lunedì 18 giugno 2018

La serie letteraria fantascientifica più venduta al mondo

Credo non sia molto difficile immaginare quale sia La serie letteraria fantascientifica più venduta al mondo. Insomma oggi vi presento un Record Culturale un po' telefonato. Ma forse è solo un modo per parlare un pochino di Guerre Stellari, anche se i suoi libri non li ho mai letti... 

Come ho scritto nel paragrafo precedente non ho mai letto un libro sulla saga di Guerre Stellari, ne ho parlato anche in un'inchiesta specifica. Certo non pensavo che ci fossero tutti questi libri sulla serie, più di trecento con almeno cento sessanta milioni di copie vendute. 

Così tanti che ci posso fare un Record

Ripeto non ne ho mai letto manco uno, non ne ho mai visto a dire il vero, in compenso ho visto cento sessanta volte i film realizzati. Sì, senza ombra di dubbio. 

I primi film della serie di guerre stellari (il quarto, il quinto e il sesto) li ho visto una ventina di volte a testa, con una stima bassa. Li so a memoria. Li ho visti al cinema quando uscirono. Li ho visti in televisione e c'ho consumato le videocassette al videoregistratore a casa. 

Cassette che ho ancora lì. 

Mi ricordo di Obi-Wan Kenobi e di Yoda, ma non ho mai letto un libro, sono cose fa film. 

Ho cambiato opinione su Luke Skywalker, Jan solo e su Leila Organa. Ma non ho mai letto un libro, sono cose fa film. 

Ho trovato simpatico Jabba The Hutt e terribilmente fifone C-3PO. Ma non ho mai letto il libro sono cose da film. 

Mi sono piaciuti e ho adorato Chewbecca e Lando Calrissian. Ma non ho mai letto il libro sono cose da film. 

Mi ha fatto tenerezza Dart Fener, ma non ho mai letto il libro sono cose da film. 

Mi sarebbe piaciuto pilotare il Millennium Falcon o un caccia imperiale, ma non ho mai letto il libro sono cose da film. 

Mi sarebbe piaciuto girare con una spada laser. Ma non ho mai letto il libro sono cose da film. 

In ogni caso, se siete come me, se non avete mai letto un libro su Guerre Stellari, c'è solo l'imbarazzo della scelta. 

- Lista volumi canonici 
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- Periodo della Nuova Repubblica 
- Periodo del Nuovo Ordine Jedi 
- Periodo dell'Eredità 
- Raccolte 
- Guide 
- Analisi critica 



"Ringrazio tutti per la lettura" 

Fonti - Lista best seller

domenica 17 giugno 2018

Il cibo contadino di George R. R. Martin

Nino di Mei Painter
In una intervista concessa al Telegraph, lo scrittore George R. R. Martin ha confessato di non essere un buongustaio, ma di mangiare come un contadino. La sua alimentazione preferita è quella cucinata al barbecue e quella legata al cibo messicano. Tuttavia in testa ai suoi gusti c'è la "carne adovada", con un sacco di peperoncini rossi e verdi. Qualcosa di nuovo anche oggi per me. 

Non so cosa sia la "Carne Adovada", una specialità nella nuova cucina messicana. Sono andato a cercare e ho trovato che un piatto di carne al forno. 

Nella sua forma più semplice, si tratta di carne di maiale cruda che viene tagliata a strisce o a cubetti e inserita in una grande busta di plastica con polvere di peperoncino rosso del New Mexico o peperoncino rosso tritato (peperoncino Hatch o Guajillo), aglio, origano, cumino, succo di lime, limone e o aceto e sale, il tutto viene poi mescolato e messo al fresco durante la notte. 

Il piatto viene cotto cuocendo a fuoco basso avvolto completamente in un foglio o in un piatto coperto come una casseruola per mantenere la carne umida. 

Qualcosa del tutto nuovo per me e dovrò andare in Messico a provarla. Chissà che non incontri anche Martin, il protagonista di questa domenica, un autore già comparso sul mio blog e uno degli autori più famosi e più venduti al mondo. 

