indistinguibile di un saettone. Bastò a rendermi più sicuro e coraggioso. Scesi dal letto. 

«Che vuoi fare?» 

«Voglio prenderlo.» 

«È lei?» 

«No.» 

«Cos’è?» 

«Un saettone.» 

«Sicuro?» 

«Sì.» 

«Che ci fa in giro di notte?.» 

«Fa troppo caldo per cacciare di giorno.» 

«Stai attento.» 

Il primo serpente che avevo toccato a mani nude era stato un saettone. Avevo undici o dodici anni. Era accaduto dopo l’incidente con la vipera. Dopo di allora ne aveva maneggiati a bizzeffe. Avevo afferrato serpenti di specie diverse, alcune molti velenosi, ma con i saettoni non avevo mai provato paura. 

Era sempre un’esperienza maneggiarli. Erano i serpenti più buoni che conoscevo. Sebbene non fossero tutti uguali. Ognuno di loro aveva un carattere diverso. C’era il saettone nervoso e quello per nulla spaventato. Non sapevi mai come potevano reagire, ma non creavano mai dei veri danni. 

Quando tenevo qualche lezione pubblica mi portavo sempre dei saettoni per far vedere quanto fossero mansueti e innocui. Li facevo toccare ai bambini e alle ragazze. Gli facevo sentire chef non erano viscidi e infernali. Ogni tanto qualcuno si innervosiva e cercava di mordere, ma succedeva di rado. 

 Così adesso ero lì nel buio di una baita in mezzo a un maggengo a piedi nudi con una torcia in mano e cercavo di prendere un saettone e che a tutta prima si era perso. Potevo servirmene come training per acquisire esperienza, ma non sarebbe stato così facile catturare un serpente marrone. 

«Lo vedi ancora?» 

«Sì, è qui davanti a me.» 

«Riesci a prenderlo?» 

«Certo, ma non voglio stressarlo e neppure spaventarlo. Sembra un po’ fuori fase. Forse è scappato da qualche predatore.» 

Le prime volte, quando ero inesperto, li prendevo per la coda, ma era terribile per loro: potevi fargli male. Avevo imparato in seguito a catturarli cercando di bloccargli dapprima la testa. 

Mi chinai o osservarlo. Non aveva possibilità di fuga. Lui non si mosse. Non so perché ma avrei voluto che ci fosse Loredana a vedermi. Forse soltanto per apparire in una forma eroica ai suoi occhi. Osservai se sulle pareti c’era qualche ampia fessura da cui fosse uscito il rettile, ma convenni che doveva essere entrato direttamente dalla porta. 

Mi chiesi cosa potesse cercare e se peggio da chi fuggisse. Non pareva molto attivo e capii che non avrei avuto problemi nel catturarlo. Posai la torcia sul pavimento e gli misi la mano destra sul collo, senza premere. Con la sinistra lo afferrai all’altra estremità per impedirgli di avvolgersi attorno alla mano. Non reagì. Lo sollevai con delicatezza. 

Andai fuori sull’uscio con il serpente tra le mani. Con il chiarore della luna piena si vedeva meglio che all’interno della baita. Dario mi seguì. 

Il saettone era lungo all’incirca un metro. Sembrava sano e non mi parve ferito. Si comportò in maniera tranquilla. Forse sapeva che non volevo fargli del male. Lo misi nell'erba sul prato appena sopra la baita e lo lasciai. Il saettone non si mosse. Rimase lì fermo. 

«Vattene a casa» dissi. 

Il saettone si girò sull’erba e scivolò verso il basso. C’era un muro a secco tra un prato e l’altro e pensai che il serpente avesse un riparo tra quelle pietre. Lo speravo. Lo seguii con lo sguardo. Non era per niente attivo e capivo che aveva bisogno di termoregolarsi. Si intrufolò tra le fessure di alcuni sassi presenti sul muro ma non scomparve del tutto. 

Non tornammo a dormire. Ci provammo ma fu impossibile. Più tardi l’alone dell’alba illuminò il cielo a est. Facemmo colazione con del caffè e dei dolci confezionati. 

