martedì 18 dicembre 2018

Su Twitter Panem et circenses

I trend su twitter, ieri pomeriggio, erano dominati dalle squadre di calcio e dagli accoppiamenti usciti dai sorteggi della Champions League e della Europa League, con gli incontri previsti il febbraio prossimo: Atletico Madrid, #AtleticoJuve, #Siviglia, Rapid Vienna-Inter, Porto, #RomaPorto. Ne ho citati alcuni, non sono riuscito a prenderli tutti o forse non ho voluto metterli tutti apposta. Calcio, solo calcio, e sì che avevo sognato di trovare tra i trend il mio romanzo Il gatto che sognava di essere un delfino. Si fa presto a dire cultura. Il popolo, ancora adesso, chiede solo Panem et circenses

Se twitter fosse esistito duemila anni fa, in certi giorni, i suoi trend sarebbero stati dominati dai giochi nell'arena. Ne sono sicuro. Mi immagino gladiatori con il bollino blu stalkerati da matrone latine e seguiti da migliaia, se non milioni, di follower da tutto l'impero: #Auctus, #Hermes, #Olympus, e chissà chi altri ancora. E poi immagino le sfide tra #ReziariSecutores e tra #TraciMirmilloni, con tifosi di una fazione e dell'altra in prima fila a suon di tweet

Un po' come ieri pomeriggio insomma, perché a livello sociologico e psicologico credo che ben poco sia cambiato. Già, si fa presto a dire che la società è evoluta e maturata e che certe cose non accadranno mai più. 

La sensazione che i bisogni siano sempre il pane e il circo non me lo toglie di dosso nessuno, anche se mascherati da apericena e partite di calcio. Abbiamo un bel dire che è bello cercare di promuovere la cultura o che la gente, finalmente è più ricettiva, colta e selettiva. Gente che finalmente ha capito l'importanza della cultura e di un nutrimento dello spirito.  

Purtroppo la maggioranza di noi stessi è simile a quegli schiavi e a quei poveracci latini che faticavano giorno e notte per conto di qualche potente e che non desiderava fare altro che recarsi in un anfiteatro per vedere dei giochi in grado forse di accendere lo spirito.  Uno spirito solitamente confinato in una taberna o in uno scantinato ad abbruttire senza la speranza di vedere un po' di luce. 

Ecco perché sono sicuro che per molti basti solo la vittoria della propria squadra di calcio per vedere un po' di luce nella vita, e questa sensazione non me la toglie di dosso nessuno. 

Non c'è più Auctus, ma c'e Ronaldo. É scomparso Hermes ma c'è Icardi. Gente che comunque si riconosce su twitter per il bollino blu. E di gente che li segue ce n'è molta. 


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"Grazie per la lettura" 

Fonti: 

I Gladiatori (Romano Impero)

lunedì 17 dicembre 2018

Lo scrittore con il più ampio vocabolario

Non è la prima volta che sul mio blog vengono postati dei Guest Post. E non è la prima volta che pubblico Record Culturali curiosi. Oggi, facciamo una doppietta, sia con un Guest Post sia con un Record culturale curioso. Già, non sono stato io ad andare a scovare Lo scrittore con il più ampio vocabolario: il contenuto tra virgolette che leggerete in seguito non è frutto della mia penna ma di Alessio Montagner. Buona lettura. 

"Un record che ti piacerà, ma che probabilmente conoscerai già. Qual è lo scrittore con il più ampio vocabolario? Per quanto nel conteggio ci siano pareti differenti, senza dubbio l'uomo che ha usato il maggior numero di parole diverse nei suoi scritti è Goethe, con 93.000. Shakespeare ne ha usate in tutta la sua opera solo 33.000

"Considerando che in genere uno usa attivamente solo metà delle parole che conosce, possiamo dire che Shakespeare aveva un vocabolario doppio rispetto a quello di una persona normale, e Goethe addirittura sei o sette volte quello di una persona normale. Se però consideriamo invece solo il numero di diverse parole nei primi 35.000 versi dell'opera? 

"Ecco la sorpresa: Shakespeare cala a 5.000: questo vuol dire che sì conosceva molte parole, ma non le usava necessariamente in modo denso, variando sempre. 

"E cosa mi dici di Eminem? Eminem sta a quasi 9.000: se scriverà tanto quanto Shakespeare arriverà a più di 60.000

"Chi è ora il vero poeta: Shakespeare o Eminem? Sappi che, secondo gli psicologi, l'ampiezza del vocabolario da sola è una buona approssimazione della cultura generale, ed è forse l'unica abilità che continua ad aumentare anche dopo i 70 anni. Quindi Eminem è un vero genio e ha ancora prospettive di miglioramento." 



