domenica 29 maggio 2016

Pane, letteratura e blog

Non c'è nulla come le tappe in salita del Giro d'Italia che mi facciano venir fame. Mi immedesimo nella fatica di Nibali e Valverde e penso alla fame che possano avere in certi momenti questi ciclisti. 

E nello stesso momento viene fame anche a me. Fame di pane nel mio caso, colpa della bicicletta. Ed è per questo che oggi presento sul blog questo articolo. l'ho chiamato Pane, letteratura e blog ma vorrei dedicarlo ai ciclisti del Giro d'Italia. Per redigerlo sono andato a riprendere i vecchi post che hanno nel titolo il pane. Spero mi capirete. 

Il valore che riveste il pane per il sottoscritto lo conoscete molto bene. Se così non è, date un’occhiata al post Buono come il pane di qualche anno fa. 
---> Pane e Alessandro Manzoni a colazione 

Nei giorni passati ho avuto del traffico grazie alla scrittrice Harper Lee e all'articolo che ho aggiunto e che potete leggere con un semplice click sul suo titolo. 
---> Il pane scoppiettante di Harper Lee 

Il pane sta al cibo come una lettera sta alla letteratura, basterebbe questo per capire il suo significato. Il pane il cibo più buono del mondo. Mi sono permesso di presentare una Top five con quelli che possono essere i miei tipi di pane preferiti. Be’ forse dire i miei cinque tipi di pane preferiti è un po’ grossa: per qualche tipologia è vero ma per qualche altra invece sono i ricordi che me la fa preferire. 
---> Buono come il pane 

Vi voglio bene. 

Grazie.

sabato 28 maggio 2016

Undici domande a Fabrizio Borgio

Dopo qualche mese ripropongo per la mia vetrina un'intervista. L'ospite odierno è Fabrizio Borgio, scrittore astigiano di narrativa di genere con una predilezione per il giallo e per il fantastico. 

Uno scrittore che conosco per il suo valore e per le sue opere. Per i Fratelli Frilli ha pubblicato tre gialli (con qualche spruzzata di sovrannaturale): La Morte Mormora, Masche e Vino Rosso Sangue. 

I primi due romanzi vedono come protagonista Stefano Drago, agente speciale del DIP (Dipartimento Indagini Paranormali), una costola dei servizi segreti italiani che si occupa appunto di indagini sull'occulto. Il personaggio di Drago è stato ripreso ora dalla casa editrice Acheron per la terza avventura del DIP: "Il Settimino". 

Ma per avere le idee più chiare parliamo con l'autore. Facendogli undici domande


Grazie Fabrizio e benvenuto. Vado subito al sodo, puoi aggiungere una sinossi della tua ultima fatica Il settimino

Sono io che ringrazio te, Ferruccio per l’interesse e la disponibilità. Il Settimino è un romanzo che si basa su un equilibrio inedito tra uno dei sotto testi politici più sentiti tra I miei scritti e una (finalmente) briglia molto sciolta per quel che concerne l’aspetto più propriamente fantastico della storia, briglia che mi è stata sciolta da Samuel Marolla in qualità di responsabile editoriale di Acheron

Un romanzo presumo del tutto inedito nel modo di trattare determinate tematiche e che riesce, spero, a intrecciare Spy story, paranormal, horror giocando con interrogativi importanti come il senso della nazione negli italiani, I servizi deviati, la teoria degli archetipi di Jung e l’esistenza d’ individui dotati di poteri paranormali, I settimini appunto. 


Cos'è che ti piace maggiormente di questa tua ultima fatica. Un qualcosa che ti è venuto particolarmente bene? 

E’ un romanzo molto sentito e dalla genesi complessa, sono contento di esser riuscito a raccontare la provincia senza renderla provinciale nel senso stereotipato del termine 



Chi è Stefano Drago, come è nato? 

Stefano Drago è un uomo discretamente giovane, solo, serio e un po’ cupo. Tutte queste caratteristiche si sublimano nelle sue radici culturali. La sua piemontesità è un tratto distintivo e caratterizzante al quale tengo molto. E’ austero a suo modo, intriso di un senso del dovere e delle istituzioni tipico di un’educazione sabauda ma senza esser chiuso al nuovo. 

E’ animato da una brama di conoscenza che l’ha portato a votare la sua esistenza al mistero. E’ nato da me, nel senso che ho preso alcuni aspetti della mia personalità e li ho usati come telaio sul quale tessere la sua figura. Doveva essere un alter ego all’inizio poi, per fortuna, il personaggio si è evoluto prendendo una dimensione tutta sua. 

Così lo specifico sempre: Drago non è Borgio, lo può ricordare per alcuni aspetti, tutto qua. 


Ti rivolgi a un pubblico particolare? 

