mercoledì 16 gennaio 2019

L'era della cafonaggine

Si parlava di cultura e a un certo punto lei mi guardò, corrugò lo sguardo e mi disse che non le importava nulla della cultura. Disse che non serviva a niente e non era necessaria. Per aver successo nella vita bisognava solo aver il coraggio di ballare sui tavoli ed essere cafoni. Mi disse che eravamo nell'era della cafonaggine. 

Potrebbe sembrare l'inizio di un racconto e non è escluso che un giorno ne possa scrivere uno, intanto ha dato il via a questo post riflessione... 

Non so perché ma a volte perso che nei tempi antichi la gente non fosse così cafona

Penso che pure un morto di fame, un contadine analfabeta o uno zoticone mendicante, una volta soddisfatto quel bisogno primario di riempire la pancia provassero invidia verso le persone colte e verso chi sapeva leggere e scrivere e fosse un qualcosa a cui fosse lecito aspirare. 

Magari mi sbaglio ma chi sapeva leggere e scrivere doveva essere visto come un mago o qualcosa di simile. 

Una tesi, d'altra parte, che doveva condividere anche lo scrittore Michael Crichton se penso al suo romanzo Mangiatori di Morte, storia da cui nel 1999 è stato tratto il film Il 13º guerriero di John McTiernan

Ora non so se il film è fedele al romanzo - romanzo che non ho letto - ma c'è una scena dove chi sa leggere e scrivere è veramente esaltato: è il momento in cui, il capo vichingo, Buliwyf chiede ad Ahmed ibn Fahdlan di disegnare i segni e riportarli in vita. 

Be' per me è un momento che trovo a dir poco emozionante, perché dà il vero valore a quello che è il sapere e la cultura, senza il bisogno di salire sui tavoli a ballare. 

Purtroppo al giorno d'oggi, a quanto pare, saper leggere e scrivere non è poi così importante. E forse di gente che sa riportare un vita i disegni, nel vero senso della parola, ce n'è veramente poca. Sarà che tutto si brucia in fretta e non c'è tempo di approfondire. Sarà colpa dei social, del bombardamento di news dozzinali e della televisione. 

Non lo so l'era della cafonaggine non cerca soluzione e rimedi. 

Sia lode a Dio, il Misericordioso, il Compassionevole, il Signore dei Due Mondi, e siano felicità e pace per il Principe dei Profeti, il nostro Signore e Maestro Maometto, che Dio benedica e gli elargisca pace e felicità continue e durature sino al giorno della Fede! 
Michael Crichton - Mangiatori di morte 


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martedì 15 gennaio 2019

Il senso di appartenenza limitante

Ci sono parole e frasi di una retorica disarmante. Parole e frasi che per un motivo o per l'altro mi hanno sempre fatto sentire limitato. Una di queste per esempio è la voce: "Il senso di appartenenza". Vi giuro che è una voce che mi ha sempre dato fastidio quando l'ho incontrata o addirittura quando qualcuno me l'ha caricata sulle spalle e cucita addosso per farmi sentire responsabile: la trovo carica di ipocrisia, e naturalmente limitante

Noi apparteniamo prima di tutto a noi stessi e se vogliamo dare e offrire il massimo delle nostre capacità a chi incontriamo per strada, dobbiamo imparare prima di tutto a essere il massimo per noi stessi. 

Capite subito che dopo aver letto la precedente affermazione una voce come "il senso di appartenenza" ha un significato vuoto e molto limitante. 

Non dobbiamo subire nessun senso di appartenenza, noi apparteniamo a noi stessi. Possiamo sentirci in simbiosi con il lavoro che facciamo ma non apparteniamo all'ambiente di lavoro in cui operiamo. La nostra professionalità non ha bisogno di questi condizionamenti. 

Noi apparteniamo a noi stessi e nutrire un senso di appartenenza verso un ambiente o una comunità o quello che si vuole è soltanto un modo per non essere se stessi e non dare valore alla propria individualità. Nutrire un senso di appartenenza verso un ambiente o una comunità è soltanto un modo per renderci docili e impersonali

Nasciamo da soli e moriamo da soli, a dispetto chi ci accoglie e di chi  lasciamo. 

