martedì 18 settembre 2018

Scrivere in auto

Pochi giorni fa, causa un incidente, sono stato fermo in auto quasi due ore. Il tempo necessario affinché la strada si liberasse dalle auto coinvolte nell'incidente e tutto il resto. Due ore, il tempo che mi serve solitamente per scrivere una cartella di un racconto o di un romanzo. Ho fatto quattro conti della serva naturalmente. Be' se fosse possibile usare un pilota automatico e utilizzare il tempo dello spostamento per scrivere in auto a quest'ora con tutto il tempo che ho passato alla guida avrei scritto trenta libri di trecentocinquanta pagine l'uno come minimo. 

Da quando ho la patente, in media ho usato e guidato l'auto per un paio di ore al giorno, tutti i giorni. Per semplici spostamenti, per questioni di lavoro, per andare a spasso, per andare di qua, per andare di là. 

Certo ci devo mettere anche il tempo che ho perso in colonna, a volte per lavori imprevisti sulla strada, a volte per altri motivi, tipo quello che ho illustrato nel paragrafo iniziale. Due ore di auto al giorno però non sono un'eresia. 

Non mi sbaglio di molto, se penso che a volte ho trascorso anche delle giornate in auto. Da quando ho la patente, quindi dopo i diciotto anni

Ora facendo quattro conti della serva posso tranquillamente affermare che se invece di passare tutto questo tempo in auto avessi usato quelle ore e quei minuti per scrivere, come minimo avrei scritto trenta libri di trecento cinquanta pagina l'uno, con una stima generosa al ribasso, sia chiaro. 

Provate a seguirmi. Due ore al giorno, una cartella editoriale. Dieci cartelle editoriali ogni dieci giorni. Cento cartelle ogni cento giorno. Trecentocinquanta cartelle in un anno, circa. 

Ho guidato per ora più di trent'anni, un libro all'anno, trenta libri

Un conto molto semplice e che non fa una grinza. Se poi ci mettiamo tutta la concentrazione e lo stress e le energie che in certi momenti la guida ha richiesto vi lascio immaginare che capolavori sarei riuscito a scrivere. 

Ecco, ora ammettiamo pure che due terzi di questi libri siano illeggibili e tremendi, ma ne rimangono sempre una decina. Dieci capolavori scritti soltanto evitando di usare l'auto. Non so se mi spiego. Insomma non credo siano riflessioni di poco conto. 

Se non vogliamo scrivere proviamo soltanto a pensare a quanti libri avremmo potuto leggere. Trecento libri? Proviamo a pensare a cosa avremmo potuto fare in tutto quel tempo passato in auto. Numeri impietosi non c'è che dire. 


"Grazie per la lettura"

lunedì 17 settembre 2018

Il primo film di fantascienza della storia

Credo di ricordare di aver letto, da ragazzino, il romanzo Dalla Terra alla Luna di Jules Verne, ma non ricordo per nulla I primi uomini sulla Luna di H. G. Wells. Due racconti da cui è liberamente basato il primo film di fantascienza della storia, Viaggio nella Luna. Spero mi sia passato come Record Culturale in questo ultimo lunedì d'estate. 

Viaggio nella Luna (Le Voyage dans la lune) è un film di Georges Méliès. Si tratta di un film muto del 1902 ed è liberamente tratto dai due romanzi che segnalo nel paragrafo iniziale in corsivo di questo articolo. 

Un film che non ho mai visto, almeno credo e so ben poco anche dei romanzi che lo hanno ispirato (solo uno mi pare di aver letto, ma non ricordo il contesto). Tuttavia devo anche ammettere che la fantascienza, al cinema, è uno dei generi che più appassionano e perdonatemi se oggi divago un attimo allargando il mero discorso letterario. 

In realtà, le fonti dicono che Georges Méliès abbia realizzato altri film di fantascienza prima di questo ma per le statistiche viene citato il Viaggio nella luna come primo esempio cinematografico del genere. Ripeto un film che non ho mai visto, anche se ho già visto l'immagine che ho usato nel post. 

