venerdì 6 maggio 2016

La pubblicità è la disgrazia dei blog

Se non sbaglio, qualcuno, un giorno, ha detto che la pubblicità è l'anima del commercio e io per mettere in pari le cose dico che La pubblicità è la disgrazia dei blog. Già. Anche se va aggiunto che si tratta di una disgrazia che in fondo non porta tutto il male che si penserebbe. 

A me sta aiutando, mi sta dando una mano in un processo di selezione visto che la presenza di pubblicità sui siti e sui blog mi sta portando a eliminare le visite su piattaforme troppo invasive sotto questo punto di vista. 

Purtroppo è un processo che sembra quasi il frutto di una reazione peristaltica. Appena entro in un sito o in blog e subito mi si apre una finestra con un video o con una scritta o con una qualcosa che mi copre la visuale e i pixel faccio dietro front senza perderci altro tempo. 

A quanto pare non sono neppure il solo che avverte questo tipo di fastidio. Un qualcosa davvero irritante, dopotutto: essere catturati dal titolo di un post e trovarsi sommersi da messaggi e annunci spesso del tutto lontani mille miglia dal contenuto del post o dell'articolo gancio. 

Io ho eliminato del tutto la pubblicità tramite banner o messaggi invasivi. Non credo sia la strada migliore per veicolare un messaggio o un contenuto di valore, e non voglio obbligare i miei lettori ad usare contromisure anche se ci sono. 

Una contromisura dopotutto è una forma di difesa, prima o poi porta a scelte drastiche. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

giovedì 5 maggio 2016

La macchina dello scrittore

Non so, in tutta sincerità, che effetto può fare questo post. Vi dico subito che potrebbe apparire un po' provocatorio, ma solo apparire. 

Adesso devo anche confessare che l'ispirazione è nata dopo aver letto e commentato il post di Rudy Bandiera su Linkedin. Un post dal titolo Hanno ancora senso i vecchi, decrepiti, biglietti da visita? 

Un articolo che ho commentato in questo modo: 

«La vedo come gli ebook e i libri di carta (i tempi cambiano). Io non uso più biglietti da visita da anni... ma c'è ancora molta gente che giudica la professionalità di una persona dalla macchina con cui va in giro. Questi quando lo mollano il biglietto da visita?» 

Ora spero di non venir frainteso, ma la netta sensazione che ancora viviamo in un tipo di società in cui l'ostentazione di certi status symbol abbia ancora il suo bel potere, in qualsiasi campo si vada a toccare, non me la toglie di dosso nessuno. 

Non importa quanto siate ricchi materialmente e spiritualmente: se non lo fate vedere con una bella macchina è assai probabile che con certa gente non serve a nulla. 

Un discorso che vale anche per gli scrittori, sopratutto con gli scrittori che sembrano non dare importanza a certi dettagli. Ma se volete che il vostro libro decolli dovete farvi fotografare anche su una bella fuoriserie. 

Non interessa che sia scritto bene o scritto male, accompagnatelo con una bella auto e tutti faranno la fila per averlo. 

Dite che ve la siete comprata perché il vostro romanzo è un best seller e ve lo pagheranno addirittura doppio. Magari nessuno lo leggerà ma tutti faranno la fila in libreria per averlo. Invece di presentare le vostre opere in anonime e sfigate librerie mettete le cover sulla fiancata di una Ferrari o di una Jaguar. Un po' alla volta tutti faranno la fila per invitarvi  in locali alla moda a parlarne. 

Con la gente basta un po' di fumo negli occhi per renderla succube e cosa c'è di meglio di una bella auto alla moda... 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S. Non comprate una fuoriserie o una macchina di lusso bianca (date l'idea di risparmiare sul colore!)

mercoledì 4 maggio 2016

I commenti dei mille

Nei giorni scorsi ho superato il numero di trentaduemila commenti giunti in questi anni di blogging sul mio blog

Un numero stratosferico e considerando che solo un quarto di essi sono da riferire a me, potrei quasi affermare che circa ventimila commenti arrivano da coloro che leggono il mio blog

Tanti, tantissimi, visto che spesso le mie tematiche sono riferite a campi ben specifici e richiedono dei commenti mirati e preparati. Un qualcosa che mi fa molto piacere e che però mi ha spinto anche a fare questa particolare riflessione in merito. 

Mi sono chiesto: tutti questi commenti a quante persone realmente possono essere riferite? 

Mica facile. Certo ci sono lettori che hanno lasciato centinaia di commenti sul mio blog. Ma ce ne sono tantissimi che sono comparsi anche soltanto una volta. A spanne oserei dire che solo almeno un migliaio (ecco il perché dei mille nel titolo), ma non ho fatto nessun calcolo preciso. 

In realtà ho cercato sul web, fonti, post e articoli per fare una statistica più precisa e dettagliata, ma non sono riuscito a scovare nulla. 

In tutta sincerità dubito che ci sai pure qualcosa in giro che sia in grado di contare in maniera univoca tutti coloro che hanno lasciato un commento. 

Magari con questo post, qualcuno crea un app e saremo tutti contenti. 

