lunedì 16 dicembre 2019

Lo scrittore più pagato del 2018

Mi sono reso conto che quasi ogni anno, tra i miei record culturali, si fa anche un pochino di pettegolezzo. Magari ci si fa prendere dall'invidia e si va a vedere chi è lo scrittore più pagato di quel particolare anno solare. Così dopo che ci sono stati I dieci scrittori più ricchi del 2013. Dopo che c'è stato Lo scrittore più ricco del 2015. Dopo Lo scrittore più pagato del 2016 e Lo scrittore più pagato del 2017. Non poteva mancare Lo scrittore più pagato del 2018. Non è un nome nuovo. 

Se rileggo i post che ho citato nel paragrafo iniziale è sempre presente e quasi sempre si trova la primo posto. 

L'anno scorso si era fatto superare dalla creatrice di Harry Potter, ma quest'anno guadagnando 86 milioni di dollari e vendendo 4,8 milioni di libri solo negli Stati Uniti, torna al primo posto della classifica, secondo Forbes, lo scrittore James Patterson. Sono incassi da calciatori. Incassi al livello di Messi e Cristiano Ronaldo. Incassi al livello di certi attori o di certi cantanti pop. 

Così per mettere d accordo chi dice che con la scrittura non si guadagna. 

Tuttavia, l'autore americano, considerato uno dei più importanti autori di thriller del nostro tempo, continua per me a essere un mistero e continua a non essere presente nella mia biblioteca. Vi confesso che non suscita neppure il mio vero interesse. 

Certo ho in mente alcune storie, alcune sue creazione, con protagonista il dottor Alex Cross. Ma le ho in mente perché le ho viste in televisione (Il collezionista, Nella morsa del ragno), non per altro. 

Perciò sono sicuramente invidioso per quanto riguarda il conto in banca, poi in quando alla scrittura non lo so, perché non ho mai letto nessuno dei suoi libri. 

Aggiungo l'incipit di un suo romanzo, ma se volete aiutarmi... 

Quella mattina afosa di luglio, io e il mio collega Rich Conklin eravamo impegnati in un appostamento nel Tenderloin, uno dei quartieri più problematici e pericolosi di San Francisco. Avevamo parcheggiato la nostra Chevrolet grigia del 1998 in un punto da cui si vedeva molto bene il caseggiato di sei piani all'angolo tra Leavenworth Street e Turk Street. Dicono che non c'è nulla di più noioso degli appostamenti, che persino guardar asciugare la vernice è più divertente, ma quella era l'eccezione alla regola. Eravamo carichi e molto determinati. 
James Patterson - La seduzione del male 


"Grazie per la lettura" 

Fonti: 
- La classifica degli scrittori più pagati del mondo nel 2018

domenica 15 dicembre 2019

Un caffè a Cracovia

Arte - Nino di Mei
Tra le città estere più belle che ho visitato in vita mia, per i miei parametri di valutazione, c'è Cracovia, in Polonia. Ci andai molti anni fa. Era la fine dell'inverno e faceva freddo quella volta e una guida locale, dopo avermi raccontato qualcosa sulla città sotto un portico in Piazza del Mercato, mi consigliò di andare a pranzo in uno dei caffè letterari della città. Mi disse che non sarei rimasto deluso... 

Credo fosse il 1996 o o il 1997. Non era da molto a dire il vero che le frontiere con l'est Europa erano state riaperte e che ci si potesse andare senza tanti problemi, come si andava in Spagna o in Francia o in altri paese dell'Europa occidentale. 

Non lo ricordo con precisione e purtroppo non ho più trovato fotografie di quel viaggio: ho soltanto degli złoty in banconota risalenti a quel periodo. 

Allora Cracovia fu la sosta di un giro molto più ampio della Polonia: Auschwitz, le miniera di sale di Wieliczka, Częstochowa, Varsavia... 

Mi fermai in quella città tre giorni, in un elegante e bell'albergo, dove fui trattato da vero signore. Qualcuno mi disse che si trattava di un città universitaria e molto ricca dal punto di vista culturale, ma non mi accorsi molto di questo aspetto e dell'occasione persa. 

Non mi resi conto che sarebbe potuta essere l'ambientazione perfetta di un mio racconto. 

Per lo spuntino letterario ricordo comunque che fu la prima volta in cui mangiai del caviale, nel ristorante dell'albergo dove pernottavo e l'incredibile buffet che ti accoglieva nella sala da pranzo quando facevi colazione. 

E sopratutto non dimentico, come ho scritto nel paragrafo iniziale, che andai a prendermi un caffè in uno dei locali letterari e culturali più famosi di quella città. 