Perdonatemi se non entro nello specifico del film e approfitto del post invece per citare dieci film di fantascienza che hanno influito profondamente sul sottoscritto, perché visti in tenera età e che non mi perdo mai quando vengono ripresentati. 

Non ci sono naturalmente i remake di alcuni di essi, come mancano le saghe di fantascienza che hanno letteralmente fatto saltare il banco al botteghino (Il pianeta delle scimmie, Dune, Star Wars, Alien, Blade Runner, etc...). 

Ricordo che alcuni di essi mi hanno letteralmente scioccato ai tempi della loro prima visione

1 - Ultimatum alla Terra 
2 - La cosa da un altro mondo 
3 - Quando i mondi si scontrano 
4 - L'invasione degli ultracorpi 
5 - La meteora infernale 
6 - Viaggio allucinante 
7 - Il villaggio dei dannati 
8 - Il pianeta proibito 
9 - Il mondo dei robot 
10 - L'uomo che visse nel futuro 

Ora non so quanto dei dieci film che ho citato sono tratti da romanzi. Di alcuni so per certo l'esistenza. In ogni caso oggi, con questo post, mi sono divertito e se pure voi volete partecipare trovate lo spazio nel form dei commenti. 



"Grazie per la lettura" 

Fonti - Viaggio nella Luna

domenica 16 settembre 2018

Deperimento organico a Roma

La prima volta che sentii parlare de' Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach fu a Roma. Fu durante il servizio militare. Una mattina marcai visita e venni ricoverato per deperimento organico in ospedale. Non fui per fortuna mandato al Celio, l'ospedale militare, ma venni ricoverato nella piccola clinica che si trovava a Cecchignola. In camerata conobbi un ragazzo che stava leggendo quel libro. 

Sono tra coloro che non sono per nulla soddisfatti di come hanno passato l'anno del servizio militare. Non lo rifarei nel modo in cui l'ho fatto, anche se forse sono stato fortunato. Far parte della banda musicale a Roma per molti sarebbe stata una chicca. 

Il fatto è che non si suonava molto, ero troppo lontano da casa e in più credo di aver sofferto la fame. Ora, è paradossale questo ultimo aspetto perché durante tutto l'anno di leva ho avuto il terrore di ingrassare, ma se ci penso a molto tempo di distanza ci sono episodi che mi fanno proprio pensare alla fame. 

Uno di questi episodi lo collego un po' all'introduzione di questo post, che lego anche al racconto de' Il gabbiano Jonathan Livingston. Successe che in pieno inverno, complice un po' di influenza marcai visita e fui ricoverato in una clinica che si trovava nel complesso delle caserme della Cecchignola

Lì dentro conobbi una specie di infermiere, in realtà era un militare come me, che si occupava di assistere il dentista militare. 

Era delle mie zone e mi chiese se volevo prendere il suo posto, visto che lui a giorni sarebbe andato a casa per sessanta giorni come licenza di convalescenza. Mi bastava accettare, trascorrere quaranta giorni nella clinica ad aiutare il medico come segretario e assistente di poltrona e poi mi sarei fatto due mesi a casa di convalescenza. 

Accettai e mi fu diagnosticato un deperimento organico. 

Ora non è il caso di raccontare dettagli su quello che facevo effettivamente e di come i miei a casa si rivolsero ai carabinieri per avere notizie sul mio conto e neppure non è il caso di parlare (sempre che non lo vogliate fare voi in un commento) del racconto e dell'autore che mi è servito come gancio, vi basta cliccare sul nome nel paragrafo iniziale per avere sotto mano tutti gli articoli che parlano di lui. 

Mi limito solo ad aggiungere che di notte mi alzavo e giravo per la camere illuminate da una piccola luce azzurrognola e andavo alla ricerca di un cestino dove le suore che si occupavano della cucina tenevano il pane raffermo. 

A volte non trovavo nulla, ma a volte c'era ancora qualche michetta in giro del giorno prima: uno dei pochi alimenti commestibili a cui si poteva attingere per saziare la fame. 

A proposito voi non avete mai sofferto la fame? 


