mercoledì 22 maggio 2019

Parole mai dette, parole mai scritte

Non so quanti termini della lingua italiana non conosco e non ho mai usato. Insomma non so quante parole non sono mai state dette e quante parole non sono mai state scritte da parte mia. Non so quanti vocaboli della lingua italiana sono assenti dai miei testi, perché non li ho mai usati o perché, peggio, li ignoro. Mi piacerebbe riuscire a scoprirlo. Forse è impossibile, ma intanto mi aiuto con un articolo e chiedo aiuto pure a voi... 

Nessun problema, non è il titolo che ho scelto per una canzone d’amore. Non è neppure il titolo di un romanzo che ho preso a prestito dallo scrittore Nicholas Sparks, anche se ha certe assonanze con dei suoi lavori. 

Niente di romantico o drammatico credo, fidatevi. 

L'ho fatta un po' da marpione e mi sono creato un titolo a effetto, ma il tutto si deve soltanto a un post ispirato da un commento giunto qualche tempo sul blog in un articolo d’inchiesta. 

Non devo neppure andare molto lontano e troppo indietro nel tempo a dire il vero, un paio di settimane, forse neanche. 

È stato nell’articolo Redigere e redarre: il lato oscuro delle parole che il blogger Miki Moz ha citato il termine Manutenzione chiedendosi da quale verbo arrivasse. 

Lì per lì me lo sono chiesto anch'io. Così sono andato a cercare il verbo da cui prende origine il termine citato dal blogger. È saltato fuori il verbo Manutenere

Un verbo che dubito di avere usato prima di oggi in un mio articolo. Forse non l’ho mai usato neppure in qualche mio racconto e neanche in qualche pagina di romanzo. Certo, forse non è nulla di che Manutenere, alla fine, non è un verbo che detta legge: sa più da manuale tecnico che da narrativa mainstream

E probabilmente tra i miei scritti ho tralasciato voci molto più importanti. Probabilmente il mio vocabolario non è neppure ricco come penso sia. Anzi. Nonostante mi impegni ogni giorno a migliorarlo, può darsi che non faccia per niente progressi. 

Ogni giorno temo di incontrare un nuovo vocabolo e ogni giorno temo di tornare a dimenticarlo. E la mia paura di usare sempre le stesse parole, è più che reale. Forse però sono soltanto delle semplici fissazioni, tuttavia mi piacerebbe sapere in che posizione vi mettete al riguardo. 

Ci sono da parte vostra delle parole mai dette e delle parole mai scritte

Parole di cui prima di questo post ignoravate l'esistenza? Pensateci... 


“Grazie per la lettura”

martedì 21 maggio 2019

Libri di animali

Ho due libri con protagonisti degli animali in lavorazione: Il gatto che sognava di essere un delfino e Viaggio tra i serpenti velenosi. In realtà il primo è finito e lo sto pubblicando a puntate sul blog (potete trovare tutti gli episodi pubblicati nell'articolo Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina). Il secondo invece è ancora in alto mare ed è più rivolto alla saggistica, anche se il viaggio in se stesso è romanzato. Del secondo ne parlerò prossimamente, oggi invece voglio citare cinque libri di animali che hanno ispirato, credo, il primo... 

Un paio di decenni fa non avrei mai pensato di scrivere romanzo che avesse come protagonista un gatto. Allora, per il mio modo di pensare e di vedere le cose, avrei trovato il tema banale e forse infantile, un po' come trovavo banali e forse infantili le cinque opere che cito e che hanno sicuramente a che fare con questo mio romanzo. 

La collina dei conigli di Richard Adams 
Il primo libro che mi è stato suggerito di leggere in vita mia. Fuori dall'ambiente scolastico, ovvio.  Cliccando sul titolo potete leggere il post in cui parlo di questo lavoro e di come mi fu proposto. Certo è un po' diverso dalle avventure del gatto protagonista della mia storia. 

Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach 
Ho letto questo libro a militare. Lo leggevano tutti. Era mitico in quegli anni. Dovrei averne in casa diverse copie. Una ricordo di averla presa a Milano, in una libreria tra Piazza Duomo e Piazza Castello. Roba da mille lire, non di più. 