Allora non sapevo che Stanislaw Lem avesse trascorso molto della sua esistenza in quella città. Non lo conoscevo ancora come scrittore e non so se tra le fotografie esposte su una parete del locale ce ne fosse anche una che ritraeva l'autore di Solaris

Insomma questo per dire che non sempre ho sfruttato e memorizzato al meglio i luoghi in cui sono stato. E non pensavo che la semplice visione di un'immagine con quella piazza capitatami davanti nei giorni scorsi potesse risvegliarmi così tanti ricordi. 

Adesso certe immagini che ho nella mente sono ancora vive e magari con un po' di fortuna mi permetteranno di creare e scrivere qualcosa di nuovo. Magari un semplice racconto di quei giorni. Perché no! 


"Grazie per la lettura"

sabato 14 dicembre 2019

Arte da presepe

Nino di Mei
Nel presepe che avevo in casa da bambino e anche in quelli che notavo nella case dei miei parenti o dei miei amici, c'erano sempre delle capre, delle pecore e delle statuine di pastori. Era tipico. Forse perché ricalcava lo stile di vita di certe generazioni precedenti. Non lo so. In ogni caso ho pensato di proporre questa Arte da presepe pensando a qui tempi... 

Tra le cose che non mancavano mai nelle festività natalizie di quando era bambino, c'erano i regali, montagne di regali, l'abbuffarsi a pranzo il giorno di Natale, l'albero di Natale pieno di luci sul balcone e il presepe. 

Erano altri tempi quelli. I ritmi erano diversi. C'era meno abbondanza, ma le quattro voci che ho elencato non mancavano mai. Per me erano festività davvero deliziose e non solo perché si stava lontano da scuola per un bel po' di tempo. 

Trascorrevo quella vacanze a giocare e a mangiare, anche se c'era qualche rito di carattere religioso da affrontare. 


Nino di Mei
Il presepe era davvero un qualcosa di fantastico, oltre che tipico della tradizione. 

Mio padre lo faceva con la massima accuratezza. Aveva una scatola dove teneva le statuine, gli addobbi e tutto il resto e compariva sempre in quel periodo e vi confesso che solo verso la fine ho scoperto dove la teneva. 

Il muschio per fare i prati di solito si andava a strapparlo dalla rocce ai primi di dicembre, nei luoghi attorno al paese. 

La segatura per tracciare le strade e i sentieri era invece molto più semplice da recuperare, perché c'era la legna del camino da tagliare e si ricavava in questo modo. 

La stessa legna, rivestita con della carta marrone presa nel magazzino, era usata per fare le montagne, mentre con un po' di carta stagnola si faceva lo specchio di un laghetto. Io amavo molto le statuine che poi venivano sistemate sul campo, come una rappresentazione teatrale. 


Nino di Mei
E vi confesso che c'è molto di quelle statuine se penso ai tre lavori artistici di Nino di Mei che ho inserito. Potrebbero essere benissimo degli spunti per il presepe di allora. 

D'altra parte ce ne sono molti altri di lavori di questo tipo, ma ho pensato di ricordare quel periodo anche sul mio blog. Perciò in queste settimane, specialmente al sabato con la vetrina preparatevi a rivedere altri immagini e altri articoli di questa tipologia. 

Magari ci sarà pure un altro dei miei Racconti Artistici


"Grazie per la lettura"

venerdì 13 dicembre 2019

Il quarantaseiesimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Arte - Nino di Mei
Venerdì 13 dicembre 2019, sono arrivato all'ultimo capitolo - il quarantaseiesimo - del romanzo Il male tra gli ontani. Un'altro progetto portato a termine dal punto di vista del blog e che ora sarà il punto di partenza di altri obiettivi. Naturalmente anche questa volta, come sempre ho fatto con le altre puntate, ho inserito in fondo al seguente articolo il link per accedere al post di vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Vi ricordo che questa storia è frutto della mia fantasia. Tutto è frutto di invenzione, soltanto pura invenzione. Ogni riferimento a cose, a persone, a luoghi sono del tutto casuali e fittizi. 


----- Quarantaseiesimo Capitolo ----- 

Dario fu portato in codice rosso all’ospedale Manzoni di Lecco. Quando lo caricammo sulla barella nei pressi dello stagno respirava ma aveva gli occhi chiusi. Gli misero sul viso la maschera d’ossigeno e aiutai gli uomini del soccorso a trasportarlo sino al luogo adatto all’imbracatura con le funi dell’elicottero. Sarei voluto andare con loro ma non mi fu concesso. Dario non riprese mai davvero conoscenza e morì alle dieci e quaranta di quella stessa sera. 

Fu Paolo a comunicarmelo. Ricevetti un suo messaggio verso la mezzanotte. C’era scritto “è morto”, nient’altro. Poco dopo mi chiamò per dirmi di aspettarlo, l’indomani, alla baita. Sarebbe arrivato con gli uomini della forestale. Avrebbero pensato loro al rettile ma non mi disse quando sarebbero giunti di preciso. 

