martedì 12 dicembre 2017

Bello sentirsi ignoranti

Il primo libro che mi è stato regalato in previsione di queste feste natalizie si intitola Vergogna ed è stato scritto da un autore di cui non conoscevo l'esistenza. E non è uno scrittore da nulla a dirla tutta: è addirittura un nobel. Un Nobel per la letteratura. Bello, sentirsi ignoranti

Sono più le volte in cui mi sento ignorante rispetto a quelle in cui so di sapere. Fa parte delle regole del gioco e del bisogno di crescita di ognuno. 

Perciò diffido molto dei "professorini" con il sapere che esce a comando dalla loro bocca e da chi si atteggia e atteggia una conoscenza che può essere smontata come una costruzione in lego. 

Sono dell'idea che di ignoranza non si è mai senza e credo sia fondamentale accettare con umiltà questo aspetto. E questo vale anche per i più sapientoni della terra. 

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di non divagare, dopotutto siamo in un periodo in cui bisogna essere buoni. 

Be' il caso vuole, per esempio, che nei giorno scorsi una persona mi ha regalato un libro (un romanzo) di un autore sudafricano. Il caso vuole che questo autore sia il Nobel delle letteratura dell'anno 2003. 

Il caso vuole che non lo avevo mai sentito nominare in vita mia se non sino all'altro giorno quando mi hanno regalato il libro. Il caso vuole che John Maxwell Coetzee sia uno dei maggiori esponenti del postmodernismo e postcolonialismo del secolo appena trascorso. 

Il caso vuole che se qualcuno desidera darmi delucidazioni e informazioni sull'autore e sulla sua opera io sono ben disposto. Il caso vuole che vi aggiunga l'incipit del libro che mi è stato regalato. Non l'ho ancora iniziato a leggere.

Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di aver risolto il problema del sesso piuttosto bene. Il giovedì pomeriggio va in macchina a Green Point. Alle due in punto preme il campanello all'ingresso di Windsor Mansions, dice il suo nome ed entra. Sulla porta del n. 113 lo aspetta Soraya. David attraversa la camera, che profuma di buono e ha una luce soffusa, e si spoglia. Soraya esce dal bagno, lascia cadere l'accappatoio e s'infila nel letto accanto a lui. – Ti sono mancata? – gli domanda. – Mi manchi sempre, – risponde David. Le accarezza la pelle color del miele, senza i segni del sole; la fa distendere, le bacia il seno; fanno all'amore. 
John Maxwell Coetzee - Vergogna 

Vi voglio bene. 

Grazie.

lunedì 11 dicembre 2017

L'ideatore della parola fantascienza

Giorgio Monicelli, fratello maggiore del regista cinematografico Mario (La grande guerra, L'armata Brancaleone, Amici miei, Il marchese del Grillo) è stato un editore e traduttore italiano. A lui si deve la fondazione di Urania nel 1952, ma anche il record culturale di oggi: L'ideatore della parola fantascienza.  

Alcune settimane fa ho parlato, nella mia rubrica dei record culturali, de' L'inventore del termine "fantascienza". Beninteso che si trattava del termine nella versione anglosassone, con la mera traduzione messa lì tra virgolette. 

Non contento ho voluto approfondire e verificare se c'era un qualcosa di analogo in italiano. La ricerca mi ha dato il nome del traduttore italiano, Giorgio Monicelli, fratello del più celebre Mario (regista di capolavori assoluti). 

Giorgio Monicelli creò la parola d'autore "Fantascienza" con un calco linguistico dell'inglese science fiction. Fondatore della collana editoriale Urania nata nel 1952 e portata avanti sino al 1961 (quando si dimise a causa della salute e a causa dei dissidi con lo zio Arnoldo Mondadori) è considerato anche colui che ha introdotto il nuovo (allora) genere narrativo in Italia, lanciando e facendo conoscere scrittori come Fritz Leiber, Richard Matheson, Fredric Brown, Isaac Asimov, Ray Bradbury, Murray Leinster, John W. Campbell e molti altri. 

A tal proposito ecco gli incipit di due racconti diventati nel tempo delle icone del genere. 

