domenica 19 febbraio 2017

Il sushi o lo sushi di J.K. Rowling

Che la scrittrice J.K. Rowling, l'ideatrice di Harry Potter, sia ormai una protagonista con degli spazi ben precisi sul mio blog è assodato, visto che non passa quasi settimana senza che in qualche modo sia coinvolta e consolidi questa sua presenza. Oggi compare nella mia rubrica domenicale dedicata al cibo e prima di continuare a leggere c'è una domanda: si dice Il sushi o lo sushi

Visto che soltanto lunedì scorso è comparsa con l'articolo Il libro più venduto al mondo nel 2016 sul mio blog, mi sono premunito di andare a cercare i gusti alimentari della mamma di Harry Potter

Per fortuna è stato più facile del solito, tuttavia non sono riuscito a raccogliere aneddoti precisi. Due o tre fonti mi parlano e mi citano il sushi (lo sushi), fonti come quella che ho preso di riferimento: il sito Phactual

Ora non posso divulgarmi su di lei ma posso divagare prendendo spunto da questa pietanza giapponese. Purtroppo non posso dire di essere d’accordo con lei perché si tratta di una pietanza che il sottoscritto non ha mai provato, benché mi sia capitato in più di un’occasione di trovarmelo davanti. I motivi non li so. 

Non ho mai assaggiato lo/il sushi e basta. Un giorno lo farò. Non ho paturnie di sorta che mi impediscono di farlo. È solo andata così Intanto sentiamo come vi ponete voi. Se sapete consigliare qualcosa in merito. Certo se mangiando certe cose c’è la possibilità di riuscire a scrivere libri in grado di raggiungere un successo planetario, qualche pensierino bisogna farlo. 

Chiudiamo aggiungendo un incipit tratto da un suo libro, che prende inizio, tanto per restare in tema con la mia rubrica domenicale, durante la colazione:  

Non era la prima volta che scoppiava un litigio durante la colazione, al numero 4 di Privet Drive. Il signor Vernon Dursley era stato svegliato all'alba da un fischio acutissimo proveniente dalla camera di suo nipote Harry. 
«Tre volte in una settimana!» tuonò dall'altra parte del tavolo. «Se non riesci a tenere a bada quella civetta, dovrà andarsene!»
Ancora una volta, Harry provò a spiegare. 
«Si annoia» disse. «Edvige è abituata a volare all'aperto. Se solo potessi lasciarla libera di notte...» 
«Ma mi hai preso per scemo?» ringhiò zio Vernon con un pezzetto di uovo fritto impagliato nei baffoni. «So bene cosa succederebbe a lasciar libero quell'animale.» 
E scambiò un'occhiata cupa con la moglie Petunia. 

Vi voglio bene. 

Grazie. 

Fonte: Phactual

sabato 18 febbraio 2017

Il blog non deve essere pesante

Mi capita giornalmente di scoprire nuovi blog. Alcuni sono interessanti e dopo qualche settimana il più delle volte è assai probabile che mi ritrovi a seguirli. Ma ci sono blog in cui una visita basta e avanza, spesso neanche quella. Un blog non deve essere pesante e quando ne trovo uno di questi sulla mia strada, faccio marcia indietro e non ci torno più. 

Oggi voglio illustrare con questo articolo della mia vetrina alcune tipologie di blog che considero pesanti. Non pesanti per la tematica che mandano avanti (di solito non arrivo neppure a capirlo) ma per tutta una serie di piccole cose a prima vista indifferenti, ma che in realtà sono distruttive.

Insomma blog davvero pesanti

Al di là che consigli da tempo di usare un layout minimalista ed essenziale per la vostra piattaforma, senza tanti fronzoli e pennacchi, continuo a notare blog del tutto indifferenti ai bisogni dei lettori e anche a prestare fede a un certo equilibrio nella qualità estetica della propria piattaforma. 

