giovedì 22 agosto 2019

Ricerche di Ferragosto

Lunedì sera ho fatto una verifica statistica con la piattaforma di Google Seearch Control (Web Master). Ero curioso di vedere in che modo la gente fosse capitata sul mio blog durante la settimana di Ferragosto, ovviamente tramite i motori di ricerca. Un lavoro semplicissimo da fare.  Adesso le prime dieci query coinvolte, quelle che hanno inviato più visitatori su Otium nella settimana più calda di agosto e forse dell'estate, le ricavate osservando l'immagine che ho inserito in questo articolo. 

Tra i post più letti sul mio blog c'è Volevo soltanto imparare la lingua Sioux. Si tratta di uno dei miei articoli di maggior successo e sebbene siano passati quasi dieci anni da quando è stato pubblicato, macina visite e continua a essere letto e pare essere senza soluzione di continuità. 

Come potete vedere anche la settimana presa in esame ha raccolto molte visite tramite i motori di ricerca, visto che due query interessate in maniera specifica alla lingua Sioux,  al libro e al film Balla con lupi rimandano a quel post. Insomma il tenente Dumbar, Due calzini, i Sioux e i Pawnee non perdono mai un colpo. 

Altro articolo mai domo è Il Monello e L’intrepido: riviste che non ci sono più, anche per questo post ci sono due query nella settimana di ferragosto che indirizzano la lettura in questo senso e anche in questo caso stiamo parlando di un articolo di cinque anni fa, sempre molto vivo in rete.  

Altre due chiavi rimandano al post, Cinquanta cose utili da imparare a fare, un altro articolo vecchio di sei anni ancora ben posizionato nella Serp

Sono sorpreso anche per la presenza del termine inconversevole, che da quando l'ho usato sul blog nel post Cosa significa "inconversevole"? è sempre indicato nelle pagine statistiche. 

Ovviamente la query con il mio nome e cognome è sempre attiva. Molte volte la trovo in cima a questa classifica. Moltissima gente arriva sul mio blog solo digitando il mio nome e cognome nel form di ricerca. 

A livello statistico fa piacere questo aspetto ma preferisco di gran lunga coloro che arrivano sul mio blog cercando qualcosa di specifico, sperando siano soddisfatti di quello che trovano. 

Ma quello penso sia il desiderio di tutti coloro che hanno un blog


"Grazie per la lettura" 

P. S. - Il numerino che compare sulla destra dell'immagine indica la posizione di un articolo del mio blog nella Serp di Google, posizione relativa a quella determinata Query.

mercoledì 21 agosto 2019

Libri con il rumore del mare

Non so quanti libri con il rumore del mare ho in casa. Mi basta ascoltare. Be', più precisamente non so quanti libri con il mare  protagonista o quanti libri ambientati in zone di mare sono presenti nella mia biblioteca. Tanti credo. Ne ho tanti. In questo articolo ne cito cinque, cinque romanzi da leggere in spiaggia se lo desiderate. Se volete potete aggiungerne altri... 

Ho letto diversi romanzi che hanno il mare o l'oceano - per così dire - come protagonisti. Ogni tanto mi capita di prenderne qualcuno dalla mia libreria e rileggerlo. Ne possiedo diversi. Chissà perché oggi ho pensato di redigere un post citando cinque di questi libri. Forse è colpa del periodo vacanziero. 

Forse è solo per questo motivo che mi sono divertito a creare questo articolo dove cito alcune titoli. Confesso, però che sono romanzi a cui sono molto affezionato, per un motivo o per l'altro. 

- Isole nella corrente di Ernest Hemingway 
Lo scrittore americano ha scritto molti romanzi ambientati in luoghi di mare, o sul mare addirittura. Con uno di questi si è preso anche il nobel. Ma quello che cito non è il suo romanzo più famoso. Si tratta anche del suo primo libro postumo, ma c'è lo stesso molto della sua mano creativa. 

- Lo squalo di Peter Benchley 
Ho già scritto da qualche parte che questo romanzo ha ispirato un pochino il mio Il male tra gli ontani: romanzo che sto pubblicando a puntate in questo periodo. Non potevo evitare di non citarlo in questo articolo. Naturalmente se siete suggestionabili non leggetelo al mare. 

- Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald 
Ho soggiornato sulla Costa Azzurra un paio di volte e spesso ci capito di passaggio. Mi piace pensare di essere come Francis Scott Fitzgerald ogni volta che ci vado. Amo questo libro quasi come il suo capolavoro Il grande Gatsby. Trovo che abbia un fascino particolare anche se si tratta di un incompiuto. 

- Il postino di Neruda di Antonio Skármeta 
Un giorno andrò in Argentina e poi anche in Cile. Se andrò in Cile magari passerò a visitare la costa descritta in questo breve romanzo: la costa di Isla Negra. Mi ricorda anche una storia d'amore che ho vissuto, ma questa è un'altra storia. 

- Moby Dick di Herman Melville 
Il libro per i veri marinai. Una storia di mare leggendaria. Quante volte ho sognato di imbarcarmi e andare lontano come il protagonista Ismaele. Chi non lo ha pensato almeno una volta in vita?


"Grazie per la lettura"

martedì 20 agosto 2019

Il sedicesimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Il racconto va avanti, come promesso, con la puntata di questo martedì. Siamo arrivati al sedicesimo capitolo de' Il male tra gli ontani. Ho inserito in fondo al seguente post anche il link alla vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Se ancora non avete letto nulla di questo romanzo, partite dal primo capitolo. Questo romanzo è frutto soltanto di fantasia e ogni riferimento a luoghi, personaggi, e fatti reali sono del tutto casuali. Il prossimo capitolo sarà pubblicato, come programmato, venerdì ventitré agosto. Buona lettura. 


----- Sedicesimo Capitolo ----- 

Non partecipai alla processione del Corpus Domini in programma quella domenica. Prima che iniziasse la funzione religiosa percorsi a piedi, con Dario e Loredana, l’intero tragitto come un semplice curioso. 

Il centro del paese era addobbato con lenzuola ricamate, damascati, pizzi, drappi e icone sacre. C’era tutta la popolazione coinvolta e le finestre delle case erano ornate da vasi di fiori, rami di larice profumati e altre composizioni floreali. La folla bloccava i vicoli e non potevi sostare sul percorso, perciò andammo ad aspettare la conclusione della cerimonia sulla piazza del Sagrato. 

Fu un momento suggestivo e intenso. Il corteo arrivò sfilando lento e compatto sulla destra della chiesa. Davanti c’era la banda musicale e precedeva le varie autorità civili con gli stendardi, di seguito toccò alla popolazione. Dopo i bambini, fu la volta dei membri delle varie confraternite alle quali seguirono i dignitari religiosi in pompa magna con le reliquie del Santo Patrono, poi le donne, pie e silenziose con addosso il costume tradizionale e il capo coperto da un foulard bianco. Fu come un’onda di marea che sfociava sulla piazza. Al termine, il Vicario Episcopale, venuto da Lecco, diede la benedizione solenne dall’altare posto sul Sagrato davanti all’entrata principale della chiesa. La piazza era piena di gente e la funzione terminò con un canto religioso. Poi la festa assunse una connotazione più laica. 

Andammo a prendere un aperitivo sul terrazzo di un bar situato sul viale principale del paese. Loredana mi presentò alcune ragazze e altra gente. Pronunciò più volte il nome delle ragazze. Forse voleva davvero che trovassi una moglie. Sedemmo sotto un ombrellone. Mentre stavo lì, riconobbi la ragazza di Lecco seduta a un altro tavolo sul terrazzo. Si accorse di me e mi fece un cenno di saluto, ma distolse immediatamente lo sguardo. Vidi che scherzava e civettava con altri ragazzi e ne fui quasi deluso. Avevo pensato che sarebbe stato bello rivederla e stupidamente avevo pensato che lo sarebbe stato anche per lei. Chissà cosa mi ero aspettato. Forse mi aspettavo un abbraccio o anche solo una semplice parola. Non lo so. 