Mentre Dario lavò le tazze tornai a controllare il muro. Il saettone non si era ancora mosso. Probabilmente aspettava i primi raggi del sole. 

«C’è ancora?» chiese Dario al mio ritorno in baita. Ora stava controllando del materiale. Lo aveva disposto sul tavolo. 

«Sta aspettando il calore del sole.» 

«Chissà cosa faceva in giro da questi parti... Sei molto delicato con i serpenti. Speriamo lo sia anche lei con noi.» 

--------------- 

Torna al Quarantaduesimo C. - Vai al Quarantaquattresimo C. 

--------------- 

"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

giovedì 21 novembre 2019

Libri con citazioni e aforismi

Pensavo di avere in casa più libri con citazioni e aforismi, invece pensavo male, visto che mi sono reso conto di averne solo tre. Anzi in realtà ne ho in casa solo due, perché uno l'ho prestato e non mi è ancora tornato indietro. Ma intanto ciò è bastato per spingermi a redigere un articolo in tema. 

La maggior parte delle citazioni e degli aforismi che ho in testa credo siano state prese in parte dalle citazioni che spesso si trovano come dediche iniziali in romanzi e in saggi, in parte da quelle voci che mi divertivo a leggere sui diari e sulle agendine scolastiche, tra le pagine che mi divertivo a sfogliare durante le ore noiose di lezione. Molte di queste citazioni sono indimenticabili e mi seguono da sempre. 

Tuttavia occorre specificare che la maggior parte  degli aforismi e delle citazioni mi sono arrivate in tutti i modi possibili. Da quando è comparso internet poi c'è solo l'imbarazzo della scelta. Blog, siti, social, non passa giorno che non ce ne sia una che ti passa davanti nei contesti più disparati, a volte anche in modo ridicolo. 

Vi dirò tuttavia che ho pure pensato alla mia biblioteca e mi sono accorto di avere qualche libro sul genere. In realtà pensavo di averne di più ma forse questa illusione di possesso è dovuta al fatto di aver letto citazioni e aforismi un po' dappertutto. Ma tre libri li ho davvero e vale la pena segnalarli, magari possono servire. 

Il primo, quello che ritengo più importante, è Aforismi sulla Saggezza del Vivere di Arthur Schopenhauer: si tratta di un opera davvero preziosa per il sottoscritto. Non a caso l'ho avuto tra le mani in un periodo della mia vita piuttosto complicato. Per conto mio è un qualcosa di più di una semplice raccolta di aforismi, ma un concentrato di filosofia di grande spessore. 

Non è lo stesso però che trovo negli Aforismi di Oscar Wilde. L'ho preso più per curiosità questo volumetto. Certo si lascia leggere e mi ha divertito e a volte mi diverte. Insomma contiene degli aforismi notevoli ma lo ritengo un pochino inferiore al lavoro del filosofo tedesco. 

Diverso è il valore che trovo in La Saggezza degli Antichi - massime e aforismi Greci e Latini. Consultando questo volume mi sono ritrovato ad avere il bisogno di approfondire la conoscenza di molti autori citati e già questo vale la lettura del libro. 

Insomma un bel modo per imparare, non trovate? 


"Grazie per la lettura"

mercoledì 20 novembre 2019

Guardare cosa legge la gente

Funziona così. Magari guardo che saggio o che romanzo c'è sulla scrivania di quella persona che mi ha invitato nel suo ufficio per parlare di altre cose. Oppure capita che sei lì, seduto nel senso di marcia del treno e guardi che libro ha in mano la signorina di fronte. Magari sei lì in metropolitana e non sai dove guardare e allora è una fortuna quella persona con un libro in mano. Può capitare anche in spiaggia al mare, almeno a me è successo. In ogni caso, a me capita sempre di guardare cosa legge la gente... 

Se per per qualche motivo mi trovo un libro davanti guardo sempre di cosa si tratta. Non ne rimango indifferente. E naturalmente guardo sempre cosa legge la gente che incontro e con cui ho a che fare. 