Noi non siamo nati per fare i gregari, siamo unici e tutto quello che cerca di uniformarci e di farci sentire parte di un uno generale, purtroppo, ci mediocricizza e non ci permette di esprimere al meglio le nostre qualità. 

Per questo non bisogna subire i concetti limitanti che si nascondono tra le frasi retoriche e fatte. 

Purtroppo tra i mali comuni della società moderna c'è quello di uniformare il più possibile e il modo più semplice per uniformare è usare la retorica, costruendo frasi che dal mio punto di vista non hanno molto valore. 

Frasi utili a farci sentire tutti uguali anche se uguali non lo siamo per niente. Frasi utili a farci sentire importanti per cose che importanti non lo sono. Frasi che iniziano a infilarsi nel nostro cervello e nel nostro inconscio sin da bambini. 

Frasi e parole perfette per trasformarsi in esseri ligi al dovere senza tanti grilli e sogni nella testa. 

No, non è il senso di appartenenza che può renderci felici: dovremmo capirlo.


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lunedì 14 gennaio 2019

Il libro più venduto nel 2018 in Italia

Metto le mani avanti e vi dico subito che non guardo mai le classifiche dei libri più venduti e non faccio affidamento alle classifiche quando ne acquisto uno. Ma oggi faccio un'eccezione e per i Record Culturali citiamo Il libro più venduto nel 2018 in Italia. Un libro dal titolo Dieci magnitudo scritto da Adessoscrivo... 

In tutta sincerità non credo di aver acquistato in vita mia un best seller del momento. Mai. Non mi sono mai fatto incantare dalle vetrine delle librerie. I best seller che ho in casa mi sono stati regalati oppure sono best seller di tempi molto lontani. Mi spiego: probabilmente Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway è stato un best seller nel periodo in cui vinse il Nobel per la Letteratura ma io l'ho acquistato solo all'inizio degli anni novanta. 

Quindi capite subito che non so neppure quali possano essere i best seller dell'anno appena concluso. E in effetti la mia ricerca ha dato delle risposte che mi hanno lasciato sconcertato. Conosco per nome scrittori come Nicholas Sparks e Andrea Camilleri e so che ogni loro nuova uscita balza in cima alle vendite. 

So che un Un capitano di Francesco Totti ha venduto e continua a vendere mica male. Immaginavo che L'amica geniale di Elena Ferrante potesse essere dalle parti del podio, ma non posso di certo dire di aver sentito nominare Dieci magnitudo di Adessoscrivo

Non ho idea proprio di che libro si tratta, ma le classifiche me lo mettono al primo posto. Non so di cosa parla e non so chi possa essere l'autore. Non so se si tratta di un uomo o di una donna e non sono andato a fare ricerche perché confido un po' nel vostro aiuto. Non so, magari siete nella mia stessa condizione e magari anche voi volete sapere qualcosa in più su Adessoscrivo

Se invece ne avete sentito parlare e magari avete letto questo best seller abbiate la pazienza di mettere qualche nota di aiuto in un commento. Ve ne sarò ben grato

Io, proprio per non apparire ipocrita non ho neppure cercato l'incipit di questo romanzo. E non neppure indagato in rete alla ricerca di informazioni più dettagliate. 

Non ho cercato neppure la cover del romanzo, ma in questo caso sapete che per me ogni scusa e buona per mettere un disegno di Nino di Mei e cosa c'è di meglio di una ragazza che legge un best seller


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Fonti: 

I libri più venduti del 2018

domenica 13 gennaio 2019

Il purè di patate di George Sand

Non ho mai letto nulla di George Sand: una scrittrice da scoprire più che riscoprire. Aveva molti amici nel mondo culturale di allora. Musicisti, scrittori, pittori. Avrei provato a intervistarla per Otium se fosse vissuta ai giorni nostri. Si dice che nonostante vivesse a 300 chilometri da Gustave Flaubert, quando aveva la possibilità di incontrarlo, a Parigi, ne approfittava per mangiare con lui. Si dice che avevano anche gli stessi gusti alimentari. Tra questi c'era Il purè di patate o uno sformato di patate... 