In realtà no, anzi, mi piacerebbe con I miei libri far avvicinare il lettore di narrativa “convenzionale” alla narrativa di genere senza fargli sentire la mancanza di una dimensione letteraria all’interno del fantastico.  


Quali pensi siano i tuoi punti di forza come scrittore? 

Domanda insidiosa e difficile. In realtà dovrebbero dirlo I lettori ma se proprio devo azzardare direi il fatto che continuo a essere un lettore forte. 


C’è qualcuno a cui chiedi consigli e sottoponi i tuoi lavori mentre sono in fase di sviluppo o ti fidi solo di te stesso? 

Chiedo consigli, pareri e letture ad alcuni fidati beta reader oltre a intensi brainstorming tra editor ed editore. L’esperienza mi insegna che fidarsi di se stessi è rischioso. 


Hemingway scriveva con una zampa di coniglio in tasca. Garcia Marquez con addosso una tuta da lavoro. Tu hai qualche rituale quando scrivi? 

Ho bisogno di silenzio, isolamento e della compagnia di un paio di tazze di te’ e delle mie Moleskine. Vesto sbracato. 


Qual è la soddisfazione più grande che hai ricevuto dal mondo letterario? 

La conoscenza e la stima di alcuni colleghi, tutto il resto è narcisismo e autoreferenzialità. 



Cosa pensi dell'editoria italiana? 

Un ambiente difficile. 


C'è qualche collega che stimi in modo particolare? 

Diversi ma se faccio un paio di nomi faccio torto a quelli che escludo. Chi lo sa si consideri implicitamente citato 


Bene, non ti chiedo altro Fabrizio, ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi hai dedicato e ti saluto lasciandoti alle prese con la mia solita domanda telepatica, ormai un must delle mie interviste, vedi tu cosa rispondere. 

Ricambio con stima e riconoscenza e… si, Il Settimino avrà dei seguiti mentre verso ottobre uscirà il nuovo noir per Fratelli Frilli, il resto è in divenire. 

Vi voglio bene. 

Grazie.


venerdì 27 maggio 2016

Guardate le pagine statiche

Mi è venuto in mente di fare un giro sulle statistiche delle pagine statiche e sono rimasto sbalordito dai numeri delle visite. Non c'avevo mai fatto caso se non distrattamente. 

Mi hanno colpito e fatto impressione le cinquantamila visite della pagina dedicata alle Top ten. Vuol dire che funzionano. Purtroppo dubito che ne creerò altre. 

Non c'è più posto e forse guastano la navigazione. Naturalmente i numeri sono fuori dalla norma un po' per tutte le pagine, segno che il blog è visitato anche a dispetto delle pubblicazioni giornaliere. 

Dopotutto, a parte le tre pagine istituzionali e che non dovrebbero mancare in nessun blog (vi invito a indovinare quali sono), sono tutte pagine ricche di contenuti e post di spessore. 

Vi invito a fare un giro di navigazione, specialmente in questi giorni di sboccio estivo. Magari lasciatemi anche un contributo su cosa ne pensate. 


Chi sono = 13.725 
Policy & Cookies = 3.506
Scrittori famosi = 10.340
Viva la vida = 7.297
Cibo letterario = 16.768 
Le mie interviste = 38.678 
I vostri guest post = 23.564 
Vetrina settimanale = 22.842 
Cibo letterario = 10,345 
Top Ten = 50.789 
Note musicali = 29.673 
Cose da blogger= 7.892 
Blog amici = 10.034 

Vi voglio bene. 

Grazie.

P.S. Non ho messo nessun link, tanto per arrivarci basta clikkare sul menù di navigazione in alto 

giovedì 26 maggio 2016

Perché la pagina dei serpenti velenosi funziona

Oggi, sebbene non farò contenta diversa gente, ritorno a parlare sul mio blog dei serpenti velenosi. In realtà parlo della pagina facebook dei serpenti velenosi e vi voglio raccontare perché funziona

Come immagino ben sapete non si tratta della sola pagina che io gestisco, ma con il Blog di Ferruccio Gianola e con Il gatto che sognava di essere un delfino è di mia proprietà e porta avanti un mio progetto. 

Ribadisco che funziona alla grande rispetto alle altre due e forse anche ad altre che gestisco (ma in quel caso mi salvo con le sponsorizzazioni). 

Per ovvi motivi ho invitato pochissime persone a mettere il like e il numero dei fan e molto basso (poco più di una quarantina), tuttavia la pagina è vista in termini di numeri quanto la pagina del blog e anche per numero di interazioni non è molto lontana. 

Tale discorso serve a giustificare anche il perché continuo a servirmi della piattaforma di Zuckerberg per pubblicizzare le mie cose. Senza tanti giuri di parole vi dirò che è tutto merito dei contenuti e che mi aspetto nel giro di poco tempo una esplosione esponenziale. Sono più che mai convinto di questo. 