"Grazie per la lettura"

sabato 15 settembre 2018

Maggengo in vetrina

Tra i post carichi di intimismo che a volte caratterizzano i contenuti del mio blog c'è Buen retiro, un articolo risalente a giugno del 2011 dove parlo in maniera un po' nostalgica di un maggengo dove ero solito trascorrere le vacanze estive quando ero bambino. Il luogo è ben presente ed è raccontato in altri post su Otium e anche nell'arte di mio padre, tanto che oggi, in vetrina, vi presento tre lavori: una tela a olio, un pastello e un disegno a china. Non sono tutti qui, tuttavia. Ce sono diversi altri lavori in giro. 

Da bambino, finite le scuola, andavo a Domando. Un maggengo distante mezz'ora di cammino da casa. Ora è possibile arrivarci grazie a un nuovo sterrato, percorribile pure dalle auto, ma allora bisognava andare a piedi, percorrendo una mulattiera tra faggi e castagni. 


Si restava lì da dalla fine di giugno sino alla fine di agosto: due mesi in mezzo alla natura, con pochissimi rientri in paese. In quegli anni, lassù, non c'era l'acqua corrente e la luce era data dalle lampade a olio e a carburo che si accendevano al tramonto e solo in seguito si passò prima alla luce a gas e poi ai pannelli solari. Potete quindi immaginare come ci si sentisse. 

Ci si lavava alla fonte o al torrente poco distante e si trascorreva il tempo a giocare o a leggere fumetti, quando pioveva. A parte la fienagione, la raccolta delle legna e cose del genere, tutto il resto era dedicato alle cose di noi bambini. 

Non c'era la televisione e alla sera si andava a dormire presto, anche perché con il buio non si poteva fare molto. Non c'erano i rumori delle auto e neppure le luci dei lampioni e a volte, nel cuore della notte, eri svegliato da qualche animale selvatico in cerca di cibo che entrava da basso nella stalla o che graffiava la porta. 


Tutto era molto semplice e le giornate erano lunghe e non volevano mai finire ed erano interrotte soltanto da qualche temporale estivo, da qualche saettone che si infilava nella stalla o che strisciava nel prato vicino, da qualche piccolo incidente o da qualche perentorio ordine della mamma che aveva bisogno di qualcosa. 

Il luogo piaceva molto anche a mio papà e ricordo che negli ultimi tempi, prima dalla malattia che lo ha portato alla morte, ha trascorso molto tempo da solo su alla baita. Ci andava appena era possibile. Dipingeva, scriveva, rifletteva e chissà che altro ancora, ma ha lasciato un po' di magia in questi lavori... 

Purtroppo da un paio di anni, ho smesso anch'io di andarci. Non rivedo e non riprovo più la poesia di allora. 



"Grazie per la lettura"

venerdì 14 settembre 2018

Scrivere di mio pugno

L'altro ieri si è votato al Parlamento Europeo sulla riforma europea della direttiva sul copyright. Immagino sappiate come è andata: la direttiva è stata approvata ma occorrerà ancora un anno per capire se sarà adottata o meno. Un bene? Un male? Non lo so. Intanto io continuo a scrivere di mio pugno

Non ho ancora capito di preciso cosa succederà adesso. Forse è prematuro per il momento fare un'analisi e pensarci. In fondo neppure si sa se verrà adottata. Magari la direttiva farà bene, magari sarà un disastro. Ci sarà chi ne trarrà vantaggi e ovviamente ci sarà chi ne uscirà penalizzato e con le ossa a pezzi. Difficile che accontenti tutti. 

Da parte mia vi devo confessare che la questione sul copyright mi ha sempre per così dire preoccupato, sin dai primi tempi che ho il blog. Non tanto da farmi perdere il sonno ma abbastanza da tenere le orecchie diritte. Non per quanto riguarda la mia produzione ma più che altro per il rischio di poter mettere nel blog in aggiunta cose che non posso usare o che non potevo usare. 