La sua epica serie fantasy, Cronache del ghiaccio e del fuoco (A Song of Ice and Fire), ha venduto oltre 20 milioni di libri in tutto il mondo ed è stata tradotta in 40 lingue. Una serie ambientata nei continenti immaginari di Westeros ed Essos

Magari con un certo di di alimentazione si può riuscire a scrivere cose del genere... 

La giornata era grigia, gelida. I cani non riuscivano a fiutare la pista. La grande cagna nera aveva accostato il muso alle orme dell'orso un'unica volta, per poi arretrare di nuovo nel branco, tenendo la coda tra le gambe. I segugi si ammassavano tetramente gli uni contro gli altri sulla riva del fiume, mentre il vento li colpiva con aghi di gelo. Anche Chett lo sentiva pungere nonostante gli strati di lana nera e cuoio trattato. Faceva troppo freddo, sia per gli uomini sia per gli animali. Eppure loro erano là fuori. Chett strinse le labbra, gli sembrò di sentire le vesciche che gli coprivano le guance diventare più rosse, più infuocate. "Io dovrei starmene sulla Barriera, al sicuro, a occuparmi dei fottuti corvi e a tenere il fuoco acceso per il vecchio maestro Aemon." Invece no: Jon Snow il bastardo gli aveva portato via tutto, lui e quel ciccione del suo amico Sam Tarly. Era colpa loro se adesso Chett era qui, a ghiacciarsi le palle assieme a un branco di cani, nelle profondità della foresta Stregata. 
George R. R. Martin - Tempesta di spade 



"Ringrazio tutti per la lettura" 

Fonti - Game of Thrones: Interview with George RR Martin

sabato 16 giugno 2018

"Tra informatica e mare" in vetrina

Dopo aver usato la Vetrina settimanale per la promozione dei Racconti artistici, in questo sabato di fine primavera torno a segnalare un libro. Un lavoro che mi ha impressionato positivamente più del previsto. "Tra informatica e mare" è una fatica di Dario Massi, in cui l'autore ci mostra una nuova strada per avvicinarsi all'informatica. 

Sono rimasto particolarmente sorpreso nello sfogliare le pagine "tra informatica e mare" di Dario Massi: un lavoro che mi ha impressionato per il format creativo usato e per il tipo di approccio, assolutamente nuovo, verso una tematica complessa come l'informatica. 

Avrò modo di approfondire i contenuti del libro nelle prossime settimane, ma vi prometto sin da adesso che cercherò di portare anche sul blog la viva voce del suo autore. Per cercare di cogliere da lui stesso quel tipo di ispirazione che caratterizza il suo mondo professionale e umano. 


L'incipit

Questa mattina ho regalato una nuova pianta a mia madre. Lei adora ogni genere di fiore, ciò significa che se le porto a casa una qualsiasi foglia verde e viva, vinco tutto, sempre. Poi la vedo felice e di riflesso lo sono anch'io. Da buona giardiniera mi ha detto subito che in cantina aveva un vaso più grande e mi ha chiesto se potevo andarlo a prendere. Onestamente non ricordavo neanche dove fosse la cantina o meglio, che numero avesse la porta, visto che dall'ultima volta erano passati quindici anni o forse più...
Dario Massi - tra informatica e mare 



Dario Massi, Project Manager, SEO, Web Marketing Consultant e Copywriter, è il fondatore di PixelProject 'Design, Social e Web'. Divulgatore ed esperto di CMS Open Source, appassionato di Programmazione Neuro Linguistica, Leadership e Business Management. Docente coinvolgente ed efficace, sempre all'avanguardia sulla continua evoluzione del web è stato l'autore e membro del Consiglio Direttivo di psNetwork, il primo social network della Safety Professional Community Italiana. La sua esperienza spazia dalla web reputation e brand management alla business intelligence, dall'online advertising al CRM. Blogger di natura, legato ad uno scrivere profondo ed influente è autore del portale sportivo Motomondiale ITALIA e co-fondatore della Scuola di Musica Altavoce. Negli anni ha collaborato con importanti e influenti personaggi dello spettacolo, dell'arte e della società italiana come: Franco Zeffirelli, Sabina Guzzanti, Silvia Salemi e Raffaello Lupi. Mentor e Digital Strategist di diverse realtà imprenditoriali del panorama nazionale ed internazionale, attualmente si dedica al Brand Storytelling, alla formazione - SEO, Social Media Marketing, Personal Branding - e alla divulgazione dell'open source



"Ringrazio tutti per la lettura"

venerdì 15 giugno 2018

L'urlo allo "straordinario"

Viviamo in un'epoca dove si urla di continuo allo straordinario. Tutto sembra gigantesco e fuori dalla norma e speciale. Il termine straordinario me lo trovo davanti dieci volte al giorno, quando è poco, ma è davvero tutto così straordinario ciò che appare? 