La fattoria degli animali di George Orwell 
La conoscenza di questa storia è dovuta ai cartoni animati, ne ho parlato di questo libro non molto tempo fa sul blog. Il libro l'ho letto molti anni dopo, più per dovere che per piacere. 

Il libro della giungla di Rudyard Kipling 
Devo essere sincero più che il libro è la storia in questo caso. La conosco ma non ho mia letto un libro. Tuttavia non posso escludere che mi abbia in un certo qual modo influenzato. Prima o poi lo leggerò. 

La metamorfosi di Franz Kafka 
Forse è quello tecnicamente più distante ma credo che per assonanze abbia qualcosa con mio romanzo. Certo da una parte c'è un insetto immondo e dall'altra un gatto amorevole, ma in entrambi casi è l'essere umano con la sua miseria il protagonista. 

Insomma, Il gatto che sognava di essere un delfino non ha nessuno legame con queste opere citate, ma assomiglia un poco a tutte

A proposito le avete lette?


"Grazie per la lettura"

lunedì 20 maggio 2019

La prima volta di Zorro

Le vicende che hanno caratterizzato la vita politica italiana settimana scorsa o un paio di settimane fa (mi raccomando però di non servirvi del post per parlarne - non ha questo scopo) mi hanno suggerito la ricerca di un primato culturale particolare. Pensavo di perdermi e di non trovare nulla che potesse essermi utile per redigere un post dal punto di vista letterario, invece ecco La prima volta di Zorro

Il primo Zorro che mi viene in mente è quello legato alla serie televisiva trasmessa in Italia dal 1966 in poi, quella con protagonista Guy Williams nei panni di Don Diego de la Vega o Zorro

La ricordate no? Quella con il sergente "Ingrassia (lo chiamavo così allora) e quella con quel fantastico Bernardo (che a me sembrava il più furbo di tutta la combriccola). 

La serie era in bianco e nero, ma è stata colorata verso gli anni novanta e ogni tanto ricompare in televisione. 

Ci sono state anche altre serie televisive e anche dei film, ma devo essere sincero, nulla - per conto mio - di paragonabile al primo Zorro

Zorro è stato tuttavia protagonista di molte altri momenti della mia vita. Ricordo che a carnevale era uno dei costumi più usati e imitati dai bambini. Avevo anche dei soldatini identici alla serie televisiva e se non sbaglio per un certo periodo ho posseduto anche un fioretto di plastica nero. 

Non ricordo di aver letto fumetti, come non ricordo di aver visto romanzi e sono molto contento di poter citare quello che risulta menzionarlo come la prima apparizione di Zorro (la voce utile per questo Record Culturale). 

Si tratta del romanzo breve La maledizione di Capistrano (The Curse of Capistrano), opera del 1919 dello scrittore Johnston McCulley

Il romanzo fu pubblicato in cinque puntate - come era di moda in quel periodo - nella rivista pulp All-Story Weekly. Fu pubblicato da da agosto a settembre 1919. 

Il romanzo si può leggere interamente su Wikipedia

Si trova però in lingua inglese e perdonatemi se mi sono permesso di tradurre la prima frase per poterlo lanciare sul mio blog

Buona lettura se avete intenzione di avventurarvi in questa esperienza... 

Di nuovo la pioggia batteva contro il tetto di tegole rosse in stile spagnolo, il vento strideva come un'anima in preda al tormento e il fumo sbuffava dal grande camino alle scintille che venivano fatte piovere sul duro pavimento di terra... 
Johnston McCulley - La maledizione di Capistrano (In inglese) 


"Grazie per la lettura" 

 Fonti - La maledizione di Capistrano

domenica 19 maggio 2019

Il Panino al prosciutto di Charles Bukowski: Guest Post

Volevo redigere un post su Charles Bukowski. Volevo scrivere un Spuntino Letterario con il suo cibo preferito, ma ahimè non è così semplice. Le sole associazioni con il cibo che ho trovato nella SERP, cercando sia in lingua italiana sia in lingua inglese, riguardano il Panino al prosciutto, titolo di uno dei suoi primi romanzi. Per risolvere il problema ho chiesto a lui di darmi una mano con un Guest Post

Purtroppo quando mi hai chiesto quale fosse il mio cibo preferito la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di consigliarti di fare una ricerca sul web. E mi rendo conto di cosa può essere successo. 

