sabato 23 marzo 2019

Cliccare sull'immagine per vedere tutti i post

Sono andato a sistemare le pagine statiche in modo uniforme. Ho inserito semplicemente un'immagine, basta cliccare su di essa per avere in linea tutti gli articoli che caratterizzano una determinata tematica. Un modo anche per riproporre in Vetrina tutte queste pagine statiche presenti quasi dall'inizio su Otium. Per accedervi basta Cliccare sull'immagine. Intanto le illustro con un post specifico. 

Record Culturali 
Forse è stata la seconda rubrica che ho creato sul mio blog ma funziona da anni. Ha superato i quattrocento articoli, inutile che vi spieghi cosa tratta. La conoscete, no? In previsione c'è pure un libro. 

Spuntino letterario 
Una rubrica nata per caso una domenica e da allora non si è più fermata. Siamo vicino ai trecento articoli e come ho detto domenica scorsa sto lavorando con questi post a un libro. Molta fame attorno a essa. 

Vetrina settimanale 
Credo sia la terza rubrica nata sul mio blog. Ha superato i trecento post e naturalmente non si ferma. Forse non riuscirò a fare un libro con gli articoli presenti ma dal punto di vista marketing on line funziona a meraviglia. 

Le interviste 
In questa pagina sono raccolte tutte le interviste fatte dal sottoscritto: scrittici e scrittori, giornalisti, disegnatori, fumettisti, editori, registi e attori, blogger e molto altro ancora. 

La musica 
News musicali, curiosità legate alla musica, eventi, artisti, band e brani, colonne sonore, musica classica e musica pop, ma d’altro canto come potrei vivere senza? 

Nino di Mei 
L'ho inserita fresca fresca. Credo sia necessario. 

Guest Post 
Più di una volta ho dato spazio a dei Guest Post su Otium, a volte anche solo con la fantasia. 

Impariamo da un Blog 
La rubrica più incasinata di tutte, ci sono molti contributi ma non ancora uniformati del tutto: è un lavoro che mi prometto di fare. 

Scrittori famosi 
La mia prima vera rubrica. Una pagina statica contenente tutti i post che riguardano delle curiosità, non specificatamente letterarie, di molti scrittori e autori famosi e continua... 

Viva la vida 
Un'altra pagina statica molto caotica, caratterizza dall'uso di troppe etichette per un solo vero tema. Cercherà di portarle tutte a una sola. 

Otium Social 
Le mie pagine facebook, forse in questa pagina statica aggiungerò anche i link agli altri profili social che uso. 

Probabilmente questa struttura cambierà ancora. Probabilmente le stesse etichette presenti sulla parte alla vostra destra del blog potrebbero finire in nuove pagine statiche. 

Non so ancora di preciso cosa fare. Se volete dire la vostra in merito, mi fate un bel piacere. 


"Grazie per la lettura"

venerdì 22 marzo 2019

Usare sempre le parole giuste

Scrivere mi sta insegnando a usare sempre le parole giuste. Naturalmente in ogni situazione della mia vita e non solo sopra un foglio di carta e sul form del modello di scrittura di un blog. Non solo nelle pagine di un racconto o di una storia frutto di invenzione. Scrivere mi sta insegnando a usare le parole giuste anche quando parlo con la mia mente: un consiglio che mi sento di dare a tutti. Le parole giuste vanno usate anche quando si sbaglia. 

A tutti, se non a tutti quasi a tutti, suppongo, è capitato di trattarsi male. Di prendersi a male parole. A tutti, se non a tutti quasi a tutti, è capitato di auto-insultarsi. Provate a pensarci! Magari per qualcosa che non è andato secondo i programmi o per qualcosa che si è fatto in maniera superficiale. 

Capita. 

Magari per un progetto presuntuoso che ci fa adirare con noi stessi, una volta compreso che non è alla nostra portata. Magari per dei soldi spesi male e buttati via. Magari per una banale errore sul lavoro, oppure per un incomprensione con la moglie o con la fidanzata o con i figli e con altri famigliari. 

