giovedì 24 aprile 2014

Il mio west

Foto Yellowstone
Non prendetevela con me, la colpa di questo post principalmente è di Massimo Bencivenga. 

Se ieri in chat non mi avesse chiesto delle cose riguardo al mondo western, più precisamente riguardo alla stesura di un racconto western, è probabile che oggi sarebbe stato pubblicato dell’altro. 

Certo una piccola colpa c’è l’ha anche la nuova gestione delle etichetta. Vedermi quel Farwest sotto il naso insomma, suscita troppe fantasie. 

In realtà, prima o poi, questo articolo sarebbe dovuto uscire lo stesso ma ieri sera si è messo in lizza quasi come una reazione peristaltica. In ogni caso se non vi piace sapete chi potete incolpare… 

Ma il west, il mio west: non so quante volte ho scritto che sarei dovuto nascere in America un paio di secoli fa. A volte ho la sensazione di essere la reincarnazione di un uomo di quel tempo, che poi si tratti di un trapper, di un pellerossa o di uno scrittore, be’ questo non lo so. 

Nel frattempo mi sono reso conto della miriade di articoli legati a quella tematica e ho pensato di catalogarli in un solo articolo: interviste, libri, storie, semplici riflessioni, dediche, recensioni, giochini. 

Naturalmente tutti questi articoli potrebbero essere trovati selezionando semplicemente l’etichetta apposita sistemata sulla barra destra del design del blog. 

Ma cosa ci sarei a fare io? 

Buon divertimento dunque, mi auguro che ci sia qualcosa di vostro gusto: 

Il baule nella prateria di Stefano Jacurti 
Il West di Domenico Rizzi 
Novantanove domande sui nativi americani 
Fan di Cavallo Pazzo 
L’ultima frontiera 
Avrei voluto intervistare Stefano Jacurti 
Secondo contest scrittori western 
L’ultima Frontiera: quattro parole con Sergio Mura 
Concorsi, recensioni e Far West 
Adios amigo 
Nativi Americani 
Sterminate quei cani 
Fratello di sangue dei Piedi Neri? 
Ma guarda chi c’è! 
Grande Contest Scrittori del West su Farwest.it 
Dove si parte con Cormac McCarthy? 
Le levatacce di Elmore Leonard 
Texas 
Cinque posti da sogno
Tex e un certo Lucio Lucertola mangiato dai topi 
Da una leggenda all'altra 
Julius Rodman e West Point 
Perso nel mare d’erba della prateria 
Volevo soltanto imparare la lingua Sioux 
“Hau, Kola” disse Toro Seduto 
Yellowstone arrivo

mercoledì 23 aprile 2014

Come migliorare la navigazione di un blog

Lo so che un titolo del genere, Come migliorare la navigazione di un blog, dice tante cose e dice niente allo stesso tempo. 

Allora cerchiamo di chiarire il significato di questo articolo, sperando di non creare ambiguità. 


Da tempo lotto per facilitare la navigazione tra le varie pagine a tutti coloro che per scelta, per caso o per sfortuna capitano sul mio blog, purtroppo, però, sono ancora lontano da un risultato che mi soddisfi e che mi propongo e non passa giorno senza che non vada a cambiare qualcosa e lasci le cose al loro posto. 

L’unica certezza credo di averla solo per quanto riguarda l’archivio dei post, del tutto inutile per conto mio, visto che posso trovare i vari articoli in svariati modi. 

Non così per altri fattori. 

Un giovane web master, esperto di SEO e posizionamenti, con cui interagisco da poco, mi ha consigliato per prima cosa di far sparire definitivamente la barra di navigazione di blogger, poco estetica e pesante nel caricamento. 

Ho anche approfittato per modificare l’immagine dell’header sempre per una mera esigenza di accelerare le visualizzazioni delle pagine, resosi ancor più evidente con la sempre più massiccia presenza di persone che leggono il mio blog mediante il telefono. 

Una delle questioni, tuttavia, che continua a tormentarmi - problema già sollevato in passato con l’articolo, Gestire le etichette sul blog: un problema da risolvere - riguarda chiaramente la gestione delle etichette. 

Per ora, in un momento di entusiasmo - se così si può dire - le ho tolte del tutto: questo è successo sabato, ma per bene due volte sono stato tentato dal reinserirle e questa la dice tutta. 

Mi è bastato cercare informazioni sul mio blog, per redigere il post di ieri su Garcia Marquez per avere ulteriori dei dubbi. Diciamo che questo punto, voglio sentire cosa ne pensate voi. 

Per ovviare, potete servirci nelle pagine statiche dove sono raccolti un numero impressionante di post, oppure delle etichette che trovate in fondo ai singoli post, ma anche la casella di ricerca può aiutarvi se sapete cosa cercare. 

