sabato 16 dicembre 2017

Idee musicali

Non so se ho azzeccato il titolo di questo post: Idee musicali. C'ho pensato qualche giorno poi è venuto da solo. Un titolo per un post da vetrina settimanale. Ideale per questo periodo natalizio. 

Come già ho avuto occasione di dire settimana scorsa, anche oggi non si parla di Racconti artistici: torneranno con l'anno nuovo, subito con il primo sabato di gennaio. 

Non dimentico tuttavia la mia vetrina settimanale e oggi voglio aiutare tutti i chitarristi e gli appassionati di chitarra segnalando delle idee regalo che potrebbero essere utili per loro. 

Tramite Strings By Mail è possibile avere le partiture per la chitarra a sei corde di diversi brani contenuti nell'album "Solo a Poniente - Traveling West" del chitarrista Livio Gianola

Chi segue il musicista Livio Gianola, sa che il chitarrista premanese è solito esibirsi e comporre con una chitarra a otto corde. Ora le richieste provenienti dall'ambiente artistico e dai fan e da molti chitarristi lo hanno convinto a riscrivere delle tablature per chi è solito suonare con una chitarra a sei corde

Tablature che si possono trovare sul sito di Strings By Mail. Naturalmente è inutile che vi ricorda altro materiale disponibile del chitarrista e compositore Livio Gianola:

Gli undici brani che compongono Solo a poniente (Traveling West) ultimo lavoro del chitarrista e compositore Livio Gianola non sono di facile catalogazione per i critici. Lo stesso titolo indica una ricerca musicale verso ovest, verso il Brasile, verso il Messico, verso altri paesi Sudamericani. Non solo il background artistico italiano del chitarrista quindi. E non solo Spagna. Non solo flamenco. I brani presenti nell'album, suonati con una chitarra a Otto corde, costruita appositamente dal liutaio Francesco De Gregorio, sono sì composizioni farcite ancora da picados, da alzapua, da arpejos e da rasgueados, tipiche dei colori flamenco, ma al tempo stesso, al rigore per le forme e per i ritmi spagnoli, si aggiunge una interpretazione personale di un chitarrista e compositore dal background culturale differente. 
---> Solo a poniente (Traveling West) di Livio Gianola 

La settimana in vetrina sulla pagina facebook del blog è dedicata questa settimana al libro di Livio Gianola, Studi ed esercizi per chitarra classica e flamenco. Avevo giù avuto modo di segnalare il lavoro realizzato dal chitarrista e compositore Premanese in occasione della sua uscita a ottobre del 2012. Ora a distanza di mesi il libro sta ottenendo molto successo e oltre a essere stato venduto in quasi tutti i paesi europei, segnala vendite anche negli Stati uniti, in Canada, in Brasile, in Giappone in Sudafrica e in Corea del Sud. 
---> In vetrina con... la chitarra 

Vi voglio bene. 

Grazie.

venerdì 15 dicembre 2017

Più teatro del teatro

Una illuminante ed edificante discussione sul teatro nata con un post del mio blog, postato su linkedIn, mi ha ricordato un'avventura che il sottoscritto ha vissuto con quell'ambiente. Ero in terza media, e quella volte, per paura non andai sul palco. Ma feci più teatro del teatro.  

Tra le etichette più belle che uso sul mio blog amo particolarmente le "Storie di libri". Ci sono aneddoti davvero originali e simpatici dietro a ogni libro. 

Molti di questi aneddoti li ho raccontati durante gli anni, molti sono lì sepolti nella memoria e a volte basta un niente per riportarli in vita. 

Un niente per modo di dire, perché in questo caso, il ricordo è stato suscitato da una splendida conversazione avvenuta sul mio profilo linkedIn nei giorni scorsi. 

Si è parlato di Goldoni, di Moliere e di Shakespeare e di altri autori ancora e mi sono un pochino vergognato ricordandomi dell'avventura che ha lasciato a me il teatro. Allora, ero in terza media, dovevamo recitare per il saggio di chiusura dell'anno una versione de' I Malavoglia di Giuseppe Verga. 