Insomma i casi possono essere innumerevoli e sono convinto che ci sono in quasi tutte le teste. 

Ecco allora il vantaggio della scrittura e dell'uso delle parole giuste. 

Usiamo parole "dolci" con noi stessi, anche quando sbagliamo. Non si tratta di imbrogliare noi stessi. Non condanniamoci senza concederci una via di fuga. 

Gli errori si chiamano errori perché si possono rimediare e se non siamo in grado di perdonarci, difficilmente perdoneremo qualcuno. Perciò - tanto per fare un esempio - usiamo parole giuste per perdonarci, se lo facciamo ci accorgeremo che ci stiamo influenzando per perdonarci davvero. 

Non dobbiamo essere troppo severi quando si parla con se stessi. 

In una società come la nostra troppo debole nello stimolare i singoli, il primo appoggio dobbiamo trovarlo dentro noi: per fare questo servono belle parole. La giusta motivazione dobbiamo trovarla dentro di noi, per questo dobbiamo aiutarla con belle parole. E se le scrive sto cercando di trovarle. Per questo dobbiamo circondarci di belle parole. 

Dobbiamo scrivere belle parole,  dobbiamo ispirarci, sempre, con belle parole

Magari soltanto scrivendole sullo specchio del bagno. In fondo è uno dei primi posti in cui si guarda se stessi appena svegli. Le facce scure davanti a uno specchio sono sempre orribile e le belle parole le possono trasformare. 

Le belle parole sono molto più adatte per darci una bella sferzata di energia, per questo scriviamole imprimiamole nelle nostra mente quanto, quando e dove è possibile. 

"Grazie per la lettura"

giovedì 21 marzo 2019

Il gatto che sognava di essere un delfino - Ventunesimo capitolo

Giovedì: primo giorno di primavera. Torna Il gatto che sognava di essere un delfino con il ventunesimo capitolo. Potete rileggere tuttavia il romanzo dall'inizio. Se si tratta della prima volta che capitate sul mio blog attirati da questo titolo, non rovinatevi la lettura, ripartite dall'inizio. Per facilitare il compito potete saltare al post Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina che troverete alla fine di questo post. Altra strada è quella di seguire l'etichetta o muovervi tra i vari capitoli. 


----- Capitolo Ventuno ----- 

Amavo davvero Lisa. Avrei voluto sentire per una gatta quello che provavo per lei. Facevo tutto ciò che desiderava purché stesse bene e, per un felino come il sottoscritto, non era mica facile. Quando piangeva, però, non la sopportavo: era una lagna petulante. 

Il pianto era una delle cose più stupide a cui, spesso, ricorrevano gli esseri umani che ho conosciuto. 

Oh, sia chiaro, non sempre era deplorevole. Piangere per la commozione vedendo un film, per un successo conquistato con fatica o per una gioia insperata, poteva essere accettabile, capitava pure a me in certi frangenti. Potevo capire quando si piangeva per la scomparsa di una persona cara, in questo caso il pianto serviva a giustificare una perdita irreversibile. 

C'erano, tuttavia, pianti e pianti. 

A volte Lisa piangeva per pomeriggi interi. Se ne stava lì in piedi, vicino alla finestra, con lo sguardo perso fuori, a farsi soffocare dalle lacrime. Non so, forse pensava al suo figlioletto morto e in quei momenti non avevo problemi a farle sentire la mia presenza strusciandomi vicino. 

A volte Marco era via per lavoro e la malinconia l’assaliva. Potevo capirla, insomma. 

Ma non ero per niente favorevole ai suoi pianti causati da un litigio con una collega o peggio ancora per un pettegolezzo senza senso che le era capitato di udire in giro. 

Non potevo vederla tornare dal lavoro con il viso rosso di rabbia e poi scoppiare a piangere come una bambina. 

