giovedì 16 agosto 2018

Addio alla moderazione dei commenti

Dall'altro ieri ho detto addio alla moderazione dei commenti. Non è più necessaria. Con le ultime normative, con il fatto di avere adottato per i commenti i soli profili di Blogger e di google +, è superfluo un controllo a monte dei commenti che giungono sui vari post. Naturalmente, vi invito, a moderarvi da soli... 

Credo sia stata una scelta improvvisa. Leggendo un commento su un blog, riguardo alla moderazione dei commenti stessi, mi sono reso conto di come sia diventata inutile e superflua anche nel mio caso. 

Non ho mai fatto della vera censura su Otium, negli anni mi sono limitato a non pubblicare quei troll e quegli anonimi che non avevano nulla a che vedere con i contenuti pubblicati che andavano a commentare, ma per per il resto ho sempre lasciato libere le voci che giungevano su Otium

Però ho usato la moderazione. L'ho usata per almeno quattro anni. Un po' per impedire a bot di lasciare il loro messaggio, un po' anche per impedire a certi personaggi di lasciare i loro improperi fuori luogo e cose del genere. 

Da qualche mese tuttavia, ovvero da quando la GDPR mi ha obbligato a fare alcune scelte, mi sono reso conto di quanto sia cambiato il comportamento di chi commenta sul mio blog. Sono spariti i bot. Sono spariti i commenti spam. Non ho più dato il permesso agli anonimi e di conseguenza... 

Insomma, ora chi vuole commentare su Otium lo deve fare con la sua faccia e quindi ho capito che non è più necessaria la moderazione e che può commentare senza il bisogno del mio permesso. 

Certo ci si può inventare dei profili fasulli e si può sempre trollare, ma considerando anche ciò che sta accadendo negli ultimi mesi sul mio blog escludo che tali soggetti possano trovarsi a mio agio sul blog. 

Perciò da ieri potrete vedere immediatamente il vostro commento on line

Non sarà più necessario che sia io a dare l'assenso. Forse è superfluo anche dirvi di moderarvi da soli, ma questo consiglio lo faccio a chi legge per la prima volta il mio blog o a chi si trova a commentare per la prima volta. 

In tutta sincerità ho sempre trovato dei lettori molto propositivi che in tutto questo tempo non hanno fatto altro che dare del valore aggiunto a ciò che io ho scritto. Ora si tratterà solo di essere puntuale nelle risposte. 

Con la moderazione era molto più semplice e immediato. Ma come al solito non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca. 


"Grazie per la lettura"

mercoledì 15 agosto 2018

Non uso il cellulare e sono felice

Se vi dicessi che non uso il cellulare mi credereste? Forse pensereste che sono matto a non essere come tutti gli altri al giorno d'oggi. Insomma mi rendo conto che è una bella domanda e che magari vi lascia sconcertati anche pensando al fatto che chi mi conosce sa che uso internet da quando è stato inventato. Ma è così: Non uso il cellulare e sono felice... 

Uso internet per lavoro dal 1994. Più o meno da quando il World Wide Web è esploso. Ho tenuto lezioni su come si usa il web. O fatto consulenze su come si usa la rete. Credo di non essere uno sprovveduto in merito. 

Negli anni novanta ho usato anche uno dei primi telefoni portatili in commercio, telefoni da due o tre milioni di lire. 

In seguito ho spiegato in anticipo sui tempi quella che era secondo il mio punto di vista la bolla virtuale che sarebbe nata con i cellulari più evoluti e una volta connessi alla rete. 

Una bolla che ci avrebbe trasformato, se non presa con le pinze, in tanti zombie

Non mi sbagliavo più di tanto, e forse è per questo che non uso il cellulare. 

Insomma non lo uso per modo di dire. Non lo uso connesso a Internet e questo lasciatemelo dire è un vantaggio non da poco visto che mi prende al massimo un minuto o due al giorno.  

