domenica 22 ottobre 2017

La pasta unisce

«Diceva Ennio Flaiano che il nostro, più che un popolo, è una collezione. Ma quando scocca l’ora del pranzo, seduti davanti a un piatto di spaghetti, gli abitanti della penisola si riconoscono italiani come quelli d’oltre manica, all’ora del te, si riconoscono inglesi. Neanche il servizio militare, neanche il suffragio universale (non parliamo del dovere fiscale) esercitano un simile potere unificante. L’unità d’Italia sognata dai padri del Risorgimento oggi si chiama pastasciutta.» (Cesare Marchi) 

Sul mio blog ho parlato diverse volte della pasta che unisce per motivi letterari. Ho postati diversi articoli in passato con protagonisti degli scrittori: James Joyce, Garcia Marquez, Ezra Pound, Jonathan Franzen, Giuseppe Ungaretti, il più umano Nunzio Russo... 

Ora mi ritrovo da parte alcuni post legati alla pasta già pronti e così per alcune domeniche la letteratura in cucina mi porterà a parlare di questo alimento. 

Oggi, per esempio, senza fare tanta fatica ho preso come riferimento la frase dello scrittore Cesare Marchi che riporta le frasi dello scrittore Ennio Flaiano già comparso sul mio blog tanto tempo fa con i Consigli di Ennio Flaiano a un giovane analfabeta

Sulle prime volevo chiedere soltanto a che ora vi mettete a tavola normalmente, ma in seguito mi ha preso la mano e la fantasia si è presa in mano l'articolo... 

Così adesso mi piace immaginare di vedere Flaiano mentre si siede a tavola, vestito di tutto punto, con degli ospiti e si gusta un piatto di pasta, magari di spaghetti. Magari spaghetti alla carbonara

Mi piace immaginare molte altre persone che si siedono a tavolo e si gustano un piatto di pasta. 

Mi piace immaginare di vedere seduti a tavola a mangiare un piatto di pasta persone che ora non ci sono più, persone che per anni hanno condiviso la tua stessa tavola e ti chiedi cosa mangeranno adesso, ti chiedi se mangeranno pasta, trovandosi per sfortuna in qualche altro posto fuori dalla nostra portata. 

Mi piace immaginare di vedere seduti a tavola a mangiare un piatto di spaghetti degli amori finiti. Quelli che magari, allora, eri talmente innamorato che mangiavi un piatto di spaghetti dallo stesso piatto. 

Mi piace immaginare di vedere seduti a tavola mangiare un piatto di pasta persona che ancora non conosco e che magari conoscerò... 

Mi piace immaginare di vedere attorno a un piatto di pasta tante persone. Amici e nemici della stessa pasta. Insomma, anche a me piace pensare che un piatto di pasta unisce.  

Vi voglio bene. 

Grazie.

sabato 21 ottobre 2017

Gita al rifugio

Nino di Mei
Il racconto artistico di questo sabato in vetrina, legato al quadro che vedete in foto, si intitola: Gita al rifugio. Buona lettura. 

Partirono qualche ora dopo l'alba una mattina di luglio. Uscirono dal paese e presero il sentiero che scendeva a fondovalle tra i faggi. Erano in quattro: i due bambini, il cane e il nonno alle loro spalle come una retroguardia militare. Tutti in fila indiana sulla stretta pista sotto i raggi del sole che si infiltrava tra le foglie. 

Era una bella giornata e i bambini cantavano e chiacchieravano e ridevano e il nonno portava lo zaino con dentro il pranzo al sacco. Il cane faceva avanti e indietro, senza scompigliare la fila e senza abbaiare, come se sapesse di non disturbare. 

Una volta giunti in basso, tra le baite del maggengo sul pianoro, si dissetarono alla fonte rilassandosi per qualche minuto. Poi imboccarono la carrareccia degli alpini e proseguirono, seguendo il corso del torrente. 

Ora la strada saliva gradualmente, nella valle stretta e profonda, costeggiando il torrente sulla destra. Sarebbe proseguita per qualche chilometro, prima di inerpicarsi all’improvviso a tornanti sul crinale a monte. Dopo un poco sarebbe cambiata la vegetazione, la valle si sarebbe aperta e  sarebbero comparsi i pascoli. Dapprima  avrebbero sentito i campanacci,  poi avrebbero visto le mucche. Poi avrebbero udito le voci austere e perentorie dei mandriani. E alla fine sarebbero giunti al rifugio. Tutto in poche ore di cammino.