Non mi aspettavo neanche che una telefonata potesse cambiare la giornata: quella che Dario ricevette poco dopo. Lo avevo di fronte al tavolo. Vidi che cambiò espressione sul viso. Lo vidi annuire con un cenno del capo. Non capivo cosa si dicevano. Era preoccupato. Poi mi accorsi che cercava il mio sguardo. Mi fissò e per qualche istante mi parve che i suoi occhi implorassero. Tornò a mugugnare qualcosa al cellulare, finché se lo mise in tasca. Si alzò, girò attorno al tavolo e si avvicinò. Si abbassò appoggiando una mano sulla mia spalla sinistra. Voltai un poco la testa. 

«Era l’Ospedale di Como» sussurrò. 

«L’Ospedale di Como?» 

«Il ragazzo è morto.» 

«Morto?» 

«Emorragia cerebrale: un’ora fa!» 

Imprecai. 

«Che morisse non me l’aspettavo. Pensavo ce la facesse. Ieri stava bene» disse Dario. 

Non sapevo cosa dire. Mi domandai quale serpente potesse essere responsabile. Avevo visto il ragazzo davanti ai miei occhi mentre faceva fondo a tutto il suo coraggio. Provai una sensazione di profondo disagio e disgusto. Non doveva morire. Gli avevo detto che non gli sarebbe accaduto nulla di grave. Gli avevo detto tante cose soltanto pochi giorni prima. Adesso era morto. I morti che hai conosciuto non sono come i morti che leggi su un giornale e vedi in televisione. 

Provai a pensare ai suoi colleghi di lavoro. Forse lo stavano piangendo. Sarebbe stato naturale e umano piangere. Magari aveva una ragazza, provai a pensare a lei che piangeva e che si disperava. Pensai ai suoi genitori e pensai a quello che stavano vivendo e provando e soffrendo in questo momento e pensai che doveva essere davvero terribile. 

Mi chiesi se avevamo fatto tutto il possibile per salvarlo. 

«Che facciamo ora?» domandò Dario. 

«Non dobbiamo scoraggiarci per prima cosa» dissi. 

Dario scosse il capo perplesso. «Forse dovrei mettere dei cartelli nel parco, o forse dovrei proibire alla gente di passare da quelle parti, finché non troviamo una soluzione.» 

Parlavamo sottovoce. 

«Già» convenni. 

Arrivò la cameriera con un vassoio. Smettemmo di parlare. La ragazza posò una ad una le consumazioni sul tavolo chiedendo ogni volta di chi fossero. Rimase lì in attesa, con le mani sui fianchi, che qualcuno la pagasse. Feci per estrarre il portafoglio ma Dario mi anticipò. 

«Non posso restarne fuori» disse appena la ragazza lasciò la terrazza. 

«Cosa vuoi fare?» 

«Torniamo a dare un’occhiata al parco» 

«Non abbiamo ancora visionato i filmati!» 

«Temo che non troveremo nulla sui filmati. Dobbiamo battere la zona metro per metro.» 

«Quando vuoi andare?» 

«Adesso!» 

«Adesso… adesso? » 

«Credo sia la cosa migliore da fare Manuel.» 

So che aveva ragione. 

Dario avvertì qualcuno presso la stazione del comando di Lecco. Poi chiamò il comandante dei carabinieri nel paese vicino. Gli raccontò cosa era successo. Gli disse del ragazzo morto e della situazione presente nel parco. Concordarono di trovarsi in quello stesso pomeriggio sull’areale dove era stato attaccato il ragazzo. A me  non mi permise neppure di finire la consumazione. Era preoccupato, spiegò a Loredana cosa stava accadendo, poi salutammo le altre ragazze e l’altra gente al nostro tavolo e ci alzammo per lasciare il bar. 

Mentre scendevamo i due scalini che dal terrazzo davano sullo stradone fui raggiunto dalla ragazza di Lecco. 

«Stai andando via?» chiese. 

La guardai. Era molto graziosa. La prima volta che l’avevo vista mi era sembrata bella, la seconda volta l’avevo trovata bella e ora ero sicuro e certo di quanto fosse bella. 

«Dobbiamo tornare al lavoro» le dissi. 

«Anche oggi?» 