Questa idiosincrasia che ho per il cellulare connesso a internet mi permette di non usare il telefono in auto. Tutto è limitato al pulsante bluetooth dell'auto. 

Questa idiosincrasia che ho per il cellulare connesso a internet mi permette di non usare il cellulare al bar. 

Mi evita di mettere il cellulare sul tavolo quando vado al ristorante e difficilmente mentre parlo con una persona mi distraggo per rispondere al telefono o per controllare le notifiche. Mi offende chi digita sul cellulare mentre sta parlando con me... 

Questa idiosincrasia mi permette di non svegliarmi nel cuore della notte a leggere i messaggi in chat e a controllare le spunte. Questa idiosincrasia mi permette di non avere un debito, seppur piccolo, vita natural durante. 

Non crediate che sia tagliato fuori. Riesco a fare tutto quello che è necessario per la mia attività e non sono obbligato ad avere un cellulare alla moda. Mi basta averne uno da lasciare come recapito quando mi è richiesto e che mi permetta di rispondere quando squilla, sempre che dall'altra parte ci sia qualcuno che merita. 

Non uso il cellulare e sono felice. Mi permette di non essere superficiale. E sopratutto mi fa sentire ancora un essere umano. 



"Grazie per la lettura"


martedì 14 agosto 2018

Nino di Mei Biography

Più di una volta in chat, su qualche piattaforma social, o direttamente tramite un messaggio di posta, mi è stato chiesto di avere informazioni specifiche e più approfondite riguardo a Nino di Mei e alle sue opere. Molto è già stato pubblicato su Otium. Ci sono diversi post del blog che ne parlano. Oggi però, voglio fare qualcosa in più. Oggi vi voglio presentare una vera e propria Nino di Mei Biography

Probabilmente su Otium, come ho scritto nel paragrafo iniziale, ci sono notizie che portano a Nino di Mei, articoli che parlano della sua arte e articoli con la sua arte. Tuttavia non ho mai inserito in un post vero e proprio una piccola biografia. 

Corro ai ripari con questo articolo. Non dimenticate di mettere un like alla pagina Nino di Mei su facebook se potete. Mio papà ne sarebbe grato, ne sono più che sicuro. 

D'altra parte ne potete pure approfittare per dare un'occhiata a tutte le opere pubblicate. Oltre alle sue sulla pagina sono presenti anche lavori di altri pittori.  Insomma un modo per promuovere la pittura e l'arte

Di seguito, naturalmente, come promesso, un po' di informazioni più dettagliate

"Nino di Mei (Gianola Antonio), nato a Premana in provincia di Lecco il 4 settembre 1925 e scomparso il 2 aprile 1996, è stato un pittore autodidatta. Ha iniziato l’attività nei primi anni cinquanta, ma solo a metà degli anni sessanta ha potuto permettersi degli studi mirati per corrispondenza. In seguito, grazie a questi studi, è riuscito a raggiungere una buona padronanza dell’arte e successivamente a esporre le sue opere in vari contesti, come mostre personali e concorsi di pittura. 

"Il suo nome d’arte, non è altro che il vezzeggiativo di Antonio (Nino) con l’aggiunta della casata di appartenenza (Mei): gli fu suggerito di usarlo dal pittore Renato Bartesaghi. Durante la sua attività ha realizzato oltre un centinaio di opere su tela, molte delle quali ora in possesso a privati. Ma non mancano altre tipologie di lavori: acquerelli e disegni di vario genere (matite, pastelli, china…) per totale che supera i trecento lavori. 

"I temi principali che caratterizzano la sua opera sono i paesaggi e i momenti familiari tipici della vita rurale del luogo di nascita. Numerose sono anche le opere a sfondo religioso e di carattere intimistico, sempre legate al mondo popolare in cui è cresciuto. Molto personale è lo stile, semplice ma efficace." 



