lunedì 27 marzo 2017

Il primo romanzo esistenzialista della storia

Per questo primo lunedì di primavera soggetto all’ora legale vi presento un Record culturale non considerato tra i generi letterari italiani riconosciuti. Mi è capitato sotto gli occhi in spagnolo. Ma non arriva dalla Spagna il primo romanzo esistenzialista della storia. Per trovarlo sono andato in Danimarca a casa del filosofo, teologo e scrittore Søren Aabye Kierkegaard. 

Senza entrare in merito alla corrente filosofica citata (per farlo occorrerebbe senza ombra di dubbio un blog apposito), anche se per certi versi mi sento molto affine come pensiero, oggi vi segnalo il Diario del seduttore (in danese Forførerens Dago e pubblicato anche con altri titoli, es. il Diario di un seduttore), un romanzo del filosofo danese Søren Kierkegaard, opera che si prende l'onore di essere il capostipite di questo singolare Primato Letterario

Scritto un paio di secoli fa, per l’esattezza nel 1843, la storia epistolare tra Johannes e Cordelia si trova all'interno dell'opera più complessa Enten-Eller

Il romanzo, tradotto in seguito in molte lingue, ora viene spesso pubblicato separatamente, sebbene sembrerebbe più che certo che l'autore non lo avrebbe mai approvato

Ho avuto modo di leggerlo qualche anno fa, in un periodo per me particolare e grazie al consiglio guarda caso di una donna

Ora vi confesso che è molto di più di ciò che il titolo vuol fare passare. Inoltre non presenta per conto mio quelle difficoltà tipiche delle letture filosofiche con termini di difficile comprensione. 

Una lettura non eccessivamente complessa e difficile a tutta prima ma in grado di far aprire gli occhi su certe dinamiche che si creano nei rapporti d’amore (anche se l'amore per me, nel romanzo in questione è solo una scusa). 

Vi lascio con l’incipit dell’opera, nel caso rientri nei vostri gusti e interessi… 

A stento riesco a padroneggiare l’ansia che mi assale in questo istante, in cui io mi son determinato di trascrivere con maggior cura la copia affrettata che feci allora precipitosamente e con il cuore in palpiti. Eppure anche oggi provo la stessa acuta inquietudine e mi faccio gli stessi rimproveri che mi feci allora. 
La scrivania non era stata chiusa e ogni cosa lì dentro rimaneva a mia disposizione. Un cassetto era aperto. Li, sopra diverse carte sciolte, giaceva un volume in quarto rilegato con molto gusto. Era aperto sulla prima pagina, dove, su un piccolo riquadro di carta bianca, egli aveva scritto di propria mano: «Commentarius perpetuus N° 4». 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: Novela Existencialista

domenica 26 marzo 2017

Lo huevos rancheros di Hunter S. Thompson

Fu mio fratello gemello a concepire un attentato diretto ai corridori del Giro d’Italia. L’idea, come il solito, fu sua. Gli balenò nella testa una notte verso la fine dell’inverno, qualche mese prima che prendesse il via quell’edizione della corsa. Me la propose una mattina mentre stavamo facendo colazione in cucina. Credo fosse domenica, ma poteva essere anche sabato - faccio fatica a ricordare i giorni. 

Ciò che avete appena letto sono le frasi iniziali (l’incipit) del racconto Lo sport è l'oppio del popolo. Se ancora non lo avete fatto lo potete leggere per intero seguendo semplicemente il link. 

Da qualche anno è già presente sul mio blog, oggi però lo riporto alla ribalta dopo aver scoperto il cibo preferito di Hunter S. Thompson (l'autore di Paura e Delirio a Las Vegas e inventore dello stile giornalistico Gonzo): lo huevos rancheros

Il motivo è molto semplice: in uno dei primi giudizi che ricevetti al mio racconto si facevano analogie con la storia del giornalista e scrittore americano, diventato famoso anche per il film che ne è stato tratto: film interpretato da Johnny Depp e Benicio Del Toro

Così la mi rubrica domenicale dedicata alla cucina letteraria va ad aggiungere un’altra pietanza, o forse farei meglio a dire un altro piatto. Piatto molto apprezzato dello scrittore citato e che mi incuriosisce molto visto che per il momento non ho ancora avuto modo di provarlo. 

