sabato 4 aprile 2020

Come un soldato

Arte Nino di Mei
Il periodo peggiore della mia vita è quello che risale all'anno in cui ho assolto la leva militare. Nonostante siano passati molti anni da allora non riesco a trovarci quasi nulla di positivo a parte la resilienza che me lo ha fatto superare. Adesso, visto gli obblighi che la quarantena ci obbliga a seguire, non vorrei che questo periodo prendesse la stessa piega, dato che, con orari fissi di pulizia e cucina, mi sto già comportando come un soldato. 


Benché da piccolino giocare ai soldatini e alla guerra fossero tra miei passatempi preferiti, benché mi piacessero le armi e amassi in maniera spropositata la storia, quella delle battaglie. 

Benché conoscessi i carri armati della seconda guerra mondiale, i caccia di quel periodo, benché ricordassi i nomi dei generali e benché uno dei miei sogni di bambino fosse quello di vestirmi in mimetica ed elmetto a carnevale, non posso sicuramente dire di aver amato allo stesso modo il periodo in cui ho assolto la leva militare. 

Per me è senza dubbio il periodo peggiore della mia vita e non credete che tutto il resto sia stato all'acqua di rose. 

Per niente. 

Però, dai problemi di lavoro, dai problemi sentimentali, dai lutti e dalle disgrazie in cui sono caduto, ho sempre trovato energie e propositi di crescita, aspetti mai riscontrati durante quel balordo anno di naia. 

Il guaio è che mi ricorda tanto questo periodo di quarantena.

Il fatto di essere costretti a non fare nulla. Il fatto di non poter lavorare. 

Il fatto di dover trascorrere le giornate quasi con apatia (grazie al cielo c’è la scrittura). 

Il fatto di organizzare le ore in modo tale da non sentirsi inutili, mi fa associare questo periodo alla naia. 

Certo, in questo caso, abbiamo un problema che riguarda la salute di tutti e già questo punto mi lascerà un qualcosa in più una volta superato il momento di emergenza, ma confesso che l’organizzazione delle giornate, per il momento, mi sa tanto da giornate trascorse in caserma. 

I giorni sembrano quasi tutti uguali esattamente come erano uguali allora. Sia che mi trovassi a Pesaro, a Roma o a Treviso. 

Giornate scandite da sveglie, pulizie, momenti passati in cucina, telefonate alle persone care. Giornate scandite dal desiderio di ricominciare a fare la vita di sempre, con i suoi problemi e tutto il resto. 

Passerà o la faremo passare, perché non ho firmato per fare il soldato. 



“Grazie per la lettura”

P. S. - Mentre redigevo questo post ho ricevuto la notizia della morte per coronavirus di un mio vicino. Abitava a cinquanta metri da casa mia e ci giocavo insieme da piccolo. Certe cose non sono mai lontane come si pensa.

giovedì 2 aprile 2020

Due aprile

Il due aprile è da ventiquattro anni la data di un giorno indimenticabile per me. Un giorno che ho dentro l’anima in maniera incancellabile e indelebile. È consuetudine che da quando ho il blog ne parlo e mi rendo conto che ogni volta che mi compare davanti questa data diventa sempre più importante dedicargli uno spazio. Ma il due aprile è il giorno in cui è scomparso mio padre: è più forte di me. Cercate di capirmi. 


Adesso sono passati ventiquattro anni ma sembra appena ieri. Ho ancora tutto davanti agli occhi e nella mente. Anzi ogni anno il ricordo è più presente, come se l’aggiunta di un anno avvicinasse invece di portare una ulteriore distanza temporale. 

Posso tranquillamente scrivere che rivivo le emozioni e le sensazioni di allora: l’unica differenza consiste nel fatto che ne sono a conoscenza, ma non è cambiato nulla nonostante tutti gli anni che sono trascorsi. È incredibile che sia passato tutto questo tempo, quando ho ancora nella memoria la voce di mio padre. Come se fosse ancora al suo posto. 

