lunedì 21 maggio 2018

L'inventore dell'espressione “radical chic".

Nei giorni scorsi è scomparso lo scrittore, saggista, giornalista e critico d'arte statunitense Tom Wolfe. Aveva ottantotto anni. Un'icona culturale del mondo americano con romanzi come Il falò delle vanità e protagonista del record letterario odierno: L'inventore dell'espressione “radical chic"

Credo che non sia fuori luogo usare i termini "radical chic" nei miei record culturali del lunedì. Dopotutto si tratta di una voce inventata da uno scrittore che ha lasciato il segno nel suo tempo. E chi, in fondo non conosce l'espressione "radical chic"? 

Un'espressione coniata a titolo del suo lavoro che riporto in seguito. Un'espressione che non ha bisogno neppure di troppe spiegazioni ritengo, visto che più di un volta ce la siamo trovata davanti agli occhi. Vuoi per il mondo culturale, vuoi per gli aspetti politici, vuoi per tante cose. 

Tom Wolfe l'ha usata la prima volta nel saggio Lo chic radicale e Mau-mauizzando i Parapalle pubblicato in Italia nel 1973 da Rusconi, ma ripubblicato nel 2005 con il più titolo Radical chic: il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto

Un'espressione diventata di moda o alla moda. La si sente dappertutto ormai e ognuno di noi credo che abbia incontrato nella sua vita un radical chic. Magari c'ha litigato al bar. Magari, ancora più probabile, c'ha litigato sui social. Magari siamo addirittura dei radical chic. Non so... 

Mi fermo qui: ho scritto abbastanza suppongo, d'altra parte non ho mai investigato troppo su questa espressione. Vi lascio con l'incipit del saggio incriminato

Alle due o alle tre o alle quattro del mattino, o giù di lì, del 25 agosto 1966, il giorno del suo quarantesimo compleanno, Leonard Bernstein si svegliò al buio in uno stato di totale agitazione. Gli era già capitato. La sua insonnia si manifestava spesso a questo modo. E così, fece come le altre volte. Si alzò e provò a camminare. Si sentiva frastornato. Poi di colpo ebbe una visione, un'ispirazione. Vide se stesso, Leonard Bernstein, l'egregio maestro, entrare in palcoscenico in cravatta bianca e marsina davanti a un'orchestra al gran completo. Da un lato del podio del direttore d'orchestra un pianoforte. Dall'altro una sedia con appoggiata sopra una chitarra. Lui si siede sulla sedia e prende in mano la chitarra. Una chitarra! 
Tom Wolfe - Radical chic: Il fascino irresistibile dei rivoluzionari da salotto 



"Ringrazio tutti per la lettura" 

P. S. - A parte il discorso sui radical chic, io non ho mai letto nulla di Tom Wolfe e voi?

domenica 20 maggio 2018

L'inventore del termine "piada"

Non ho sbagliato giorno. Non siamo di fronte a un Record Culturale anche se il titolo lo potrebbe ipotizzare. La domenica letteraria, come ben sapete, è dedicata agli aspetti culturali legati al cibo. Ma a volte capita di imbrogliare le carte. Un po' come oggi, perché oggi è la domenica dell'inventore del termine "piada": il poeta Giovanni Pascoli. 

Se dovessi scrivere un post (lo sto scrivendo) mettendo la piada e Giovanni Pascoli come protagonisti potrei scrivere con un flusso di coscienza all'infinito, talmente tante sono le cose che il poeta romagnolo e l'alimento romagnolo mi suscitano. 

Cominciamo con quello che è il titolo di questo post, preso a somiglianza per un record letterario come ho già scritto. 

Be' il termine piada e piadina furono coniati da Giovanni Pascoli che italianizzò la voce in dialetto romagnolo “piè”

Un particolare che forse non è a conoscenza di tutti e magari è il caso di ricordarlo quella volta che vi mettono un piadina davanti. Così tanto per sfoggiare cultura.

Ma non ci fermiamo qui, come è prevedibile. Giovanni pascoli è stato protagonista già in altre occasioni sul mio blog e pure in articolo dedicato alla cucina con Il risotto romagnolesco... 

Ma la piadina è orami stabilmente anche nella mia dieta, meno della pasta ma più della pizza. Ne ho mangiata una ieri e penso che una volta alla settimana facciano la comparsa sulla mia tavola. Detto tra noi è un cibo recente. 

Non ho amato il boom delle paninoteche e quindi potete immaginare come non andassi pazzo per un certo tipo di alimentazione. Per molto tempo ho trovato i panini caldi e le piadine un qualcosa troppo distante da una giusta alimentazione. 

Men che meno non ricordo di averle provate al mare quando ero piccolino. Cesenatico e Viserba mi ricordano molte cose ma non una piadina. 