Una volta sui campi di calcio c'erano giocatori come Pelè, come Johan Cruijff, come Diego Maradona, come Michel Platini, come Evaristo Beccalossi e come Roberto Baggio... tanto per citare alcuni calciatori che hanno caratterizzato la mia giovinezza. 

Calciatori che al sottoscritto in più di un'occasione sono apparsi meravigliosi e straordinari per le loro giocate. 

Ora, visto che è iniziato il mondiale di calcio in Russia, potete stare certi che i giocatori "straordinari" saranno a bizzeffe, nonostante ben pochi di essi (Ronaldo, Messi, Neymar?) possono essere paragonati ai calciatori citati in precedenza. 

Ma quello del calcio, come potete ben immaginare, è solo la punta dell'iceberg. C'è dell'altro. 

Diventa straordinario un nuovo telefono o un altro oggetto elettronico per cui si fanno ore di coda per averlo e diventa straordinaria una carrozzeria sopra quattro ruote. Diventa straordinario un posto dove andiamo in vacanza se prima di noi non c'è andato nessuno e diventano straordinari i nostri bambini su facebook. Diventa straordinario un videogioco o un evento mondano. 

Diventa straordinario un matrimonio principesco. Diventa straordinario un bar con qualche vip di passaggio, per non parlare del cibo e della cucina (mica quella letteraria, eh). 

Il mondo della cucina è piena di maestri straordinari e spesso, quando li vedo indaffarati davanti ai loro fornelli, mi portano a chiedere quanto poteva valere la cucina della mia povera mamma, quando per me era la migliore del mondo e non le ho mai detto che era "straordinaria". 

Nella musica ci sono artisti straordinari che ridicolizzano l'opera di grandi musicisti e compositori del passato. 

Diventa straordinaria l'interpretazione in mondovisione di un attore mediocre. Diventano straordinarie le opere di che sembrano dilettanti al confronto di veri creatori d'arte. Diventano straordinarie le cose grandi e senza senso. Diventa straordinario tutto ciò che copre la nostra visuale.

Ogni giorno escono libri di autori "straordinari"

Autori che dovrebbero far impallidire gli Hemingway, i Calvino, i Miller, i Melville, gli Stephen King e chissà che altro ancora. Ogni giorno si sente di quel libro o di quel racconto straordinario e della scrittura straordinaria di quello scrittore e la straordinarietà del suo stile... 

Una rincorsa allo straordinario e nessuno si è ancora accorto che sono un blogger straordinario (un po' di autoironia non guasta mai). 



"Ringrazio tutti per la lettura"

giovedì 14 giugno 2018

La vitalità in rete

Senza voler fare un post statistico, sebbene abbia usato nelle etichette in fondo all'articolo proprio la voce "statistiche", oggi vi voglio parlare della vitalità in rete. Cercate di capirmi. Non voglio accennare a visite, a frequenze di rimbalzo e quant'altro si lega al campo statistico di un sito web ma voglio dirigere lo sguardo a quell'aspetto della rete che consiste nel farsi vedere e non sparire, se si vuole davvero mostrare una vera identità. 

Mi spiace vedere blogger che spariscono. Rimango perplesso di fronte a determinate dinamiche. Mi spiace vedere blog che abbassano le serrande come se fossero startup fallite. Che si tratti di un fatto che accade di colpo e che si sviluppi in tempi più lunghi, mi spiace e mi dà fastidio. 

Mi spiace trovare persone che abbandonano all'improvviso passioni e rapporti. Mi spiace quando scopro qualcuno che non crede nelle potenzialità enormi della rete e se ne allontana deluso e insoddisfatto. 

