venerdì 14 agosto 2020

Sold out di ferragosto

Arte Nino di Mei
Io lo chiamo sold out di ferragosto, quella sensazione derivata dal fatto che nonostante il silenzio e la calma apparente che gira in casa si manifesta in tutto il suo contrario appena sei obbligato a uscire. Locali e negozi strapieni, mancanza di parcheggi. Code in posta e in banca. Gente che spinge e gente che si irrita. Un po' sarà colpa del covid19 ma... 


Per il sottoscritto la settimana di Ferragosto ha sempre rappresentato la vacanza per eccellenza. Nulla a che vedere con le vacanze di Natale. Non si scappa. Anche se non si va da nessuna parte e in casa sembra quasi di essere gli ultimi esseri presenti sulla terra, basta muoversi un poco per capire che non è così. 

Già sabato scorso, assistendo a un concerto di mio fratello a Lecco, in piazza Garibaldi, ho capito che il deserto è soltanto apparente. Tutti i posti allestiti e disponili erano occupati e al di là delle transenne c'erano molte persone - quelle che non erano riuscite a prenotare un posto - in piedi, senza dimenticare i locali pieni attorno alla zona in cui mi sono recato per un aperitivo qualche ora prima del concerto. 

Insomma la settimana di ferragosto si presenta sempre in questo modo. A tutta prima sembra come uno di quei deserti senza vita, ma se si guarda con attenzione si scopre che essa brulica. Ieri mattina ho impiegato due ore per fare un po' di spese alimentari. 

Non c'erano carrelli a disposizione e ogni reparto era pieno all’inverosimile e pareva quasi che tutta la gente presente in paese si fosse messa d'accordo a quell'ora. 

Nonne, mamme con bambini, nonne con bambini. Villeggianti. Coppie, coppiette e compagnie. Turisti di passaggio. 

Ho impiegato il triplo del tempo che ci metto normalmente e gran parte di questo tempo mi è stato preso alla cassa. 

Ma il vero sold out di ferragosto sono i parcheggi. Non sono mai abbastanza. Benché non si vede in giro un'anima viva le macchine sono dappertutto. Non c'è un parcheggio libero. Ogni area utile è occupata come se le auto fossero delle nuove specie animali in piena radiazione evolutiva. 

Per fortuna non durerà a lungo. Ne sono certo. Funziona in questo modo ogni agosto e andrò in questo modo anche quest‘anno. Da Domenica, le cose, sono convinto, cambieranno, ma nel frattempo questo sold out si prende un post di ferragosto, anche se la vera festa è soltanto domani. 


“Grazie per la lettura”

mercoledì 12 agosto 2020

Sfuggire ai fulmini

Disegno Nino di Mei
In uno dei romanzi contemporanei più belli che abbia letto, Cavalli selvaggi di Cormac McCarthy, c'è un ragazzo, Blevins, che ha il terrore dei fulmini. Detta in questo modo sa molto da finzione narrativa e sembra quasi da ridere ma vi devo confessare che in alcuni casi hanno terrorizzato anche il sottoscritto. Be', quella volta ero da solo, allo scoperto, in alta montagna e vi garantisco che ce l'avevo messa tutta per sfuggire ai fulmini e non è finzione letteraria. 


Non mi è mai importato molto dei temporali, quando sono in casa o in giro in auto, mi sembrano quasi piacevoli perché di solito rinfrescano l'aria. Ma se capita di essere allo scoperto, magari in alta montagna, senza nessuna possibilità di riparo, credo, che per molti, provare lo stesso terrore di Blevins sia del tutto naturale. 

A me è successo due volte. 

Una volta un fulmine uccise due mucche a poche centinaia di metri di distanza dal punto dove mi ero riparato io, sotto un capanno diroccato. Mi sembrava di essere sotto un bombardamento aereo per come le saette cadevano vicino e ancora adesso mi chiedo se quel riparo fosse veramente un riparo. Vidi proprio il lampo colpire terra nel punto dove c’erano le mucche incustodite. 