È incredibile che siano passati ventiquattro anni a questa velocità. Ci sono un sacco di cose che mi ricordano di lui. A volte si tratta di una corsa di ciclismo in televisione. A volte di una frase in tedesco. A volte il desiderio di mangiare una pietanza particolare. A volte un dettaglio insignificante. 

Ricordo i vestiti che indossava in quell'ultimo periodo. Ricordo l’autoironia che aveva nel vedersi senza capelli per la chemioterapia. C’è ancora molto di lui intorno. Ha creato un museo di opere e ogni giorno, non ogni anno, scopro qualcosa di nuovo

Spesso incontro delle persone che lo ricordano. 

Spesso non so neppure chi sono queste persone. Me ne parlano bene, segno che ha lasciato un buon ricordo di sé. Ogni tanto, anche sui social, trovo immagini che lo ritraggono. 

E intanto il tempo passa e il suo ricordo non si affievolisce. 

Ogni giorno, come ho già scritto, è come se ne fosse andato soltanto ieri. Ricordo dialoghi come se ci fossimo scambiato delle parole ieri. Ricordo le espressioni del viso. 


 “Grazie per la lettura” 


P. S. - Quando ero piccolino, la domenica, quando era possibile, accompagnavo mio padre in giro per la campagna e i per boschi della zona. Io giocavo mentre lui faceva degli schizzi su notes o su fogli di carta che poi diventavano delle tele a olio. Mi piace pensare che l’immagine inserita ritragga uno di quei momenti.

martedì 31 marzo 2020

Siamo tutti Robert Neville

Arte  Nino di Mei
Da un mese esco solo di giorno, per una mezz'ora e neanche tutti i giorni. Mi limito a fare la spesa. Fuori è il deserto, non si vede quasi anima viva e appena cala il sole serro le imposte e chiudo la porta di casa. Non sono una leggenda ma sembro un poco Robert Neville, se sapete chi è. Forse, però, siamo tutti Robert Neville se sapete chi è. 


Ricordo di aver letto il romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson una sera d’estate di una decina di anni fa. Era una sera di luglio e lo lessi sul terrazzo, non avevo voglia di uscire. Io sono leggenda è un romanzo breve, poco più di cento pagine. 

L’ho letto in un paio di ore. Aperto dopo cena, finito prima di andare a letto. 

Il romanzo racconta di una pestilenza che trasforma l’umanità in vampiri e il protagonista della storia se ne sta chiuso in casa per non farsi infettare. Esce solo di giorno a cercare altre persone non malate, a uccidere i vampiri (che ovviamente di giorno dormono) e a fare rifornimento di quello che gli serve. Ma appena tramonta il sole si chiude in casa con il terrore addosso. 

Be’ non vado oltre perché non voglio spoilerare troppo e ho già parlato parecchio di questo libro e del suo autore sul mio blog, 

Ma…. 

In questo periodo di quarantena forzata, ho la sensazione di assomigliare un poco a Robert Neville. Anch'io appena tramonta il sole mi chiudo in casa. Non scappo dai vampiri ma pure io devo fare attenzione a un qualcosa di pestilenziale. 

E quando esco sembro proprio Robert Neville

Non devo uccidere nessuno e neppure devo controllare il sorgere e il tramonto del sole. 

Ma sembro proprio Robert Neville. Quella poca gente che incontro mi sta lontana e lo stesso faccio io. Al massimo ci sorridiamo dalle finestre e dai balconi. 

Non penso più in là del giorno dopo e mi rendo conto che tutti sembrano nella stessa condizione. 

Ogni giorno controllo la posta elettronica e vedo che non succede mai nulla. Sembra che tutti siano pronti a combattere in quanto a retorica ma nessuno esce dal suo guscio. Non ci sono soldi ma non ci sono neppure le occasioni di spenderli. 

