mercoledì 22 novembre 2017

La fatica dei racconti

Non era previsto questo articolo per oggi. Poi mi è capitato sotto gli occhi il disegno a pennarello con il signore con la gerla che ho inserito e mi ha fatto riflettere. Un disegno che mi ha ricordato la fatica. Mi ha ricordato quello che diceva Francis Scott Fitzgerald a proposito della scrittura: era un po' come il lavoro di un contadino. Così mi ha ricordato la fatica che c'è anche nello scrivere dei racconti. Una bella fatica, sia ben chiaro.  

Lo confesso in maniera spudorata: sono molto contento di come stanno andando i racconti artistici e di come i lettori li stanno accogliendo

Stanno andando oltre le più rose precisione, anche se sotto certi aspetti ero molto fiducioso sul riscontro che avrebbero avuto. 

Forse per l'omogeneità e per lo stile molto semplice e minimalista e sopratutto per il tipo di storie molto realistiche. Ne ho scritti dodici per ora. E vi devo confessare che i feedback ricevuti non sono niente male. Uno stimolo a non perdere la grinta e l'obiettivo ultimo. Feedback davvero positivi. Feedback che arrivano un po' da tutte le parti. 

Sui social (facebook e Linkedin in primis) e anche per strada. 

Sono un po' carenti per quanto riguarda il blog. Ecco lì il piatto piange. Forse perché molti lettori non hanno dei profili. O forse perché non hanno dimestichezza con la piattaforma. Forse per motivi che non riesco a capire. Non lo so. 

C'è un post in cui sono raccolti tutti quelli pubblicati sino a ora. Naturalmente che cresce a ogni aggiunta, ma ho preferito anche fare un riepilogo oggi, andando a riprendere tutti i post che li contemplano ed elencandoli uno alla volta. 

- Ipnotizzati dalla luna 
- Il pittore del lago 
- Gondole e canali a Venezia 
- Mai stato a Roma? 
- Gita al rifugio 
- Felicità e tristezza 
- La partenza del soldato 
- Mondo che scompare 
- Ti prego 
- Ogni gallo è re sul proprio letame 
- La colazione dello scrittore 
- Ritratto di pastore 

Non cambierò idea sullo schema che sto utilizzando per i racconti artistici. Ogni sabato ne verrà postato uno e verrà pubblicato nella Vetrina settimanale. Racconti semplicemente di due o tre cartelle editoriali ma con un connotazione ben definita. 

Voglio arrivare almeno a cinquanta prima di pubblicarli in una raccolta vera e propria, raccolta che andrà di pari passo con le opere evidenziate. Nel frattempo vi invito a leggerli, se siete tra coloro che ancora non lo hanno fatto e anche a lasciami un feedback. 

Sono cose che fanno sempre piacere e noi scrittori ne abbiamo bisogno. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

martedì 21 novembre 2017

Mai letto H. G. Wells?

H. G. Wells è sicuramente uno degli scrittori di fantascienza di cui ho visto opere trasportate in televisione. Ho visto diverse versioni de' La guerra dei mondi e di La macchina del tempo. Purtroppo però non ho mai letto nessuno dei suoi libri se non qualche pagina a caso presa da antologie o altro. Credo sia il caso di chiedere qualcosa a voi... 

Non so dove ho sentito o letto la volta in cui Orson Welles spaventò gli Stati Uniti con uno spettacolo radiofonico incentrato su La guerra dei mondi di Herbert George Wells

Non credo tuttavia che prima di allora non avessi visto in televisione il film tratto dal romanzo in questione. 

Un romanzo che non ho mai letto, come non ho mai letto nulla di completo dello scrittore britannico, considerato uno dei padri del romanzo scientifico, precursore della fantascienza. 

Detto questo, è ovvio che chiedo lumi a voi. Non so se ho la fortuna di incontrare un fan sfegatato tra i miei lettori che mi possa dare un contributo sul lavoro dello scrittore londinese. 

Purtroppo, io mi fermo a ciò che mi hanno trasmesso i film tratti dai suoi racconti e dai suoi romanzi. Forse ho anche letto qualche fumetto con la sceneggiatura di qualche sua storia. Ma non ho idea di come scrivesse. 

Insomma non ho idea di quale statura sia la sua opera letteraria.