A me andò bene. 

Mi andò bene anche la seconda volta, ma ebbi ancora più paura quella volta perché ero del tutto allo scoperto. Mi trovavo sulle cime delle montagne del paese, in un giorno d‘estate come potrebbe essere oggi. Ero salito sa solo in una splendida giornata. Ma in montagna, si sa, il cambio del tempo è repentino, spesso del tutto improvviso. 

Ero sul cucuzzolo del Pizzo dei Tre Signori. C’ero appena arrivato dopo tre ore si alita a piedi. Ora stavo riprendendo fiato ma le nubi temporalesche si ammassarono ancora prima che potessi rendermene conto. 


disegno Nino di Mei
Il Pizzo dei Tre Signori è un ammasso di roccia e non è piacevole farsi trovare tra qui picchi durante un temporale e occorre discendere più di seicento metri sul livello del mare per trovare il primo rifugio alpino adatto alla situazione. 

Ricordo che mi mi si a correre, dapprima sulla roccia e poi sul ripido sentiero prominente la diga del lago d’Inferno

Purtroppo non c’erano nevai dove potersi accovacciare e i fulmini poco a poco illuminarono le nuvole scure in quel pomeriggio estivo. In montagna, non ho mai corso tanto come quella volta. 

Un po’ come Blevins temevo che qualche fulmine mi prendesse di mira. Non mi feci prendere. 



“Grazie per la lettura”

lunedì 10 agosto 2020

Il romanzo di guerra più venduto al mondo

Nino di Mei
C'è una scena di un film in cui un paracadutista tedesco, con l'uniforme di un soldato polacco, rimane maciullato tre le pale di un mulino ad acqua nella campagna inglese. Questa scena compare nelle pellicola La notte dell'aquila, un film di quelli che ho adorato da ragazzo. Adesso non sapevo che fosse tratto da Il romanzo di guerra più venduto al mondo. Certe cose lasciano di stucco. 


Le fonti che ho usato (le trovate in fondo al post, ovviamente) mi mettono La notte dell'aquila dello scrittore Jack Higgins come primo romanzo classificato con il genere "war". Tanto è bastato per classificarlo come Il romanzo di guerra più venduto al mondo. 

Tuttavia nonostante le fonti mi dicano che abbia venduto qualcosa come cinquanta milioni di copie io non l'ho mai letto, come non ho mai letto nulla di questo autore, ma la storia la ricordo bene, se è tratta pari pari dal libro. 

La storia la ricordo per un film che ha come protagonisti dei giovanotti che in seguito avrei rivisto in numerose altre pellicole e per me è indimenticabile la scena del soldato maciullato dalla pale del mulino ad acqua. Il soldato che sotto la mimetica polacca indossa la divisa di un soldato tedesco. 

Ma torniamo al libro! 

Purtroppo non ne ho idea del romanzo. 

Non so come è scritto e non ho trovato brani in giro per la rete che potessero essermi di aiuto. Molto probabilmente si tratta del classico best seller ma… 

Jack Higgins dopotutto è un autore che non conoscevo prima di redigere questo post (un paio d giorni fa), non lo avevo mai sentito e trovarlo degno primatista di un Record Culturale con più di cinquanta milioni di copie vendite la dice lunga sul suo profilo. 

Se poi approfondiamo il discorso mi trovo a contatto con un autore con molti romanzi venduti e traduzioni in ogni dove e questo mi colpevolizza maggiormente. 

Per fortuna questa La notte dell’aquila oltre ad aiutarmi a coprire questo record culturale di pieno agosto, mi ispira anche la ricerca riguardo alla produzione di questo scrittore. 

Ecco perché mi piacerebbe sentire qualche parere al riguardo. Magari qualcuno lo conosce anche a fronte di uno dei suoi pseudonimi. O magari ci sono altre pellicole realizzate prendendo spunto dai suoi lavori. 