«Anche oggi!» 

Dario era in mezzo alla strada. Capivo che era inquieto e quasi mi spiaceva che stessi facendo progressi con la ragazza in una giornata simile. 

«Guarito il piede?» 

Ora le risposi di sì e forse avrei voluto dirle dell'altro o avrei soltanto voluto spiegarle nei dettagli il perché della nostra fretta o forse era lei che voleva dire altro, non lo so. Mi limitai a dirle che se fosse rimasta in paese ci saremmo visti nei giorni seguenti. Le lasciai uno dei miei biglietti da visita senza pensare che avrebbe potuto stracciarlo. 

Era lei a sentirsi delusa adesso. Così mi parve. Facevo più progressi e mi spiaceva che tutti questi progressi fossero evidenti in una giornata tragica. 

Dieci minuti dopo eravamo pronti per tornare all’areale. Una volta giunti al maggengo ci dividemmo il territorio per esaminare in maniera accurata la zona. Mi toccò il tratto di areale appena sopra il torrente. Dario invece puntò in prevalenza sul territorio dove era solita termoregolarsi una vipera da lui censita. 

Passai le ore seguenti del pomeriggio a perlustrare l’area sotto il sole. Setacciai, in lungo e in largo, il terreno con il maggior scrupolo possibile. Ce la misi tutta. Neanche in Africa con i geni della televisione avevo lavorato così duramente. Non ebbi fortuna. A un certo punto, mi parve di vedere qualcosa di strano muoversi tre l’erba e mi precipitai verso alcuni tronchi, rischiando molto più di una semplice ferita a un piede, ma scoprii che si trattava solo di un riflesso del sole. No, non c’erano serpenti in giro e se c’erano, da me, quella domenica pomeriggio non si sarebbero mai fatti trovare. 

Un lavoro inutile dunque e alla fine fu una vera delusione. Una delusione per entrambi poiché pure Dario non aveva ottenuto risultati. Lui però non voleva rassegnarsi. Capivo che avrebbe dato l’anima al diavolo per scovare. 

«Qui sta succedendo qualcosa.» 

«È una domanda o un’affermazione?» 

La sua esperienza e la conoscenza della zona gli suggerivano che c’era qualcosa di oscuro e inquietante tra gli ontani. «Manuel, devo scoprire cosa succede a costo di trascorrere qui tutta la notte ad andare avanti e indietro.» 

Sapevo che l’avrebbe fatto. Ero certo che non l’avrei distolto da ciò che aveva in mente. Non me la sentii di contraddirlo. Era ammirevole e caparbio. Potei solo convincerlo a riposarsi qualche minuto. 

Ci postammo sulla morena del torrente vicino all’acqua. Avevamo saltato il pasto e ci sedemmo sulle pietre al sole. 

Stavamo mangiando, uno di fronte all’altro, senza parlare, con il rumore dell’acqua sottofondo, quando scorsi lungo il corso del torrente delle persone in fila indiana. Salivano da noi. Dario gli dava le spalle. Mi guardava mangiare e non poteva vederle. Non immaginavo chi fossero e  cosa volessero e non gli dissi niente, li guardavo salire lenti e con cautela tra i massi del torrente. Quando furono a cinquanta metri urlarono qualcosa. 

Dario si voltò, li osservò fare qualche passo e mi guardò. 

Riconobbi le divise. «Sono i tuoi colleghi?» domandai. 

«Sono loro!» 

Il rumore del torrente impediva di sentire cosa dicevano. Erano ancora troppo distanti. Dario si alzò. Aveva un panino con del formaggio in una mano. 

I tre uomini continuarono a salire. Gli studiai mentre si avvicinavano. Uno di loro sembrava piuttosto giovane, gli altri due invece erano sulla cinquantina. 

Il carabiniere aveva i gradi di maresciallo e precedeva gli altri di qualche metro. Era un uomo tozzo dalla carnagione chiara e le spalle grosse. Superò gli ultimi massi che ci separavano. 