Nella sua casa di Nohant, George Sand (pseudonimo di Amantine - o Amandine - Aurore Lucile Dupin) ha ospitato a tavola Chopin, Musset, Balzac, Dumas figlio, Delacroix e Turgenev

Tra i suoi ospiti eccellenti c'era anche lo scrittore Gustave Flaubert

Fra i due ci fu un grande legame di stima e amicizia. Non solo i due scrittori condividevano aspetti culturali, tra loro c'erano anche strategie dietetiche, ma incoraggiavano anche le abitudini alimentari degli altri. 

Spesso George Sand, per incontrare Flaubert, partiva alle otto del mattino di domenica da Nohant, nel Centro-Valle della Loira, località dove ha vissuto per quasi tutta la sua vita, solo per il gusto di poter pranzare a Parigi con l'iniziatore del naturalismo

I due avevano gusti quasi simili. Amavano le verdure, i formaggi e il purè di patate che spesso George Sand preparava anche per i suoi ospiti a Nohant, come risulta dalle fonti. 

Il purè di patate dopotutto piace molto anche a me. Sazia ed è facile da fare. Lo preferisco alle patate fritte e alle patate al forno e ci metto davanti soltanto le patate in insalata. 

Non so magari non lo preparo come George Sand, ma con il tempo o imparato a mettere le giuste dosi di ingredienti e a scegliere le patate migliori per farlo.  

Non so, magari non è lo stesso purè di patate di George Sand. Magari lei non ci metteva il latte. Magari anche le patate erano diverse. Ma non posso saperlo, visto che in fondo non ho mai letto nessuna delle sue opere. 

Una sera d'autunno piovosa e freddina, tre persone fantasticavano standosene gravemente sedute, in fondo a un piccolo castello della Brie, a veder ardere i tizzoni nel camino e camminare lentamente la lancetta della pendola. Due di quegli ospiti silenziosi pareva si abbandonassero inerti alla vaga noia che pesava su loro; ma il terzo dava segni di aperta ribellione, agitandosi sulla seggiola, sbadigliando di tratto in tratto malinconicamente, e batteva le molle sui ceppi scoppiettanti, con l'evidente intenzione di lottare contro il nemico comune. 
George Sand - Indiana 


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Fonti: 

A la table de George Sand

sabato 12 gennaio 2019

I suoi quadri sul web

Mio padre è morto prima che esplodesse Internet. La rete era nata soltanto da pochi anni ed erano ben poche le persone che la usavano. Ricordo che c'era pure gente del settore che non credeva a Internet. Ecco, a volte mi piace pensare a come si sarebbe comportato mio padre se fosse stato ancora vivo. A volte mi chiedo cosa avrebbe pensato del fatto che io metto in giro i suoi quadri sul web e che uso la vetrina di un blog per mostrarli alla gente... 

A volte immagino mio padre che si siede davanti al computer, osserva il mouse, sta ben attento a non toccare la testiera per non fare danni e guarda i risultati sulla pagina Nino di Mei che io gli ho prospettato davanti sullo schermo. Me lo immagino mentre cerca di consigliarmi quali quadri sia meglio fotografare ed esporre. 

Lo vedo mentre sceglie le luci migliori in casa e posiziona una tela in modo da poterla ritrarre al meglio. Me lo vedo mentre sceglie i titoli da usare: quelli che non ricorda e quelli per quei lavori che non ha mai battezzato. Me lo vedo mentre mi dice che magari un certo lavoro potevo evitare di postarlo. 

A volte me lo immagino mentre osserva scettico sullo schermo del computer qualche opera contemporanea che non capisce. E che io non capisco. A volte me lo vedo per come si commuove per un complimento ricevuto. 