Non lo so, se volete aiutarmi, non dovete fare altro che lasciare un commento nel form, in fondo al post


"Grazie per la lettura" 


Fonti: 

- List Best-selling Books

sabato 8 agosto 2020

Blog evolution

Sono tra coloro convinti che i blog siano ancora vivi e vegeti. Nonostante i social, nonostante le mode credo che se qualcuno ha qualcosa da dire e sente il bisogno di dirlo può pensare a un blog, anche di questi tempi. Detto tra noi, in tutti questi anni, Otium non ha mai risentito di una crisi anche se però è stato necessario adeguarsi a una blog evolution. 


I primi lettori del mio blog li ho avuti dopo essermi iscritto a un forum letterario e ovviamente dopo aver messo in firma il link al blog. Non è che fossero molti, due o tre lettori al giorno, in un periodo in cui i motori di ricerca neppure conoscevano la mia esistenza. 

Il secondo passo che ho fatto per aumentare i lettori è stato quello di creare un blogroll. Anche in questo m sono affidato ai blogger conosciuti sul forum e a quelli che avevano dei progetti simili ai miei. 

Ora non è che le cose cambiarono molto ma i contenuti e un po' di banale spam mi portarono nel giro di qualche mese, esattamente a settembre del 2010, a superare per la prima volta i cento visitatori unici giornalieri (Che botta! Cento visite). 

Un qualcosa che speravo ma che non mi sarei mai aspettato, tuttavia ciò mi spinse a essere ancora di più intraprendente. 


Iscrissi il blog a tutte quelle sciatterie che pensavo di valore e l'autunno e l'inverno seguente furono incredibili. Commenti, "premi", invidie e quant'altro, ma qualcosa non mi convinceva. 

C’era qualcosa in certe community che frequentavo che non mi si addiceva: una sorta di ipocrisia che dovevo a tutti i costi evitare, se desideravo vedere crescere il mio blog. 

Il primo vero salto di qualità, infatti, l’ho fatto quando ho acquistato il dominio a luglio del 2012. Una scelta personale che pensavo più che mai necessaria. 

La crescita da allora è diventata quasi esponenziale, quell'inaspettato boom di visite che giungeva spesso senza dover spammare link a destra e a manca, mi spinse a creare anche tutta una serie di corollari utili a promuovere in maniera più professionale il blog. 

Ovviamente a parte gli entusiasmi iniziali, allo stato dell’arte attuale, devo ammettere che nulla mi ha premiato, in questa attività, come i motori di ricerca. 

Ora ho centinaia di post al primo posto della serp di google con chiavi di ricerca specifiche, Segno del buon lavoro fatto e ogni qualvolta mi viene evidenziato o premiato un articolo mi rendo conto di quanta vitalità ho ancora addosso per migliorare la blogosfera. 



“Grazie per la lettura”

giovedì 6 agosto 2020

Otto anni di blog su facebook

Il 2 agosto del 2012 creavo una pagina di Otium sulla piattaforma di Mark Zuckerberg. Da allora sono otto anni di blog su facebook. Lo ammetto per un paio di stagioni, qualcosina in più, mi sono divertito, ma dal 2016 non ho più quell’attenzione e quell'occhio di riguardo. Facebook, più di altri social, “tende a funzionare” sempre in maniera maggiore con le sponsorizzazioni e anche in quel caso bisognerebbe analizzarle per bene prima di buttare via soldi. 


In media, da facebook, mi arrivano sul blog una decina di lettori ogni giorno. Uno ogni due ore. Più o meno sono gli stessi che mi arrivano da Instagram, Twitter e Pinterest messi assieme. 

Per fortuna linkedin - ogni giorno - me ne invia dieci volte tanto e i motori di ricerca - ogni giorno - me ne mandano addirittura cento volte tanto

Insomma capite subito l’antifona, se fosse solo per facebook il mio blog non avrebbe più senso di esistere

Infatti da un po' di anni non ci perdo più di un paio di minuti al giorno. Certe cose continuo a farle più per un discorso di automatismi o soltanto per un senso del dovere verso i lettori che hanno ancora l'accortezza di seguirmi. 