Dario allungò la mano libera per aiutarlo. L’uomo sorrise ma fu un pochino riluttante a farsi aiutare. Portava dei baffi rossi ed era rasato a zero. Probabilmente non era abituato a risalire torrenti in una giornata calda e afosa con la giberna e una fondina con dentro una rivoltella. Aveva la camicia azzurra aperta e il berretto a visiera rigido in mano. 


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"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

lunedì 19 agosto 2019

La più antica rivista letteraria italiana

Avevo tre spunti per i Record Culturali di questo lunedì di agosto. Alla fine la scelta è caduta su La più antica rivista letteraria italiana. Si tratta di una voce che pensavo di aver già trattato invece il posto è liberissimo. Ovviamente gli altri spunti arriveranno i prossimi lunedì... 

Uno dei più grossi problemi che incontro con questa rubrica di Record Culturali (anche le altre a dire il vero) è dovuto al timore di pubblicare qualcosa che ho già presentato nel passato. Un rischio molto elevato lo dico sul serio. 

Così succede che ogni volta che mi metto alla ricerca di qualche chicca in grado di aiutarmi mi trovo a incrociare le informazioni sul blog per verificare che non siano già presenti. A volte mi capita di andare in bianco... ma capita pure di essere fortunato e riuscire a mettere insieme più di un post in un colpo solo. 

Un po' quello che è accaduto settimana scorsa e che ha portato a questo post. 

Alla fine la scelta è andata per Il Giornale de' Letterati: la prima vera rivista italiana specializzata in argomenti letterari. si parla di una rivista fondata a Roma nel gennaio 1668 dall'abate bergamasco Francesco Nazzari, critico letterario e giornalista italiano. Il periodico fu portato avanti a Roma da un gruppo di eruditi del tempo, (Michelangelo Ricci, Salvatore Serra, lo stesso Francesco Nazzari, Giovanni Giustino Ciampini) e si ispirava alla rivista francese Journal des sçavans e al periodico inglese Philosophical Transactions of the Royal Society

Usciva in forma di libro alla fine di ogni mese e  conteneva delle recensioni sulle più importanti pubblicazioni - di carattere scientifico - del periodo, dove i fondatori fornivano i sunti in lingua italiana di opere pubblicate in tutta europa. Per sette anni la rivista fu trimestrale, poi divenne mensile e prese due direzioni diverse. La rivista chiuse 1683. 

Be' cosa volete che vi dica, ne approfitto per dire che sotto certi aspetti anche il blog Otium vorrebbe essere una specie di rivista letteraria o culturale

Ora qualcuno mi ha anche detto di aver colto questa direzione riguardo al mio blog e devo ammettere che mi ha fatto molto piacere. Insomma lungi da me l'idea di vedere Otium come un diario su cui scrivere e riversare i vari stati d'animo e i capricci del momento. 

Ma immagino che chi mi segue regolarmente i legge i miei articoli e i miei post abbia ben in testa e abbia capito questo mio modo di vedere le cose. 


"Grazie per la lettura"

Fonti: Giornale de' Letterati (Roma)

domenica 18 agosto 2019

La luna di sangue di Ramón Gómez de la Serna

Non mi ha mai esaltato una fetta di cocomero, ovvero la luna di sangue di Ramón Gómez de la Serna, scrittore e aforista spagnolo. Non ho mai trovato nell'anguria nulla di particolare, al di là dell'associazione all'estate. La frase di Ramón Gómez de la Serna però ha il suo bel peso ed è perfetta per intitolare un piccolo Spuntino Letterario... 

"Fetta di cocomero: luna di sangue", così scriveva Ramón Gómez de la Serna, scrittore, giornalista e aforista spagnolo. Una frase che mi è piaciuta e che mi sembra adatta a un articolo da Spuntino letterario. Mi sembra adatta perché innanzitutto mi permette di andare a fare un'inchiesta verso uno scrittore che non conoscevo. Sì, avevo sentito parlare di Ramón Gómez de la Serna, insomma lo conoscevo di nome ma al momento mi è sempre sfuggito tutto quello che ha a che fare con la sua opera. 