Io ho fatto alcune prove e i risultati sono soddisfacenti. 

Ma sia ben chiaro l’ultima parola spetta a voi, cosa faccio con ‘ste etichette?

martedì 22 aprile 2014

Omaggio a Gabriel Garcia Marquez

Detto tra noi pensavo di averlo citato molte più volte sul mio blog, ma può essere stata anche una forma di deferenza averlo nominato così poche volte. 

Mi sembra però doveroso ricordare gli articoli dove, in qualche modo, anche per un semplice riferimento a un suo lavoro, ho avuto modo di parlare di Gabriel Garcia Marquez, lo scrittore colombiano scomparso nei giorni scorsi. 

Ricordo gli articoli alla mia maniera naturale, cercando di non usare intellettualismi (non ne sono capace) e adulazioni. 

Confesso che ho sempre avuto un rapporto altalenante con la sua narrativa e forse anche con il personaggio Gabo, forse a causa dei continui riferimenti politici attorno al suo nome. 

Ricordo, però, che dopo aver letto Cent’anni di solitudine, mi misi a scrivere un romanzo ispirato alla storia dei Buendia. Fu un’infatuazione, senza ombra di dubbio, dopo quattro o cinque mesi, tutto ritorno nella norma. Quei manoscritti (allora non usavo ancora il computer) devo averli ancora da qualche parte. 

Magari ritrovandoli potrei anche trovarci qualcosa di buono, nel frattempo vi lascio i link degli articoli che parlano di lui. È il mio piccolo a omaggio a un grande scrittore. 

Sono articoli vecchi, e forse non li avete neppure letti, visto che alcuni sono stati pubblicati diversi anni fa. Dategli una lettura e fatemi sapere cosa ne pensate. 

Di Marquez, naturalmente non degli articoli. 


Dimenticavo l'incipit originale della sua opera più famosa, Cien años  soledad non potevo non inserirlo:

Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo. Macondo era entonces una aldea de veinte casas de barro y cañabrava construidas a la orilla de un río de aguas diáfanas que se precipitaban por un lecho de piedras pulidas, blancas y enormes como huevos prehistóricos. El mundo era tan reciente, que muchas cosas carecían de nombre, y para mencionarlas había que señalarlas con el dedo.

lunedì 21 aprile 2014

Dieci piccoli indiani: il giallo più venduto al mondo

Settimana scorsa è toccato a Dune - citato come romanzo di fantascienza più venduto al mondo - finire nella mia rubrica di Primati culturali, oggi è invece la volta di citare Il romanzo giallo più venduto al mondo

In cima alla lista c’è Dieci piccoli indiani, considerato il capolavoro di Agatha Christie

Il libro, un successo da 110 milione di copie, non l’ho mai letto, ma la storia immagino, adattata diverse volte al cinema, a teatro e anche alla radio, la conoscono tutti, come tutti conoscono l’autrice. 

Un romanzo intitolato inizialmente Dieci piccoli negri, cambiato poi in Dieci piccoli indiani per ragioni di sensibilità etnica e politica. 

Tutto ha inizio quando un misterioso personaggio, il signor Owen, invita dieci persone, sconosciute tra loro, a trascorrere alcuni giorni in una villa su un isola deserta. Saranno tutti morti alla fine del soggiorno. Chi è l'assassino? Il finale è scioccante. 

Aggiungo l’incipit e vi faccio una domanda. Lo avete letto

In un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione, tirò una boccata di fumo dal sigaro e scorse con interesse le notizie politiche del «Times». Poi, depose il giornale sulle ginocchia e guardò fuori dal finestrino. Il treno correva attraverso il Somerset. Diede un'occhiata all'orologio: ancora due ore di viaggio. 
Ripensò a quello che i giornali avevano scritto su Nigger Island.

Fonti Wikipedia

domenica 20 aprile 2014

Festa mobile in tavola

Con i libri di Hemingway si mangia sempre e anche in questa domenica di Pasqua la sua narrativa non fa eccezione. Ho scelto Festa mobile, un libro adorabile. Il terzo libro che ho letto di Ernest Hemingway

Un raccolta di memorie e di aneddoti di Papa. La Parigi degli anni venti, con i suoi illustri artisti agli inizi delle loro carriere, la Lost Generation e molta nostalgia. 

La scrittura dell’Hemingway che i fan amano. L’Hemingway sempre affamato, anche di disciplina, che suggerisce anche il menù odierno, a cominciare dall’antipasto per arrivare al dolce: certo non ho si parla di uova al cioccolato e neppure di Colomba pasquale, solo una torta di ciliegie. 

Cinque passi, per la mia rubrica di cucina e cibo, presi dai diversi capitoli di questo splendido lavoro.