Non si può frignare per le cose sciocche e stupide che possono accadere in ogni momento di una vita. È da idioti! 

In realtà non ci si deve mai e poi mai piangere addosso. 

Non siamo proprietà di nessuno e soprattutto non possediamo nessuno. 

Se gli esseri umani fossero in grado di capire questo semplice concetto vivrebbero una vita meravigliosa. 

Gli esseri umani avrebbero dovuto imparare a non prendere mai nulla in maniera personale. Le vicende della vita avrebbero dovuto essere viste in modo distaccato. 

Invece un saluto uscito male poteva rovinare la giornata. 

Gli esseri umani avrebbero dovuto capire che se non si era apprezzati o amati da una persona non significava non essere apprezzati o amati da nessuno. Un essere umano avrebbe dovuto capire che fissarsi su una persona che non li apprezzava o che non li amava equivaleva nel fare a pezzi la propria autostima. 

L’autostima doveva sempre essere al primo posto dei valori personali. D’altra parte solo con una grande autostima si poteva essere in grado di amare e di apprezzare le cose veramente di valore. 

Gli esseri umani avrebbero sempre dovuto mettersi al centro dei loro interessi in maniera autentica, senza essere presuntuosi e volgari. 

Non avrebbero mai dovuto aver timore di quello che gli altri potevano cogliere in loro. Se erano sinceri con loro stessi e leali e coraggiosi, sarebbe diventato difficile non fare risaltare il proprio fascino. 

Noi gatti siamo sempre naturali. 

Gli esseri umani non avrebbero dovuto forzate nulla del loro carattere e del loro essere. Una personalità truccata, presto o tardi, fallisce. Gli esseri umani avrebbero dovuto tener bene a  mente che le cose che si desideravano con tutto il nostro essere arrivavano quasi senza volerlo. 

Non avrebbero dovuto avere fretta. Non avrebbero dovuto disperarsi per un qualcosa che non si otteneva al volo. Non avrebbero dovuto rimpiangete nulla di ciò che pensavano di aver perduto. In effetti non c’è mai  nulla da rimpiangere. 

Quello che pensavano di aver perduto li aveva ripagati in esperienza e molto altro, e quello che avevano nel presente era quello che si erano arrabattati per avere. Niente di più, niente di meno. 

Gli esseri umani avrebbero dovuto essere grandi e fantastici in ogni momento. E nel caso avessero avuto dei sogni non avrebbero dovuto guastarli o a farli appassire confidandoli al mondo intero. Avrebbero dovuto lottare per renderli vivi. 

Lo dicevo sempre a Lisa, se solo fosse stata in grado di capirmi.


--------------- 

Torna al Capitolo Venti - Vai al Capitolo Ventidue 

--------------- 

"Grazie per la lettura" 

--------------- 

Il gatto che sognava di essere un delfino. Vista attraverso gli occhi di un gatto, una metafora sulla condizione umana. Un gatto che nello stesso tempo racconta le avventure della sua vita, dai primi istanti sino all'approssimarsi della morte. In vetrina, oggi, il post con tutti i capitoli pubblicati. Post che in seguito sarà destinato a raccogliere tutti i capitoli pubblicati al giovedì di ogni settimana... 
--->> Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina

mercoledì 20 marzo 2019

Per un blog di qualità

Otium Blog
Sono più che mai convinto che un blog debba essere di qualità. Non deve dare spazio, se non in minima parte - proprio per confermare la regola - a tutto ciò che non porta un valore effettivo - sebbene non immediato - a chi si ritrova a leggere. E questo vale per gli articoli e per i commenti che giungono ad alimentarli. Sono sempre felice quando vengo contattato per il frutto di un lavoro pubblicato magari anni fa e che mi prospetta opportunità di qualche genere. E sono più che mai orgoglioso quando un mio lavoro è di aiuto. Questo deve essere lo spirito di Otium. 

