martedì 2 settembre 2014

Maledetti refusi

Ci sono problematiche che una volta all’anno ritornato. 

Questa sui refusi è imputabile al commento che mi ha lasciato ieri lo scrittore e blogger Ivano Landi sul post inerente ai Record Culturali: 

Ti consiglio di correggere il titolo del post Ferruccio. Su un errore interno si può sorvolare ma nel titolo ha un altro impatto. 

Il titolo del post pubblicato erroneamente era: Il primo libro ambientato e New York. 

Ci sono voluti dieci minuti, con una stima buona e approssimativa, a trovare la e fuori luogo e a sostituirla con una bella a

La faccenda mi ha fatto riflettere e mica poco. 

Maledetti refusi. Già non posso dirla diversamente. Ogni volta che rivedo qualche mio post mi sembra di essere un cercatore di funghi fortunato: ne spuntano sempre di nuovi. 

Grazie al cielo, gli errori veri e propri sono ridotti al lumicino, nella maggioranza dei casi, come ho avuto modo anche di evidenziare con questo caso, si tratta di refusi. 

Tuttavia non mi rallegra questa situazione. Metodi per ovviare e correggere questi difetti esistono. Forse qualcuno lo utilizzo pure. Ma a quanto pare non ho ancora raggiunto la perfezione. 

Correttori automatici, stampa del testo, riletture, sono cose che faccio in maniera abituale, specialmente con i racconti e con le pagine dei romanzi. 

Però succede che non spariscono mai del tutto perché c’è sempre qualcuno che me li segnala. 

Ora, di fronte a queste considerazioni, chiedere a voi diventa ovvio: come vi comportate per risolvere problemi di questo tipo? 

Perdonatemi la brutalità della domanda.

lunedì 1 settembre 2014

Il primo libro ambientato a New York

C'era una volta New York
Non sono mai stato a New York, mio malgrado. Credo che presto ci andrò, anche perché uno scrittore non può non scrivere di New York almeno una volta nella vita. 

Non che voglia rinverdire i fasti di Jay McInerney o Salinger, però la voglia di trasvolare l’Atlantico e scrivere qualcosa magari seduto in una panchina di Central Park, prima di andare a mangiare, mi stuzzica parecchio. 

Ora sul mio blog ho pubblicato un articolo a carattere musicale con cinque canzoni che immortalano la Grande Mela. 

Oggi però sono andato a recuperare una curiosità legata al primo libro ambientato a New York. Un modo anche per rimpinguare i miei record culturali

Il libro in questione è C’era una volta New York di Washington Irving, pubblicato nel 1809 con lo pseudonimo di Diedrich Knickerbocker

Nel libro lo scrittore racconta come è nata la metropoli - considerata oggi modello di fascino e seduzione in tutto il mondo - mischiando fiction e realtà del tempo. 

Washington Irving nacque a New York nel 1783. Figlio di un ricco commerciante, intraprese da principio gli studi giuridici, ma ben presto si dedicò all’attività letteraria. Irving accreditato come il primo uomo americano di lettere, e il primo a guadagnarsi da vivere esclusivamente grazie al lavoro realizzato con la sua penna. 

Dal suo romanzo The legend of Sleepy Hollow è stato realizzato il film con Johnny Depp.

Fonte: Wikipedia

domenica 31 agosto 2014

Un gourmet originale

Pizza
Oggi non parlo di piatti e di ricette contenuti nei romanzi e neppure nei film. 

Diciamo che lo spunto per il post odierno, utile per la mia rubrica dedicata al cibo, è nato vedendo le fotografie che ritraggono pietanze, esotiche o meno, che in questi giorni stanno apparendo sui profili social degli amici e dei conoscenti di ritorno dalle vacanze. 

Neanche io non mi sono sottratto a queste particolarità, ma di esotico, sui miei profili, non ho pubblicato nulla. 

Le mie vacanze mi hanno permesso solo delle brevi toccate e fughe a Madrid e Roma e molte volte a Milano e quindi a parte un piatto di Jamon de Bellota, un po’ di porchetta e un risotto con i funghi e lo zafferano non posso segnalare nulla di particolarmente ricercato, anche perché credo che al giorno d’oggi volendo non sia nemmeno necessario recarsi a Roma o Madrid o a Milano per gustare i piatti citati. 

Però come ho scritto ho visto le immagini di piatti meravigliosi. Piatti postati in una taverna islandese, altri nei saloni di un resort in estremo oriente. 

Ho visto bistecche immortalate in enormi piatti in mezzo ai tavoli di desolati motel delle pianure americane. Ho visto pani danesi imbottiti con ogni ben di dio. 

Ho visto spettacolari piatti di sushi direttamente pubblicati a Tokio

Ho sentito gente parlare di prelibatezze kasher e altre di specialità sudafricane e neozelandesi. 

Mi domando solo se anche voi non avete sperimentato o assaggiato qualcosa di unico e assolutamente da consigliare. Chiedetelo anche ai vostri amici. 

Sono proprio curioso di sapere cosa si mangia in vacanza e anche ti scoprire chi si merita la palma di gourmet più originale.


sabato 30 agosto 2014

Blueberry, il fumetto western in vetrina

Dalla rete non scappa nulla. Il web è sempre attento. Due giorni fa avevo pubblicato un articolo dove parlavo delle mie lacune in merito alla nuova collana a fumetti dedicata agli appassionati del genere western: Blueberry in uscita sullo store della Gazzetta dello sport. 