****

Chiusi il racconto nel taccuino e lo riposi nella tasca interna e ordinai al cameriere una dozzina di portugaises e mezza caraffa di quel vino bianco secco che loro avevano… 
 Mentre mangiavo le ostriche con il loro leggero sapore metallico che il vino ghiacciato cancellava lasciando solo il sapore di mare e il tessuto succulento, e mentre bevevo da ogni valva il liquido freddo e lo annaffiavo col frizzante sapore del vino, perdevo quel senso di vuoto e cominciavo ad essere felice e a fare progetti. 



 La birra era gelata e berla era una delizia. Le pommes à l’huile erano sode, con l’aceto e l’olio d’oliva eccellente. 
Misi un po’ di pepe nero sulle patate e intinsi il pane nell’olio d’oliva. 
Dopo la prima sorsata di birra bevvi e mangiai molto lentamente. 
Quando ebbi terminato le pommes à l’huile ne ordinai un altro piatto insieme con un cervelas, che era una salsiccia simile a un grosso, pesante frankfurter diviso in due per il lungo e coperto da una salsa speciale a base di senape.



 Voleva una buona bistecca, che fosse veramente eccezionale, e ordinai due tournedos con salsa Bèarnaise. 
Pensavo che il burro gli avrebbe fatto bene. 



 Mangiammo le cose fantastiche che ci aveva preparato l’albergo di Lione, un eccellente pollo arrosto tartufato, pane squisito e vino di Macon, e Scott era tanto allegro quando a ciascuna delle nostre fermate si beveva il bianco Maconnais. 



Finalmente mentre stavamo mangiando la torta di ciliegie e bevendo un’ultima caraffa di vino disse… 



 Buon appetito e Buona Pasqua a tutti

sabato 19 aprile 2014

A.R.C.A Il risveglio di Pito, di Matteo Marchisio e James Alvaro Varata, in vetrina

Vetrina Pasquale dedicata al lavoro d’esordio di due giovanissimi scrittori, Matteo Marchisio e James Alvaro Varata: A.R.C.A Il risveglio di Pito

Un’opera fantascientifica creata attorno ai nobili Mokter, signori indiscussi del volo spaziale, dei quali una diceria afferma che abbiano attaccato il sistema Lex, culla dell'umanità. 

Le vittime sono troppe perché possa essere accaduto senza che nessuno si sia accorto di nulla. Lo spazio intorno a Lex V però è pieno di detriti e parti di navi da combattimento dell'Armata Comune totalmente devastate. "Boss" Basosky guiderà la Decima Robotizzata contro un nemico furente, inarrestabile e mosso dalla sete di vendetta più velenosa. 

Intanto nel giovane Lucifer sembra essersi risvegliata un'energia sconosciuta, tanto misteriosa da ricordare le divinità mitologiche che popolano le storie dei vecchi spazionauti. I destini di molti si incrociano. Le lame di alcuni si scontrano. Che ne sarà dell'umanità alla fine di questa guerra? 


Incipit: 
Lord Dakkar Signore del Bordo Esterno si aggiustò il mantello bordato di pelliccia sulle spalle. Appoggiò una mano sull’elsa della pesante spada e con l’altra sfiorò il balteo carico di gemme preziose, osservandosi nel riflesso della grande finestra. Dietro di lui comparve una figura snella, che andò a posizionarsi alle sue spalle cingendolo con braccia bianche. Dakkar sentì il suo profumo, immaginando il calore del suo corpo sinuoso che gli sfiorava la spessa armatura barocca. L’uomo si osservò ancora una volta insieme alla moglie nell’ampia finestra che si affacciava sulla grande città di Askar, capitale del suo pianeta Ygris Perla, avvolta nell’oscurità granulosa della prima tempesta di cenere della stagione. Si voltò, le posò una mano sui capelli scuri, lunghi, raccolti in una treccia ornata di fermagli d’argento dicendole “Vedrai. Torneremo a vedere le stelle. Fidati di me.” 


Matteo Marchisio
Matteo Marchisio e James Alvaro Arata sono due studenti giovanissimi: uno piemontese, l'altro ligure. 

Entrambi appassionati di letteratura, videogame e tecnologia. Ogni uscita, incontro e cena è sempre iniziato con ragguagli infiniti sulle ultime notizie lette, livelli completati e letture concluse. 

Poi lentamente, quasi senza accorgercene, si sono ritrovati a modificare qualche dettaglio delle nostre storie preferite, immaginando finali alternativi e situazioni rovesciate. 

James Alvaro Varata
Un'estate di tre anni fa, quasi per scherzo, hanno provato a immaginare la loro storia, ambientata nella loro galassia lontana lontana. 

Così nacquero gli ARCA, con i loro piloti, le loro missioni e i loro nemici giurati. 




Per partecipare seguite le regole richieste al seguente post: Una settimana su facebook, oppure scrivete a ferrugianola@hotmail.com