Non so cosa provai quando restai solo al buio dentro quella baita. Mi sentivo deluso e avvilito. Adesso avevo sistemato il sacco con dentro il serpente sotto il tavolo. Si muoveva. Mi chiesi perché avevo permesso che accadesse tutto questo. Ero amareggiato e distrutto. 

Non mangiai nulla e non me la sentii di andare a dormire. Non avevo fame e neppure sonno. O forse avevo fame e sonno ma immaginavo che non sarebbe servito a nulla placare l’uno o l’altro. 

Verso la una di notte chiamai al telefono Loredana un paio di volte ma non rispose. Le mandai dei messaggi ma non rispose. Dopo un po’ anche il telefono dava il segnale di spento. 

Avrei voluto vederla. Avrei voluto abbracciarla. Avrei voluto farle sentire che le ero vicino. Provai a pensare a come potesse sentirsi nel pronto soccorso a piangere un morto, ma non riuscii a pensare in modo lucido. 

Paolo arrivò il mattino verso le nove. Con lui c’erano degli uomini del corpo forestale giunti apposta da Milano. Non li avevo mai visti. Uno degli agenti aveva un contenitore ermetico e altri strumenti che conoscevo bene. 

«Quando fanno il funerale?» chiesi a Paolo. 

«Non si sa ancora. La salma è ancora in ospedale.» 

«Lo chiederò a Loredana.» 

Mi prese in disparte, in modo che gli agenti non potessero sentire. «Forse è meglio se non ti fai vedere» disse. 

«Non capisco.» 

«Non credo voglia vederti.» 

«Perché non dovrebbe volermi vedere?» 

«Mi spiace Manuel, non eri lì, ieri sera, mentre Dario moriva. Non voglio dirti quello che ha detto su di te Loredana.» 

«Non capisco proprio!» 

«Non so che dirti. Ti accompagno in paese a prendere le tue cose, ma ti consiglio di andartene al più presto. Temo che Loredana ti odi e penso ci sia diversa gente che non voglia più vederti da queste parti.» 

Non ricordo molto altro di quella strana giornata. Feci le cose in automatico. Non ricordo come infilai il serpente marrone nel contenitore. Non ricordo se corsi dei rischi o se li feci correre agli agenti presenti. Forse eseguii soltanto dei gesti meccanici. Gli agenti furono freddi e scostanti, molto professionali e di poche parole. 

Pensavo a Dario ogni tanto. Pensavo a Loredana, più di frequente. Mi domandai perché era accaduto tutto questo e soprattutto come avevo permesso che accadesse tutto questo. Cercai ci comprendere il motivo per cui non volesse vedermi, ma non fu facile. 

Be’ non mi resi conto più tardi di scendere a valle e non ricordo di aver salutato gli agenti quando salirono sulla loro jeep. Ero come un automa. Non gli chiesi neppure che fine avrebbe fatto il serpente. Non mi importava nulla. Mi aveva creato abbastanza guai. 

Una volta in paese mi recai in albergo. Preparai le mie cose in camera e prima di scendere da basso chiamai l’officina dove avevo l’auto in riparazione. Avrebbero fatto il possibile per farmela trovare pronta in serata. 

Poco dopo andai a pagare la signora. La trovai al posto di sempre. Mi abbracciò e pianse e disse che sarei sempre stato il benvenuto nella sua pensione. Non mi chiese il motivo per cui andavo via in fretta e furia. Forse le davo la sensazione di uno che scappava ma non mi fece domande imbarazzanti. Credo immaginasse qualcosa ma fu deliziosa e delicata nell’evitare di darmi tormento. 

Andai in piazza alla fermata della corriera. C’era un bus che mi avrebbe portato e Lecco, in partenza da lì a poco. Feci quattro calcoli sul tempo che avrei impiegato e capii che sarei riuscito ad arrivarci prima che l’officina chiudesse. 

Presi il biglietto di viaggio in vendita presso un caffè sulla piazza, e salii sulla corriera in attesa. L’autista indossava una camicia azzurra, aveva gli occhiali da sole ed era senza cappello. Gli mostrai il biglietto e lui ne strappò un angolo. Sorrise e annuì con un cenno del capo. 

Sistemai il bagaglio e sedetti a metà della vettura, vicino al finestrino. Potevo vedere i boschi del parco, oltre la valle, sull’altro lato della montagna. Li osservai per qualche minuto, poi abbassai il telo sul finestrino per non continuare a ricordare. 

La corriera partì dieci minuti dopo. 

Ero l’unico passeggero. 