Ho scritto questo articolo un pomeriggio di settimana scorsa, dopo che avevo trascorso qualche decina di minuti a cancellare un bel po' di post, dal mio punto di vista inutili e sciocchi. Tutto è partito dopo essermi incavolato con me stesso per una pubblicazione dei primi tempi di blogging

Mi sono arrabbiato dopo che mi è passato davanti agli occhi un obbrobrio presente su Otium. C'era l'immagine, neppure troppo bella, di un sole, e un augurio di buon ferragosto. Quasi cose da vergognarsi ad averle fatte. Be' l'aspetto incredibile è che il post aveva una ventina di commenti. E non c'era nulla, nulla, nulla di valore. Sembrava un post copiato da uno status di facebook... 

Insomma non voglio più scrivere e pubblicare  cose del genere. Non voglio un blog che sia un doppione di facebook

Da tempo sto rimuginando sull'idea che tutto possa diventare un giorno un lavoro da poter distribuire su carta come un vero libro o come dei veri libri ed è naturale che senta il bisogno di pretendere molto di più da me stesso. 

Questo deve dare anche l'idea del perché ho un'idiosincrasia conclamata ormai per una certa tipologia di blog, posti che non considero neppure dei veri blog ma soltanto delle accozzaglie piene di pettegolezzi e sciocchezze utili solo a perdere tempo e a crearmi  il voltastomaco a causa dei personaggi che li animano. 

Ho sempre visto il blog come un qualcosa in grado di completare l'aurea professionale di una persona, qualsiasi essa sia. Che si tratti di un medico, di un insegnante, di uno scrittore, di un musicista o di un pittore, di quello che volete... 

Ma naturalmente bisogna farsi il mazzo...  

Ora non voglio assolutamente che Otium sia visto da persone alla strega di un luogo in cui si sentano in diritto di dileggiare i contenuti o peggio ancora l'autore. 

Otium non è un bar dove andare a chiacchierare di quello che si vuole e neppure un camion dove gettare l'immondizia: se è questo ciò che cercate avete sbagliato posto. 

Naturalmente, ultima cosa,  non è neppure un posto per bulletti...


"Grazie per la lettura"

Ritratto di signore

Tra i nomi altisonanti della letteratura mondiale che ancora mi sfuggono c'è lo scrittore statunitense naturalizzato inglese Henry James. Il suo celeberrimo Ritratto di signore... ehm signora, benché lo abbia sentito citare e nominare tantissime volte, mi è sempre sfuggito. A dire il vero credo mi sia sfuggito tutto di lui e forse è il caso di correre ai ripari, perché per qualche critico è molto di più di un semplice romanziere... 

Non saprei dire in che contesto ho sentito nominare Henry James e il suo Ritratto di signora. Non credo a scuola in ogni caso, non mi sembra un autore che si studia sui banche degli istituti italiani. Forse tutto ruota attorno a uno sceneggiato televisivo degli anni settanta che probabilmente non mi colpì neppure tanto. Non mi interessò neppure la versione cinematografica più recente con Nicole Kidman

Anche se questo Ritratto di signora è ben inculcato nella mia mente, tuttavia, devo confessare che si tratta di un romanzo che non mi sono mai  messo a cercare da nessuna parte e lo stesso Henry James è uno scrittore che non ha mai suscitato il mio interesse. 

Non so proprio niente di lui a parte ciò che ho scritto. 

Non so quale sia il suo tipo di scrittura. Non so quali siano le tematiche che caratterizzano la sua opera. Non so quale sia il suo stile. Non so quale sia la sua opera principale... 

Insomma perdonatemi ma non so niente di niente. 

Perciò se per qualche motivo apprezzate l'opera di questo scrittore, se avete anche un piccolo consiglio che ritenete utile per il sottoscritto, lasciatemi un contributo affinché possa schiarirmi le idee. 

Poi magari aspetterò ancora del tempo prima di colmare la lacuna, ma almeno saprò di aver cercato mettere un freno a questo mia ignoranza. 