Mentre salivano, i bambini facevano discorsi da grandi. Parlavano di calcio e di mestieri da fare una volta uomini. Cercavano di immaginarsi da lì a qualche anno. 

Uno accarezzò il cane e disse che avrebbe fatto il veterinario. L’altro osò di più e disse che avrebbe fatto le gare e che sarebbe diventato un campione di corsa in montagna. Il nonno fingeva di pensare ad altro ma ascoltava. 

Nei pressi di una cappella votiva, poco prima di un ponte costruito sulla confluenza di due torrenti, sentirono il rumore di un’auto in arrivo. Si fermarono, fecero il segno della croce entrando nella cappella, e si lasciarono superare da un grosso fuoristrada grigio tedesco. 

Uno dei bambini lo guardò impressionato. 

Il nonno se ne accorse. «Ti piace?» gli chiese. 
«Appena avrò diciotto anni, farò la patente e comprerò una macchina come quella» rispose il bimbo. 
«E poi come farai a correre?» 
«Nonno, le gare di corsa mica si fanno con le jeep.» 
«Quella non è una jeep, è un suv» disse l’altro bambino, quello che voleva fare il veterinario. 
Il nonno sorrise. 
«Allora comprerò un Suv!» disse il ragazzino campione.
«Ci vogliono un sacco di soldi e non potrai comprarlo solo facendo le corse.» 
«Ti aiuto a fare il veterinario, quando non vado a correre.» 

Il nonno assentì orgoglioso al buon senso dei suoi bambini. Osservò il suv mentre li oltrepassava e notò il biacco nero sulla strada bianca strisciare oltre il muro a secco. Indicò il rettile ai bambini prima che scomparisse tra i cespugli sotto il ciglio della strada, ma non lo videro. Ordinò al cane di andare a stanarlo ma non si mosse. 

Allora fece qualche passo in avanti e si sporse per osservare lo strapiombo sottostante, sperando di intravederlo in qualche incavo tra le pietre. Per qualche istante ripensò a quando da ragazzino prendeva i serpenti con le mani. Riprovò sulle mani la stessa sensazione al tatto di pelle ruvida e grinzosa e la stessa baldanza da ragazzino coraggioso. 

Poi tornò a guardare la strada. Guardò il suv che ormai si era allontanato, poi osservò il cane e i bambini che si erano rimessi in moto davanti a sé. Continuavano a parlare di progetti futuri, di cose da grandi e di cose importanti mentre salivano verso il rifugio.  

Il nonno sorrise tra sé. Adesso  non voleva deluderli confessandogli che avrebbe desiderato tornare soltanto a essere un bimbo come loro. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

venerdì 20 ottobre 2017

Elogio dei mediocri

Non fatevi ingannare dall'immagine di oggi, quella che ritrae i Bravi de' I promessi sposi. L'ho scelta prima di scrivere il post, perché avevo un altro titolo in mente. Non voglio discutere su questi personaggi di Alessandro Manzoni, anche se c'è qualcosa di attuale nell'immagine (sta a voi capirlo) con l'articolo di oggi. Perciò se volete e se lo desiderate, continuate la lettura di questo Elogio dei mediocri e capirete dove voglio arrivare. 

La sensazione che al giorno d'oggi sia nocivo e controproducente essere troppo bravo, non me la toglie nessuno. Lo vedo tutti i giorni e lo noto un po' in tutti i campi che conosco e che per un motivo o per l'altro mi trovo a frequentare per stare al mondo. 

Se è difficile emergere dalla mediocrità essendo mediamente superiori a un mediocre, lo è molto di più se si è particolarmente dotati. Credo sia un dato di fatto e non me ne vorrete, anche se ciò che ho appena scritto sembra un gioco di parole. 

Ma non c'è nessun gioco, sono molto serio, lo confesso. 

Sono più vicino al sarcasmo che all'ironia

Perciò ho deciso che da ora in avanti ce la metterò tutta per non essere troppo bravo. Credo sia essenziale non esserlo. Cercherò di essere il più possibile vicino e simile alla gente brava ma non troppo brava. Cercherò di impegnarmi per non spezzare questo piccolo equilibrio tra l'essere bravo e l'essere troppo bravo. 

Oh, non pensate sia facile. Credo sia molto più difficile di quello che si pensa. Magari mi farò consigliare e spero che questo post mi sia di aiuto. Mi farò aiutare da chi vorrà aiutarmi. Mi farò guidare da chi vorrà guidarmi. 

Insomma farò di tutto per essere bravo ma non troppo bravo. 

