domenica 17 gennaio 2021

La zuppa di lenticchie letteraria

Non so perché ma suppongo che questa zuppa di lenticchie letteraria mia sia stata suggerita dallo scrittore e gastronomo Pellegrino Artusi. Non c’è un motivo particolare, forse è soltanto colpa del fatto che un anno di pandemia e di clausura ha migliorato la mia abilità in cucina e mettendo questa abilità in parole mi sento vicino un poco all’autore de’ La scienza in cucina e l‘arte di mangiar bene. 

 

Da quando siamo in pandemia, con le chiusure che continuano, non sono più andato al ristorante e neppure in pizzeria. 

Un bel po’ di tempo. 

In realtà la faccenda non mi preoccupa affatto, sono aspetti dalla mia vita che al momento mi mancano relativamente, anche perché nel frattempo ho cercato di migliorare la qualità dei miei piatti, un po’ come faccio anche con il blog. 

Nel periodo citato mi sono cimentato in piatti che prima di qualche anno fa avevo solo divorato e il risultato non mi sta deludendo, sia dal punto di vista del gusto e pure del portafoglio, dato che cerco di prendere roba buona senza spendere troppo. 

Negli ultimi tempi mi viene uno spettacolo la zuppa di lenticchie, quella che per qualche istante mi ha fatto pensare che potrei essere associato allo scrittore citato. Non immaginate come mi viene gustosa e saporita. 

A dire il vero sino a qualche tempo fa non ero un particolare estimatore delle lenticchie, le mangiavo con il cotechino, col le salsicce, con la polenta, ma senza troppo entusiasmo. 

Da quando ho iniziato a preparare questa zuppa, tuttavia anche le lenticchie sono salite tra le mie preferenze culinarie. 

Certo, per farla buona, non bisogna prendere le lenticchie in scatola, occorrono quelle secche, quelle da lasciare in ammollo una notte prima di poterle cucinare. 

Ovviamente mi servo di un brodo vegetale a monte, preparato con una patata, una cipolla, del sedano, delle carote e un pomodoro. 

Poi inizio con un soffritto fatto con olio extravergine di oliva, aglio e cipollotto tagliati fini. Soffriggo il tutto in una padella abbastanza capiente, sfumandolo con del vino bianco. 

Poi ci metto una patata tagliata a pezzetti, una carota e una zucchina tagliate a rondelle e faccio amalgamare qualche minuto. 

Ci aggiungo un paio di mestoli di brodo vegetale, sufficiente per coprire tutta la verdura e faccio cuocere a fuoco lento. 

Quando il brodo è evaporato ci aggiungo le lenticchie e altro brodo e faccio cuocere il tutto per un’ora e mezza, controllando ogni tanto la densità della zuppa. 

Si mangia ben caldo, con dei crostini di pane, del grana grattugiato e un filo di olio extravergine. La zuppa, se avanza, è formidabile anche riscaldata. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Davanti al focolare” di Nino di Mei 

 

venerdì 15 gennaio 2021

Il web sepolto nella neve

Da una settimana la connessione internet fa i capricci. Tutto è iniziato sabato scorso, con le prime vere notte gelide e le giornate sotto zero successive alle copiose nevicate. Sembra quasi che qualche ripetitore sia stato sepolto dalla neve o avvolto dal ghiaccio. Per uno scrittore che si serve di un blog e di molte altre risorse sul web, il problema è serio, specialmente se si trova chiuso in casa. 

 

Nel mio paese di montagna non c’è la fibra e la scelta per la connessione ideale da utilizzare per la propria attività non è ampia, perciò con quello che si adotta, come accade per il segnale del telefono e per la televisione digitale, capita spesso di restare a piedi. Un po’ come sta accadendo in questo periodo, da sabato scorso per l’esattezza. 

Ovviamente ho chiamato l’assistenza tecnica, tuttavia loro mi hanno risposto dicendo che ho una banda minima garantita e quindi non posso neppure pestare troppo i piedi, malgrado il caricamento delle pagine sia dieci volte più lento del solito e malgrado molti servizi si blocchino sul più bello, insomma il garantito è soltanto sulla carta. 

Certo per uno scrittore staccarsi dalla rete, a volte, può essere anche un aspetto positivo e salutare. 