Ho letto diversi suoi aforismi in questi giorni, tanto per farmi un'idea su chi ho a che fare, ma niente di più. Perciò, come al solito, chiedo supporto ai lettori. Se avete conoscenza della sua opera... Se avete più dettagli del sottoscritto, non abbiate timore a lasciare un commento e delucidazioni in merito. 

Per quanto riguardo il cocomero o l'anguria io non sono un estimatore. Non ha mai fatto parte dei miei rituali estivi e ho sempre apprezzato di più altra frutta estiva. Anche in questo caso ci sono delle situazioni che mi ricordano l'anguria. 

Ricordo che per qualche tempo mi sono fermato, al termine della settimana lavorativa, in un bar sulla strada di casa, che guarda caso, nel periodo estivo diventava un venditore di angurie e in poco tempo quel bar era diventato un posto da approcci e avventure galanti. 

Ma se torno ancora più indietro nel tempo c'è anche il momento in cui mio padre iniziava le poche giornate di vacanze che faceva il mese di agosto. 

Lui e i suoi fratelli chiudevano la bottega festeggiando con una fetta di anguria: festa a cui eravamo invitati anche noi bambini. 

Ovviamente se si parla di cocomeri e angurie non posso non citare A muso duro: un film del 1974 diretto da Richard Fleischer, con Charles Bronson, Al Lettieri e Linda Cristal. Un film basato su un soggetto scritto ed ideato da Elmore Leonard, tanto per restare nel campo di grandi scrittori. 

Non ricordo altro restando nel campo dei cocomeri. 


"Grazie per la lettura" 

P. S. - Per tanto tempo il cocomero per me è stato il cetriolo, non l'anguria.

sabato 17 agosto 2019

Il libro dei racconti artistici

In questo periodo sto lavorando molto a romanzi e a racconti. Immagino ve ne siate accorti. Ma è il periodo migliore questo. Credo sia normale. Talmente normale che il libro dei racconti artistici è finito. A parte qualche piccolo particolare ho finito di impaginarlo. Non so ancora come proporlo però. Vi invito a dare un'occhiata al post di qualche tempo fa dove sono tutti elencati e magari vi invito a lasciare anche un feedback se vi va di leggerli, fa sempre piacere riceverne. Sempre che non lo abbiate già fatto. Non è escluso che una volta stampati e pubblicati vada poi a rimuoverli dal blog. 

Se tutto va come ho in mente è molto probabile che tra qualche mese toglierò tutti i racconti artistici presenti sul blog. Lascerò la parte iniziale di ognuno di essi come incipit ma veicolerò poi i vari post al link di acquisto del libro. Questo una volta che tutto sarà davvero pronto. E mi auguro che si un tempo non troppo lontano. 

Ho però ancora dei dubbi su come proporlo e se avete dei suggerimenti in merito ve ne sarei grato. Intanto ho finito di impaginare i racconti in vere cartelle dattiloscritte formato a 5, con il font di scrittura Garamond. Ho realizzato un libro formato da trenta racconti

Con la prefazione che manca dovrei superare le cento cartelle dattiloscritte. Sto lavorando sui paragrafi. Sui punti e a capo. Su dettagli e particolari che dovrebbero permettere di rendere il più possibile gradevole la lettura a chi vorrà acquistare il libro. 

Il punto dolente per il momento è dovuto ala fatto che non ho ancora stabilito in che modo le opere che hanno ispirato i racconti vi faranno parte. Potrebbero essere aggiunti delle riproduzioni alla fine del libro, oppure le potrei mettere subito all'inizio di ogni racconto. 

Insomma le possibilità sono diverse. Ma non so sinceramente decidermi. Non so se mettere le riproduzioni in bianco e nero o lasciare una copia dell'originale. Non ne idea, ma credo che sia facile comprendermi. 

Attorno a un libro le cose da curare sono talmente tante che non si finisce mai. E poi c'è sempre il dubbio di una virgola fuori posto. C'è sempre il dubbio di aver usato una parola quando un'altra magari avrebbe reso meglio. C'è sempre il dubbio di aver lasciato un aggettivo inutile. 

Aiutami, dai, leggete i racconti e fatemi sapere... 

"Grazie per la lettura" 

Leggi tutti I racconti artistici in vetrina