Intanto lasciatemi partire con l'incipit

Sotto certi aspetti ci sono nella vita poche ore più piacevoli di quelle dedicate alla cerimonia del tè del pomeriggio. Vi sono circostanze in cui, sia che si prenda il tè o no – c'è della gente che non ne vuol sapere – quel momento è in sé delizioso. Le condizioni alle quali io penso, incominciando a scrivere questa semplice storia, offrivano un assetto mirabile per l'innocente passatempo. Gli oggetti necessari alla piccola cerimonia erano stati disposti sulla prateria di una vecchia casa di campagna inglese, nel cuore di uno splendido pomeriggio estivo. Una parte del quale era già trascorsa, ma ancor molta ne rimaneva, ch'era della più bella e fine qualità. 
Henry James - Ritratto di signora 


"Grazie per la lettura"

martedì 19 marzo 2019

I libri di Captain Fantastic

Ci sono film che sono dei ganci perfetti per parlare di libri. Film che sono perfetti per farsi una cultura sui libri. Un po' come mi è successo vedendo Captain Fantastic con Viggo Mortensen qualche sera fa. Non voglio fare una recensione del film visto che sono contrario a questo tipo di "lavori", ma voglio soltanto segnalare i libri che per un motivo o per l'altro fanno parte di questo film, tanto per dar e un'idea dell'impatto culturale che può avere una pellicola del genere. 

Ho citato solo i libri quelli che sono riuscito a segnarmi e quelli che hanno legami con la storia raccontata nel film. Alcuni non credo esistano tradotti in lingua italiana. Sono i libri che danno un'idea di come il signor Ben Cash andasse a prendere i riferimenti per educare i suoi sei figli. 

Nel mio caso ho letto alcuni di questi libri. 

Alcuni li ho sentiti nominare e altri sono del tutto nuovi e sconosciuti. 

Insomma provate a dare un'occhiata ai titoli, e se volete dire qualcosa al riguardo e avete qualcosa da aggiungere, anche del film, ben venga: 

I fratelli Karamazov di Fyodor Dostoevsky 
Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni di Jared Diamond 
Le trame del cosmo di Brian Greene 
Middlemarch di George Eliot 
Marxism in Our Time di Isaac Deutscher 
Trotskyism and Maoism: Theory and Practice in France and the United States di A. Belden Fields 
Stalinism: Russian and Western Views at the Turn of the Millennium di Alter Litvin e  John Keep 
Maoismo in azione di C. L. Chiou 
Three "Whys" of the Russian Revolution di Richard Pipes 
Scientific American: "The Neuroscience of Habits"  
Scientific American: "A Crisis in Physics?"
National Geographic: "Wild Pets: The Debate of Owning Exotic Animals" 
Grammar: “Unique and Other Modifiers” 
Pol Pot: Anatomia di uno sterminio di Philip Short 
Coolidge di Amity Shales 
Lolita di Vladmir V. Nabokov 
The Hammer and the Cross di Michael Scott Rohan 
The Chomsky Reader di Noam Chomsky 
The Chomsky Effect: A Radical Works Beyond the Ivory Tower di Robert F. Barsky 
Because We Say So di Noam Chomsky 
Who Rules the World di Noam Chomsky 
Noam Chomsky: Class Warfare, Interviews with David Barsamian Understanding Power: The Indispensable Chomsky 
Le gioie del sesso di Alex Comfort 
The Gods and Goddesses of Olympus di Aliki 
Maus di Art Spiegelman 
The United States Constitution 
Samadhi: Personal Journeys to Spiritual Truth di Derek Biermann 
Il bambino, come si cura e come si alleva di Benjamin Spock 
Buddhism: World Religions 
The Holy Bible 
Republica di Platone 
The Nez Percés Indians and the Opening of the Northwest di Alvin M. Josephy​ 


"Grazie per la lettura"