Alla fine del diciannovesimo secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della terra fossero acutamente e attentamente osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini e tuttavia, come queste, mortali; che l'umanità intenta alle proprie faccende venisse scrutata e studiata, quasi forse con la stessa minuzia con cui un uomo potrebbe scrutare al microscopio le creature effimere che brulicano e si moltiplicano in una goccia d'acqua. Gli uomini, infinitamente soddisfatti di se stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro piccole faccende, tranquilli nella loro sicurezza d'esser padroni della materia. Non è escluso che i microbi sotto il microscopio facciano lo stesso. Nessuno pensava minimamente che i più antichi mondi dello spazio potessero rappresentare un pericolo per gli uomini, o pensava ad essi soltanto per escludere la possibilità o anche solo la probabilità che esistesse sulla loro superficie una qualunque forma di vita. È curioso ricordare alcune idee di quei giorni lontani. Gli abitanti del nostro pianeta si figuravano al massimo che su Marte potessero esserci altri uomini, forse inferiori a loro e pronti ad accogliere a braccia aperte una missione di civilizzazione. Tuttavia, di là dagli abissi dello spazio, menti che stanno alle nostre come le nostre stanno a quelle degli animali bruti, intelletti vasti, freddi e spietati guardavano la terra con invidia e preparavano, lentamente ma con fermezza, i loro piani contro di noi. E agli inizi del ventesimo secolo si ebbe il grande disinganno. 
H. G. Wells - La guerra dei mondi 


Vi voglio bene. 

Grazie.

lunedì 20 novembre 2017

La più longeva rivista di fantascienza del mondo

Nel giugno di due anni fa è stato pubblicato il suo millesimo numero. Non sempre si è chiamata allo stesso modo, ma resiste dal 1930, anno in cui la rivista è nata. Oggi, si prende il primato come La più longeva rivista di fantascienza del mondo. Tanto per restare nei Record culturali, naturalmente. 

Analog Science Fiction and Fact è una rivista di fantascienza americana pubblicata sotto diversi nomi sin dal 1930. 

Il primo numero fu pubblicato con il nome di Astounding Stories di Super-Science. Era diretta da William Clayton e aveva come redattore Harry Bates

La rivista uscì il primo  gennaio 1930

Purtroppo William Clayton andò in bancarotta nel 1933 e la rivista fu venduta all'editore della New York Street & Smith

Come nuovo editor venne chiamato F. Orlin Tremaine che divenne ben presto il principale responsabile della rivista. Una rivista che diventò un astro nel campo nascente della fantascienza, pubblicando pietre miliari del genere. 

Negli anni successivi la supervisione della rivista passò a John W. Campbell e ci fu un ulteriore salto di qualità. 

Campbell pubblicò molte storie che sono diventate classici nel tempo, opere come la serie Fondazione di Isaac Asimov, Slan di A. E. van Vogt e diversi romanzi e racconti di Robert A. Heinlein. Ma bisogna anche sottolineare il fatto che il periodo iniziato con la direzione di Campbell è spesso considerato come l'età d'oro della fantascienza. 

Come Astounding Science-Fiction e Analog Science Fact & Fiction, la rivista ha vinto otto volte l'Hugo Award per il miglior taglio professionale oltre ad aver ricevuto ben diciotto nomination. 

Una rivista "millenaria", visto i numeri pubblicati e che ben merita questo record culturale

Purtroppo non ne ho mai avuto un numero tra le mani e come al solito chiedo a voi un contributo. Ne avete sentito parlare? Vi è capitata tra le mani qualche copia? 

Se avete avuto più fortuna del sottoscritto lasciatemi un segno del vostro passaggio tra i commenti. 

Da parte mia, come ho avuto modo di far in altre occasioni, aggiungo un accenno a un autore lanciato dalla rivista

“Si chiamava Gaal Dornick ed era un semplice ragazzo di campagna che non aveva mai visto prima d’allora Trantor. Cioè, non l’aveva vista di persona. Ne conosceva però il panorama per averlo visto sullo schermo dell’ipervideo e sugli enormi trasmettitori tridimensionali quando diffondevano le notizie dell’Incoronazione Imperiale o dell’apertura del Consiglio Galattico. Pur essendo vissuto sempre nel mondo di Sinnax, che ruotava intorno a una stella ai margini della Corrente Azzurra, il ragazzo non era affatto tagliato fuori dalla civiltà. A quel tempo, nessuno nella Galassia lo era.” 
Isaac Asimov - Cronache della galassia 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti - La più longeva rivista di fantascienza


domenica 19 novembre 2017

Giovannino Guareschi e la cicciolata

Credo che il racconto artistico pubblicato come al solito ieri nella Vetrina, il racconto dal titolo "Ipnotizzati dalla luna", storia che prende il via durante un banchetto in un agriturismo, sia stato ispirato dalla preparazione di questo post su Giovannino Guareschi e la cicciolata. Cicciolata, non cioccolata. 