Ero anche piuttosto bravo e preparato ma successe che prima della recita vera e propria, a causa delle defezioni, mi trovai a essere l'unico maschio della compagnia. Ci pensai qualche giorno e convenni che se non volevo essere bullizzato avrei fatto meglio a lasciare il gruppo e lasciare l'onore della scena alle mie compagna di classe. 

Non ebbi neppure il coraggio di dirlo a mia madre e per un paio di giorni evitai di andare alle prove, bigiando i pomeriggi. Era chiaro che tutto sarebbe venuto alla luce e alla fine mi trovai confessai la mia situazione alla professoressa che la prese molto male. Non feci la recita e il mio onore fu salvo

Ma feci più teatro del teatro. 

Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poichè da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malavoglia di padron ’Ntoni, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch’era ammarrata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola, e alla paranza di padron Fortunato Cipolla. 
Giovanni Verga - I Malavoglia 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S. - Un ringraziamento particolare va a Luca Tacconi, Andrea Barbazza, Serafino Fazioli, Eris Tedesco, Laura Dalpasso, Mirella M. Margariti, Massimo Guidotti e Antonella Grimaldi. Questo post è nato grazie alle loro interazioni ed è a loro dedicato.

giovedì 14 dicembre 2017

Rendere pan per focaccia

Quando si pubblicano dei post o degli articoli capita, seppur raramente, di andare incontro a spiacevoli inconvenienti. Gente che ha interpretato male i post e che tende a strumentalizzare e a giudicare in maniera superficiale, quando non offensiva, i vari contenuti. A volte, con un po' di empatia, si cercano di capire le motivazioni che spingono certi soggetti a usare certi comportamenti on line e di solito ci si ferma lì. Ma in alcuni casi si desidererebbe Rendere pan per focaccia

Chi mi conosce, o meglio chi conosce il mio blog. O ancora meglio chi conosce i contenuti del mio blog è ben cosciente del mio basso profilo per quanto riguarda polemiche e attacchi di carattere personale. 

Di solito, in quelle rare volte in cui sono stato aizzato o coinvolto o stimolato a fare polemiche, mi sono limitato e mi limito a riportare e a segnalare i vizi che più mi colpiscono, ma senza entrare nel personale, come mi sembra giusto e corretto fare. 

Dopotutto ritengo che in un modo o nell'altro, una volta vittime, una volta carnefici, ci siamo dentro tutti. Quindi penso sia molto più di classe e di carattere evitare di reagire e farsi prendere da situazioni che spesso non hanno e non danno nessuno tipo di valore. 

Si evitano per educazione, per buon senso e per molte altre cose belle... 

Si evitano perché a volte si ha a che fare con veri professionisti dell'hateraggio (si può usare questo termine?) e si è perdenti in partenza... 

Però a volte, giuro... 

Giuro che a volte il desiderio di rendere pan per focaccia al rompiballe o alla rompiballe di turno e più forte di tutte le motivazioni appena elencate e ti chiedi se hai fatto bene a lasciar perdere e non sia stato meglio anche per te metterti a insultare a destra e a manca, usando il loro stesso metodo di interazione tanto per far capire dall'altra parte che certe cose non si fanno non perché si ha paura o chissà che altro, ma soltanto perché si tratta di cose stupide che non contano nulla e non dovrebbero neppure trovare spazio sul web

Ma faglielo capire, non è mica semplice e allora il più delle volte si lascia correre.

E in fondo che ci volete fare, il mondo dopotutto è bello perché è vario

Vi voglio bene. 

Grazie. 