Mi pare però di aver capito che nella maggioranza dei casi, o almeno così mi è parso, chi se ne allontana lo fa perché - parlando di lavoro - non ha un riscontro e un tornaconto economico e ciò è ancora più triste e mi spiace ancora di più. 

In questi anni ho conosciuto molta gente e molti blogger che hanno letteralmente cambiato il modo di rapportarsi con la rete. e spesso all'improvviso. 

Gente che dal distribuire tutto gratuitamente e giornalmente e con passione e impegno e con un certo tipo di tornaconto, ora si ripresenta ogni tanto e in quell'ogni tanto soltanto per cercane di spennare qualche euro ai poveri polli che credono ancora in qualche tipo di integrità remota. 

Mi spiace vedere come sia sparita in larga parte quella vitalità che contrassegnava i blog dei primi tempi. Vedere come in alcuni casi l'avidità abbia sostituito il gusto di fare un determinato tipo di blogging e come si sia perso l'identità, da parte di molti. 

Ecco l'identità. 

Credo sia l'identità a caratterizzarci ed è l'identità il primo aspetto da sviluppare per avere un determinato tornaconto e posto ben preciso in rete. Bisogna essere più che mai identificabili e non dimenticare di possedere una voce personale che metta certi valori in evidenza. 

Non bisogna dimenticare di essere presenti e mai e poi mai solo in maniera saltuaria. Non dimentichiamoci che in rete ci guarda gente che spesso neppure immaginiamo. E il nostro comportamento vitale è fondamentale. 



"Ringrazio tutti per la lettura"

mercoledì 13 giugno 2018

Non ho mai letto Thomas Mann

Non ho mai letto nulla di Thomas Mann e me ne vergogno un poco a dire il vero. In realtà devo confessare che non ho in casa nessun suo libro, anche se in passato qualcosa mi è capitato sotto mano. Forse a scuola!. Ho letto anche un saggio riguardante la sua opera ma non so per quale motivo e poi ho in mente un pochino la storia de I Buddenbrook, veicolata dal ricordo di uno sceneggiato televisivo. 

Credo che Thomas Mann sia un nome che riempie la bcca. Thomas Mann. Thomas Mann dà proprio l'idea di qualcosa di grande e solenne e maestoso. 

Non mi crea questo effetto il nome di Shakespeare o di Manzoni o di qualche altro grande scrittore. Thomas Mann. Pazzesco. Sembra onomatopeico con la sua scrittura. Una grande nome per una grande letteratura. 

Purtroppo però sulla sua letteratura, come avrete capito, non posso pronunciarmi. Pur conoscendo i titoli che hanno fatto grande la sua opera e pur ricordando lo sceneggiato di cui vi ho parlato all'inizio, non credo di aver mai letto un suo libro. Non ho mai avuto modo e occasione per farlo. Forse mi ha tenuto distante proprio per via del suo nome. 

Troppo difficile? Non lo so. Non credo sia questo il problema. 

Ho letto quasi tutto William Faulkner e molto di James Joyce e li ho apprezzati. Ho letto i grandi romanzieri russi e li ho apprezzati. Quindi mi chiedo cosa possa essere ad avermi impedito di leggere Mann sino a oggi. 

Il nome altisonante? Aiutatemi, se potete. Fatemi capire come iniziare. 

Oppure cercate di farmi capire cosa può esserci che mi tiene lontano da capolavori - a detta di molti - come La montagna incantata e Giuseppe e i suoi fratelli. Non si tratta di un'idiosincrasia, potete starne certi. 

Credo sia più un blocco psicologico, ma ci vorrebbe uno psicanalista per capire quale. 

Be', tanto vale che passi all'incipit di una delle sue opere più celebri. Visto che l'ho citata... 

– Com'è...? com'è...? 
– Eh, diavolo, c'est la question, ma très chère demoiselle! 
La moglie del console Buddenbrook, seduta accanto alla suocera sul sofà rettilineo laccato di bianco e adorno di una testa di leone dorata, con i cuscini ricoperti di stoffa giallo-chiara, gettò un'occhiata al marito nella poltrona al suo fianco e venne in aiuto alla figlioletta, che il nonno teneva sulle ginocchia, presso la finestra. 
Thomas Mann - I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia 



"Ringrazio tutti per la lettura"