Le Huevos rancheros sono un piatto tipico della colazione tradizionale messicana. È un piatto diventato molto popolare in tutta l'America e forse è anche per questo motivo che è pieno di innumerevoli varianti locali. In realtà le huevos rancheros sono serviti non solo a colazione, ma possono essere serviti a metà mattina o anche durante il pranzo. 

La versione più semplice delle huevos rancheros è composta da un piatto di tortillas di mais con delle uova fritte unte da un qualche tipo di salsa calda e accompagnata dai soliti fagioli fritti. A volte le uova strapazzate possono essere usate al posto delle uova fritte. 

Ecco, non le ho mai provate, lo confesso e forse sono più propenso a mangiare i pizzoccheri presenti nel mio racconto, ma l’ultima parola, come di consueto, spetta a voi. 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: Paper And Salt 

P.S. - Non ho trovato immagini disponibili dedicate alle huevos rancheros e ho ovviato sulla frittata pasquale, spero mi comprendiate! 

sabato 25 marzo 2017

Il meglio del western italiano

Il west è di moda in questi ultimi tempi sul mio blog.
Forse manca ancora qualcuno, ma siamo sulla buona strada visto che i personaggi intervistati hanno tutta l’aria di essere Il meglio del western italiano
Per questo, anche se alcune di esse sono apparse un paio di anni fa, ho pensato di riproporle nella mia consueta vetrina settimanale
Fa sempre piacere risentire vecchi amici: 

Farwest.it è il portale per eccellenza dedicato agli appassionati italiani della frontiera americana. Ma a questo punto sembra riduttivo parlare solo di appassionati. Sul racconto breve “Lungo il fiume" di Giampaolo Galli, apparso in una delle raccolte rilasciate dal prezioso sito, è caduto anche l’occhio del regista Daniele Nicolosi che ha deciso di trarne una sceneggiatura per un cortometraggio, coinvolgendo Franco Nero come attore protagonista. “Along the river” - questo è il titolo dello short movie - si è guadagnato in poco tempo apprezzamenti in giro per il mondo (vincendo premi e raccogliendo critiche positive). 
---> Along the river - La frontiera spezzata di Giampaolo Galli: intervista 

Il western e il cinema western sono tra i miei amori di sempre, perciò quando l’amico e scrittore Stefano Gerosa mi ha consigliato di approfondire il discorso sul portentoso lavoro “Guida al cinema western”, scritto e curato dallo scrittore e critico cinematografico Michele Tetro, realizzato in collaborazione con lo scrittore e traduttore Stefano Di Marino, non ho tergiversato molto. 
---> Guida al cinema western: duello con i due autori 

Non è la prima volta che Stefano Jacurti compare sul mio blog, ma si tratta di uno dei miei riferimenti italiani per quanto riguarda il mondo del West. Lo scrittore, il regista, l'attore e il personaggio televisivo romano non poteva quindi esimersi dal prendersi in carico le domande e rispondere, riguardo anche alla sua ultima fatica letteraria: la raccolta “Western Sex Rock and Horror.” 
---> Western Sex Rock and Horror: intervista a Stefano Jacurti 

È sceso di nuovo sul sentiero di guerra Domenico Rizzi e quattro mesi dopo il nostro primo incontro virtuale, ho l’occasione di risentirlo per parlare delle sue due novità letterarie in uscita: "Fort Kearny 1866-68", un saggio storico della Collana Conflitti e Battaglie che uscirà per Edizioni Chillemi Roma e "I segreti di Dunfield", terzo ed ultimo romanzo della Trilogia di Dunfield in uscita per Edizioni Parallelo 45… 
---> Sul sentiero di guerra con Domenico Rizzi 

Suppongo che tutti gli appassionati italiani della storia del west americano che frequentano la rete conoscano il sito di Farwest.it, un portale che offre e mette a disposizione tutto ciò che riguarda un’epopea che ancora vive della sua leggenda. Un mio appuntamento quotidiano da anni. Un luogo che mi riporta a quando ero bambino e che naturalmente non smette di farmi sognare. Figuratevi, adesso, se perdo l’occasione di fare qualche domanda a Sergio Mura, il responsabile del sito. Insomma, io voglio vedere la frontiera prima che scompaia: 
---> L’ultima Frontiera: quattro parole con Sergio Mura 

Vi voglio bene. 