Cercherò di distinguermi dal vertice della massa ma cercherà di non distinguermi troppo. Cercherà di mettere il naso in tutte le cose che interessano il branco ma cercherò di non metterlo troppo, questo naso. Farò di tutto per essere come quelli che si fanno seguire sui social ma cercherà di non essere seguito troppo. 

Inventerò poesie belle ma non troppo belle. Creerò composizioni belle ma non troppo belle. Canterò canzoni belle ma non troppo belle. Guarderò film belli ma non troppo belli. 

Leggerò libri belli ma non troppo belli. Cercherò di eccellere ma cercherò anche di non eccellere troppo! Essere troppo bravo porta a pestare i piedi a chi è troppo bravo senza esserlo. Magari basta essere dei bravi mediocri per stare bene e fare bene

Vi voglio bene. 

Grazie.

giovedì 19 ottobre 2017

Il babau Pier Paolo Pasolini

In un commento giunto sul mio blog in un articolo di lunedì scorso, una preziosa amica blogger mi ha suggerito il nome di Pier Paolo Pasolini. Si tratta di un autore che conosco di fama ma che non ho mai letto. Ho visto qualcosa in televisione e leggiucchiato qualcosa qua e là. Niente più. Per una serie di motivi, Pier Paolo Pasolini, a me, è stato presentato come un babau e come un autore scomodo. 

Patricia Moll, blogger di Mirtylla's House, in un commento lasciato al post di lunedì, L'inventore del realismo sporco ha citato Pasolini ed è stato uno start per creare questo post. I motivi sono presto detti: sono colpevole di non aver mai letto nulla dello scrittore bolognese. 

Quindi mi rivolgo a voi. 

Pasolini è ritenuta una figura di spicco del panorama culturale italiano. credo ormai sia riconosciuto da tutti. Ma il sottoscritto non ha mai letto, seppur distrattamente, neanche un suo articolo preso da un giornale. Per me, è soltanto un autore conosciuto per tutta una serie di altre cose che esulano l'aspetto culturale. 

Purtroppo, per la tipologia di scuole che da adolescente ho frequentato, Pasolini è sempre stato evitato. Mi è sempre stato presentato com un autore malvisto e scomodo e di conseguenza, con questa specie di lavaggio del cervello, è passato inosservato. Più che altro, a quai tempi, lo vedevo come un Babau. Il babau Pier Paolo Pasolini

Si sbagliava allora. Probabile. Probabile che sbagli anch'io adesso. Mi pare evidente, visto la sua importanza, e così datemi una mano se ne sapete qualcosa. Se avete un'idea valida e critica sulla produzione letteraria di questo autore non abbiate timore a metterla per iscritto in un commento. 

Non abbandonatemi. Se ritenete che sia fondamentale leggere i lavori dello scrittore e intellettuale citate i titoli. E sopratutto non giudicatemi da queste mie uscite. 

Ora siamo in pieno autunno, ma ritorniamo per un istante in piena estate, con uno dei suoi lavori più celebri, per quello che ne so. 

Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare. 
Pier Paolo Pasolini - Ragazzi di vita 

Vi voglio bene. 

Grazie.

mercoledì 18 ottobre 2017

Un computer non scriverà mai come Hemingway

Tra una ventina di anni non ci saranno più muratori, le case le costruiranno i robot. Case più belle e più sicure. Tra una ventina di anni le auto si guideranno da sole e tanti saluti alle multe e agli incidenti. Tra una ventina di anni le operazioni invasive sui tumori le faranno dei computer. Forse anche i mondiali di calcio saranno giocati da robot, gestiti da computer - sempre tra una ventina di anni, sia chiaro. Probabilmente anche i libri li scriveranno i computer. 

Ora non so nulla di come saranno i robot che sostituiranno i muratori e i chirurghi tra qualche decennio. Ma ci saranno statene certi. Non so nulla sul modo in cui questi robot si comporteranno, ma è assai probabile che ci saranno e non ci stupiremo. 

Non so neppure se la nostra nazionale di calcio al mondiale del '38 avrà una mezzala fatta di chip e un difensore come Roy Batty, e un sistemista software in panchina a emulare Sacchi. Ma potrebbe succedere. 

Probabilmente i libri, nel prossimo futuro, verrano scritti da un computer, ma 


Un computer non scriverà mai come Hemingway. 