«A proposito di autostoppisti», disse Jim Bendell, in tono piuttosto turbato, «l'altro giorno ho dato un passaggio ad un uomo che era strano parecchio». Rise, ma non era una vera risata. «Mi ha raccontato la favola più bizzarra che io abbia mai sentito. In generale, ti raccontano come hanno fatto a perdere il loro bel posto di lavoro e come hanno cercato di trovare qualcosa da fare, qui negli spazi sconfinati del West. Sembra che non si facciano un'idea di quanta gente abbiamo qui. Credono ancora che questo grande, bellissimo paese sia disabitato». 
John W. Campbell - La "cosa" da un altro mondo 

Tutto cominciò quando il dottor Braden si assunse l'incarico di cercare la cartella personale di John Kingman. Il Meadville Mental Hospital possedeva un archivio efficientissimo: lì la ricerca psichiatrica era molto avanzata. Si trattava infatti della più vecchia istituzione psichiatrica del paese, nota col nome di New Bedlam al tempo della sua fondazione, qualche anno prima della nascita degli Stati Uniti d'America. L'archivio era incredibilmente perfetto, però il giovane dottor Braden trovò che la scheda di John Kingman presentava molte lacune riguardo i dati d'ordinaria amministrazione. 
Murray Leinster - Lo strano caso di John Kingman 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: 
Giorgio Monicelli 
Treccani 

domenica 10 dicembre 2017

Scrittori da panettone o da pandoro?

L'altra notte sognavo di essere a cena a Vienna con alcuni scrittori dei tempi passati. Neanche fossi finito in una storia tipo Midnight in Paris di Woody Allen (avente presente, no?). Siamo andati a mangiare in un ristorante sul Ring. Bel posto. Volevamo festeggiare Natale e abbiamo mangiato e bevuto decisamente bene. Alla fine ho chiesto se volevano come dolce il Panettone o il Pandoro al posto di una Sachertorte. Ciò è bastato per metterci a disquisire su quali siano gli scrittori da panettone e gli scrittori da pandoro. Be', niente paura è solo un gioco. 

Naturalmente è soltanto un gioco, lo scrivo un'altra volta. Evitate di vedere il post in chiave sarcastica o per chissà quale bandiera. Dopotutto non so quali fossero i veri gusti al riguardo dei dolci natalizi, ma ho cercato di farmi un'idea di elenco in base alle opere che ho letto di ciascuno degli autori che elenco e che mi sono venuti in mente. 

Tirate voi le conclusioni. Siate voi a capire o intuire il perché di queste mie classificazioni. 

Ovviamente siete liberi di contestarli e di fargli cambiare posto, oltre che di aggiungere i vostri nominativi e le vostre motivazioni. Troverò il modo di evidenziare e avvalorare il vostro suggerimento. 

Veniamo al punto! 

- Per me sono scrittori da Panettone: Ernest Hemingway, Cormac Maccarthy, Raymond Carver, John Fante, Elmore Leonard, William Shakespeare, John Grisham, Fëdor Michajlovič Dostoevskij, Anton Pavlovič Čechov... 

- Sono invece scrittori da Pandoro i seguenti nominativi: William Faulkener, James Joyce, Jorge Amado. Adeline Virginia Woolf, Oscar Wilde, Gustave Flaubert Isaac Asimov,Franz Kafka... 

- Sono del tutto indiferrenti al Pandoro e al Panettone: Johann Wolfgang von Goethe, Stephen King, Hermann Melville, Joe Lansadale, Valerio Evangelisti Gabriel José de la Concordia García Márquez, Jorge Francisco Isidoro Luis Borges, Alessandro Manzoni, Ray Bradbury, David Foster Wallace, Lev Nikolàevič Tolstòj, Mark Twain, Vladimir Vladimirovič Nabokov... 

- Non apprezzano né uno né l'altro invece questi nominativi: Dan Brown, Susanna Tamaro, Frank Herbert, Louis-Ferdinand Céline, Henry Valentine Miller, William Seward Burroughs, Jerome David Salinger...  