Quando entro in una casa guardo se ci sono libri da qualche parte, magari non in modo plateale ma state certi che guardo e cerco di scoprire cosa legge chi ho di fronte. Forse perché mi serve per farmi un'idea sulla persona. 

Naturalmente questo aspetto del mio carattere è più evidente in situazioni banali come può essere viaggiare in treno o in metropolitana in un altra qualsiasi situazione dove mi trovo davanti qualcuno con un libro aperto. Credo sia più forte di me. 

Mi vedete mentre sono lì che faccio l'indifferente e intanto cerco di capire qual è il titolo del libro che ha in mano quella graziosa ragazza seduta di fronte? Non voglio farmi beccare ma voglio proprio scoprire che libro sta leggendo. 

Provate a immaginare cosa potrebbe succedere se scoprissi che ha in mano uno dei romanzi che amo di Hemingway o una raccolta di racconti dove c'è pubblicato qualcosa di mio. Ve ne rendete conto? 

A volte fingo anche di non guardare per non farmi scoprire e per non sembrare indiscreto o sfacciato, ma l'occhio scappa verso la copertina di quel libro e quando non riesco a cogliere il titolo scoppia quasi una guerra con me stesso. 

Insisto e insisto fin quando non riesco ad accertarmi del libro. Certo non sempre ciò che colgo è di spessore e di valore. A volte capita di spiare titoli orribili. A volte è una delusione. 

Insomma per me è una specie di riflesso incondizionato

Lo faccio da anni e chissà sino a quando continuerò a farlo, ma sapete i libri dicono molto più di quello che si trova nelle loro pagine. 

"Grazie per la lettura"

martedì 19 novembre 2019

La "facilità" d'iscrizione a un social ne annulla il potenziale

Negli anni mi sono fatto l'idea che più un social e semplice e facile nell'iscrizione e meno potenzialità ha per la gente comune. Per esempio non mi sono mai iscritto a Instagram però per qualche strano motivo ho un profilo e ogni tanto scopro che c'è qualcuno che mi segue, ma se provo a farci qualcosa di concreto non ne ricavo nulla. Lo stesso vale per Me.we dove ho creato un account in pochi istanti pochi mesi fa per verificarne le potenzialità. Naturalmente anche gli altri social mi pare si muovano allo stesso modo ma è davvero così? 

Nelle ultime settimane con i post Addio Twitter e Le tasche piene di facebook mi pare di aver fatto capire qual è l'importanza che delego ai social per la mia attività di blogging ma ce n'è uno che per il momento sfugge da una visione negativa.

L'unico social o l'unica piattaforma sociale che al momento sembra darmi qualche soddisfazione è Linkedin. Per ora è la sola piattaforma che sembra immune da profili fake e che esalta e rende visibili gli account in base alla completezza e al valore di ciò che si dice più che da un calcolo di algoritmi o di visibilità imposta. 

Ritengo che su questa piattaforma anche gli algoritmi abbiano una certa importanza, come naturalmente i nomi conosciuti, ma usandolo in modo serio posso affermare che restituiscono un certo riscontro a chiunque se ne serva in modo professionale. 

Non è sempre stata così. 

Neppure con LinkedIn. 

I primi tempi, quattro o cinque anni fa, lo consideravo non molto diverso da facebook e twitter ma studiandolo per bene ho capito il motivo per cui nessuno mi vedeva, e nel giro di pochi anni ho cambiato completamente il mio punto di vista nei suoi riguardi, cosa che mi ha inoltre permesso di fare delle constatazioni generali sugli altri social. 

Ormai mi basta vedere come sono impostati e presentati certi profili per capire sin dove possono arrivare. E se negli ultimi tempi ho ricevuto dei riscontri di carattere pratico lo devo principalmente al fatto che non ho lasciato nulla al caso nel rendere professionale la mia stessa professionalità. 

Linkedin vuole veramente delle persone. Le vuole vere. Non va omesso nulla. Tutto deve essere trasparente. Dal curriculum alle skill. Dall'esperienza, alla formazione sino alle segnalazioni di altri utenti. Ma ovviamente per fare tutto questo e avere un profilo completo in ogni sua parte è richiesto del tempo: e credo sia questo tempo dedicato alla piattaforma a restituirvi il vero valore. 