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"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

giovedì 12 dicembre 2019

Commenti internazionali

Da alcuni anni uso in maniera molto attenta e attiva il profilo che ho sulla piattaforma di Linkedin. L'ho creato quasi dieci anni fa e solo dal duemila e sedici ho cominciato a coglierne dei veri vantaggi. Devo anche dire che prima lo usavo male. Lo consideravo un po' alla stregua di facebook e twitter. Un qualcosa utile solo a raccogliere degli inutili like. Mi sbagliavo. Eccome mi sbagliavo. Mi sbagliavo di grosso. 

Tra le cose che più mi hanno colpito riguardo all'uso di linkedin sono i commenti internazionali che i miei post e i miei articoli ricevono. Non sto scherzando. Commenti davvero internazionali. Commenti che arrivano da ogni parte del mondo. E sono, mi verrebbe da dire, con il trascorrere del tempo e del mio impegno sulla piattaforma, quasi esponenziali. 

Ecco, ora non pensate che siano un qualcosa di inutile e di regalato come succede su facebook e da altre parti posso affermare che non è così. C'è qualcosa di vero. Sono commenti che non sanno di fasullo come succede da altre parti. 

Quando ti trovi un commento in inglese o in francese o in tedesco o magari in spagnolo, se non in olandese, qualche domanda te la fai. 

Quando ti trovi commento di un profilo proveniente da una connessione teorica addirittura di terzo livello con cui non hai quasi niente da spartire a prima vista ti chiedi cosa possa aver suscitato l'interesse. 

Quando ti trovi commento che ti fa capire che il post è stato preso e poi tradotto e poi letto e in base a quello che si è letto e recepito ci si è sentiti in dovere di dare una risposta e commentare quel post, anche se costa fatica tutto questo, anche se costa fatica cercare di farti capire... 


Ecco, diventa facile rendersi conto del valore e dell'importanza che una piattaforma possa avere. 

Oggi mi sento in dovere di ringraziare tutte queste persona straniere che mi dedicano del tempo. Quelle persone che pur avendo una lingua diversa delle mia non si fanno problemi nel leggere ciò che cattura la loro attenzione, magari per un immagine o magari soltanto perché ho usato un titolo musicale. 

Non lo so. 

Mi sento in dovere di ringraziare tutte quelle persone che nonostante ci sia di mezzo una lingua diversa a separarci fanno di tutto per farti capire quello che vogliono dire e che. Mi sento in dovere di ringraziare tutte quelle persone che danno valore al mio lavoro. 


"Grazie per la lettura"

mercoledì 11 dicembre 2019

Che fine ha fatto quel libro?

Disegno Nino di Mei
Penso di aver letto quasi tutti i libri che ho acquistato negli anni o almeno ricordo di aver acquistato e questo comporta il fatto che quando sento citare, per qualche motivo, un titolo in mio possesso, possa capitare che vada a cercarlo e che ci costruisca qualche attorno storia o qualche articolo. Molti post del blog sono nati così e molti altri nasceranno per questo motivo. Può anche capitare che non trovi più il libro citato e questo mi porta a scrivere post come questo: che fine ha fatto quel libro? 

Partendo da ciò che ho scritto nel paragrafo iniziale in corsivo posso scrivere che in linea di massima la maggior parte dei libri che non trovo più li ho prestati. Li ho prestati e non mi sono ritornati indietro. 

So che ci sono diversi libri della mia biblioteca che ho prestato ad amici e conoscenti e che non sono mai più ritornati al loro posto. Non è assolutamente un problema, sono geloso dei miei libri ma non fino al punto di fare delle guerre personali o di rompere dei rapporti. 

Più che altro mi faccio una certa opinione di certe persone. 

Cose del tipo:


chi non restituisce un libro prestato non è solitamente 
interessato a quel libro. 

Ciò significa che molti libri da me posseduti che non sono più in mio possesso hanno fatto di solito questa fine ma... 

Scritto questo devo però anche confessare che ci sono libri che sono spariti dalla mia biblioteca e non ricordo di averli mai prestati. Insomma libri spariti senza che io ne abbia saputo qualcosa. 

Non so che fine abbiano fatto

Magari li ho spostati in un altro scaffale per qualche strano motivo e non riesco più a trovarli. Magari li ho portati su alla baita un'estate fa. Magari li ho persi portandoli in giro in qualche mio viaggio. Magari sono lì davanti agli occhi e non li vedo. 

Magari li ha presi un qualche mio famigliare e tra poco ritorneranno al mio posto. Insomma spesso mi capita di avere la convinzione di essere in possesso di un determina libro, ma cerca cerca, questo non salta fuori. So che dovevo averlo da qualche parte ma non lo trovo per niente. 

Mi è capitato di perdere giornate intere a cercare libri che pensavo di avere nei luoghi più impensati. A volte mi domando pure se davvero li ho posseduti. A voi non capita mia una cosa del genere? 


"Grazie per la lettura"