Sembra che tutti siano impauriti anche se non lo danno a vedere. Un qualcosa che mi sta cambiando la vita. O che ci sta cambiando la vita. Volenti o nolenti, siamo quasi leggenda


“Grazie per la lettura”

domenica 29 marzo 2020

Avanzi

Arte Nino di Mei
Mi hanno sempre insegnato a non sprecare il cibo, ma l’ho imparato un po’ anche da solo sin da piccolo. Mi ha sempre impressionato quel passo di Pinocchio in cui si legge di un Geppetto che sbuccia le pere, che mette da parte le bucce e il burattino che mangia la frutta ma nel momento in cui fa l'atto di buttare il torsolo Geppetto lo ferma, i torsoli vengono posati insieme alle bucce in un angolo della tavola e alla fine Pinocchio, non ancora sazio, divora sia le bucce che i torsoli. Ecco il perché dell’importanza di servirsi degli avanzi… 


Sto bene fisicamente. Non accuso sintomi influenzali di sorta. Non sono sovrappeso e non sono preoccupato riguardo alla possibilità di ammalarmi visto che non incontro nessuno da settimane. 

Non ho paura di ammalarmi, è un pensiero che appena mi sfiora, confesso che temo molto di più la paura di poter morir di fame se le cose non dovessero riprendere una piega positiva. 

So che fino a qualche settimana era assolutamente incredibile pensare di morir di fame, ma dopo quello che è accaduto e considerando la diffusione della pandemia e gli sviluppi che questa sta avendo, un simile pensiero non è poi campato tanto in aria. Ovviamente siamo tutti ottimisti e siamo tutti convinti che ne usciremo bene e che tutto ritornerà come prima o quasi, ma a volte, in questo periodo, il pensiero di morir di fame mi sfiora. 

Per questo sono ancora più attento e parsimonioso nel mettere da parte gli avanzi e nel non buttare nulla di ciò che è commestibile. Non ho mai sprecato pane in vita mia, immaginate adesso. 

Il pane raffermo mi diventa utile per zuppe e per torte salate ma ho raccolto le briciole in un barattolo e ne farò del pane grattugiato da usare come condimento per gli spaghetti aglio, olio e peperoncino

Sto bene attento a sfruttare la frutta sino in fondo e a buttare solo quello che davvero non è commestibile. Non mi frega più nulla del grasso sul prosciutto cotto, lo mangio e non lo metto nell'umido. Non mi frega più nulla del grasso che trovo sulla carne. 

Insomma dubito che morirò o che moriremo di fame. La nostra società è troppo avanzata per permetterlo (rido mentre lo scrivo) ma è sempre meglio tenere gli occhi aperti e non buttar via gli avanzi. 

Un anno fa non avrei mai pensato dopotutto di trovarmi in casa come un recluso per colpa di una pandemia. Meglio non sottovalutare la situazione. Certo morir di pandemia o di fame non è una bella fine. 



“Grazie per la lettura”

venerdì 27 marzo 2020

Un blog trasparente

Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto sia importante avere un blog trasparente. Un blog che non nasconde nulla e che ha nel blogger stesso una voce autorevole e ben identificata. Sul mio blog c’è infatti la pagina chi sono, ma anche tutti i miei social attivi non nascondono nulla delle mia persona: insomma a chi interessa veramente è facile trovarmi e conoscermi. 


Pochi giorni fa sono stato bloccato su un blog per i miei commenti. Non mi importa niente e se devo essere sincero l’ho fatto quasi di proposito: me la sono cercata con le mie provocazioni (del tutto sensate in verità). 

Purtroppo non sopportavo più di trovarmi spesso davanti le pagine di un blog dove si leggevano invettive contro una determinata fazione politica o contro l’arte o dove si banalizzavano informazioni sulla situazione legata alla pandemia corrente con una totale mancanza di conoscenza e di tatto. 

Ora direte voi, come recitano spesso blogger attraverso un banale luogo comune: 


“uno con il blog ci fa quello che vuole”

la faccenda non dovrebbe riguardarmi e ammetto che cosí dovrebbe essere, dopotutto avrei lasciato correre se quel blog fosse stato trasparente

Ma invece quel blog non ha nulla di trasparente, Non compare il nome di un blogger e non compare un indirizzo email per poterlo contattare. Tutto ruota attorno a un nomignolo e a sciocchezze che rendono quel blog la casa di un leone di tastiera e un webete più che un blogger autorevole. 