"Grazie per la lettura"

lunedì 13 agosto 2018

Lo scrittore con il maggior numero di traduzioni in italiano

A quanto pare ci sono ben 143 traduzioni diverse, in lingua italiana, dei libri di William Shakespeare. Un numero che lo porta a essere Lo scrittore con il maggior numero di traduzioni in italiano. Nell'immagine che accompagna il post, potete vedere i primi dieci delle classifica, sempre secondo le fonti dell'Unesco. Tutti nomi che si conoscono senza ombra di dubbio. 

Di Sant'Agostino, l'autore al terzo posto della classifica, ho letto qualcosa a scuola, nel periodo delle superiori. Non ricordo con precisione i titoli suggeriti tuttavia e anche lo spunto da cui era nato l'interesse o l'obbligo. In casa possiedo un testo, ma al momento non ho mai avuto modo di studiarlo. 

So che è da qualche parte, lo troverò, lo metterò nell'anti-biblioteca e lo leggerò. 

Di tutti gli altri scrittori della classifica ho invece un'opera, per alcuni più di una, segno che di ognuno di questi ho una o più delle traduzioni segnate nella classifica. 

Di Shakespeare ho diversi lavori: Amleto, Otello, Re Lear, Sogno di una notte di mezza estate, Macbeth, La tempesta, Molto rumore per nulla... 

Tutti libri che fanno parte della collana Oscar Classici della Mondadori

Libri presi nella prima metà degli anni novanta. Non so se in commercio ci sono ancora le stesse edizioni. Non so se invece sono cambiate del tutto. Se qualcuno ne sa qualcosa, ben venga... 

Shakespeare, comunque, è anche uno dei primi autori che si vanno ad acquistare appena si decide di fare una biblioteca personale, o almeno così è stato per me. 

Se devo essere sincero i suoi lavori li ho presi, oltre che per darmi un po' di botta, anche perché permettono di approfondire la conoscenza della lingua inglese, se capite quello che intendo dire, visto che sono tutti in lingua originale con la traduzione a fronte. 

Certo immagino che non sia proprio l'ideale apprendere una lingua mediante la poesia, ma insomma ogni cosa fa brodo quando c'è la possibilità di imparare qualcosa in più. 

Dopotutto il celebre monologo dell'Amleto è uno dei primi testi in inglese che ho imparato a memoria in lingua originale, forse anche prima di certe canzoni. E lo ricordo ancora adesso. Poche frasi ma sono ancora nelle mia mente.

Ma Shakespeare e una fonte di insegnamento continua e di ogni tipo. 

Dopotutto ci sono un sacco di scrittori di culto che lo mettono al primo posto dei maestri: un motivo ci sarà! 


"Grazie per la lettura" 

Fonti - Unesco

domenica 12 agosto 2018

Le focaccine alla crema del Devonshire di Agatha

Le fonti dicono che Agatha Christie fosse ghiotta di focaccine alla crema del Devonshire. Bastavano queste per saziarla durante le pause di lavoro tra la scrittura di un racconto e l'altro. Ora, le focaccine (senza crema) sono state una mia fissa alimentare negli anni del collegio a Milano. Ne andavo pazzo, e aspettavo con ansia l'intervallo nella giornata scolastica per fare un salto... al bar naturalmente e non nel Devonshire, anche se la seconda ipotesi mi sarebbe piaciuta. 

Prima dell'inizio delle superiori, prima cioè della mia avventura a Milano, non avevo mai mangiato una focaccia. Non sapevo neppure cosa fossero. 

Dalle mie parti non esistevano. 

Le ho conosciute in collegio e mi ci sono affezionato subito. Sebbene il rientro del lunedì (ero interno e restavo a Milano tutta la settimana) fosse problematico, ricordo sempre con piacere la pausa di metà mattina con la corsa al bar con la speranza di trovare ancora una focaccina. 

Nel mio caso erano focaccine lisce, senza nessun tipo di farcitura, tonde e soffici. Nulla a che vedere insomma con quelle farcite alla crema del Devonshire che detto tra noi è la prima volta che sento nominare. 