- Pubblicità 
La presenza di pubblicità, di banner e di troppi gadget inutili appesantisce un blog all’inverosimile. Ne ho già parlato ma penso sia necessario ribadirlo. Non rovinate il vostro blog per guadagnare due spiccioli in questo modo. Se non avete un milione di lettori al giorno non ve ne fate nulla.  

- Musica 
I blog che hanno la presenza di musica come sottofondo mi fanno andar via prima ancora che la pagina sia caricata. La musica che piace a voi non è detto che piaccia altri, e poi il più delle volte non serve a nulla. Se non avete un blog specificatamente musicale lasciatela perdere. 

- Sfondi dinamici e altro
Sfondi che cambiano colore, scritte che appaiono e scompaiono. Sono aspetti di un blog che non sopporto. Possiamo anche aggiungerci il pulsante con la richiesta di seguire la pagina facebook. Se pensate che la gente apprezzi queste cose vi sbagliate di grosso. 

- Impaginazione disordinata 
A volte con certi blog non si riesce a capire neppure dove comincia e dove finisce un articolo. Articoli pasticciati, più che scritti. Font illeggibili. Giustificazioni messe lì a caso. Nessun gusto estetico. Contrasti cromativi, tra sfondi e testo, da far paura ai fantasmi… 

- Puntatore del mouse 
Ci sono blog che neppure la mia nipotina di cinque anni metterebbe insieme, il puntatore del mouse a forma di coccinella o di tartaruga. Il nostro blog non viene letto sul nostro computer ma tramite dispositivi diversi e non è detto che la soluzione che abbiamo pensato sia ottimale. 

Vi voglio bene. 

Grazie.

venerdì 17 febbraio 2017

Seneca non ha mai scritto per degli adolescenti viziati

Penso che tutti noi ci siamo trovati davanti qualche bella citazione. Una di quelle che sembra essere stata scritta appositamente per la nostra bella faccia. Perfetta per quel momento particolare che la vita ci sta riservando. Ci esaltiamo perché spesso a dirla è un grande autore. Ma il più delle volte non è così: Seneca non ha mai scritto per degli adolescenti viziati

Tra le cose più fastidiose e antipatiche che trovo in rete c'è senza dubbio l'abuso di citazioni. Ci sono siti e piattaforme che prosperano a questo proposito. Le bacheche sui social ne sono invase. Magari correlate da immagini fantasiose. 

Confesso che a volte anche il sottoscritto è caduto vittima di qualche bella frase a effetto. Come un pollo. Ma capita. Da giovane molto più di adesso. Insomma può sempre far piacere caderci e pensare che qualcuno prima di noi ha trovato delle risposte felici ai nostri stati d’animo e ai nostri magoni. 

Magari perché in quel momento stiamo vivendo una situazione particolare e se per qualche motivo riceviamo una pacca sulle spalle da un autore classico, se magari riceviamo un puffetto da un grande filosofo o chi per essi, forse ci sentiamo meglio e forse meno soli. 

Ma siamo sicuri che sia davvero così?

Non sarebbe necessario andare a fondo sulle citazioni prima di farsi belli? 

Spesso le citazioni che vengono affibbiate a grandi personaggi del passato non sono altro che irriverenti fotomontaggi messi lì da qualche burlone in vena di scherzi. 

Semplici frasi banali e dozzinali trasformate come sentenze senza appello con l’immagine o il nome di un grande uomo (inconsapevole) per farci sentire più colti e saggi. Ma anche quando si tratta di citazioni vere dobbiamo andare con i piedi di piombo. 

Ritengo che per usare le frasi di Seneca bisogna aver letto Seneca, come ritengo sia necessario aver letto Goethe per servirsi dei suoi aforismi. E via di seguito. C’è tutto un mondo dietro uno scritto.

Lo so che è comodo leggere una frase di Seneca e servirsene per i nostri comodi, forse, però leggendo in profondità ciò che voleva dire ne traspare un altro significato e cosa più importante un altro insegnamento. 

Basterebbe andare oltre. Basterebbe cercare di capire da dove arriva davvero quella citazione. 

Perché è nata e perché è preziosa. 