Ma non c’è più un vero interesse e neppure ne ricavo un vero vantaggio, neanche in termini di semplici visualizzazioni (il riscontro pratico lo confesso è sempre mancato su facebook). 

Ovviamente continuerò a tenere la pagina aperta. Continuerò a pubblicare i miei post e continuerò a rispondere ai commenti e alle interazioni che ricevo, fino a che i problemi, ormai quasi nella norma della piattaforma, non diventeranno eccessivi. 

Ma non ho più dubbi sul fatto che funzioni davvero poco e che serva assolutamente a niente. Non ho dubbi sul fatto che sia del tutto inutile investirci delle energie eccessive. 

Su facebook tutto quello che non è già all’ordine del giorno viene ignorato. Tutto quello che non sia patetico o ipocrita viene bypassato. Tutto quello che non sia un messaggio di finta solidarietà viene scansato. 

Non ho dubbi sul fatto che facebook sia l’esempio più lampante della decadenza della nostra società e forse questo aspetto mi tiene ancorato a questa piattaforma in una sorta di morbosità che mi posta a indagare su questa deriva. 

Non credo che durerà a lungo. Se l’interesse l’anno scorso era a dieci ora sono a cinque e l’anno prossimo arriverò a uno. 



“Grazie per la lettura”

martedì 4 agosto 2020

L'arte non ha sesso

Arte Nino di Mei
L'altro giorno mi è capitato di leggere una notizia in cui si parlava di quote rosa al museo. Capite subito cosa significa, credo non ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni e capite subito che il sottoscritto non è affatto d'accordo su questo tipo di ripartizione. Ora tutti gli esseri umani sono giuridicamente uguali ma l'arte non ha sesso e certe iniziative la mortificano invece di elevarla. 


Ho sempre pensato che l'eccellenza artistica nasca da speculazioni di tipo filosofico. Solo in questo modo riconosco gli artisti: siano essi pittori, scultori, musicisti o scrittori, donne o uomini che siano. Non ci posso fare nulla: li ho sempre visti in questa ottica. 

Ciò significa che l’arte non è alla portata di tutti, sopratutto perché a molti non interessa per davvero confinata spesso a fenomeno di costume e quindi dozzinale e di poco valore, utile solo a darsi un’aria snob. 

Di conseguenza trovo intollerabile qualsiasi ingerenza che si va a costituire per imporre qualcuno per meri dettami di carattere politico. Insomma, spero di non essere frainteso, ma trovo di scarso valore artistico imporre delle quote rosa in un museo, come troverei di scarso valore artistico qualsiasi altra forma di imposizione e ingerenza.  

L'arte nella sua essenza dovrebbe essere meritocratica - o almeno io l’ho sempre considerata meritocratica -.e quindi non dovrebbe prestarsi a certi giochetti. 

Le opere, se sono valide, dovrebbero essere esposte indipendentemente da chi le ha realizzate, uomo o donna che sia. Vecchio o giovane che sia. 

Lo so, è abbastanza semplice cadere in luoghi comuni con un simile post, specialmente se un post del genere si legge con sufficienza e con le fette di salame sugli occhi. 

Ma l’arte è grande. 

E più è grande, più si distacca dalle misere operazione di marketing tanto d moda in un periodo come questo. 

Si distacca pensando ai sacrifici che hanno caratterizzato la vita di un Van Gogh o quella di un Ferdinand Celine. Non vi sarà difficile essere d'accordo con me condiscenda quello che è una certa storia culturale e artistica. 

Devo dire che io trovo intollerabile anche l'appoggio politico con cui sono esaltati certi artisti contemporanei e il sistema con il quale i social manipolano i valori. 

Ovviamente non amo certe correnti e lobby che fanno il bello e il cattivo tempo in base alle loro necessità.  

Ma questo non ha nulla a che fare con l'arte o con quella che è l'eccellenza artistica. 



"Grazie per la lettura"