Chi è Alessio Montagner:

"Passioni: Filosofia, arte, matematica

- Filosofi di riferimento: Wittgenstein, Leibniz, Kripke, Florenskij, Dummett, Whitehead, Michael Polanyi, Gabriele Mandel, Hofstadter 

- Scrittori preferiti: d'Annunzio, Tolstoj, Goethe, Joyce, Proust, Ezra Pound, Harold Bloom 

- Artisti preferiti: Manet, Tiziano, Rembrandt, El Greco, Schiele, Dalì, Gerhard Richter, Sebastian Schrader, Theo Jansen 

- Compositori preferiti: Beethoven, Tchaikovsky, Puccini, Stockhausen, Philip Glass, Steve Reich, Arvo Paart - 

- Cantanti preferiti: Leonard Cohen, Frank Zappa, Battiato, Brian Eno, Eminem, Maitre Jims 

- Teologi preferiti: Duns Scoto, Occam, Giuliana di Norwick, Lonergan, Rahner, Schillebeeckx, Daniel Horan, Maradiaga 

- Matematici preferiti: Perelman, Ted Kaczynski, Cédric Villani, Von Neumann, Godel 

- Gente che gli somiglia: Philippe Daverio, Gigi Marzullo, Jonathon Keats, Carlo dalla Pozza 


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"Grazie per la lettura" 

Fonti: 

Goethe - God, Goethe and the mammoth task of compiling his vocabulary  

Shakespeare - How many words did Shakespeare know?    

Eminem - Study: Eminem has largest vocabulary in music 

domenica 16 dicembre 2018

Aveva ragione François de La Rochefoucauld

Aveva ragione François de La Rochefoucauld. Lo scrittore, filosofo e aforista francese - autore delle gloriose Riflessioni o sentenze e massime morali - diceva che gli spiriti mediocri di solito condannano tutto ciò che non è alla loro portata. Un qualcosa di tipico e attuale anche al giorno d'oggi: provate a dire a qualcuno che volete scrivere un romanzo o che volete diventare un grande medico. Provate a dire a qualcuno che volete riuscire a esporre i vostri quadri in una Galleria d'arte o che volete diventare il Presidente della Repubblica. Vi accorgere di quanti spiriti mediocri ci sono. Spiriti mediocri, pronti a condannarvi o a guardarvi con commiserazione. 

La gente al giorno d'oggi è strana. Strana per usare un eufemismo. Certo non tutta, ma molta sì: per esempio quella che dal mio punto di vista si associa con gli spiriti mediocri citati da François de La Rochefoucauld nelle sue Massime

Questi spiriti mediocri fino a quando guardano le vostre passioni come a un corollario di poca importanza e di poche pretese non creano problemi. Anzi saranno i primi a farvi i complimenti e a cercarvi e a stimolarvi e a dirvi di quanto siete bravi e preparati e adatti a quello scopo. 

Saranno i primi a proporsi come benefattori

Ma appena questi si accorgeranno e scopriranno e capiranno che avete in mente di fare qualcosa di serio al riguardo, be' è la fine. 

Vi taglieranno le gambe, distruggeranno i ponti che vi uniscono, si rintaneranno nella propria mediocrità e faranno tutti gli scongiuri necessari per impedirvi di arrivare al successo. 

Si nasconderanno e si camufferanno dietro una finta modestia e non accetteranno mai di vedervi puntare a qualcosa che non ritingono alla loro portata. 

Questi spiriti mediocri non vi aiuteranno mai nel fare qualcosa che non reputano loro possibile. Vi diranno che non siete in possesso delle doti necessarie per arrivare a certe altezze. Vi diranno che non possedete il carisma necessario per rivestire certi ruoli. Vi diranno che mancherete di personalità. Vi diranno che non avete le conoscenze utili per intraprendere una determinata strada. 

Lo riterranno soltanto un passo più lungo della gamba. Smetteranno di benedirvi

Questi spiriti mediocri però non vi daranno scampo, staranno lì, vi ronzeranno attorno sperando un giorno - allo stesso modo degli sciacalli e degli avvoltoi delle savane africane - di poter piombare sulla vostra carogna sconfitta e poter dire: "te l'avevo detto.


