giovedì 19 settembre 2019

Il gatto che...

Il gatto che sognava di essere un delfino
Non so quanti libri, o più specificatamente, non so quanti romanzi e racconti sui gatti sono stati pubblicati in giro per il mondo. Tanto per restare in tema vi dico che durante il mese di agosto mi è capitato davanti il nome della scrittrice Lilian Jackson Braun: autrice di una serie lunghissima di romanzi gialli che partono con il titolo Il gatto che... Romanzi che hanno come protagonista il giornalista Jim Qwilleran e i gatti siamesi Koko e Yum Yum. 

Lo scorso mese di agosto ho fatto delle ricerche per vedere come era indicizzato nei vari motori di ricerca il racconto Il gatto che sognava di essere un delfino. L'ho cercato con varie chiavi e sono rimasto frastornato nel vero senso della parola. 

Al di là dell'indicizzazione dei post che parlano e trattano il mio racconto, sono rimasto particolarmente colpito dal numero infinito di romanzi dedicati ai gatti che iniziano con Il gatto che... 

In testa sicuramente c'è la scrittrice statunitense Lilian Jackson Braun che ha scritto una marea di storie che iniziano a qual modo. Ho contato almeno trenta titoli. Il gatto che leggeva alla rovescia, Il gatto che viveva alla grande, Il gatto che parlava a i fantasmi e via di questo passo. Titoli di storie che hanno come protagonisti i gatti siamesi Koko e Yum Yum e il giornalista Jim Qwilleran

Be' a dirla tutta io non sapevo neppure ci fossero, questo sino alla fine di agosto, tutti questi titoli e vi confesso che è nata un po' di curiosità attorno a questa faccenda. 

Mi piacerebbe sapere se qualcuno è al corrente di tutte queste storie e se ci sono magari delle affinità con il mio racconto. Non lo so, se sapete qualcosa in merito non abbiate timori, anche se, forse, tutto questo significa che non è poi così fuori moda e appetibile una storia come quella che ho scritto io. 

Nella Contea di Moose, seicento chilometri a nord di ogni dove, l'autunno, in quell'anno pieno di sorprese, fu particolarmente piacevole. Non solo la maggior parte dei turisti estivi se ne era andata, ma alcuni gruppi di cittadini impegnati in opere di volontariato e numerosi entusiasti dell'arte culinaria erano in fermento in vista di un evento entusiasmante che avevano chiamato La Grande Fiera della Gastronomia. Da ultimo, ad aggiungere pepe alla stagione, all'albergo di Pickax City si era registrata una donna misteriosa. Non bella, non esattamente giovane, molto riservata, vestita sempre di nero. 
Lilian Jackson Braun - Il gatto che amava il formaggio 


"Grazie per la lettura"


mercoledì 18 settembre 2019

Il commento non esiste o è stato rimosso

A volte succede. Lunedì sera ho fatto degli errori con la posta elettronica. Non so cosa è successo di preciso ma ho cancellato quattro commenti che avevo in moderazione nella posta in arrivo. Alla fine è rimasta soltanto la scritta "Il commento non esiste o è stato rimosso". Mi scuso con le quattro persone che hanno commentato e che non hanno visto apparire il proprio contributo sotto il post che avevano letto. 

A volte succede anche questo e il tutto senza usare una gomma. Ricordo che qualche anno fa per errore ho cancellato dalla dashboard di blogger una pagina intera di commenti già pubblicati. Qualcosa come cento commenti in un colpo solo, cancellati con un semplice click. 

Ero rimasto malissimo, dopo aver combinato quel disastro e anche allora, ovviamente, scrissi un post di scuse... 

Tuttavia, quella situazione così balorda mi obbligò ad aprire gli occhi e a cercare rimedi. Dopo quella volta ho sistemato l'ordinamento dei commenti pubblicati nel numero più basso possibile (dieci) me non sono più incorso in questi spiacevole episodi. 

Però ogni tanto qualche errore lo faccio, forse a causa della moderazione, o per altri motivi che ora non mi vengono. Un po' come è accaduto l'altra sera. 