Neanche farlo apposta nell’arco di poche ore ho ottenute le risposte che desideravo. 

A darmi una mano per colmare le lacune ci ha pensato Chiara Puglia

Chiara Puglia lavora per Viralbeat, una Social Media Company specializzata nell’innescare e misurare il buzz online, nata nel 2004 dall’esperienza di riconosciuti pionieri italiani del settore specializzati nell’attivare e gestire la relazione fra il brand e il suo mercato. 

Sono state lei e la società per la quale lavora a mettermi a disposizione il materiale utile ad approfondire la mia conoscenza sull’eroe. Materiale che mi consente, oggi, di metterlo in evidenza sulla mia vetrina settimanale.   

Ora non sono più così ignorante. 

Conosciuta a livello mondiale, la serie di Blueberry, nata negli anni 60’, sceneggiata da Jean-Michel Charlier e disegnata dal grande Jean Giraud in arte Moebius, è considerata un capolavoro del fumetto del suo genere. 

L’ambientazione e le atmosfere del fumetto sono quelle tipiche e adorate dagli appassionati del genere western: cowboys, nativi, sparatorie, inseguimenti, saloon. 

A rendere però speciale e unica la serie, è la rappresentazione realistica di una frontiera americana un po’ distante dagli stereotipi classici ai quali siamo abituati, favorendo una narrazione complessa e avvincente che non perde il suo fascino nonostante gli anni trascorsi dalla stesura delle storie. 

Un piano d’opera, quello della Gazzetta dello sport che prevede 37 uscite settimanali

Insomma cari amanti del west caricate le vostre pistole e siate pronti a sparare. 


Per partecipare seguite le regole e le direttive richieste al post: Una settimana su facebook, oppure scrivete un messaggio a ferrugianola@hotmail.com 

Pagina facebook del blog

venerdì 29 agosto 2014

I libri preferiti di Michael Jackson

The Other Side Of Michael Jackson
Oggi, se fosse ancora vivo sarebbe, Michael Jackson avrebbe cinquantasei anni - il re del pop era nato a Gary, nello stato dell’Indiana il 29 agosto del 1958. 

Ho pensato di omaggiarlo ricordando una decina dei suoi libri preferiti, tenuti nella favolosa biblioteca che aveva a Neverland

A detta dei suoi amici Michael leggeva molto. 
Possedeva più di diecimila libri e si racconta che fosse afferrato su molti argomenti. 

Poteva parlare di psicologia, di Freud e Jung, di Hawthorne, di sociologia, ma poteva anche discorrere di classici della storia e della letteratura. 

Ora fare esattamente una lista di suoi titoli più amati diventa un po’ azzardato e problematico, l’elenco segnalato su The Other Side of Michael Jackson è lunghissimo. Mi sono limitato a citare dieci libri, quelli che in un modo o nell’altro ho riconosciuto. Libri di fiction e libri di poesie. 

Un’idea per farsi una quadro culturale del cantautore, ballerino e coreografo statunitense, diventato una leggenda della musica pop mondiale con hit come come Don't Stop 'til You Get Enough, Thriller, Billie Jean e molte altre. 

1. Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach 
2. Peter Pan di James Matthew Barrie 
3. Il buio oltre la siepe di Harper Lee 
4. Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway 
5. Il profeta di Kahlil Gibran 
6. Il palloncino rosso di Albert Lamorisse 
7. Rip van Winkle di Washington Irving 
8. Tutti i racconti di William Somerset Maugham 
9. Le poesie di Rabindranath Tagore 
10. L’opera completa di Edgar Allan Poe

Buona lettura!

giovedì 28 agosto 2014

Sono scioccato dall’esistenza di Blueberry

Store Gazzetta dello Sport
Sono scioccato, non posso scrivere altro, dopo aver visto passare sugli schermi televisivi in questi giorni lo spot riguardante Blueberry, in vendita con la gazzetta dello sport e presentato come un capolavoro mondiale del fumetto western. Sono scioccato dall’esistenza di questo fumetto. 

Può darsi che sbagli, può darsi benissimo di averne letto qualche albo in passato e di averlo rimosso. 

Ma vi giuro che davanti allo spot pubblicitario mi sono proprio stupito solo a sentirne il nome. Non mi ricorda nessuno. Non mi ricorda nessuna avventura. Non mi ricorda nulla. E mi considero un esperto del mondo western. Per coprire un po’ questa lacuna sono andato a cercare le pagine estere che parlano di questo eroe. 

Ho scoperto che Blueberry è una serie di fumetti franco-belga creata dallo sceneggiatore Jean-Michel Charlier e dal disegnatore Jean "Moebius" Giraud

Racconta la avventure di Mike Blueberry nei suoi viaggi attraverso il vecchio West Americano. Blueberry è un eroe western atipico; non non è un uomo di legge errante che lotta contro i malfattori alla giustizia, né un bel cowboy che "giri in città, salva il ranch, diventa il nuovo sceriffo e sposa la maestrina". 

È stato realizzato anche un film nel 2004 con Vincent Cassell nei panni dell’eroe. 

Meno di zero, non ne sapevo niente, spero solo di non finire legato al palo della tortura per mano degli appassionati.