Non sapevo ci fosse un salume cotto che si chiama cicciolata. O almeno non ricordo di averne sentito parlare da qualche parte sino all'altro giorno. Poi è successo che investigando nel web... 

Vi confesso che da molto tempo cercavo spunti per la mia rubrica domenicale dedicata allo scrittore della bassa Giovannino Guareschi. Sarà perché nei film che, sin da piccolo, mi sono subito sui suoi personaggi, Don Camillo e Peppone, il cibo è sempre stato presente e quindi una chicca doveva esserci. 

Inutile che faccia finta. 

All'oratorio non si vedeva altro. Il fatto poi che sulle tavole di quei personaggi c'erano sempre delle pietanze e degli alimenti davvero portentosi è tutto dire. 

Mi basta poco per ricordare la dieta di Don Camillo e i compari di Peppone che lo obbligano a mangiare... Come non scorderà il piatto di spaghetti di un Peppone morimondo. 

Insomma è facile pensare al cibo con la letteratura di Guareschi, letteratura semplice e cibo semplice. Semplice come questo cicciolata che è arrivato all'improvviso sul mio blog, regalandomi questa chicca per la mia cucina domenicale. 

Questa cicciolata che in un primo momento avevo scambiato per cioccolata. Ma non nego la mia ignoranza su questo salume. Non so neppure se si trova in qualsiasi negozio d'Italia o si tratta di un qualcosa tipicamente emiliano e delle zone della bassa. Non lo so. 

A quanto pare, comunque il buon Giovannino ne andava matto; un alimento che apprezzava con la polenta e un buon bicchiere di Lambrusco. Da provare al più presto. E sopratutto da leggere. Tanto per favorire. 

Il tallone d'Achille di Peppone si chiamava Michele e si trattava d'un ragazzaccio con mani grandi come badili e talmente zazzeruto da far pensare a quelle gaggìe che, capate di continuo, sono ridotte a grossi tronchi incappucciati da stupide palle di foglie. Viaggiava su un cànchero di motocicletta con borse ornate di borchie e di frange alla cowboy, e indossava un giubbotto nero sulla schiena del quale aveva fatto pitturare un candido teschio e la scritta "Veleno". 
Giovannino Guareschi - Don Camillo e i giovani d'oggi 

Vi voglio bene.   

Grazie. 

Fonti - Cicciolata, il salume dei poveri tanto caro a Giovannino Guareschi

sabato 18 novembre 2017

Ipnotizzati dalla luna

Nino di Mei
Il racconto artistico di questa settimana è intitolato Ipnotizzati dalla luna, come al solito è legato a una tela a olio di Nino di Mei, come al solito fa parte della Vetrina settimanale. Buona lettura. 

A mezzanotte era ubriaco. Aveva bevuto vino rosso da una caraffa in terracotta bianca con dei disegni blu. Forse aveva esagerato. Però la cena era stata discreta con il piatto di affettati, la polenta, la selvaggina e il  formaggio stagionato dal sapore forte e dall’odore impregnante. 

Capì che era giunto il momento di tornare a casa quando lo spiazzo davanti all'agriturismo si svuotò e la cantina di servizio chiuse. 

Sfilò  un fazzoletto di carta da un pacchetto di kleneex che teneva nelle tasche e si pulì le labbra passandolo prima in un senso e poi nell’altro. Si annusò le dita inalando aria. Doveva lavarsi le mani. Sapeva che c’era una fonte dietro le baite dell'agriturismo ma non aveva voglia di andarci adesso nella notte e si sfregò prima i dorsi e poi i palmi sui calzoni. 

Ripiegò il kleneex in quattro parti e lo rimise  nelle tasche e si annusò un’altra volta. Probabilmente l’odore non se ne sarebbe andato per un paio di giorni. 

Se ne andava la gente e restavano gli odori. 

Si chiese dove potevano essere finiti tutti. Durante la serata c’era stato un momento dove non ci si muoveva per la folla presente. Poi di colpo era finita la musica e la gente era scomparsa. 

Le coppiette erano state le prime a sparire. 

Succedeva sempre così. 

Adesso erano rimasti gli ubriachi e le persone sole e qualcuno che puliva all’interno del salone da pranzo e in cucina facendo rumore con le scope che battevano contro il pentolame e le sedie. 

Aguzzò la vista e cercò suo cugino. Doveva essere da qualche parte lì nello spiazzo. Lo aveva visto parlare dapprima con una ragazza e poi cercare qualcosa in terra. Lo notò sdraiato sul prato a sinistra delle baite. Sembrava stesse dormendo o forse era soltanto più ubriaco di lui. 