Quale fatica e quale esperienza hanno spinto l’autore verso quelle parole… perché non dobbiamo vederle solo come complimenti alla nostra ignoranza Non poteva mancare, ovviamente: 


Che cosa misera è l'umanità 
se non si sa elevare oltre l'umano! 

Vi voglio bene. 

Grazie.

giovedì 16 febbraio 2017

Aiutati che il libro ti aiuta

I libri sono i migliori amici che l'uomo possa avere. Scegli quelli che preferisci; puoi contare su di loro in ogni momento; essi possono aiutarti nel tuo lavoro, nel tuo tempo libero, nei tuoi affanni. Li hai sempre vicino, ai tuoi ordini in casa tua. 

Se pensate che leggere libri sia inutile e che in termini pratici non vi possa aiutare, girati i tacchi e andatevene da un'altra parte ma ricordate che c'è un detto che dice: aiutati che il libro ti aiuta. E non dovrebbe essere dimenticato. 

Be' forse non è proprio così il detto però mi piace parafrasarlo come mi piace la frase di Robert Baden-Powell presente nel libro La strada verso il successo. Una frase che, converrete con me, è molto veritiera. 

In realtà io non conosco Robert Baden-Powell come scrittore, non ho mai letto nulla dei suoi scritti e se non fosse stato per un caso fortuito neppure avrei letto la frase che ho usato come intestazione, frase che mi ha incuriosito anche perché ha acceso una lucetta attorno a una di quelle cose che penso da sempre. 

Sì, in verità, più che in un'occasione ho avuto modo di sperimentarlo. Non immaginate le volte che i libri mi hanno levato dai guai o me ne hanno evitato qualcuno. Potrei fare un elenco lunghissimo di libri su cui ho passato notti a studiare nozioni su nozioni. 

Libri su cui ho appreso competenze teoriche in un secondo tempo utilissime nel campo pratico.  

Ma non mancano neppure i libri che mi hanno consentito di superare qualche brutta batosta, Penso a Arthur Schopenhauer, penso a Søren Aabye Kierkegaard, penso… anche in questo caso l’elenco è lungo. 

Ma ci sono anche i libri di scrittori amici, libri soltanto di compagnia. Forse vi basta navigare un po’ tra le pagine del mio blog per scoprirli. O forse qualcuno mi legge da così tanto tempo che non ha neppure bisogno di fare ricerche, perché sa benissimo di che libri parlo. 

Ma sono convinto che sia comune a tutti questo meccanismo. O almeno sia comune a chi legge. I libri non sono come gli amici che si hanno sui social, che se ne vanno quando scoprono che la pensate in un altro modo. I libri restano sempre lì. Non vi abbandonano. Forse, hanno un’anima e sanno che in un certo momento della vostra vita tornerete ad aprirli… 

Ecco, potrei continuare a elencare titoli ma so che pure voi avete tanti di questi amici! 

Vi voglio bene. 

Grazie.

mercoledì 15 febbraio 2017

Cose che ci tengono in vita

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento, ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita

Ho preparato questo articolo un paio di settimane fa. Lo avevo preparato affinché fosse pubblicato in automatico il giorno di San Valentino, ma ho toppato clamorosamente la data. Nella programmazione. 

Ero convinto che la giornata degli innamorati fosse il sedici febbraio e non il quattordici, così, per mettere d'accordo le due date e non farle litigare l’articolo lo pubblico oggi. 

Immagino che tutti abbiate riconosciuto la frase scritta in corsivo. Immagino sia superfluo scrivere che appartiene all'insegnante di letteratura Iohn Keating, protagonista del film L'attimo fuggente

Non sbaglio, vero? 

Ora devo anche scrivere che in realtà questo post non ha neppure a che fare con la giornata dedicata agli innamorati. È solo una scusa! Se non fosse per quell’amore presente nella frase iniziale non l’avrei nemmeno associato a San Valentino. 

