venerdì 18 aprile 2014

Addio al contatore visite visibile

Da un paio di giorni ho detto addio al badge visibile del contatore visite fornito da Histats. 

L’ho fatto per tre motivi

Il primo motivo è dovuto al fatto che sono sempre più orientato verso un tipo di layout minimalista e veloce nel caricamento: a tal proposito, oltre al badge di Histats, ho fatto sparire la mia immagine dall’header e anche la barra di navigazione di blogger e non è escluso che nelle prossime settimane sparisca ancora qualcosa. 

Secondo motivo ero stufo di essere condizionato dalla visione dei numeri tutte le volte che visualizzavo una pagina del mio blog. 

Terzo motivo, il più influente, l’ho tolto perché da qualche mese a questa parte mi sono reso conto che segnalava delle discrepanze notevoli con le statistiche riportate invece da Google Analytics (rilevatore che ho sempre mantenuto attivato parallelamente) - una media di visitatori unici di circa il venti per cento in meno

Non l’ho disattivato del tutto, al momento esiste ancora un rilevatore di statistiche invisibile ed è assai probabile che continuerò a servirmene in parallelo con Google Analytics ancora per qualche mese. Ma intanto comincio a farmi delle domande sulla vera utilità di mostrare in tempo reale quante persone vengono a leggerti visto che un amico esperto di Seo e Blogging mi ha sconsigliato di lasciarlo visibile. 

Ora ho notato che molti blog in voga sia italiani sia stranieri non evidenziano per nulla il loro traffico e vi confesso che qualche dubbio sull’effettivo servizio che un contatore visibile possa dare mi è sorto. 

Insomma, deve fare vedere in giro che sono bravo e che mi arrivano un sacco di visitatori? Dubito  che i lettori ti vengano a trovare perché hai tante visite, specialmente quando il settanta per cento arriva tramite i motori di ricerca del tutto all'oscure del mio contatore.

Però, le mie, sono considerazione nate dopo aver verificato le differenze di Histats con Google Analytics, e visto che l’ultimo, a detta dei Web Master, è l’unico e vero contatore professionale esistente perché non affidarmi completamente a lui, in ogni modo senza renderlo pubblico. 

Naturalmente, mi piacerebbe sentire anche il vostro parere in merito.

giovedì 17 aprile 2014

Un post da ubriaco o letteratura d’avanguardia?

Questo post è stato scirto sotto l’eggeetto di una sbonza colossale. Non prendevela a mele se bon capite nulla du quello che c’è scritto e soltanto un esempio di come si può scegliere un articolo, no volevo dire come si può usare la fantasia per sceivere un articolo, 

Sono arrivato tarti ed ho bevuto dieic cuba libre e siccome la cocacola non mi fa dormire mi sono messo a scrivere senza pqnsare a nulla e prima di buttarmo sotto lo lenziola evitando di vomitare e tante altre cose dovute allo stao pietoso in cui sono tronato a casa 

Naturalmente non sono affato ubriaco, ma voglio vedere cosa succede a sceivere un post senza una re la correzione autonatica e poi lasciare gli errori di barrittua cosi come sono senza controllare eccettera eccetera non lasciare neanche leggere quello che si è scritto anche questo può essere una esperimento di cosa è possibilie fare con un blog quando ci si tirtova senz afantasia. 


Vi siete divertiti? Spero non vi siate offesi per la perdita di tempo dedicata alla lettura di queste sciocchezze. Si tratta di un esperimento visto che ciò che avete appena letto è il risultato che si può ottenere scrivendo un post completamente ubriachi. 

È ovvio che se non vi ubriacate e volete ottenere lo stesso risultato dovete ricordarvi di lasciare: 

La correzione automatica disattivata
Lasciare gli errori di battitura.
Non rileggere il testo scritto. 
Digitare esattamente come si parla, senza perdere tempo con la costruzione della frase! 

A me ciò che ho scritto è servito per capire qual è il mio tasso di errore nel digitare un testo, ma anche per ricordare che solo con la sobrietà si ottengono i risultati. 

Diciamo la verità, il risultato è vergognoso, ma potrei farla passare per letteratura d’avanguardia

Post scriptum: se volete fare un post da ubriaco sul genere segnalatelo pure, sarò ben lieto di aggiungere il vostro link nell’articolo.

mercoledì 16 aprile 2014

La letteratura è morta, viva la letteratura

Donne in lettura
Mia nonna mi raccontava che quando era bambina, le sere d’estate, sugli alpeggi, dopo aver terminato di svolgere tutte le mansioni che erano di sua competenza, prima che fosse buio del tutto, lei e le ragazzine della sua età erano solite trovarsi e leggere un libro -  di solito preso in prestito in Parrocchia o all'Oratorio - sedute in un prato. 