Potrei approfittarne per concentrarmi e dedicarmi alla scrittura di nuovi racconti, ma quando ci sono tutta una serie di servizi su cui si fa affidamento per la propria professione capite che non è per nulla facile. 

Ho problemi a usare l’home banking, tanto per cominciare. 

Ho problemi a controllare le varie e diverse caselle di posta. 

Ho problemi a fare una semplice ricarica online per il telefono cellulare. 

Ho problemi a usare la piattaforma di blogger e ho bisogno del doppio del tempo per impostare e programmare un post. 

Ho problemi a rispondere ai commenti che ricevo sul blog. 

Ho problemi a usare i profili di linkedin e di facebook, visto che le pagine delle interfacce in questione si fermano sul più bello. Ho problemi ad ascoltare la musica quando mi voglio svagare un poco ed è meglio non dire nulla riguardo allo streaming. 

Riesco a ottenere qualcosa solo in determinate fasce orarie, ecco perché sono convinto che si tratta di una mancanza di banda, dovuta a qualche guasto tecnico sui ripetitori, molto probabilmente. 

Insomma se non mi vedete attivo come al solito, sapete qual è il motivo. 

Non è la prima volta che capita, visto la dozzinalità e la scarsa professionalità di chi mi offre il servizio (purtroppo però non ho scelta). 

Spero che i problemi si risolvano il più celermente possibile, nel frattempo proverò a scrivere. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Casolare nella neve” di Nino di Mei 

 

mercoledì 13 gennaio 2021

Pensavo che in Morte nel pomeriggio...

Pensavo che in Morte nel pomeriggio di Ernest Hemingway fosse il toro a raccontare la storia in prima persona. Insomma la prima volta che sentii citare il titolo, senza approfondire, pensai che si trattasse di un’opera di xenofiction. Non immaginavo fosse un saggio… 

 

Da diversi anni sto lavorando a un saggio sui serpenti velenosi (che molto probabilmente intitolerò Avventure di un erpetologo dilettante). È un lavoro immane, spesso aggiungo schede e spesso mi capita di riprendere il lavoro dall’inizio e correggerlo per nuove scoperte e per aggiornamenti. Mi ci vorranno ancora diversi anni per finirlo, ne sono più che mai sicuro. Ma non ho intenzione di fermarmi e prima o poi lo completerò e magari riuscirò anche a pubblicarlo. 

Adesso mi piace scrivere che si tratta di un lavoro che è stato ispirato da Morte del pomeriggio di Ernest Hemingway. Il saggio sulla corrida che il nobel americano scrisse negli anni trenta del secolo passato: un lavoro che come ho detto nel paragrafo iniziale credevo fosse una favola raccontata da un toro. 

Già, vale la pena che vi metta al corrente di un po’ di cose riguardo al saggio di Hemingway

Ho conosciuto l’opera di Hemingway dopo le scuole superiori. A scuola nessuno me ne aveva mai parlato. Non sono mai andato oltre gli autori italiani (forse anche per il fatto che frequentavo un istituto di carattere tecnico). 

Di Hemingway sapevo che era un nobel, sapevo che aveva scritto Il vecchio e il mare, forse avevo visto qualche film tratto dalla sua produzione, ma non conoscevo nulla, nel vero senso della parola della sua opera. 

Lo scoprii su un’enciclopedia che avevo in casa curiosando tra la narrativa nordamericana. 

Rimasi piuttosto colpito leggendo l’analisi critica che si faceva di lui. Si parlava di senso di disfatta, di disgusto e di tragedia e la cosa mi attrasse non poco. Ricordo che sulle prime fu Morte nel pomeriggio a colpirmi tra i titoli elencati. 

Non so perché ma allora pensai che doveva trattarsi di una favola. Una favola tragica ovvio, ma una favola. Pensavo che si trattasse di storia in prima persona in cui un toro raccontava la sua esperienza prima, durante e dopo una corrida. Non era così. 

Lo scoprii quando acquistai e lessi Fiesta e i suoi 49 Racconti. E mi resi conto dello spessore del lavoro quando lo lessi dopo i due citati e Addio alle armi

Ovviamente non faccio una recensione. Non sopporto le recensioni fatte da nessuno, figurarsi se mi permetto di essere io a farla. 