Purtroppo ho cancellato dei commenti in moderazione senza volerlo. Sono rientrato tardi ed è bastato una piccola spunta sbagliata per respingerli e non renderli più accessibili neppure dal cestino della posta, in un secondo tempo. 

Ora con qualcuno di questi autori mi sono scusato direttamente con la chat dei social che abbiamo in comune, ma con altri ho ben pochi riferimenti e spero che si accontentino di questo post. Insomma spero basti questo mio post di scuse. 

Mi scuso con chi non vede il proprio commento pubblicato. 

Mi spiace che sia andata in questo modo e perdonatemi anche questo tipo di post, anche se credo si tratti pure di un sistema per mettere le mani avanti nel caso accada ancora qualcosa di simile. 

Uso la moderazione ma ho il massimo rispetto per i commenti che mi lasciate e mi spiace quando nascono o si creano situazioni poco piacevoli, visto che in ogni caso cerco di renderli pubblici in tempo quasi reale. 

Già all'inizio di questo mese ho perso qualche commento a causa di problematiche legate alla connessione. Problematiche, nate con il maltempo, che mi hanno tenuto lontano dalla rete e mi hanno impedito di essere celere nella pubblicazione dei commenti. Vi confesso che il non vedere il proprio commento online si tratta di una cosa che non tollero io per primo. 


"Grazie per la lettura"

martedì 17 settembre 2019

Il ventiquattresimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Martedì 17 settembre 2019. Siamo arrivati a il ventiquattresimo capitolo de' Il male tra gli ontani. Ho inserito in fondo al seguente post anche il link alla vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Se ancora non avete letto nulla di questo romanzo e lo volete fare, vi consiglio di partire dal primo capitolo. Ricordo che questo romanzo è frutto soltanto di fantasia e ogni riferimento a luoghi, personaggi, e fatti reali sono del tutto casuali. Il prossimo capitolo, il ventiquattresimo, sarà pubblicato, come programmato e in scaletta, venerdì 20 settembre. Buona lettura a tutti. 


----- Ventiquattresimo Capitolo ----- 

Prima della gara in programma l’ultima domenica di luglio, ci furono quattro avvistamenti. Due di questi accaddero sul percorso della corsa che interessava l’area del parco. Si trattò di falsi allarmi. Quello che ci fu mostrato furono le foto di innocui saettoni. Un altro aveva a che fare con una natrice che catturai con le mani, senza lasciarmi impressionare e infastidire dall’odore, nel preciso momento in cui attuò il trucco della tanatosi. La quarta segnalazione finalmente ci portò per la prima volta sulla strada di un serpente marrone. 

Il rettile si era insediato nella mangiatoia di una stalla in disuso. Il contadino che l’aveva avvistato bloccò la via di fuga svuotando dei sacchi di cemento sulla piccola botola di uscita posta in basso sulla porta della stalla. Rimase lì di guardia una notte intera, seduto sugli scalini di pietra davanti al casolare su all’alpeggio. 

Quando il mattino ci vide arrivare, si alzò e ci venne incontro. Era eccitato e stravolto. 

«Sono sicuro che si tratta del serpente che cercate» disse. «Li conosco. Li conosco bene. Questo è la prima volta che lo vedo. L’ho visto entrare nella stalla ieri nel pomeriggio: è andato a nascondersi nella mangiatoia.» 

«Quanto era grosso?» «Grosso come un grosso biacco, un paio di metri. Ma il colore non era quello di un biacco o di un saettone e neppure di una semplice biscia.» 

La stalla era per metà interrata. 

«È ancora lì dentro?» chiesi. 

«Non può scappare. Ho sigillato tutti i buchi possibili all’esterno.» 

«È stato molto coraggioso.» 

«Può essere quello che ha ucciso il bambino dieci giorni fa?» 

Mi guardai in giro. Il luogo in cui c’era stato l’attacco era avvenuto duecento metri a monte, non di più. Riconobbi l’ansa del torrente tra i cespugli anche da quella distanza. Non lo avevo dimenticato. Poteva essere lo stesso serpente e annuii. 