Di me si parla solo come di un alcolizzato e di legami con il cibo ne troverai ben pochi. 

Anzi forse non ne troverai affatto. Ne sono sicuro. Come se non avessi mai mangiato nulla in vita mia. 

Ci saranno solo quei link e quelle voci che portano a drink, a bevute, a sbronze colossali, a storie di alcolisti, a faccende di alcolizzati e chissà che altro ancora. 

Be' mi spiace deludere tutti questi informatori della rete: non è così, per anni ho frequentato una donna, proprietaria di un ristorante che aveva fatto della salute un punto di forza e potete capire cosa mi mettesse in tavola e poi... 

E poi potrei scrivere che in realtà amavo i panini al prosciutto e non li ho usati solo come titolo di un romanzo, ma ne ho anche mangiati parecchi con piacere. 

Potrei scrivere che tutte le mattina a colazione, dopo una doccia, dopo essermi sistemato la barba, dopo aver sorseggiato una spremuta di agrumi, ero solito mangiare un panino integrale con del prosciutto, tutte le mattine...

I panini li imbottivo con del prosciutto cotto italiano nei giorni feriali e del prosciutto crudo durante le giornate festive (San Daniele e di Norcia, di solito).  

Lo so non ci crederete, ma è così.

Potrei scrivere che a volte andavo a rimpinzarmi con degli amici spagnoli in giro tra i locali di Los Angeles e sulla tavola finivano, più che cervezas, dei piatti senza fine di Jamon de Bellota, ma probabilmente non ci crede nessuno. Lo so, non ci crederete, ma è così.

Insomma c'è un motivo per cui un romanzo l'ho intitolato Panino al prosciutto. E non faccio l'elenco del tipo di pane che amavo. Dovrei scrivere un altro Guest Post

Be', mi fermo qui. 

Saluto i tuoi lettori (come puoi vedere e come  ho promesso ti puoi rendere conto che non ho usato un linguaggio scurrile) con una mia poesia e visto che ho iniziato il post parlando di alcol... 

non so quante bottiglie di birra
ho bevuto aspettando che le cose 
migliorassero.
non so quanto vino e whisky
e birra | soprattutto birra 
ho bevuto dopo aver | rotto con le donne – 
aspettando lo squillo del telefono
aspettando il rumore dei passi,
e il telefono non squilla mai 
se non molto più tardi 
e i passi non arrivano mai
se non molto più tardi. 
[da Birra] - Charles Bukowski 


"Grazie per la lettura." 

 P.S. - Questo post è frutto di pura fantasia, ogni riferimento è puramente casuale.

sabato 18 maggio 2019

Arte Mariana in vetrina

Più di una volta, sul mio blog, in varie circostanze, ho accennato agli aspetti rituale della religione legati alla mia vita, specialmente quelli vissuti da ragazzino. Ho ancora ben in mente l'importanza che aveva il mese di Maggio. Mese Mariano per eccellenza, quando ogni sera la gente si trovava attorno alle varie cappellette votive disseminate nel territorio comunale a pregare. Ecco il perché di un mio post per parlare di arte Mariana. In vetrina ovviamente... 

Immagino che quando mio padre era un bambino, la religione, dalle mie parti, fosse molto più vissuta e rituale di quella conosciuta ai miei anni da bambino e lo sia stata molto, molto di più rispetto ai tempi attuali. Ne sono più che sicuro e dico questo essendo anche suffragato dal fatto che l'arte di mio padre ritrae molti aspetti della vita religiosa, segno dell'importanza che ha rivestito per lui. 


Ci sono infatti molte opere che ritraggono Gesù Cristo in vari contesti, opere che ho già postato in altri articoli, facilmente rintracciabili sul blog con una semplice ricerca. 