Concludo scrivendo che si tratta di un libro che mi ha insegnato molte cose. Mi ha insegnato molte cose sulle persone. Mi ha insegnato molte cose sulla Spagna e sulle abitudini del popolo spagnolo, cose che mi sono state utilissime ogni volta che mi sono recato in quel paese. 

Certo è un libro sulla corrida. Ma è scritto senza usare ipocrisia. 

Anch’io voglio completare il mio saggio sui serpenti velenosi senza usare ipocrisia. Ai nostri tempi non è facile. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - La furia dei tori di Nino di Mei 

 

lunedì 11 gennaio 2021

La parola più cercata in rete nel 2020

Ho scoperto, mentre ricercavo spunti per dell’altro, che, secondo le statistiche di Google Trends, la parola più cercata in rete nel 2020, a livello mondiale, è stata Coronavirus. Confesso che a posteriori è facile immaginarlo visto come ci sta condizionando la vita. Magari questa parola ha ispirato anche dei racconti e dei romanzi di qualche scrittore. Non ne ho idea in tutta onestà. Io non l’ho usata molto e neppure mi pare di averla cercata tramite i motori di ricerca, ma i risultati parlano chiaro e se lo dice Google… 

 

Da quando è esplosa la pandemia alla fine di Febbraio dello scorso anno, una pandemia che purtroppo continua a tormentare le nostre giornate e a colorare con restrizioni e quant’altro il nostro futuro, per le mie ricerche ho sempre scelto covid19

Sul mio blog ho usato principalmente lo stesso termine e molte volte la voce pandemia. 

Adesso, dalle mie ricerche salta fuori che ho usato la parola Coronavirus tre volte sul mio blog. 

Una volta l’ho messa nel titolo di un articolo (La cultura non ci salverò dal coronavirus) e le altre due volte nel testo di altri due post. Insomma questa è la quarta volta se non erro e se non fossi andato a visionare le ricerche di Google Trends bei giorni scorsi, molto probabilmente non l’avrei neppure tirata in ballo, lo dico chiaramente. 

Ovviamente è un termine di uso comune in tutte le parti del mondo a quanto mi pare di vedere e forse è per questo che si spiega il primato. 

Coronavirus è un termine globale ed è naturale, dopo quello che è successo e che continua ad accadere, che sia stato il più cercato dell’anno, a tutte le latitudini, ed è naturale che ci siano miliardi di risultati nelle ricerche sui motori. 

Ma le cose vanno in questo modo. 

Detto questo, il termine mi sembra perfetto per un Record Culturale, magari qualcuno di voi lo troverò pretestuoso ma io sono convinto che non è finita. So convinto che anche che in futuro il termine Coronavirus creerà molta letteratura: sia di genere narrativo sia di stampo saggistico. 

Sui blog e con siti specifici. 

Perciò permettetemi di usarlo. 

Certo la speranza è che poco alla volta il termine perda importanza e che magari molli questo primato durante il 202. 

La speranza è che rimanga a memoria soltanto come storia e narrativa e non abbia più importanza per l’attualità e come ho già scritto per colorare il nostro futuro di obblighi e restrizioni. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

sabato 9 gennaio 2021

Un passo in più

Chi legge il mio blog sa che spesso mi ispiro a disegni e a quadri per la stesura dei miei articoli e non solo per i miei racconti. Mi basta trovarmi questi lavori davanti agli occhi per avere lo spunto utile a redigere un post. A proposito di questo post odierno devo dire che mi sono bloccato un pochino sul titolo da usare. La mia mente me ne suggeriva molti. Alla fine mi sono orientato a scegliere un passo un più… 

 

Non sono il tipo che si fa influenzare dalle date e dalle ricorrenze. Insomma non aspetto il primo dell’anno per decidermi a fare una dieta o a smettere di fumare per dirla tutta. So però che a volte è necessario dare una spinta motivazionale a noi stessi e a chi ci legge. 

Ecco lo scopo di questo post. 

Non farò proclami sulle intenzioni e sui progetti da portare a termine in questo anno. Mi basta fare un passo in più rispetto a quello che ho fatto l’anno scorso, un solo piccolo passo. 

Non chiedo altro a me stesso. 