«Bastardo!» 

«Ora però bisogna catturarlo» dissi. 

«Pensi di farcela?» chiese Dario. 

«Sì, non bisogna farlo scappare quando esce dalla porta.» 

«Hai tutto ciò che serve?» 

Aprii lo zaino. Questa volta, diversamente da Milano, ero stato previdente. Dentro avevo un paio di guanti, la pinza da erpetologo e un sacco ermetico per serpenti. 

«C’è la luce all’interno della stalla?» chiesi al contadino. 

«No, purtroppo… Da anni non ci metto più animali, ma per il momento l’ho solo ripulita e intonacata.» 

«Mi occorre anche una torcia.» 

Il contadino assentì. Era nervoso. Salì la scala esterna ed entrò nella baita al piano di sopra. Guardai Dario. Anche lui era nervoso. Gli dissi di stare tranquillo. Il contadino tornò con la torcia. Le sue mani tremavano. 

«Cos’altro devo fare?» domandò.

«Nulla, ci penso io adesso. Prima di postare il cemento è meglio aprire la porta.» 

«Si apre verso l’interno» disse il contadino. 

«Meglio così» dissi. 

Era una vecchia e robusta porta di legno con un catenaccio a chiavistello. Mi misi all’opera. Girai la grossa chiave di ferro battuto e lo sbloccai, poi lo sfilai. Ma non aprii subito. Magari il serpente si era messo dietro la porta pronto a uscir fuori. 

«Ora apro, fate attenzione» dissi. 

Il contadino salì due scalini. Dario si ritrasse solo un pochino. Misi i guanti e diedi una spallata alla porta: si spalancò. 

Non successe nulla. Accesi la torcia, afferrai la pinza e varcai l’uscio. Il pavimento era di lose e malta. Indirizzai il fascio di luce tra le pareti della stalla alla ricerca della mangiatoia. Non vidi nulla che si muovesse all’interno. C’era una piccola catasta di legna e dei rami avvolti in fasci. Un po’ di luce entrava da una piccola finestra laterale. 

L’interno era fresco. Ma il serpente non si vedeva. Avanzai lentamente in direzione della mangiatoia. Magari mi aveva visto. Era probabile. Sapevo che era molto veloce. Mi avrebbe attaccato se si fosse sentito in pericolo. Si sarebbe rizzato in piedi, avrebbe appiattito la testa e magari mi avrebbe attaccato. I miei pantaloni erano spessi e scuri, magari avrebbero intimorito il rettile. 

«Lo vedi?» chiese Dario. 

«Non ancora» risposi. 

«Stai attento» chiese Dario. 

Udii come uno scrocchio di legna secca e mi girai di scatto verso la catasta. La illuminai e rovistai con la pinza, allungandomi il più possibile. Pensavo fosse un ottimo nascondiglio per un rettile. Ma non c’era, oppure era incredibilmente mimetizzato con la legna più sottile. Smossi un po’ di legna con la mano sinistra. Poi mi avvicinai alla mangiatoia. 

Doveva essere lì. Sapevo che sarei scattato all’indietro appena mi si fosse parato davanti. Era una reazione peristaltica. Aspettavo che accadesse. Feci ancora qualche passo e poi lo vidi. 

Mi sentii gelare. 

Lo illuminai e lui non si mosse. Rimase lì immobile e statico nella mangiatoia. Era grosso e mi domandai se fosse un maschio o una femmina. Magari mi sarebbe stato facile scoprirlo una volta nel sacco. In ogni caso il suo morso non avrebbe fatto differenze. 

«L’ho trovato» dissi. 

Avevo la bocca impastata. Parlai senza perdere di vista il serpente, tuttavia. Sapevo che dovevo prenderlo e toglierlo dal nascondiglio, che si era trovato, al più presto. Misi la torcia in bocca e cercai di capire dove fosse la testa, facendo luce. Contai fino a cinque e avvicinai la pinza al rettile. Sapevo che avrebbe reagito in qualche modo. Magari sarebbe schizzato fuori dalla mangiatoia. Speravo non facesse storie. 