Guardò la luna, alta nel cielo, tonda e chiara e luminosa come si poteva vedere solo in certe notti serene tra le montagne e lontano dalla città. Poi attraversò lo spiazzo e cercò di svegliare suo cugino. Un po’ di luce riflessa gli illuminò il volto in quell’istante: era bianco come un cadavere. Lo scosse per svegliarlo. Non si mosse. 

Per tornare a casa c’erano un paio di ore di cammino sulle carrarecce militari. Magari potevano dormire sul prato e aspettare il mattino. Non sarebbe stata la prima volta quell’estate. A parte l’umidità non faceva freddo la notte. Lo chiamò un paio di volte. Non rispose. 

Sedette vicino. In fondo alla valle c’erano le luci delle case del paese. Brillavano come lucciole e portavano malinconia. 

Soltanto due anni prima seduta al posto di suo cugino c’era una ragazza. La passione era durata un paio di mesi. Per quel periodo tutto era stato una cosa sola. Poi la storia era finita in niente e senza motivo. Poco alla volta erano ritornati a essere due estranei. 

Ci pensava ancora. Magari voleva che lei ci fosse adesso. Forse desiderava le stesse cose belle e preziose di due anni prima. Magari voleva che ci fosse il suo odore e non quello delle sue mani. Avrebbe voluto che ci fosse il suo viso illuminato dalla luna. Avrebbe desiderato tante cose con lei adesso e ora e adesso e ora e per sempre... 

Intanto suo cugino si svegliò. Non disse una parola. Si sollevò sulle braccia. Lo guardò fisso e freddo per un istante. Poi vomitò sull’erba, vicino. 


Vi voglio bene. 

Grazie.

venerdì 17 novembre 2017

Al cuore, bisogna scrivere al cuore

Al cuore, Ferruccio. Bisogna scrivere al cuore. Direbbe Joe. 

Più il tempo passa... Più scrivo, più mi impegno a scrivere e più penso a cosa scrivere e più mi rendo conto che bisogna scrivere al cuore

Tutto il resto non conta. Tutto il resto è superfluo e inutile. Tutto il resto non serve a nulla. Tutto il resto è pura accademia. 

Non è scrittura ma è solo roba da cestino. 

Se non si sanno toccare le giuste corde con la propria scrittura non si arriva da nessuna parte. 

Al cuore, bisogna scrivere al cuore. E questo lo direbbe anche Joe. Il problema, ovviamente, consiste nel fatto che, quando si scrive al cuore, non è mica facile capirlo. 

Non lo è per niente. 

Siamo così intenti a fare bene, a non sbagliare i termini da usare. Siamo così intenti a cercare di impressionare. Siamo così intenti a riuscire come scrittori perfettini che non è mica facile scrivere al cuore e farlo capire. Siamo così attenti a cercare di fare belle figura con la nostra narrativa e con la nostra scrittura che ci dimentichiamo la cosa più importante. 

Quella di scrivere al cuore. Al cuore Ferruccio, devi scrivere al cuore, direbbe Joe. Non sprecare termini e aggettivi, ma scrivi al cuore, direbbe Joe. Non inventare fandonie ma scrivi al cuore. 

Mira e scrivi direttamente al cuore, direbbe Joe. Scrivi al cuore. Scrivi al cuore. Al rischio di farlo sanguinare. E come dargli torto, al caro e vecchio e buon Joe. Come si può fare a non essere d'accordo con lui. 

Per stendere tutti i lettori non bisogna fare altro che scrivere al cuore, fregandocene altamente di quello che la gente può pensare e dire sulla nostra scrittura. I più grandi scrittori di un tempo scrivevano al cuore. E i lettori schiattavano. I più grandi scrittori di questo tempo scrivono al cuore. E i lettori schiattano. 

La narrativa migliore di un tempo è quella che colpisce prima di tutto il cuore. 

La narrativa migliore di questo tempo è quella che colpisce la cuore. Non cercate di meravigliare. Scrivi al cuore. Non cercate di stupire. Scrivi al cuore. Non cercate di stordire. Scrivi al cuore. Non cercate di imbavagliare. Scrivi al cuore. Non cercare di imbrogliare. Scrivi al cuore. Scrivi al cuore e farai tutte queste cose, direbbe Joe... Scrivi al cuore anche se è difficile. 

Scrivi al cuore anche se devi sanguinare

Vi voglio bene. 

Grazie.