D’altra parte, con l’anno appena trascorso, ho mostrato in pieno quali sono i miei progetti e come questi piccoli passettini mi stanno portando dove desidero. 

Ovviamente ci vogliono anche le scarpe adatte, scarpe che siano ideali per ogni tipo di passo e che non ci facciano incespicare e inciampare sulla strada e sul tragitto imboccato

Perciò voglio scarpe che mi permettano di fare passi che non rendano pesante i post de mio blog, scarpe che mi permettano dei passi leggeri e che rendano i miei contenuti usufruibili a tutti i lettori, ma non voglio che questa leggerezza venga confusa con il fare di un blogger superficiale: non scrivo poesie e pensierini da terza media. 

Voglio le scarpe adatte per imbastire discussioni con gli articoli del mio blog. Discussione sul mio blog o sui social che utilizzo, ma voglio discussioni, ripeto discussioni, non un qualcosa che si confonde con il pettegolezzo. Perciò per i miei non calzo le ciabatte quando servono gli scarponi e viceversa. 

Voglio fare dei passi ricchi di cultura sul mio blog, ma non voglio che questa cultura sia scambiata per moda o perciò anche in questo caso necessitano le scarpe adatte e io cercherò di guidarvi sul sentiero con i miei passi. 

Voglio scarpe adatte a fare un passo in più con dei contenuti seri ed informati e non voglio più tra i piedi gente che pesta i piedi con la loro disinformazione

Un semplice passo in più che mi possa condurre sempre più lontano. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Fantasia di scarpe e piedi” di Nino di Mei 

 

giovedì 7 gennaio 2021

Cinque raccolte di racconti da leggere nel 2021

Mi piace leggere racconti: da quelli che si leggono in un paio di minuti a quelli che ti portano via qualche oretta. D’altra parte molti dei miei autori preferiti li ho conosciuti grazie ai loro racconti. Perciò ho deciso di redigere un post con cinque raccolte di racconti da leggere nel 2021. 

 

I quarantanove racconti di Ernest Hemingway - Credo sia uno dei libri che più adoro tra quelli in mio possesso. Certo alcuni racconti si possono leggere anche nelle storie di Nick Adams e posseggo addirittura un volume che raccoglie tutta la narrativa breve di Hemingway. Questa raccolta, però è stata una delle prime opere di Hemingway che ho letto ed ha un valore speciale. Leggere gioielli stilistici come Le nevi del Kilimangiaro, Un posto pulito illuminato bene, Grande fiume dai due cuori e molti altri non ha prezzo. Recuperate e leggete questa raccolta se ancora non lo avete fatto. 

Racconti di Anton Pavlovič Čechov - Forse non è sbagliato scrivere che si tratta di uno dei maggiori scrittori di racconti di tutti i tempi. Ci sono in giro delle edizioni che raccolgono tutte le storie scritte dallo scrittore russo. Se vi capita di scovarne qualche copia in giro, compratela. Non rimarrete delusi, anche se a volte vi può sembrare un po’ datato. 

Aleph di Jorge Luis Borges - I racconti dello scrittore argentino sono di una classe e di una eleganza che ben pochi altri autori sono in grado di toccare. Le tematiche non sono a portata di tutti, questo va detto. Occorre essere preparati dal punto di vista culturale per poter recepire e capire il significato di alcune storie. Insomma non è una narrativa per tutti. Tuttavia è una raccolta che consiglio per questo 2021. 

Winesburg, Ohio di Sherwood Anderson - Sono racconti ma si possono leggere come un romanzo. Il filo conduttore dopotutto è sempre il reporter George Willard. Una raccolta che mi scosse profondamente quando ebbi occasione di leggerla molti anni fa, soprattutto per lo stile di scrittura. Da allora ogni tanto la rileggo, questa raccolta: poesia allo stato puro, per me. 

Racconti in cornice di Ferruccio Gianola - Sono racconti miei. Li trovate sul blog. Non è la prima volta che li segnalo e magari ne siete già al corrente. Per qualche tempo resteranno ancora sul blog, almeno sino a quando tutto tornerà nella normalità. Si trovano tutti in un post specifico, dovete leggerli dall’inizio perché hanno un filo comune che li lega. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Ragazza che legge” di Nino di Mei