A quanto pare, tuttavia, sembra essere una crema molto comune in Inghilterra ed è forse naturale che per una scrittrice Agatha Christie, nata a Torquay - una cittadina costiera del Devon - non fosse mai abbastanza per il suo appetito. 

Quasi me la vedo, in compagnia dei suoi personaggi letterari, mentre prepara un tè e focaccine alla crema per i suoi spuntini, tra un paragrafo e l'altro delle sua avventura su carta. 

Una curiosità mica male anche per questo calda domenica di agosto e per la mia rubrica letteraria dedicata alla cucina. E naturalmente se ne sapete qualcosa non abbiate timore a parlarne. 

Intanto Poirot... 

Poirot ed io stavamo aspettando per il tè il nostro vecchio amico, l'ispettore Japp di Scotland Yard. Eravamo seduti davanti al tavolino da tè in attesa del suo arrivo. Poirot aveva appena finito di sistemare con cura tazze e piattini che la nostra padrona di casa usava buttare sul tavolo invece di disporli con cura. Aveva anche respirato pesantemente sopra la teiera di metallo lustrandola poi con un fazzoletto di seta. Il bricco stava per bollire e non lontano, in una ciotola di smalto, c'era una densa crema di cioccolato che a Poirot piaceva molto più di quello che lui descriveva come «il vostro veleno inglese». 
Agatha Christie - La sparizione del signor Davenheim 



"Grazie per la lettura" 


Fonti - 9 Famous Authors’ Favorite Workday Snacks

sabato 11 agosto 2018

Chiese e campanili in bianco e nero

Nel paese dove sono nato ci sono tre chiese, più una sconsacrata. Una in piazza: la chiesa parrocchiale - la chiesa dove nel corso dell'anno si svolgono le funzioni religiose più importanti. Poi ce n'è una nella parte alta del paese e una in zona centrale. L'ultima è protagonista di un miracolo che caratterizza la festa patronale, il giorno della neve. Ora, però, dubito che le chiese e i campanili in bianco e nero di questo post ne ritraggano qualcuna. A prima vista non sono in grado risalire ai luoghi disegnati. Li metto tuttavia in vetrina. 

Non so quando mio padre ha realizzato i disegni in bianco e nero che metto in vetrina oggi, solo uno sembra dalla firma piuttosto recente (riferito agli ultimi anni della sua attività, sia chiaro). A dire il vero, a occhio, non sono neppure in gradi di capire se sono presi dal vero. 

Certo una delle chiese sembra quasi quella principale della parrocchia, ma è un pochino decontesualizzata dall'ambiente: mancano le case vicine, mancano alberi, mancano un po' di cose insomma. Lo steso vale per le altre chiese. Un pochino diverse da quelle che ho in mente. 

Chissà dove sono state riprese. 

Dopotutto in paese ci sono diverse chiese, ma devo aggiungere che il territorio comunale è pieno di cappelle o chiesette disseminate in ogni dove. Ogni alpeggio e ogni maggengo ha infatti il suo luogo sacro che prende vita nel periodo estivo. 

E che da sempre hanno e rivestono molta importanza nella vita religiosa. Forse è per questo che una simile tipologia di disegni hanno molto spazio nell'arte di Nino di Mei


Lui è cresciuto in un ambiente caratterizzato da un determinato substrato culturale. Un substrato culturale che ha seguito per decenni i ritmi della natura e delle stagione anche quando il paese iniziava a industrializzarsi. 

So che negli anni, mio padre, ha pure restaurato cappelle e murales presenti nelle chiese del paese. 

Se riesco a trovare fonti o se riesco a trovare qualcosa di concreto non è escluso che nelle prossime settimane possa postare anche qualcosa sul genere. Intanto oggi ci fermiamo alle chiese, ai campanile e a qualche cappella in bianco e nero. 

Magari in un futuro vi parlerò de' "il giorno della neve", ma non oggi visto che siamo nel bel mezzo dell'estate. 

Ma come avrete capito e come potete immaginare sono solo esempi perché ci sono molti altri disegni con queste tematiche. 



"Grazie per la lettura"