P.S.- Questo post non è rivolto a qualcuno in particolare, ma è frutto di considerazioni generali e forse è stato ispirato un paio di mattine fa, quando ho scoperto una bella rigatura sulla fiancata sinistra della mia auto. Sembrava la firma di Babbo Natale passato a lasciare regali. Peccato che l'assicurazione in questo caso non risponda per atti vandalici.

mercoledì 13 dicembre 2017

Libri da serie televisa

Voi non immaginate neppure quanti libri ricevo ogni anno (in regalo, per il blog, etc...). Molti sono libri che purtroppo ho già letto o già possiedo. Altri sono delle piacevoli sorprese. Ma diversi sono dei perfetti sconosciuti e possono essere spunto per post e articoli. Pochi giorni fa mi è giunto tre le mani Il Trono di Spade di George R. R. Martin, uno dei romanzi della serie Cronache del ghiaccio e del fuoco. Un titolo che parecchi, immagino, conoscono. Come sapete è uno di quei libri da cui è tratta una serie televisiva

Non so quante persone che solitamente seguono la serie televisiva Il Trono di Spade, abbiano letto un romanzo di George R. R. Martin della saga, dal titolo Cronache del ghiaccio e del fuoco, da cui è tratta la serie. 

Vi confesso che sono piuttosto curioso al riguardo e non nego che mi piacerebbe saperlo. Non nego che avrei piacere nell'avere tra i commenti una voce in grado di essere più preciso al riguardo. 

Insomma un qualcuno che possa fornire una valutazione critica del lavoro di George R. R. Martin da cui prende spunto la serie televisiva. Io purtroppo non ho mai visto una puntata de' Il Trono di Spade e men che meno ho avuto l'occasione di leggere un romanzo delle serie. 

Non ho idea della tematica e del messaggio dell'opera. In poche parole da parte mia è inopportuno parlarne, ma siccome tra voi c'è sicuramente qualcuno che sa dirmi qualcosa di più, non dovete fare altro che farvi avanti e raccontarmi ciò che ritenete opportuno, anche soltanto per farmi capire come devo prendere il libro che mi è arrivato! 

Non ho proprio idea di cosa mi aspetta una volta che mi metterò a leggerlo. 

Non so se avrò a che fare con opere come Lo Hobbit o Il signore degli anelli. Non so se invece il tutto sarà più simile a Dune. Avete capito che sono messo molto male, contestualmente parlando. Ma confido sempre nel vostro aiuto. 

Dimenticavo, inizia così: 

Le tenebre stavano avanzando. 
"Meglio rientrare." Gared osservò i boschi attorno a loro farsi più oscuri. "I bruti sono morti." 
"Da quando hai paura dei morti?" 
C'era l'accenno di un sorriso sui lineamenti di ser Waymar Royce. 
Gared non raccolse. Era un uomo in età, oltre i cinquanta, e di nobili ne aveva visti andare e venire molti. "Ciò che è morto resta morto" disse "e noi non dovremmo averci niente a che fare". George R. R. Martin - Il Trono di Spade 

Vi voglio bene. 

Grazie.

martedì 12 dicembre 2017

Bello sentirsi ignoranti

Il primo libro che mi è stato regalato in previsione di queste feste natalizie si intitola Vergogna ed è stato scritto da un autore di cui non conoscevo l'esistenza. E non è uno scrittore da nulla a dirla tutta: è addirittura un nobel. Un Nobel per la letteratura. Bello, sentirsi ignoranti

Sono più le volte in cui mi sento ignorante rispetto a quelle in cui so di sapere. Fa parte delle regole del gioco e del bisogno di crescita di ognuno. 

Perciò diffido molto dei "professorini" con il sapere che esce a comando dalla loro bocca e da chi si atteggia e atteggia una conoscenza che può essere smontata come una costruzione in lego. 

Sono dell'idea che di ignoranza non si è mai senza e credo sia fondamentale accettare con umiltà questo aspetto. E questo vale anche per i più sapientoni della terra. 

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di non divagare, dopotutto siamo in un periodo in cui bisogna essere buoni. 

Be' il caso vuole, per esempio, che nei giorno scorsi una persona mi ha regalato un libro (un romanzo) di un autore sudafricano. Il caso vuole che questo autore sia il Nobel delle letteratura dell'anno 2003. 

Il caso vuole che non lo avevo mai sentito nominare in vita mia se non sino all'altro giorno quando mi hanno regalato il libro. Il caso vuole che John Maxwell Coetzee sia uno dei maggiori esponenti del postmodernismo e postcolonialismo del secolo appena trascorso. 