Ci sono poi opere che ritraggono Processioni Religiose, anche questi credo rintracciabili tra i vari articoli della mia piattaforma e naturalmente molti lavori che ritraggono la Madonna

Aspetto che ha suggerito questo post, visto che mai ho segnalato e citato e mostrato questi lavori. 

Come è evidente non mi voglio addentrare in questioni puramente religiose. Ma voglio soltanto mostrare alcuni lavori che raffigurano Maria

Come al solito ne ho scelti tre, tre, fra i primi che mi sono ritrovato tra le mani, ognuno diverso dall'altro come tecnica di realizzazione: un olio su tela, un disegno a china e un ritratto su legno. 


La resa fotografica delle immagini non è ottimale, me ne rendo conto, ma la colpa è da attribuire al sottoscritto. Solamente al sottoscritto. Forse potevo fare meglio, ma solo sino a un certo punto. La mania di cogliere l'attimo e il poco tempo a disposizione e sopratutto i mezzi tecnici che ho in mano non mi permettono al momento risultati migliori. 

Dopotutto ritengo che solo l'insieme di diversi fattori siano in grado di trasmettere esattamente il valore artistico rappresentato e per coglierne veramente ciò che voglio dire sia necessario toccare con mano queste opere. sia insomma necessario vederli dal vivo e respirare l'odore che hanno toccandoli per mano. 

Anche questo è tuttavia un limite mio e studierò il modo per superarlo e rendervi davvero partecipi il prima possibile... 


"Grazie per la lettura"

venerdì 17 maggio 2019

Del perché Twitter non serve a nulla

Ferrugianola
Non so se arriverò alla fine dell’anno con l’account di twitter ancora attivo. Non ne sono per niente sicuro. Magari non lo chiuderò ma certamente non lo userò più per promuovere cose che la gente non guarda neppure, come sto facendo adesso. Sì, se non hai in mente di fare attività politica o di litigare, twitter  è un social da non prendere affatto in considerazione. Ecco le mie considerazione del perché Twitter non serve a nulla… 

C’è stato un periodo in cui twitter indirizzava molti lettori sul mio blog. Non sempre ma spesso. Non caterve di lettori sia chiaro, ma in ogni caso numeri accettabili che giustificavano l’uso della piattaforma. 

C’è stato un periodo in cui mi trovavo a essere seguito da qualcuno che per un motivo o per l’altro mi faceva capire che si era informato sul sottoscritto e mi faceva capire che in qualche modo apprezzava il mio lavoro. Apprezzava ciò che scrivevo e ciò che comunicavo. 

C’è stato un periodo, ora non c’è più, in cui sono stato invitato a eventi e a presenziare conferenze tramite twitter… 

C’è stato, ora non c’è più, o almeno non lo ritrovo più

Già negli ultimi tempi provo solo fastidio per twitter. Lo dico senza ritegno. Una piattaforma ormai caduta in una sorta di confusione in cui non ci si trova più. Non c’è più interazione ma soltanto voci che cercano di urlare una più forte dell’altra, soltanto per farsi notare. 

Tutto è polemica. 

Tra i trend non si trova più nulla che sia qualcosa in più di un pettegolezzo o di una presa di posizione sui fatti di cronaca più accesi. Nessuno ti segue più per quello che fai ma soltanto per la speranza di restituire il fatto di essere seguito. 

Nessuno ti legge più, sei solo un numero. 

Ti sbagli a usare un Hashtag e nel giro di pochi giorni ti trovi taggato con altre cento persone, con notifiche che sembrano senza fine e del tutto inutili

A volte ti trovi a essere seguito per tre o quattro volte di seguito e defollowato dalla stessa persona, con un giochino davvero ridicolo (per fortuna mi sono messo a bloccare questi soggetti).  

Insomma non c’è più il twitter di una volta. Forse - come nel blogging - sono diventato soltanto più esigente e questo mio comportamento è un riflesso. 

Non lo so.

Si però che  i social sono la vera rivoluzione di questo ultimo decennio, ma non vale la pena intestardirsi nell’uso quando i risultati non sono quelli che si attendono. 


“Grazie per la lettura”