A volte me lo vedo che pensa a come sarebbe stata la sua arte se avesse avuto a disposizione i mezzi del giorno d'oggi. A volte me lo vedo che corre a mettersi al lavoro ogni volta che trova in rete un qualcosa che ha acceso la sua fantasia. 

A volte me lo vedo mentre mi dice di tradurre il messaggio che un gallerista tedesco gli ha inviato. 

A volte me lo vedo mentre mi dice di andare a cercare sul web quella Galleria d'Arte di Cannes

A volte me lo vedo davvero seduto lì davanti agli occhi che legge le biografie trovate in rete di Manet, Hopper e Van Gogh

A volte me lo vedo lì mentre osserva perplesso i like che inondano un'opera dozzinale. 

Non ho dubbi, tuttavia, nell'ammettere che si sarebbe divertito e che si sarebbe preso delle enormi soddisfazioni. 

A volte lo sento tossire. A volte sento ancora la sua voce. 

Non ho dubbi sul fatto che sia ancora vivo


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venerdì 11 gennaio 2019

La T-shirt di Francis Scott Fitzgerald

Si dice che la prima menzione ufficiale del termine T-Shirt sia datata 1913, ma l'Oxford Dictionary of English dice che il termine è apparso espressamente nel 1920 quando lo scrittore Francis Scott Fitzgerald cita la parola nel suo romanzo d'esordio Di qua dal Paradiso. Insomma questi scrittori dell'età del jazz sono davvero pieni di risorse e di fantasia e da ora indosserò le magliette con più deferenza. 

Sono più che mai convinto che attorno ai nostri progetti letterari si possono fare cose grandissime. E non lo dico così per dire. Certo bisognerebbe essere dei figli di papà, forse. Tuttavia i nostri progetti letterari possono essere arricchiti da gadget e altre cosettine. 

Ad esempio potrei creare delle magliette con alcuni disegni di mio padre. Potrei anche stilizzare e fare un giocattolo con Il gatto che sognava di essere un delfino. Magari un giocattolo che parla e miagola e pronuncia frasi presenti nel romanzo. Potrei riempire di citazioni letterarie prese da altri racconti la carta igienica o altre cose. 

Ecco. lo so che magari non a nulla che vedere con l'invenzione - se così si può definire - di Francis Scott Fitzgerald, l'autore de' Il grande Gatsby per essere precisi e di questo Di qua dal paradiso. Ma che ci volete fare appena ho trovato questa chicca su Libreriamo, sono andato a fare una ricerca in lingua inglese: 


The first official mention of T-shirts dates back to 1913. But in the Oxford Dictionary of English word «T-shirt» appeared in 1920 when Francis Scott Fitzgerald mentioned it in «This Side of Paradise»: 

e nel frattempo il mio cervello a cominciato a riflettere. 

A volte penso che potrei riempirmi la casa con tazze e piatti, piene di disegni in mio possesso. A volte penso che potrei mettere citazioni ovunque sulle pareti dei miei ambienti. 

A volte penso che potrei creare t-shirt, borse, calendari di ogni tipo e chissà che altro ancora. Non venitemi a dire che la cultura non fa nulla livello pratico, adesso ogni volta che vedrò una T-shirt in un negozio penserò a Francis. 

Amory Blaine ereditò dalla madre ogni tratto, tranne quei pochi sparsi e indefinibili che lo resero di qualche valore. Il padre, inefficiente e disarticolato, con una predilezione per Byron e l'abitudine di sonnecchiare sopra l'Enciclopedia britannica, divenne ricco a trent'anni grazie alla morte di due fratelli maggiori, agenti di cambio di successo a Chicago, e spinto dalla prima sensazione che il mondo gli appartenesse si recò a Bar Harbor dove conobbe Beatrice O'Hara. 
Francis Scott Fitzgerald - Di qua dal Paradiso


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"Grazie per la lettura"



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Fonti: 

History Of The T-Shirt 

Le 50 curiosità legate a libri famosi capaci di sconvolgere un booklover – parte 1