Il caso vuole che se qualcuno desidera darmi delucidazioni e informazioni sull'autore e sulla sua opera io sono ben disposto. Il caso vuole che vi aggiunga l'incipit del libro che mi è stato regalato. Non l'ho ancora iniziato a leggere.

Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di aver risolto il problema del sesso piuttosto bene. Il giovedì pomeriggio va in macchina a Green Point. Alle due in punto preme il campanello all'ingresso di Windsor Mansions, dice il suo nome ed entra. Sulla porta del n. 113 lo aspetta Soraya. David attraversa la camera, che profuma di buono e ha una luce soffusa, e si spoglia. Soraya esce dal bagno, lascia cadere l'accappatoio e s'infila nel letto accanto a lui. – Ti sono mancata? – gli domanda. – Mi manchi sempre, – risponde David. Le accarezza la pelle color del miele, senza i segni del sole; la fa distendere, le bacia il seno; fanno all'amore. 
John Maxwell Coetzee - Vergogna 

Vi voglio bene. 

Grazie.

lunedì 11 dicembre 2017

L'ideatore della parola fantascienza

Giorgio Monicelli, fratello maggiore del regista cinematografico Mario (La grande guerra, L'armata Brancaleone, Amici miei, Il marchese del Grillo) è stato un editore e traduttore italiano. A lui si deve la fondazione di Urania nel 1952, ma anche il record culturale di oggi: L'ideatore della parola fantascienza.  

Alcune settimane fa ho parlato, nella mia rubrica dei record culturali, de' L'inventore del termine "fantascienza". Beninteso che si trattava del termine nella versione anglosassone, con la mera traduzione messa lì tra virgolette. 

Non contento ho voluto approfondire e verificare se c'era un qualcosa di analogo in italiano. La ricerca mi ha dato il nome del traduttore italiano, Giorgio Monicelli, fratello del più celebre Mario (regista di capolavori assoluti). 

Giorgio Monicelli creò la parola d'autore "Fantascienza" con un calco linguistico dell'inglese science fiction. Fondatore della collana editoriale Urania nata nel 1952 e portata avanti sino al 1961 (quando si dimise a causa della salute e a causa dei dissidi con lo zio Arnoldo Mondadori) è considerato anche colui che ha introdotto il nuovo (allora) genere narrativo in Italia, lanciando e facendo conoscere scrittori come Fritz Leiber, Richard Matheson, Fredric Brown, Isaac Asimov, Ray Bradbury, Murray Leinster, John W. Campbell e molti altri. 

A tal proposito ecco gli incipit di due racconti diventati nel tempo delle icone del genere. 

«A proposito di autostoppisti», disse Jim Bendell, in tono piuttosto turbato, «l'altro giorno ho dato un passaggio ad un uomo che era strano parecchio». Rise, ma non era una vera risata. «Mi ha raccontato la favola più bizzarra che io abbia mai sentito. In generale, ti raccontano come hanno fatto a perdere il loro bel posto di lavoro e come hanno cercato di trovare qualcosa da fare, qui negli spazi sconfinati del West. Sembra che non si facciano un'idea di quanta gente abbiamo qui. Credono ancora che questo grande, bellissimo paese sia disabitato». 
John W. Campbell - La "cosa" da un altro mondo 

Tutto cominciò quando il dottor Braden si assunse l'incarico di cercare la cartella personale di John Kingman. Il Meadville Mental Hospital possedeva un archivio efficientissimo: lì la ricerca psichiatrica era molto avanzata. Si trattava infatti della più vecchia istituzione psichiatrica del paese, nota col nome di New Bedlam al tempo della sua fondazione, qualche anno prima della nascita degli Stati Uniti d'America. L'archivio era incredibilmente perfetto, però il giovane dottor Braden trovò che la scheda di John Kingman presentava molte lacune riguardo i dati d'ordinaria amministrazione. 
Murray Leinster - Lo strano caso di John Kingman 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonti: 
Giorgio Monicelli 
Treccani