Su questo sono certo. Non credo che un computer sarà in grado di scrivere dal nulla racconti come Un posto pulito, illuminato bene o Grande fiume dai due cuori e non so se potrà scrivere un romanzo come Il vecchio e il mare

Magari riuscirà a redigere il best seller del momento, un libro nato a tavolino e studiato su ciò che la gente vuole in quel momento. Un best seller su cui poi faranno un film e venderanno gadget

Ma dubito che un computer possa dare del valore aggiunto nel campo filosofico. Dubito che possa fare qualcosa in termini teologici e che possa aiutarti in qualcosa di spirituale. 

Insomma un computer, allo stato attuale, non scriverà mai come Ernest Hemingway. Non sarà in grado di scrivere un romanzo come Per chi suona la campana. 

Come un computer, allo stato attuale, non potrà mai creare musica di valore. Un computer potrà solo ricalcare, magari farlo addirittura dell'originale, ma si limiterà a copiare. Non sarà in grado di inventare emozioni. E di dar vita a qualcosa che non esiste. Non potrà creare delle musica dal nulla e magari non sarà neppure in grado di scrivere racconti come i miei

Ma forse la tecnologia darà spazio a un nuovo umanesimo

Forse il trovarsi liberati da un certo tipo di incombenze fisiche e intellettuali darà spazio alla nostra vena creativa e speculativa. E magari saremo più felici. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

martedì 17 ottobre 2017

Cinque modi per presentare un libro, più uno

Non ho mai presentato in maniera ufficiale un mio libro, ma ho presentato libri di colleghi. Non ultimo un libro, un romanzo, dove il protagonista è ricalcato un po' sulla mia figura. Quella volta lo presentai in una discoteca. Con balletto e buffet finale. Fu un successo, ma... 

Sappiamo quanto è importante far conoscere il proprio libro, magari tramite una presentazione. 

Ho partecipato diverse volte a presentazioni di libri. In alcuni casi mi sono divertito e ne ho tratto giovamento. In altri casi è stata una perdita di tempo. In alcuni casi ero come spettatore e cliente, in altri invece avevo il ruolo di moderatore. 

Poi, per altri motivi ho sperimentato altri modi per proporre i libri. Ho cercato di illustrali per come li vedo io, in maniera un po' dissacrante


1 - Televisione 

Non sono mai andato in televisione a presentare un libro. Ma andare da Fazio o partecipare ad altri talk show dove è possibile parlare della propria opera credo sia uno dei must al giorno d'oggi. Chi non c'andrebbe, ero? 


2 - Booktrailer 

Purtroppo non mi piacciono molto, li vedo un po' come gli EBook. Freddi. Magari apprezzerei un video dove è lo stesso autore a parlare del proprio lavoro e a leggerne qualche brano, ma non un qualcosa costruito sulla sinossi dell'opera. Si corre il rischio di spersonalizzare il lavoro. Se il libro non sta in piedi da solo, non ci sono booktrailer che tengano.


3 - Discoteca o ristorante 

Per conto mio funzionano bene le presentazione fatte in ambienti e contesti per nulla legati al libro. Presentare un libro in discoteca o durante una cena in un ristorante può essere una buona idea. Mi è capitato diverse volte di partecipare. In alcuni casi anche come relatore. Forse bisogna avere una certa intraprendenza per riuscire a trarne dei vantaggi, ma ci vedo un buon potenziale 


4 - Libreria 

Purtroppo, più passa il tempo e più trovo questo metodo squallido, abusato e senza mordente. Presentare un libro in una libreria, se non si è più che conosciuti (allora funzione), equivale a dire che siete degli sfigati e non viene nessuno. 


5 - Blog 

Se ritengo essenziale per uno scrittore avere un blog e un sito dove parlare della propria opera, non ritengo più così fondamentale fare i giri dei blog per parlare del proprio libro. Dà proprio l'idea del marchettaro


Più uno - Casa 

Il modo migliore per presentare un libro, il proprio libro, per conto mio consiste nel farlo da casa. Certo non è semplice. Bisognerebbe aver una casa con gli ambienti adatti e non tutti vivono in un'abitazione come Villa Doria Pamphilj, ma se mi seguite, forse, potete intuire dove voglio arrivare. Un libro per esempio potrebbe essere presentato a casa di un fan e uno scrittore potrebbe viaggiare da una casa all'altra dei fan. Provate a immaginare un King che viene a casa vostra, o un McCarthy che viene a prendere un caffè e a presentare il suo libro. Lo so che sembra un'esagerazione, ma se fosse inquadrata bene non sarebbe una buona idea? 


Vi voglio bene. 

Grazie.