Appena lo sfiorai il rettile si scosse. Cercò una via di fuga verso l’alto e io cercai di bloccarlo con l’asta della pinza ma non riuscii a farlo. Il serpente strisciò sul bordo della mangiatoia, poi cadde sul pavimento e cercò di fuggire verso la catasta. Fu allora che mi feci coraggio. Lo afferrai per la coda. Lo strattonai verso l’alto e lui si curvò su se stesso in un istante e cercò di mordermi ma urtò la pinza che gli misi davanti d’istinto. Aveva la testa piatta e il collo piegato a esse e la bocca spalancata e voleva mordermi e capivo che era nervoso e suscettibile. 

Ero solo con lui adesso e gli dissi di non fare scherzi. Sentivo gli altri parlare fuori dalla stalla ma non capivo cosa dicessero. Ero concentrato e lucido e molto cosciente del pericolo che trattenevo con le dita. Lasciai cadere la torcia e mi spostai verso la porta sempre trascinandolo per la coda. 

Una volta fuori sarei riuscito a bloccargli la testa con la pinza. Non fu affatto semplice. Non volevo ferire il serpente e neppure innervosirlo ulteriormente con movimenti bruschi. Era lungo un paio di metri, del tutto marrone. Non fui in grado di stimarne il peso e cercavo di non perdere la concentrazione. 

Era più agile e snello di quello che avevo immaginato. Notai le iridi nere e fredde degli occhi e l’interno rosa della bocca. Adesso stendevo il braccio mentre lo tenevo per la coda e con la pinza facevo in modo che la testa non si avvicinasse alle mie gambe. Capivo che il mio comportamento apparisse strano al contadino ma volevo assolutamente catturalo vivo e intero. Sono sicuro che lui lo avrebbe ucciso senza esitare. Lo sentivo imprecare e bestemmiare. 

Forse sarebbe stato più semplice mettere il serpente in un secchio. Dissi a Dario di aprire il sacco e di posarlo a terra, nel frattempo non mollai la coda del rettile. Pensai di aver capito come dovevo fare. Aspettai che il serpente si calmasse un poco e lo spinsi con la pinza verso l’imbocco del sacco. Mi parve quasi che volesse cedere. Con la pinza afferrai un bordo del sacco, ma in quel momento il rettile si rivoltò e si lanciò di nuovo addosso nel tentativo di mordermi alle gambe. 

No, non ci sarei riuscito in questo modo, ma non volevo che Dario corresse dei rischi. Provai di nuovo a pinzarlo per il collo ma non ci riuscii. Avevo bisogno di avere il sacco aperto davanti e sollevato da terra. Era l’unico modo per catturarlo. 

Non so perché pensai a un attizzatoio e a un soffietto del camino. Speravo che il contadino li avesse nella baita. Glielo chiesi. Catturare un serpente marrone non era come prendere una vipera a mani nude. 

«Certo che li ho» mi rispose. 

«Vada a prenderli, per favore.» 

Quando lo vidi tornare con un soffietto abbastanza lungo, dissi a Dario di prenderlo e di andare alle mie spalle. Avremmo fatto uno scambio veloce. Aspettai che fosse dietro di me, quindi lasciai cadere a terra la pinza e la sostituii con il soffietto di ferro. 

Era molto più pesante ma riuscii lo stesso a tenere lontano dalle mie gambe il rettile. Dissi a Dario di prendere il sacco con la pinza e di sollevarlo da terra. Finalmente avevo fatto la cosa giusta. Ci guidai sopra il serpente. A un certo punto capii che potevo mollare la sua coda. 

Il serpente forse era stanco ed entrò nel sacco. 