Allora non c’era la televisione, non c’era il cinematografo, la radio (intesa come apparecchio) era posseduta soltanto da qualche autorità del tempo. Non c’era una festa due volte la settimana e non c’era la possibilità di studiare. 

La vita era così, diceva lei. 

Una ragazzina a turno leggeva a voce alta le pagine del libro e le altre ascoltavano… estasiate. 

Insomma mia nonna mi raccontava come allora trovarsi a leggere un libro fosse l’unico modo per immaginare o sognare la vita in un’ottica diversa da quella a cui sembravano destinate. 

Più o meno le stesse cose facevano le ragazzine di qualche generazione dopo. La generazione della mia mamma per essere precisi. 

La mia mamma mi ha ancora raccontato che sì c’erano i libri da leggere insieme, ma incominciava a esserci la possibilità di vedere qualche film al cinema e ogni tanto anche alla radio, che cominciava a diffondersi nelle case, c’era la possibilità di sentire qualche storia affascinante. 

Anche per lei, comunque, leggere un romanzo o un racconto era un sistema di evasione oltre a essere una delle fonti di apprendimento e conoscenza

Anche per me la letteratura, leggere i libri e i fumetti, da bambino - prima ancora che uno stimolo a crearne una professione utile a campare da grande - era una semplice forma di evasione

Leggere e studiare mi appassionava già da piccolino e non è mai stata una fatica servirmi dei libri, benché io in più di mia nonna e della mia mamma ho avuto la fortuna di avere a disposizione anche altre forme di sostentamento culturale. 

A cinque anni, malgrado viaggiare in auto e in treno mi facesse star male all’inverosimile, avevo viaggiato più di loro in tutta la loro vita messa insieme con tutte le possibilità di conoscenza insite nel viaggiare. 

Mio papà, quando avevo otto anni, regalò a me a i miei fratelli un’enciclopedia che era un investimento e di libri di narrativa ne ho sempre avuti sotto mano. 

Ma cosa voglio dire con tutto questo

Voglio dire che la generazione in cui sono nato mi ha favorito nel servirmi di certi strumenti per farmi una cultura, leggere i romanzi e i fumetti era naturale, come giocare e mangiare, ma spesso mi domando se mi comporterei allo stesso modo se avessi dieci o dodici anni adesso. 

Con gli stimoli che la società offre al giorno d’oggi avrei davvero voglia di investire il mio tempo leggendo la storia de Le avventure di Pinocchio o di Zanna bianca quando tutto mi spinge a servirmi di altre cose? 

Tra dieci anni sarei un ventenne frequentatore di librerie e un assiduo lettore di eBook o avrei un milione di altri interessi da cui attingere il mio nutrimento culturale e umano? 

So che non è semplice rispondere  a simile domande senza cadere nella retorica e nei luoghi comuni, ma non è neppure giusto condannare le nuove generazioni perché non leggono come facevamo noi. Un film di avventura a dieci anni coinvolge i sensi più di un libro di avventura e non ditemi che non è vero? 

Sinceramente l’unica cosa che mi sento di dire è che: 

La letteratura è morta e allora viva la letteratura.

martedì 15 aprile 2014

Inchieste letterarie

Sul mio blog ci sono delle rubriche di cui non sono in grado di valutare il successo che hanno o che hanno avuto. 

Non si tratta di un discorso relativo alle visite o ai  commenti che i singoli post ottengono, no, a volte, il successo di una determinata cosa la percepisci vedendo cosa succede intorno. 

Magari trovi in giro qualcosa di simile alle tue cose mesi dopo che hai cominciato a servirtene addirittura formulato meglio. 

O ancora più semplicemente pensi sia una rubrica di successo solo perché non fai fatica a scrivere gli articoli. 

Nel caso specifico, una rubrica di cui non ho ancora capito il valore che ha assunto è quella relativa alle inchieste letterarie

Vi confesso che all’inizio ero effettivamente stimolato nel farle. Forse perché ho iniziato scrivendo di Ernest Hemingway e di William Faulkner e di Joe Lansdale… e con loro di cose da dire ne avevo parecchie. Ma con il passare del tempo mi sono accorto di andare a cercare autori di cui ho un solo sentito dire. 

Ammetto che è divertente chiedere a destra e a manca cosa se ne pensa di un determinato scrittore, ma credo anche di aver raschiato il fondo del barile visto che mi sfuggono i nomi da inserire. 

Così ho deciso di catalogarle anche in previsione di una pagina statica.  


Dimenticavo se avete qualche autore da investigare o addirittura volte proporre un vostro post in merito il mio blog non scappa.

lunedì 14 aprile 2014

Dune: il romanzo di fantascienza più venduto al mondo

Temevo di avere già postato un articolo che segnalasse questo primato letterario. Invece con mia enorme sorpresa e vantaggio ho scoperto di non averlo ancora. Il fatto incredibile è che era lì sotto mano. 