Tra i like che mi sono trovato sulla pagina e sui post delle pagina ci sono diversi stranieri. Ma anche gli amici consueti non mancano mai. Andate a vederla. 

In ogni caso per non dimenticare che si tratta di una pagina dedicata al progetto di un libro aggiungo anche l'incipit:

Un giorno di molti anni fa a Milano fui fermato per strada da una vecchia chiromante. Mi chiese se poteva leggermi la mano per poche lire. Accettai e le sottoposi in esame la mia mano sinistra. La vecchia osservò i solchi sul palmo con attenzione, poi sollevò lo sguardo e mi fissò negli occhi. Sorrise mostrando i suoi denti marci e annuì. Mi disse che sarei morto a novantaquattro anni per gli effetti causati sul mio organismo dal morso di un serpente velenoso... 

Vi voglio bene. 

Grazie.

mercoledì 25 maggio 2016

Niente post stupidi del mio blog

Pochi giorni fa ho pubblicato un post dal titolo Il peggio dell'anno passato. L'aspetto che mi ha lasciato perplesso è dovuto al fatto che in quell'articolo sono citati cinque post che non erano affatto male. 

Potevano avere più successo e ancora adesso non ho capito il perché non ne abbiano avuto. 

In ogni caso quell'articolo mi ha convinto a evitare di pubblicare in futuro post stupidi: Niente post stupidi del mio blog. Certo in realtà non so neppure se ne ho pubblicato in passato. 

Tanto per dirla tutta non ci vedo dei post stupidi in quella raccolta di fiaschi. Eppure, può darsi benissimo che qualche post banale o stupidi ci sia n per i lettori. 

Tuttavia un analisi del genere andrebbe fatta. 

Ogni volta che pubblico un articolo dovrei sempre considerare se quello che sto andando a pubblicare sia di valore o meno

Ogni volta che pubblico un articolo dovrei sempre considerare se quello che sto andando a pubblicare possa essere di utilità a qualcuno. 

Ogni volta che pubblico un articolo dovrei sempre considerare se quello che sto andando a pubblicare sia davvero necessario

Ogni volta che pubblico un articolo dovrei chiedermi se davvero non sto pubblicando qualcosa di stupido


Insomma qualche domanda me la faccio! 

Vi voglio bene. 

Grazie.

martedì 24 maggio 2016

Scrivi come mangi

«Anche oggi, come qualche sabato fa, posto un articolo, frutto di considerazioni del tutto improvvise, suscitato da un episodio che mi è successo stamattina. Dovete sapere che io abito in un paesino di montagna e stamani all’alba mentre mi recavo al lavoro una mancata precedenza ha provocato una bella discussione. Non conoscevo l’interlocutore e mi sono rivolto a lui in lingua italiana per spiegarmi, al che, costui, inviperito, immagino che sapesse chi fossi, mi ha ribattuto in dialetto: “parle come te maiet” (parla come mangi).» 

Nel lontano 2010 pubblicai il post che ho ripreso e messo in parte tra virgolette. Lo considero uno dei primi miei articoli di successo, perché all'epoca coinvolse parecchie persone e sopratutto si presentarono sul mio blog, per la prima volta, molti altri lettori. Mi è servito anche come spunto per redigere il post di oggi Scrivi come mangi

Ora se il post di quel lontano 2010 aveva un'aria ironica, questo di oggi non c'è l'ha per nulla. 

Vi dico subito il perché: non sopporto chi scrive scimmiottando la scrittura di autori americani, siano essi di culto o soltanto alla moda. Mi irrita leggere romanzi, ma anche articoli su siti e blog, dove è evidente la marcata influenza esterofila sullo stile, con l'uso di qualche "intercalare" solitamente assente nel lessico comune nostrano. 

Credo che abbiate capito cosa intendo! Mi sembra di avere a che fare con degli scrittori falsi. 

Già ho una marcata idiosincrasia per chi abusa nella propria narrativa di stereotipi anglosassoni imparati grazie ai film più che alle letture, ma se in aggiunta ci mettiamo anche le parolacce dei personaggi letterari anglosassoni proprio non ci siamo.    

Questo non significa che non dobbiamo ambientare un romanzo a New York o nel Montana, ma se non siamo nati e vissuti a New York o nel montana non comportiamoci da Yankee, cercando di scrivere come loro. Insomma scrivete come mangiate. 

Non imitate i dialoghi di Bukowski o Stephen King. Loro hanno una cultura completamente diversa alle loro spalle. Uno scrittore è fatto anche dai posti dove vive. 

Vi voglio bene. 

Grazie.