Intanto io ringrazio di cuore i miei teorici mille. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

martedì 3 maggio 2016

Cosa significa Idiosincrasia?

La prima volta che ho usato la parola Idiosincrasia, ovvero che ho sentito coscientemente il termine Idiosincrasia, è stato alla fine degli anni ottanta. Il termine uscì dalla bocca di un funzionario della Olivetti. 

Mi era nuova e mi colpì tanto da non uscirmi più di testa. In seguito la feci mia e me ne servì in diverse occasioni e situazioni. 

Oggi la uso per creare un post sul mio blog, per la rubrica Impariamo da un blog. Allora Cosa significa Idiosincrasia?

«Incompatibilità, avversione, ripugnanza verso determinati oggetti, per lo più astratti, verso situazioni o anche persone: avere una spiccata i. per i numeri, per le date, per i rumori, per le spiagge affollate, per il computer...» 

Questo invece è ciò che ho raccolto in uno status su facebook:  

Lisa Vingiani notevole ripugnanza? Dire schifo assoluto non mi pare carino. 

Sonia Pinto Intolleranza al mondo. 

Lisa Vingiani p.s. Ultimamente un amico nel riferirmi una frase in latino di Terenzio, si rese conto di averla male interpretata, facendomi notare che ai tempi del liceo la sua idiosincrasia con le lingue morte era nota. 

Salvatore Anfuso Idiosincrasia: manifestazione di repellenza verso una sostanza, un soggetto, un luogo, un’idea, ecc.; una manifestazione, anche astratta, di ipersensibilità emotiva o fisica. L’amore è un perfetto esempio di idiosincrasia: lo si ricerca con convinzione per tutta la vita e quando lo si trova cominciano a manifestarsi reazioni allergiche insopportabili. 

Gianni Berti Mi sta sugli zebedei. 

Emanuele Secco Hai presente Salveenee? Ecco: è reciproca. 

Franco Battaglia Il Milan alla vittoria. 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P. S. Non ho nessuna idiosincrasia per i computer, ma qualcuno sì!

lunedì 2 maggio 2016

La prima rivista dedicata alla fantascienza edita in Italia

Il bello di ricercare titolari della mia rubrica settimanale del lunedì, Primati Letterari, mi fa scoprire e mi insegna molte cose. Spero di conseguenza sia così anche per voi e che per tutti noi ci sia ancora molto da imparare. 

Oggi, sono andato a beccare  de La prima rivista dedicata alla fantascienza edita in Italia. Proprio così. 

La rivista in questione è Scienza fantastica. Fondata nell'aprile 1952 dalle Edizioni Krator di Roma (Vittorio Kramer e Lionello Torossi) e diretta da Lionello Torossi

Era una rivista che aveva come sottotitolo "Avventure nello spazio tempo e dimensioni" e pubblicava, a puntate, racconti e romanzi di fantascienza di scrittori in prevalenza anglosassoni. 

Racconti e romanzi presi perlopiù dalla mitica rivista statunitense Astounding Science-Fiction

Su Scienza Fantastica apparvero così, sin dal primo numero, con importanti autori. Maestri del genere come Arthur C. Clarke e Lester Del Rey

Anche nei numeri successivo il prestigio degli autori pubblicati era quello di vertice: non mancano infatti C. M. Kornbluth, L. Sprague De Camp, Murray Leinster, Harry Bates, Cyril Judd, Isaac Asimov, Theodore Sturgeon e Chad Oliver

Purtroppo la rivista chiuse nel marzo 1953, dopo appena sette numeri pubblicati. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

domenica 1 maggio 2016

Il risotto romagnolesco di Giovanni Pascoli

Non avrei mai pensato che tra gli scrittori e tra i poeti italiani il risotto fosse così amato. 

Dopo Il risotto patrio di Emilio Gadda e dopo Il risotto alle rose di Gabriele D'annunzio, un altro grande personaggio della letteratura italiana compare sul mio blog con una preferenza simile.   

Si parla di Giovanni Pascoli (un autore che ho potuto conoscere anche da vicino, avendo visitato i suoi luoghi d'origine e di lavoro) che pare amasse in maniera particolare il risotto romagnolesco: un risotto a base di i fegatini di pollo, zafferano e qualche fungo. 

A lui come riporta la fonte glielo cucinava a dovere la sorella Maria, che lui affettuosamente chiamava Mariù (come la protagonista della canzone). Pascoli gli dedicò pure un'ode ma non fu la sola che il poeta scrisse dedicata al cibo. 

Magari qualcuno ha studiato a memoria questa dedica alla Piadina:


Il vento come un mostro ebbro mugliare 
udii notturno. Errava non veduto 
tra i monti, e poi s’urtava al casolare 

piccolo, ed in un lungo ululo acuto 
fuggiva ai boschi, e poi tornava ancora 
più ebbro, con suoi gridi aspri di muto. 

L’udii tutta la notte, ed all’aurora, 
non più. Dormii. Sognai, su la mattina, 
che la pace scendeva a chi lavora. 

Continua su Nuovi poemetti/La piada 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: Eurosalus