Non mi sarebbe mai venuto in mente. E neppure voglio fare chissà quale discorso critico sul film di Peter Weir del 1989, film che ai tempi mi piacque veramente molto e che ha fatto storia per conti suo. 

Ma così vanno le cose: la frase è per me molto significativa e merita di essere ricordata. 

Dopotutto io sono tra coloro che hanno sempre considerato, nel bene e nel male, la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, un qualcosa degno di sacrifici e di rischi, ma immagino sua così per quasi tutte le persone con un’anima… 

Basta pensare a tutte le volte che si torna a casa dal lavoro e si pensa solo ad aprire un bel libro per poter finalmente entrare a far parte di un mondo che non sia solo quello delle miserie di tutti i giorni

Basta vedere come corre a volte l’immaginazione… 

Basta pensare alle emozioni che certi momenti di poesia possono suscitare e come queste ci permettono anche di sopportare cose ben meno poetiche… 

Insomma avete capito dove voglio arrivare alla fine della fiera. Se pensate di avere qualcosa da aggiungere e se ne avete voglia chiaramente sarò ben lieto di poterlo fare. 

Io nel frattempo, in attesa dei vostri commenti, concludo con le stesse parole del professor Keating: “Grazie figlioli. Grazie!” 

Vi voglio bene.

martedì 14 febbraio 2017

Il cracker di Twitter

Negli ultimi tempi twitter sta perdendo il mio apprezzamento. Sulla piattaforma c'è un invasione di personaggi capricciosi e pieni di sé. Inoltre, mi sono trovato a seguire profili in maniera del tutto inconsapevole. Profili che mai avrei pensato di seguire. Che mi abbiano craccato? 

Nel mio articolo pubblicato nella giornata di sabato, menzionavo il mio disappunto e il mio disamore nei confronti della piattaforma di twitter, la sensazione però e che pure qualche mio amico blogger, dai commenti lasciati nel form apposito, la possa pensare come me. 

"Giuro che anche per me Twitter è calato un po', devo rivedere un po' come usarlo al meglio^" 

Ora non so se Moz viva davvero il mio stesso disappunto e magari sia in linea con le mie considerazioni seguenti o se il suo commento sia soltanto un'esternazione frutto di qualche contingenza momentanea. 

Per me, tuttavia, non c’è nessuna contingenza momentanea, il fastidio è maturato in un arco di tempo molto vasto e ho deciso di elencare alcuni punti che hanno influito su tale deprezzamento. Il tutto per verificare se il mio malumore possa essere considerato nella norma o soltanto un‘idiosincrasia personale. 

1 - Non sopporto i defollowatori seriali 
Da qualche anno seguo solo chi mi interessa e chi in qualche modo interagisce in maniera attiva. Non restituisco il follow in automatico, non seguo account fasulli, non attivi e senza qualche forma. Detto questo, non tollero chi ti followa solo per avere la controparte e defollowarti nel giro di poco tempo. 

2 - Gli amici vanno via 
Benché sui social (non solo twitter) non si possa parlare apertamente di amicizia, mi provoca qualche perplessità quando qualche amico se ne va (mi defollowa). Tutto perché il più delle volte non hanno delle motivazioni serie alla base e mi fanno pensare solo a una specie di rivalsa e di rancore difficile da capire. La cosa mi infastidisce ancora di più se questi soggetti poi li trovo ogni giorno nelle statistiche delle visite relative al blog. Un atteggiamento molto ipocrita. 

3 - Rischio di cracker 
Twitter è il profilo che nel tempo mi ha provocato più fastidi. A parte il fatto che ogni tanto mi trovo a seguire qualche account che non ho mai neppure visto, in un paio di occasioni mi sono ritrovato a cambiare la password perché il profilo era compromesso. Mi sembra un ambiente più sottoposto ad hacker e cracker più degli altri social network

4 - Non porta frutti 
Per ultimo devo confessare che twitter non porta nessun tipo di risultato. Se Linkedin e facebook offrono delle potenzialità e mi hanno dato dei riscontri pratici, così non è per twitter… 

Vi voglio bene. 

Grazie.