Insomma diversamente da altri social, su Linkedin non c'è spazio per Pippo, Pluto e Paperino e un'iscrizione fatta al volo, almeno che tu non sia davvero uno dei personaggi della Disney


"Grazie per la lettura"

Il quarantaduesimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Martedì 19 novembre 2019, sono arrivato con quest'oggi al quarantaduesimo capitolo del romanzo Il male tra gli ontani. Anche questa volta, come sempre ho fatto con le altre puntate, ho inserito in fondo al seguente articolo il link per accedere al post di vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Naturalmente vi ricordo che questa storia è frutto della mia fantasia. Tutto è frutto di invenzione, soltanto invenzione. Ogni riferimento a cose, a persone, a luoghi sono del tutto casuali e fittizi. Il prossimo capitolo, il quarantatreesimo sarà pubblicato venerdì 22 novembre 2019. 


----- Quarantaduesimo Capitolo ----- 

Quella mattina mi parve di andare in guerra. Mentre scendevo verso la piazza pensavo di non aver mai portato in passato uno zaino così pesante sulle spalle. Non so cosa mi stesse accadendo. 

Uscimmo dal centro vecchio del paese, passando sotto un portico e ci dirigemmo vero la piazza. L’auto di Dario era parcheggiata sul sagrato della chiesa poco più avanti. In un negozio di alimentari facemmo le spese per alcuni giorni e verificammo un’altra volta il materiale, prima di ordinarlo con cura nel bagagliaio dell’auto. 

Dario si recò presso una ferramenta a prendere degli altri oggetti che ci sarebbero serviti per la cattura del serpente. Nel frattempo sedetti sopra una panchina all’ombra e feci un po’ di telefonate di lavoro. Faceva caldo e non c’era gente in giro. Quando ebbi finito di telefonare, mi alzai e feci il giro della piazza. Controllai gli orari delle corriere sul cartello delle fermate, nel caso ne avessi avuto bisogno nei giorni successivi. 

Intanto Dario tornò. 

«Sei a posto?» gli chiesi. 

«Non manca nulla… e non ti preoccupare.» 

Nel parco, non successe nulla quel giorno. Dopo pranzo verificammo alcuni punti che potevano essere utili per la termoregolazione ma di rettili non ne scovammo. Passammo a rifare il giro della baita dove il serpente marrone era stato avvistato l’ultima volta e visitammo anche la riva dello stagno. All’ora di cena feci un’iniezione a Dario e più tardi mangiammo dei panini e della frutta fuori sugli scalini davanti alla baita. 

Prima che scendesse il buio salimmo di nuovo in cima ai prati che sovrastavano il maggengo. Ci sedemmo sull’erba a osservare il paese sul pendio opposto. Ora nel buio, era come guardare una racchetta da tennis con il piatto di corde illuminato. Vedevo il campanile e la piazza e poco più in basso il campo sportivo e il cimitero. 

«Pensavo a cosa c’era ancora da distruggere» dissi. «Non temi possano fare qualcosa a casa tua?» 

«No, troppo rischioso per certa gente e poi sono convinto che sanno dove trovarci.» 

«Dici che ci spiano?» 

«Non è escluso.» 

«Ti sei fatto un’idea su chi possa essere?» 

«In ospedale ho pensato spesso a chi potrebbe essere stato a colpirmi e purtroppo non ci sono riuscito. Ho dei sospetti, ma è gente che non ho visto in paese in questo periodo.» 

«Non hai paura che possano fare del male a Loredana?» 

«Ce l’hanno con me Manuel, non con Loredana. Loredana è del paese. Non è una forestiera come me… Torniamo alla baita?» 

«Sei stanco?» 

«No, però i medicinali che sto prendendo mi stanno provocando sonnolenza?» 

«Capisco benissimo.» 

«Ne farei a meno, ma hai sentito il medico.» 

«L’ho sentita, l’ho sentita.» 

«Voleva tenermi a riposo. Tenermi a riposo. Io a riposo, capisci?» 