Bastava chiederlo è avrei avuto la risposta. 

Forse avrei dovuto immaginare che fosse Dune, il romanzo di fantascienza più venduto al mondo

L’epica storia di Frank Herbert scritta nel 1965, vincitrice del Premio Hugo nel 1966, e della prima edizione del Premio Nebula come miglior opera prima, ha venduto qualcosa come dodici milioni di copie

La storia, gli appassionati di fantascienza, credo che la conoscano tutti. Ambientato in un lontano futuro in mezzo a una società interstellare feudale in cui le case nobiliari, nel controllo dei singoli pianeti, devono fedeltà alI’imperatore Padishah, Dune racconta la storia del giovane Paul Atreides, la cui nobile famiglia accetta la gestione del pianeta desertico Arrakis

Dato che questo pianeta è l'unica fonte della "spezia" melange, la sostanza più importante e prezioso nell'universo, spezia che permette i viaggi interstellari, il controllo di Arrakis è un’impresa anche per la presenza di vermi giganti. 

Bene, io Dune, il primo volume di Dune, l’ho letto in maniera distratta, l’errore di base consiste nel fatto di essermi fatto instupidire dalla versione cinematografica della storia prima di sfogliarlo. 

Detto tra noi non so neppure se il film rispecchia la storia. Lo suppongo ma non avendolo letto posso sbagliarmi. Vi confesso però che considero il film una delle migliori opere di fantascienza che io abbia visto. 

Certo richiede molta attenzione, lo sviluppo delle storia è complesso come la miriade di personaggi presenti. 

Ora rimane solo da chiedersi quanti dei dodici milioni dei lettori del libro hanno visto il film e che opinione si sono fatti.  

La grandezza è un'esperienza transitoria. Ed è inconsistente, legata com'è all'immaginazione umana che crea i miti. La persona che sperimenta la grandezza deve percepire il mito che la circonda. Deve pensare a quanto è proiettato su di lei, e mostrarsi fortemente incline all'ironia. Questo le impedirà di credere anch'essa a quello che pretende di essere. L'ironia le consentirà di agire indipendentemente da se stessa. Se invece non possiede questa qualità, anche una grandezza occasionale può distruggerla.

Fonti Wikipedia

domenica 13 aprile 2014

A pranzo con Ugo Fantozzi e Paolo Villaggio

A pranzo con Ugo Fantozzi credo ci andrebbero tutti, anche solo per morir dal ridere mentre si mangia. Ma se uno ci pensa bene ricorda che nei film che hanno come protagonista il tragicomico ragioniere le prelibatezze culinarie non si fanno mancare. 

Dopotutto i veri intenditori, e Paolo Villaggio, se ne intende, sanno benissimo il valore culturale che c’è dietro una ricetta. 

Oggi, quindi, niente libri, torneranno nelle prossime settimane ancora con Hemingway, Chatwin, Kerouac… 

Oggi diamo spazio al cinema ed elenchiamo cinque piatti che compaiono nei film che hanno come protagonista il personaggio nato dalla fantasia di Villaggio

Scene e battute impossibili da dimenticare, irresistibili, viste e ascoltate ormai decine e decine di volte, perfette per stimolare l’appetito in una bella domenica primaverile. 

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Ugo Fantozzi che finisce nel pentolone di polenta, in mezzo a vip e zoticoni è memorabile, ma polenta e salsicce è un piatto che mangerei ogni domenica.



Dovete dimagrire? Be’ non mettevi davanti a un vassoio un vassoio pieno di polpette se avete fame. Diventano irresistibili. Una tira l’altra e forse non c’è bisogno di Fantozzi per ricordarlo. La scena tratta dal film però la conoscono tutti.   



Mettersi in poltrona all’ora di cena per vedere una partita di calcio e vedersi portare in tavola un frittatone di cipolle e una bella birra fresca, credo sarà uno dei miei must per il prossimo mondiale di calcio in Brasile.    



Spaghetti al tonno 
Pina, sono pronti gli spaghetti con il tonno? È tutta la giornata che ci penso…” 
Se devo sincero anche a me è successo di tornare a casa e davanti a una certa portata dire che c’avevi pensato per tutta la giornata. 



Il capodanno anticipato del geometra  Filini è indimenticabile, ma io tutte le volte che rivedo il film muoio dalla voglia di mangiare il giorno dopo dei tortellini alla panna. Poi li dimentico sino alla volta successiva in cui vedo il film. 
Ora, ricordati con questo post, state certi che nei prossimi giorni li preparo. 



Buon appetito