- Poi ci sono gli scrittore che adorano altri dolci: Truman Capote, Henry Charles "Hank" Bukowski, Richard Bach, Lafayette Ronald Hubbard, Jack Kerouac, Dante, Marcel Proust... 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S. -  Sembra evidente che si tratta di un post fatto in modo tale da spingervi a scrivere in un commento quale sia la vostra preferenza per i dolci natalizi. Quindi, dopo essere giunti alle vostre conclusioni, che aspettate a mettere la vostra preferenza?

sabato 9 dicembre 2017

Oliosutela in vetrina

Per queste settimane di dicembre, al sabato, non verrà pubblicato il consueto racconto artistico. Torneranno a prendersi uno spazio mirato con l'anno nuovo, visto che per questo periodo. Lo spazio per questo periodo sarà dedicato a degli articoli propriamente di vetrina, come questo Oliosutela in vetrina

Mi viene chiesto spesso, sia in modalità online sia in modalità offline, se non ho in mente di organizzare delle mostre con le opere di mio padre. 

Il progetto, come bene sapete c'è, ma i tempi e gli aspetti tecnici da prendere in considerazioni non sono pochi e non fanno assolutamente sottovalutati. L'organizzazione di una mostra di pittura non va per niente improvvisata e presa alla leggera. 

Al di là della scelta della tipologia di  opere da esporre e dell'investimento economico e di tempo, concorrono tutta una serie di elementi da considerare e ogni giorno ne nasce uno in più. 


Tuttavia non è escluso, anzi ne sono più che mai convinto, che già dal 2018 si possano vedere delle mostre di pittura dedicate a Nino di Mei in qualche zona d'Italia che non sia espressamente il suo comune di nascita. 

Innanzitutto vi dico che uno dei problemi principali è dovuto alla scelta della tematica da usare. 

Certo con un libro di racconti in pubblicazione del sottoscritto le cose si potrebbero unire, ma vorrei veramente fare anche in modo che Nino di Mei sia una identità vera e propria e ben definita. 

Oltre alla tematica, c'è poi da prendere in considerazione il fatto di dedicare una personale o una mostra collettiva. 

Un altro grande problema è sua quale tipologia di pittura puntare. Da esporre ci sono opere a olio si tela di varie dimensioni (almeno una settantina) ma potrei per l'occasione arrivare anche a cento andato a prendere opere ora in mano a privati. 

Oltre alle tele però ci sono anche decine e decine di acquerelli e disegni a pastello in formato A4 e A3.   


Per ultimo, e forse, un qualcosa che valuto e rivaluto ogni giorno di più, ci sono centinaia di disegni di vario tipo (prove e studi realizzati  a penna, magari con una biro, a china, a matita, e via di seguito) che se in questo caso non superano il formato cartaceo a3 (297 × 420). 

Un campo artistico molto complesso ma ricco di originalità, ma che occorre di una pianificazione e un allestimento e una location ben precisa. 

Ma accetto volentieri anche altri suggerimenti, in ogni caso chiunque sia interessato può contattarmi direttamente

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S. - Naturalmente non ho dimenticato l'importanza dei racconti artistici neppure in questa occasione. Avete la possibilità di trovarli tutti raggruppati nell'articolo Racconti artistici in vetrina, oppure cliccando semplicemente sull'etichetta Racconti artistici. Se per caso non li avete letti o ne avete saltato qualcuno lasciatemi un feedback...

venerdì 8 dicembre 2017

I libri sul comodino degli italiani

Nino di Mei
Se i commenti continuano ad arrivarmi con questa frequenza, per il giorno di Natale (non manca poi molto) ne avrò più di cinquecento e molto probabilmente lo status avrà il triplo delle visualizzazioni. Stime, fatte, restando con i piedi per terra. Ma questi sono i libri sul comodino degli italiani

Più o meno sette mesi fa, era il 10 maggio, postai sul mio blog un articolo dal titolo Il libro sul comodino. Si trattava di uno di quei post a cui solitamente ricorro quando ho bisogno di qualche tipo di compensazione emotiva. 

Maggio non è stato un periodo molto bello per me e avevo bisogno di raccogliere un qualche tipo di considerazione e sapevo che un post di quel genere mi avrebbe dato dei risultati positivi. 

Non mi sbagliavo, il post ottenne un notevole successo, sia sul blog, sia sui vari social e questa attenzione mi distolse un po' dai grossi problemi di quel momento. Sommando i titoli arrivai a contare duecento libri che stavano sui comodini degli italiani. 

L'altro giorno, per motivi diversi, ho provato a riprendere lo stesso post e a pubblicarlo su linkedIn. Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo. 