«Sì, andiamo a dormire, tanto non credo voglia farsi vedere di notte. Ci alzeremo presto domani mattina.» 

Tornammo alla baita e ci sdraiammo sulle brandine, ma non ci infilammo nel sacco. Dario si addormentò quasi subito. Me ne resi conto sentendo il suo respiro lungo e calmo. Doveva essere un effetto dei medicinali. 

Io invece non prendevo sonno. C’era la luna piena e un po’ di luce entrava dalla finestra della baita e un poco alla volta mi abituai al buio e riuscii a distinguere le cose all’interno. Pensai a Loredana. Non credo che Dario sospettasse qualcosa. Poche ore prima c’era stata lei in quel letto. Mi chiesi perché lo avevo fatto. Forse adesso non dormivo perché temevo di parlare nel sonno. Avrei potuto tradirmi. Avrei potuto chiamarla nel sonno e avrei potuto svegliare Dario. Ero abituato a stare in stanze e in camere da solo e sapevo soltanto vivere solo. Ero nato per catturare serpenti e vivere solo. 

C’erano anche strani rumori e fruscii nella baita. Era amplificati dalla notte. Pensai a come avremmo catturato il serpente marrone. Ero sicuro che l’avrei catturato, su questo non avevo nessun dubbio. 


--------------- 

Torna al Quarantunesimo Cap. - Vai al Quarantatreesimo Cap. 

--------------- 

"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

lunedì 18 novembre 2019

Il primo film vincitore di un Oscar tratto da un romanzo

So che diverse volte questi Record Culturali sembrano telefonati, ma spesso li cerco per poter parlare anche di libri e romanzi particolari. Un po' come accade oggi. Sono andato a prendere Il primo film vincitore di un Oscar tratto da un romanzo. Il romanzo è Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque...

Tempo fa per i Record Culturali ho quattro tre articoli legati al mondo degli Oscar Cinematografici: Lo scrittore che ha ricevuto più Oscar, Il film con più nomination Oscar tratto da un romanzo, Il film con più Oscar vinti tratto da un romanzo e Il film tratto da un romanzo con più candidature senza Oscar. Oggi vi cito Il primo film vincitore di un Oscar tratto da un romanzo... 

Il film è All'ovest niente di nuovo (All Quiet on the Western Front), una pellicola del 1930 diretta da Lewis Milestone. Il film vinse due primi Oscar durante la 3ª edizione della cerimonia di premiazione nel novembre del 1930. Vinse un Oscar al miglior film e un Oscar al miglior regista

Il film ovviamente è tratto dal famosissimo romanzo di Erich Maria Remarque Niente di nuovo sul fronte occidentale, un romanzo considerato un classico dell'antimilitarismo. Uno di quei romanzi che a scuola viene proposto e citato in quasi tutti i piani educativi e questo dà l'idea della sua importanza e dubito che qualcuno non ne abbia sentito parlare. 

Non lo possiedo questo libro e sinceramente non mi è mai venuto in mente di prenderlo, forse perché la storia del soldato scrittore Paul Bäumer è conosciuta da tutti e travalica come valore il semplice aspetto letterario. Ma naturalmente potete dire la vostra in merito alla faccenda. 

Io vi cito l'incipit

Siamo a riposo, nove chilometri dietro il fronte. Ci hanno dato il cambio ieri; oggi abbiamo la pancia piena di fagioli bianchi con carne di manzo, e siamo sazi e soddisfatti. Anche per la sera ciascuno ha potuto prenderne una gavetta piena; inoltre, doppia porzione di salsiccia e pane: tutto questo fa bene. Un fatto simile non ci era accaduto da un pezzo; il grosso cuciniere con la sua testa da pomodoro offre addirittura il cibo a chi lo vuole; a chiunque gli venga innanzi fa segno col suo mestolo e gli versa una porzione poderosa. È disperato perché non sa come vuotare la marmitta della cucina da campo. 
Erich Maria Remarque - Niente di nuovo sul fronte occidentale 


"Grazie per la lettura" 

Fonti
- All'ovest niente di nuovo