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"Grazie per la lettura" 

Fonti: 

- François de La Rochefoucauld: Riflessioni morali

- Luigi Simonelli

Leggere a tavola

Nino di Mei
Forse ho già raccontato l'aneddoto presente in questo articolo: è assai probabile, perché raccoglie una serie di immagini che spesso ho ancora davanti agli occhi. D'altra parte, mi ha ispirato questo post dal titolo leggere a tavola. Ora non lo faccio più, neppure quando mi trovo a tavola da solo, ma allora era davvero un brutto vizio. Perché è un brutto vizio, vero? 

Ho frequentato gli ultimi due anni delle scuole superiori a Sesto San Giovanni, facevo il serale. Un qualcosa che non dimenticherò mai e, nonostante la fatica e le difficoltà che ho dovuto affrontare, ricordo con piacere quegli anni. Nel bene o nel male ogni aneddoto e ogni ricordo che mi riporta a quel periodo, mi piace metterlo su carta. 

In realtà uno dei miei romanzi (Noi siamo senza Dio) è ambientato nei luoghi - seppur in tempi diversi - di quegli anni scolastici. Credo anche che diversi miei racconti nascano da quella esperienza milanese. In ogni caso è risalente a quegli anni scolastici il vizio di leggere mentre mangiavo. 

Il guaio è che non leggevo libri di studio o semplicemente romanzi: l'occhio andava soltanto sulle pagine de' La gazzetta dello Sport

Allora lavoravo come operaio in un'azienda situata tra i quartieri della Bicocca e Niguarda. Facevo il rettificatore. Insomma me ne stavo otto ore al giorno lì a controllare e a gestire una macchina utensile che effettuava con una mola lavorazioni di finitura su superfici cilindriche. 

Ora nella pausa pranzo facevo a gara per essere il primo ad arrivare al bar della zona, dove divoravo tre michette, una con il prosciutto crudo, uno con il prosciutto cotto e una con il salame. Sempre in questo ordine: prima il crudo, poi il cotto e poi il salame. 

Bevevo un bicchiere di aranciata o di spuma nerina, e intanto passavo in rassegna tutto quello che diceva La gazzetta dello Sport (sempre che fossi riuscito a prenderla). 

Ero un esperto della Gazzetta dello Sport, allora. Non toglievo gli occhi da quelle pagine rosa mentre mangiavo. Sapevo tutto del calcio italiano e straniero anche se non era ancora pubblicizzato ed enfatizzato come ora. Mi interessava anche lo scii e il ciclismo. E non mi perdevo un trafiletto. Conoscevo addirittura il nome dei giornalisti firmatari dell'articolo.

Adesso non so se apparissi come un maleducato agli altri avventori o se si rendessero conto del fatto che fosse solamente un modo per nascondere la timidezza che mi caratterizzava a quella età. Non l'ho mai saputo. 

Un giorno, l'azienda dove lavoravo si attivò per far arrivare il pranzo direttamente da una rosticceria. Non avevo più bisogno dei panini e di lasciare il posto di lavoro. Perciò smisi di andare in quel bar e smisi anche di leggere a tavola. Benché prima di abbandonare La Gazzetta ci sono voluti molti altri anni. 

Ora non leggo più mentre sono a tavola. Ho vinto la timidezza e, forse, benché sia una  persona che socializza poco, mi piace guardare la gente. 


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"Grazie per la lettura"

sabato 15 dicembre 2018

Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina

Il gatto che sognava di essere un delfino.  Vista attraverso gli occhi di un gatto, una metafora sulla condizione umana. Un gatto che nello stesso tempo racconta le avventure della sua vita, dai primi istanti sino all'approssimarsi della morte. 

In vetrina, oggi,  il post con tutti i capitoli pubblicati. Post  che in seguito sarà destinato a raccogliere tutti i capitoli pubblicati al giovedì di ogni settimana. 

Buona lettura a tutti. 

Uno degli aspetti negativi a cui si va incontro con la pubblicazione di un romanzo on line è la dispersione. Magari a qualcuno sfugge il primo capitolo e quindi non trova interesse a leggere le parti successive, quando vengono pubblicate. Così ho pensato di mettere insieme oggi un post con i primi sette capitoli pubblicati sul Otium

Li metto in vetrina... 

La scelta di postare il romanzo "Il gatto che sognava di essere un delfino" sul blog è dovuta a diversi fattori. Il primo naturalmente è dovuto all'esigenza di sondare l'interesse che una storia del genere può suscitare. Il secondo è dovuto al fatto che voglio rendermi conto se durante la lettura si incontrano svarioni particolari. 