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"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

lunedì 16 settembre 2019

La serie di libri italiana più venduta al mondo

Abbiate pazienza ma scendo letteralmente dalle nuvole segnalando tra i miei record culturali settimanali La serie di libri italiana più venduta al mondo. Ne ero completamente all'oscuro ma i numeri di Geronimo Stilton, personaggio nato dalla fantasia di Elisabetta Dami non lasciano dubbi... 

Non so dove ho sentito nominare Geronimo Stilton. Forse l'ho visto in qualche pubblicità sui social o in qualche status o forse mi è capitato di vedere dei cartoni animati in televisione che lo hanno come protagonista. 

Un nome che ovviamente non mi è nuovo ma di cui sono in grado di dire molto che mi porti a risalire all'origine di questa mia conoscenza. Certo adesso non posso non ammettere che è stata un sorpresa scoprire che i suoi libri sono vendutissimi

Insomma si parla di libri tradotti in 48 lingue in gradi di aver venduto più di 33 milioni di copie in Italia e oltre 140 milioni di copie se parliamo di tutto il mondo. Numeri che lo fanno La serie di libri italiana più venduta al mondo

Be' io faccia acqua da tutte le parti. A dirla tutta non sapevo neppure che Geronimo Stilton fosse un personaggio della letteratura, frutto della fantasia della scrittrice milanese Elisabetta Dami, nato nel 2000. 

Come ho già avuto modo di dire lo credevo semplicemente un cartone animato di origine anglosassone e confesso che scoprire che in giro per il mondo ci sono tutte queste copie dei suoi libri mi lascia perplesso e confuso. Sarà per il nome, sarà per un milione di motivi che non sono in grado di elencare. Insomma non so davvero nulla. Sono davvero desolato, ma non posso aiutare nessuno quest'oggi. 

Non so nulla dei gadget che girano attorno a questo personaggio. Non so nulla sulla sua autrice. Non so nulla delle caratteristiche delle sue storie, a parte il fatto che sembrano essere destinate a fanciulli e ragazzi. Non so niente di niente. 

Non so che tipo di scrittura caratterizzi queste opere, che hanno ormai superato le duecento pubblicazioni e non so neppure da che parte cominciare a parlarne. 

Quasi mi vergogno, ma spero mi perdonerete. Spero possiate perdonare anche l'impossibilità di trovare un incipit riguardante una storia di questo personaggio, ma oggi è andata così. 

A volte succede.


"Grazie per la lettura"

Fonti: 
- List of best-selling book series 

N. B. - Sono contento, in ogni caso, di aver appreso che esiste un formaggio, prodotto in Gran Bretagna che si chiama Stilton, magari ne parlerò prossimamente in uno spuntino letterario.

domenica 15 settembre 2019

Gli spaghetti al limone di Dacia Maraini

L'ultima ricetta che ho provato a mettere sul piatto negli ultimi tempi è quella degli spaghetti al limone. Me l'ha suggerita la scrittrice toscana Dacia Maraini: si dice sia presente anche nella sua narrativa e presumo che sia uno dei suoi piatti preferiti. Non lo so con precisione. Mi piace pensarlo. Il risultato della ricetta intanto non è stato male, anche se per quanto riguarda la sua narrativa sono ancora fermo. Al momento non ho mai letto nessun libro di Dacia Maraini. 

Se non ricordo male, molti anni fa, una persona mi regalò un libro. Mi fece scegliere tra tre libri. Ne presi uno di Sepulveda, ma ricordo che tra i tre c'era anche Bagheria di Dacia Maraini. Credo sia stata la sola volta in cui sono andato vicino a uno dei romanzi della scrittrice toscana. Ma dopo allora non mi è più capitato... 

Già al momento non ho ancora letto nulla di suo. 

Però oggi, grazie a questo spuntino letterario, ho l'occasione per parlare di lei, o almeno ho l'occasione per cercare di capire cosa ne pensate dei suoi lavori e tutto perché ho scoperto in rete molte ricette che citano Gli spaghetti al limone di Dacia Maraini

Ecco, ora, riallacciandomi al paragrafo iniziale e a quanto detto sopra mi sento di dire che se la sua narrativa è deliziosa come un piatto di spaghetti al limone va sicuramente provata. Intanto la ricetta degli spaghetti al limone l'ho sperimentata. 