Be' i risultati sono esaltanti. I riscontri avuti sono stati molti di più di quelli che mi aspettavo. Dopo neanche una settimana, attraverso questo canale ho raccolto quasi trecento commenti e il post si avvicina alle centomila visualizzazioni. 

Ancora più esaltante e confortante è scoprire che tra questi commenti non ci sono troll e le sciocchezze sono ridotte al lumicino, il che mi fa ben sperare sulla serietà della piattaforma e sul valore che un simile post possa rivestire. 

Purtroppo non riesco a postare i titoli che mi sono stati segnalati. Molti di questi titoli appartengono a libri che ho letto. Alcuni sono titoli di opere appartenenti a scrittori comparsi anche sul blog, per un'intervista o per una promozione. 

Alcuni di questi scrittori citati sono miei amici nella vita reale, altri invece lo sono per quello che mi hanno dato con la loro opera. Molti libri invece sono completamente nuovi e molti di questi titoli non li aveva mai sentiti. 

Ecco, avrei voluti elencare tutti questi libri e confesso che all'inizio c'ho provato. Poi c'ho rinunciato per delle vere problematiche tecniche che non me lo hanno consentito. 

Mi sarebbe piaciuto inoltre poter mettere il nome di tutti coloro che mi hanno dedicato un istante del loro tempo. mi hanno fatto capire che l'Italia non è un paese che aspetta la sera per vedere sciocchezze in televisione. 

I libri sul comodino mi fanno capire che intorno c'è molta gente di valore

Gente di valore che ringrazio con tutto il cuore, come ringrazio in anticipo tutte le altre persone che da questo momento in avanti andranno ad arricchire gli status e i post citati. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

giovedì 7 dicembre 2017

Citate sempre l'originale

CN Live
Pochi giorni fa sono stato bannato da una persona su facebook perchè mi sono permesso di scrivere in un commento, a un suo status, che la frase che aveva usato sul suo profilo per farsi bella era di Ernest Hemingway. La persona si è risentita e mi ha prima rimosso dagli amici e in seguito mi ha pure bloccato. 

Più di un volta quando ho trattato questo argomento sono stato frainteso. Sono orgoglioso dei miei contenuti e mi fa piacere quando sono condivisi o usati come fonti o spunti. 

Mi scoccia quando questi vengono presi e copiati di sana pianta senza un briciolo di citazione, ma non al punto di fare delle guerre o minacciare querele a destra e a manca, sempre che non vadano a creare un danno di tipo economico. 

Mi spiego meglio: se domani un mio racconto dovesse essere pubblicato pari pari da un altro scrittore e questo scrittore con questo racconto dovesse diventare una star o qualcosa di simile è chiaro che qualcosa mi inventerei. Ma soltanto perché hanno usato un mio post, o copiato pari pari un mio post o preso senza dirmi nulla una mia foto originale, non agiterei tanto le acque. 

Mi è successo diverse volte, lo confesso, ma nella maggior parte dei casi il tutto si è risolto con una pacca sulle spalle e un amici come prima. 

Ma devo anche ammettere che quando un mio contenuto o un mio lavoro è preso in parti o in toto per ostentare un qualcosa che non è farina del proprio sacco mi urta. 

Un po' come il caso che ho illustrato nel paragrafo iniziale

Già  tollero poco chi usa citazioni senza fonti, ma non ammetto che ci si faccia spudoratamente belli e si cerchi di negare l'evidenza. Vale per Hemingway e vale per una ricetta di cucina originale. 

Non ci costa nulla citare l'origine del nostro status, se non è nostro, e se non è nostro e lo abbiamo usato ancora di più ci deve far capire il valore che ci sta sotto. 

Fare in modo che ogni piccolo suggerimento che ci giunge sia ricompensato ci farà solo sentire meglio. È evidente che al giorno d'oggi le idee e gli stimoli da cui nascano siano generali e pensare di averne la paternità sia quello un furto, ma io mi sentirei ridicolo a scrivere una frase di Fëdor Michajlovič Dostoevskij e spacciarla come mia. 

E non detto che se la prendo dal mio vicino ci faccia una figura migliore, quindi citate sempre l'originale, quando c'è. 

Vi voglio bene. 

Grazie.