Certo, è evidente che non é affatto semplice crearsi un nucleo di lettori forti, con un romanzo on line a puntate. Capisco come possa essere dispersivo. E ci tengo già sin d'ora a ringraziare chi si è preso la briga di darmi un feedback di aiuto sui vari post del blog e anche sui vari social dove ho segnalato i singoli capitoli, senza perdere un colpo. Naturalmente ringrazio sin da adesso chi vorrà aiutarmi

Il discorso è ampio, ce ne sono molti altri di post in previsione, visto che i capitoli sono quasi cinquanta e non ho intenzione di smettere con la pubblicazione. Ogni singolo capitolo mi serve per fare anche un ulteriore e piccolo editing sugli errori scappati nelle prime fasi di stesura. 

Non ho intenzione di smettere perché voglio che il romanzo completo venga pubblicato on line come punto di partenza. E non ho intenzione di smettere anche perché sono fiducioso...  

Che altro potrei dire? 

Posso dire che il romanzo è nato per gioco e come ispirazione e aspirazione - con il dovuto rispetto, sia chiaro - non posso non pensare  a fonti come Il buon leone di Ernest Hemingway ( anche se il mio racconto non è rivolto particolarmente a un pubblico di bambini), a Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach, a Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupérye forse anche Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carclo Collodi

Lo vedo inserito in questa categoria di storie forse perché anche il mio romanzo, come ho scritto nel paragrafo iniziale, è una metafora sulla condizione umana, vista attraverso gli occhi di un gatto che racconta le avventure della sua vita... 

Perciò non mi resta che aggiungere i link con i vari capitoli in questo post: post che verrà aggiornato settimana dopo settimana... 


Il gatto che sognava di essere un delfino - Romanzo 

Cap. Primo 
Cap. Secondo 
Cap. Terzo 
Cap. Quarto 
Cap. Quinto 
Cap. Sesto 
Cap. Settimo 


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"Grazie per la lettura"

venerdì 14 dicembre 2018

L'importanza delle fonti in un articolo

Ogni volta che redigo un post, se non è frutto completo della mia fantasia (riflessioni come questa di oggi, racconti, romanzi a puntate o invenzioni casuali), mi riferisco a delle fonti. Voci che considero molto importanti per l'autorevolezza e il valore di un determinato lavoro e che di solito segnalo in fondo al post. Nel mio caso, sono talmente esagerato che a volte cito anche chi mi ha suggerito involontariamente un post. L'importanza delle fonti in un articolo tuttavia è indubbia e necessaria quando si prende qualcosa a riferimento per comunicare una curiosità o una notizia. Poco o tanto che sia. Se qualcuno ci aiuta è giusto che venga almeno citato.  

Per diversi anni ho aiutato studenti delle superiori a preparare le tesine per l'esame della maturità. Ora non so se si usano ancora o siano state abbandonate. Ma ero diventato un vero esperto in quel periodo. 

Aiutavo gli alunni nell'impaginazione, nella scelta delle immagini, nella correzione e nella revisione del testo. Ricordo che dicevo loro di non dimenticare mai di segnalare e aggiungere a fine tesina un elenco con le fonti di riferimento del loro lavoro: testi usati, articoli. 

Molti alunni mi contestavano. Mi trovavano pignolo e pesante per quest'aspetto. Magari soltanto perché non erano più in grado di risalire alla fonte di partenza che avevano usato. Ma alla fine si riusciva a realizzare un lavoro efficace e completo in tutte le sue parti, fonti comprese. Fonti che venivano dopotutto prese in larga considerazioni dagli esaminatori. 

Non ho mai abbandonato questa convinzione e mi sono reso conto di quando sia importante anche per un blog fornire fonti sugli articoli che si pubblicano e che si danno in pasto ai lettori. 

A volte, forse, possono sembrare superflue ma dare un valore aggiunto, poco o tanto che sia, non è mai un aspetto secondario. E quando non siamo padroni totalmente di quello scritto è più che mai necessario. 

Nel mio caso non c'è una rubrica che sfugge a questo criterio. Che siano i poste domenicali della Cucina letteraria, che siano i post sugli Aneddoti degli scrittori famosi sto ben attento a non dimenticarmi l'ipotetico punto di partenza. Che si tratti di inchieste o che si tratti di qualsiasi altra cosa. 

Aggiungere un link che aiuti ad approfondire determinati articoli e che dia l'idea stessa del perché un determinato post sia stato scritto lo ritengo molto importante. 

Ne va dell'autorevolezza e perché no del prestigio del nostro lavoro. 


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"Grazie per la lettura"


N. B. - Le fonti, in un articolo di un blog, hanno la stessa importanza di una fonte d'acqua,  insomma l'immagine non è fuori luogo.