In linea di massima mi sembra di aver capito che per quanto riguarda incipit o frasi tratte da un libro, sul mio blog sono sempre state inserite in maniera corretta. Cioè non sono mai stati inseriti per ledere l'autorità dell'autore e per trarne un vantaggio ma bensì per uso critico e di discussione e questo aspetto è lecito a quanto mi è parso di capire. Anche se da questo momento starò più attento ancora ed eviterò il più possibile il ricorso a citazioni e spezzoni di brani. 

Con le condivisione dei link sono sempre andato con i piedi di piombo. Mi sono appoggiato in minima parte a portali di notizie e lo stesso ho fatto con i grandi editori. Probabilmente, nel prossimo periodo andrò a verificare e a rimuovere tutto quello che mi può apparire sospetto, sperando come al solito di non ledere a nessuno, anche perché la semplice condivisione di link non dovrebbe violare la normativa. 

Con le immagini suppongo di aver risolto la questione da molto tempo. Quando mi sono messo a usare di materiale di mia produzione, servendomi in percentuale davvero minima di materiale rilasciato come pubblico dominio sul web. Magari non riuscirà a soddisfare tutti i gusti, ma è sicuramente originale. 

Come originali sono i testi, spunti e riflessioni sono tutta farina del mio sacco. Certo anche in questo caso dovrò verificare in che modo usare i titoli e in che modo parlare delle cose che si amano senza pestar e i piedi a nessuno. 



"Grazie per la lettura"

giovedì 13 settembre 2018

Storie di musicassette

Un giorno dello scorso mese di agosto, mentre facevo delle pulizie in casa, in camera mia, ho dato un'occhiata a un cartone contenente le vecchie musicassette che andavano una volta. Sono rimasto meravigliato. Ce ne sono centinaia, tanto che ho pensato - per il momento è tuttavia solo un'ipotesi - di poter scrivere delle storie da loro ispirate. Sono sicuro che ne uscirebbe qualcosa di buono e di evocativo. 

Se un paio di anni fa i quadri di mio padre mi hanno stimolato a scrivere dei racconti artistici, il ritrovamento di un cartone pieno di musicassette è invece lo spunto per provare a scrivere tra un po' di tempo - non prima di aver suggestionato per bene il mio cervello - delle storie ispirate a esse. 

Credo di aver contato almeno duecento musicassette ammucchiate in quel cartone, musicassette dai generi musicali più disparati. Dalla musica italiana al rock progressivo inglese, dal punk alla new wave. Dal jazz alla musica classica. E poi musica folk. 

Insomma potrei scrivere un racconto solo partendo da questo aspetto. Ma attorno a ogni musicassette, sono sicuro, c'è una storia,e magari ne posso scrivere di belle. 

C'è per esempio la storia della musicassetta che ho ascoltato talmente tante volte che sebbene è ancora nel cartone è rotta e non funziona più. Ci sono ancora le musicassette che ascoltavo la sera a letto con un vecchio registratore e quelle con il nastro riavvolto con il cappuccio della biro e per queste potrei raccontare una storia. 

C'è la storia della prima musicassetta che ho usato sull'autoradio e poi c'è quella della musicassetta che ascoltavo quella sera che sono andato a prendere per la prima volta quella ragazza che mi piaceva. 

C'è la storia della musicassetta che mettevo in auto quando accompagnavo mio padre a Milano nel periodo in cui era malato. 

C'è la musicassetta con il Bolero di Ravel che amava mia madre. Ci sono le musicassette di Luis Guerra che da sole possono ispirare un romanzo. Ci sono quelle dei Perigeo con il sax soprano da imitare. 

C'è ancora la musicassetta con le sevillanas dei Salmarina presa durante quella vacanza in Spagna all'inizio degli anni novanta. C'è la musicassetta con Rapsodia in blue. C'è quasi tutta la discografia su musicassetta dei Police uscita negli anni ottanta. 

E poi ci sono un bel po' musicassette che non so che musica contengono e sarei molto curioso di saperlo. Il guaio è che non posso neppure più ascoltarle perché, ovviamente, non ho più gli strumenti. 


"Grazie per la lettura"