Ne ho preparato un piatto con poco più di cento grammi per me, l'altra sera. Mi è venuta bene e l'ho mangiata con gusto. Tanto per cominciare ho messo sul fuoco una pentola con acqua a sufficienza, quando è arrivata a bollore ho aggiunto il sale e degli spaghettini (non dico la marca per non fare pubblicità, ma sono i soliti spaghetti trafilati al bronzo che adoro). 

Mentre la pasta cuoceva, ho preparato la salsina, se così si può chiamare. In una padella aderente ho messo a sciogliere un pezzo di burro e la buccia grattuggiata di un limone, poi appena il burro si è sciolto ho aggiunto il succo filtrato di mezzo limone. Ho lasciato scaldare per un paio di minuti, nel mentre ho scolato la pasta e l'ho messa in padella. 

Ho mantecato un poco e via. 

Sì, Dacia Maraini mi ha suggerito una bella cosa, penso proprio che presto leggerò qualche suo libro. 


"Grazie per la lettura" 

Fonti: 
- Dalle pagine di un libro...

sabato 14 settembre 2019

Cinquecento metri di arte

I tre lavori presenti in questo post ritraggono dei luoghi che distano cinquecento metri in linea d'aria, forse meno, l'uno dall'altro. Case vecchie, fienili, pollai e i prati di una volta. Insomma cinquecento metri di arte, di storia, di sapori e di ricordi, per dirla tutta. Tutti risalenti allo stesso periodo. 

Il post di oggi mi porta - come successo in altri momenti - a fare l'ennesimo viaggio del tempo, ma l'arte vive anche di queste cose e queste opere di Nino di Mei mi sono letteralmente saltate addosso. Si parte dal primo disegno in bianco e nero, quello che trovate in testa all'articolo. 

Laggiù si vede casa mia. La vedete no? Proprio laggiù in fondo al disegno al centro. Era così agli inizi. Nell'estrema periferia del paese. Irriconoscibile adesso. Una casa a due piani con solaio, attaccata a quella di mio zio a un solo piano. La campagna era dappertutto e sopra e sotto c'erano orti, prati e campi coltivati. La strada era uno sterrato polveroso quasi sempre deserto, perfetto per giocare a pallone, visto che il passaggio delle auto era più che una rarità. 

Uscivi dalla porta di casa e se voltavi a sinistra imboccavi una strada che portava verso la campagna. Non bisognava camminare molto. I prati erano subito lì, diventavano i campi da gioco per noi bambini, anche se a volte, questo particolare, faceva arrabbiare qualcuno. Ma per noi era divertimento puro in ogni stagione. E il paese te lo lasciavi alle spalle senza tanti rimpianti. 


Il secondo quadro (un acquerello) ritrae invece una zona dove mia madre per anni ha avuto un orto e ha coltivato un campo di patate. 

Sì, c'era pure quello allora e non è semplice dimenticare i periodi nelle varie stagioni in cui ci si metteva mano. 

Per arrivarci ci si serviva dello stesso sentiero, si girava attorno a un promontorio e... 

Poi si attraversava un ruscello, si risaliva una rampa di qualche metro ed ecco la nostra spiaggia estiva o la nostra pista invernale, visto che con la neve quella zona si riempiva di bambini con un paio di sci, slittini, bob e via di seguito. 


Andando avanti si attraversavano quatto casolari e si arrivava all'ultima opera, quella realizzata su una tela a olio

Sulla sinistra del lavoro, in basso, c'è una pianta di amarene, magari e difficile da riconoscere ma è davvero una pianta di amarene. Adesso vi giuro che ancora adesso mi pare quasi di assaggiarle. 

Ma c'è dell'altro. Se guardate bene ci intravedete anche una fonte interrata che esiste ancora adesso, credo, anche se purtroppo non ci bevo più da molti anni. 


"Grazie per la lettura"