E la cosa non mi piace affatto. 

Lo confesso, dopo quello che mi è capitato direttamente, ho proprio intrapreso da un po’ di tempo una specie di lotta verso questa tipologia di personaggi e non mi pento di apparire cattivo in determinate situazioni. 

Ho cancellato dalle mie visite blog che non hanno mai capito l’importanza di acquisire una certa autorevolezza liberandosi da personaggi ambigui. E non tollero più chi si serve del blog usandolo con mezzi ruffiani e ipocriti solo per raccogliere qualche commento utili a nascondere la mancanza di veri lettori. 

Un blogger è responsabile di ciò che scrive e dovrebbe avere il coraggio di non nascondersi, in special modo quando propone contenuti polemici.  

Almeno io la penso in questo modo.



“Grazie per la lettura” 


P. S. - Sul mio blog ho la moderazione dei commenti ma non ho mai censurato le critiche feroci verso i miei post. Naturalmente non faccio passare commenti che non hanno nulla a che fare con i miei contenuti o che offendono il sottoscritto o i miei lettori, non danno valore e penalizzano l’indicizzazione dei post.

mercoledì 25 marzo 2020

La vita corre sul blog

Arte Nino di Mei
In questi giorni sto ricevendo diversi messaggi per posta e tramite le mie piattaforme social (linkedin principalmente) di gente che mi chiede come sto e come sta andando la situazione. Mi sento in dovere di tranquillizzare tutti coloro che mi dedicano un momento a motivo del fatto che leggono Otium. Sto bene e la mia vita scorre sul blog. 


Sono ormai nella quarta settimana di quarantena. Le restrizioni si fanno sempre più dure e sebbene fisicamente non abbia nessun tipo di problema (faccio un’ora di cyclette e ginnastica ogni giorno) la situazione diventa sempre più pesante dal punto di vista lavorativo e di conseguenza sul piano economico. 

Tutto quello che avevo in programma (concerti, mostre) è saltato definitivamente e temo che per diversi mesi non si presenteranno occasioni per poterne riparlare. Faccio fatica anche a scrivere dei nuovi racconti ma non mi ferma la stesura di articoli sul blog. 

Posso esageratamente dire in senso figurato che il blog mi tiene in vita o come ho scritto nel titolo che la mia vita scorre sul blog. Purtroppo non posso muovermi e spostarmi con l’auto e credo che non sarà possibile farlo per diverso tempo ancora ma apprezzo molto la vicinanza di chi in un momento duro come questo trova il tempo per farsi sentire. 

Il blog mi tiene davvero in vita (sempre in maniera figurata) e sento bene la vicinanza di molti lettori. 

Ho anche un aumento del venti per cento di utenti, segno che la gente non mi trova fasullo e in momenti come questo, con la rete dominata da leoni da tastiera, webeti e tuttologi vari questo dettaglio mi fa ben sperare in ciò che potrà accadere quando questa emergenza sarà finita. 

Intanto faccio di nuovo un lavoro su me stesso, visto che è la seconda volta in pochi mesi che le situazioni contingenti mi portano a fare delle vere valutazioni attorno al mio mondo. 

Tollero sempre meno la superficialità e la leggerezza con cui si affrontano i problemi piccoli o grandi che siano e anche con i contenuti del blog non riesco più a comunicare e a far passare un qualcosa in cui non credo io per primo. 

Perciò ringrazio tutto coloro che mi dedicano del tempo. 

Ringrazio tutto coloro che si sono mostrati preoccupati e prometto che anche in questo periodo di quarantena forzata che stiamo vivendo farò di tutto per non fare mancare i miei contributi. Dovete saperlo: siete voi lettori la mia forza



“Grazie per la lettura”