Grazie.

venerdì 24 marzo 2017

Dare senza paura la propria opinione

Nei giorni scorsi, mentre cercavo spunti per il mio blog, ho ripreso in mano un vecchio articolo dove elencavo Quarantacinque cose per imparare a bloggare. Ho riletto i punti uno per uno per trovare qualche idea ma anche per verificare cosa nel tempo ho fatto di concreto e come sono cresciuto come blogger. Mi sono fermato al punto Dare senza paura la propria opinione... Siamo in grado di farlo? 

Nei primi anni di blogging stavo sempre bene attento a quello che scrivevo. Stavo bene attento a chi linkavo e sopratutto stavo attento a ciò che dicevo quando parlavo di qualcuno. Magari con un articolo, spesso senza volerlo, correvi il rischio di farti dei nemici e belli grossi

Capitava come niente. Capitava dalla sera alla mattina e spesso il tutto succedeva per delle sciocchezze. Magari per un virgola messa nel posto sbagliato. Magari per un piccolo fraintendimento e mica era facile rimettere a posto i cocci rotti. 

Era ovvio quindi, essendo agli inizi, che stavo molto in campana con ciò che scrivevo e con i contenuti che pubblicavo e anche con chi interagivo. Non che avessi paura, sia chiaro, ero soltanto molto sciocco e inesperto e forse troppo rispettoso del lavoro altrui. Pensavo che fosse anche un modo per crearmi una comunità valida e che fosse necessario seguire delle regole non scritte. 

Tutto sbagliato

Quasi nessuno dei blogger di allora è rimasto nel mio circuito (si può chiamare così?) e molta altra gente ha confuso il mio modo di fare per una sorta di quieto vivere da usare a proprio piacimento. 

Ora non è che sia cambiato il mio modo di scrivere. Uso ancora lo stesso metodo pacato ed educato di sempre, quello che mi contraddistingue e che è in fondo parte del mio essere. Scrivo sempre senza essere scurrile e volgare e allo stesso tempo cerco di evitare testi marcatamente polemici ma in fondo non mi preoccupo per niente se ciò che scrivo può offendere qualcuno. Non mi importa se qualcuno smette di leggermi perché dai miei testi evince qualcosa che non gli piace. 

Non mi faccio problemi se qualcuno non è d'accordo per le idee che faccio trasparire o perché mi inquadra in qualche contesto particolare. Un blogger deve riuscire a trasmettere con la sua scrittura la sua vera essenza, senza timori referenziali. Sia che parli di libri sia che parli di aspetti tecnici o di cibo. 

Questo è il solo e unico modo per avere sempre qualcosa da dire e in grado di creare attorno a sé un’aurea di autorevolezza

Rispettando i lettori, scrivendo soprattutto senza paura e condizionamenti proprio per loro. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

giovedì 23 marzo 2017

I pregiudizi sulla nazionalità degli autori

La maggior parte dei libri che ho in casa è scritta da autori americani. Ernest Hemingway, William Faulkner, Francis Scott Fitzgerald, Cormac McCarthy, Joe R. Lansdale, Stephen King... Soltanto con questi nomi mi avvicino al centinaio di copie ma possiedo almeno altri seicento libri scritti da autori americani. Questo la dice lunga sul fatto dei  pregiudizi sulla nazionalità degli scrittori

Questo post è nato grazie a una frase contenuta nel commento che segue. Commento lasciato da Massimo Bencivenga nell'articolo Scrittori buoni e scrittori cattivi

"Io più che rileggere in toto, rileggo delle parti, tanto dei libri che mi son piaciuti quanto di quelli che mi son risultati modesti o insulsi. Io trovo ci sia sempre qualcosa da salvare, ma parlo di libri di genere, o come dico io de-genere, che non aspirano a fare "letteratura" (qualsiasi significato vogliate dare alla parola :-D). Ecco, nei libri di genere qualcosa da salvare c'è sempre, a parer mio. Piuttosto, ti lascio con una riflessione per te e per gli altri. Avete pregiudizi sulla nazionalità degli autori? Mi spiego meglio! Io, davanti a un autore nuovo, mi ghiaccio un po' se è tedesco; non so perché, ma avviene. Sempre. E tu? E voi? Avete pregiudizi geografici o legati al mestiere degli scrittori? Parliamone :-D"

Capite subito che si tratta di un suggerimento talmente ghiotto da prendere al volo e realizzare qualcosa di specifico. 

Sono un amante della letteratura americana e di conseguenza metà della mia libreria è composta da titoli di autore americani. Narrativa di vario genere e non solo mainstream

Poi ci sono, come logico un bel po’ di libri italiani, quindi russi, francesi, inglesi, tedeschi… Qualcosa di autori di lingua spagnola. Qualche autore brasiliano. Qualche nobel o qualche bestsellerista di un’altra nazione, ma come vedete la mia geografia non spazia molto. Ho letto soltanto due autori giapponesi (molto legati anche alla narrativa americana. Ma non so cosa sia la narrativa cinese. Quella africana.  

Ecco ora non voglio dire che ci siano delle pregiudiziali. 

Probabilmente le mie scelte sono determinate soltanto dall’educazione ricevuta e dalla mode a cui siamo sottoposti. Ma può essere anche una scusante per nascondere qualcosa di più brutto… 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S. - In realtà questo post è solo la prima parte, perché i pregiudizi possono essere di molti altri generi. Ho già redatto una bozza e penso quindi che settimana prossima vi troverete un articolo mirato davanti agli occhi, magari sotto forma di top five!

mercoledì 22 marzo 2017

Mai letto Fantozzi?

Foto Pubblico Dominio
Non passa settimana, anzi giorno, senza che - per come siamo messi - qualche cosa mi ricordi i film di Fantozzi, il personaggio ideato dalla vena creativa di Paolo Villaggio nella metà degli anni settanta. Il clima in cui viviamo, i personaggi che popolano la nostra società e tante altre cose. Credo che nel ragioner Ugo ci sia qualcosa di tremendamente attuale ancora oggi. 

Non ho mai letto i romanzi e i racconti dedicati a Ugo Fantozzi, scritti da Paolo villaggio quindi, potete immaginare come mi possa sentire nell'affrontare un post del genere e di come confidi nel vostro aiuto. 

Fantozzi per me è legato quasi indissolubilmente al mondo cinematografico. 

Vi confesso che ci sono ben poche altre saghe che mi hanno coinvolto così tanto e ci sono ben pochi altri film in cui ho riso, nel bene e nel male, così tanto, oltre ad avermi fatto riflettere. 

Ma prima ancora che personaggio cinematografico Fantozzi è un degno eroe letterario e best seller della nostra narrativa e forse un piccolo approfondimento lo merita, anche perché mi sembra di vivere in un epoca molto fantozziana. 

L'ostentazione, il lecchinaggio, l'esaltazione di certi fenomeni sociali sembrano più che mai attuale ed è facile identificare molte delle persone che incontriamo ogni giorno per strada nei figli artistici di Fantozzi e della sua compagnia ed è per questo che oggi chiedo a voi se non lo avete mai letto. 

Ecco, a parte, qualche frase trovata in un antologia scolastica e l’incipit che aggiungo, io non ho mai avuto tra le mani un libro dedicato al personaggio di Paolo Villaggio, forse anche per colpa dei film stessi. 

Ora non so in effetti quali siano le qualità narrative dello scrittore, attore, comico e regista genovese. Magari con il vostro aiuto scopro che è un grande autore anche dal punto di vista letterario. Magari il suo modo di scrivere ricorda dei grossi nomi della nostra cultura. 

Insomma spetta a voi il compito di aiutarmi anche stavolta. 

Incipit di Fantozzi

In fondo, a Fantozzi, la signorina Silvani, che lavorava su in contabilità, piaceva abbastanza. Non era certo una bellezza, anzi a voler essere un po' severi era un 'mostrino' di gamba corta all'italiana, denti da coniglietto e capelli tinti, ma certo più viva di sua moglie signora Pina, della quale lui odiava la rassegnazione nel subire il loro tragico ménage matrimoniale senza speranze, ma soprattutto più giovane. 

Vi voglio bene. 

Grazie.