Allora avevo bisogno di altre cose per crescere e nulla valeva come un panino al salame o la prosciutto. 

A dire il vero non sapevo neppure che il poeta Pascoli un così forte legame con la piadina sebbene, più di una volta sono stato a casa sua. 

Ma allora non avevo ancora un blog dove scrivere quello che un semplice alimento mi passasse nella testa. 



"Ringrazio tutti per la lettura" 

P.S. - La piadine credo fosse uno degli alimenti preferiti della mia mamma. Negli ultimi anni la preferiva alla pizza. Andava pazza con un'imbottitura di prosciutto cotto e mozzarella. I motivi di questa preferenza però non li conosco. 

Fonti: La cucina italiana

sabato 19 maggio 2018

Vetrina in Bianco e nero

Nino di Mei
La vetrina di questa settimana e dedicata al Bianco e nero. Mentre tiro le fila dei racconti artistici approfitto di questo sabato per postare alcuni articoli in cui ho parlato di mio padre, ma anche per aggiungere alcuni lavori realizzati in bianco e nero. Semplici disegni... 

Il due aprile di ventidue anni fa se ne andava mio padre. Ero a Venezia e stavo visitando le sale del Palazzo Ducale, quando fui avvisato della sua morte. Una data che non scorderò facilmente. Oggi lo ricordo anche con un Record Culturale legato alla grande passione che ha avuto in vita: la pittura. Sia chiaro tuttavia che il vero protagonista del post è sempre un libro, in questo caso Il primo libro d'arte della storia... 
---> Il primo libro d'arte della storia 

Non era previsto questo articolo per oggi. Poi mi è capitato sotto gli occhi il disegno a pennarello con il signore con la gerla che ho inserito e mi ha fatto riflettere. Un disegno che mi ha ricordato la fatica. Mi ha ricordato quello che diceva Francis Scott Fitzgerald a proposito della scrittura: era un po' come il lavoro di un contadino. Così mi ha ricordato la fatica che c'è anche nello scrivere dei racconti. Una bella fatica, sia ben chiaro. 
---> La fatica dei racconti 


Per queste settimane di dicembre, al sabato, non verrà pubblicato il consueto racconto artistico. Torneranno a prendersi uno spazio mirato con l'anno nuovo, visto che per questo periodo. Lo spazio per questo periodo sarà dedicato a degli articoli propriamente di vetrina, come questo Oliosutela in vetrina
---> Oliosutela in vetrina 

Non è trascorso molto tempo da quando ho iniziato a promuovere i lavori artistici di mio padre. Qualche esperto sostiene che ci vogliono però cinque anni prima di essere riconosciuti in rete. Prima insomma che ci si possa fare un nome. Non so se sia vero, intanto noto numerosi condivisioni delle opere che posto, in gruppi e in pagine di carattere artistico. Segno che stanno facendo una bella impressione. 
---> Una bella impressione 


Non è mai stato semplice far crescere le pagine facebook. Certo sino a quattro o cinque anni si andava a caso e la faccenda funzionava meglio. Si puntava sulla massa. Ci si serviva degli inviti agli amici e si aspettava di vedere spuntare il like. E spesso arrivavano senza tanti incagli. Ma ora non funziona più così. Per far crescere una pagina, occorrono altre idee. Ecco perché oggi pubblico un articolo dedicato a la pagina Nino di Mei
---> La pagina di Nino di Mei 



"Ringrazio tutti per la lettura"

venerdì 18 maggio 2018

Gli aforismi di Oscar in agenda

Tra i primi libri che ho acquistato c'è una raccolta di aforismi di Oscar Wilde. Non so neppure perché andai a recuperarlo e cosa mi spinse ad acquistare il volume: una versione tascabile che possiedo ancora adesso. Forse fui incuriosito dalle innumerevoli citazioni che comparivano sulle pagine di un'agenda che usavo allora per lavoro. 

Per molto tempo mi sono servito di un'agenda cartacea. Ogni anno, a Natale, c'era qualcuno che me ne regalava una. Magari la banca dove tenevo il conto. Oppure un collega. 

A volte erano agende preziose ma senza tanti fronzoli, limitati a una bella copertina. 

A volte invece mi capitavano tra le mani delle agende che erano come dei fumetti. Parevano oggetti per ragazzini più che altro, ma sulle pagine, ogni giorno compariva la citazione di uno o di quell'altro autore. 

Credo sia stato in questo modo che ho conosciuto Oscar Wilde e i suoi aforismi, perché nonostante il forte impatto culturale che riveste l'opera dello scrittore irlandese io non mi ero mai preoccupato dei suoi libri. 

Ero a conoscenza dello specchio usato da Dorian Gray, ma forse per una delle solite problematiche di origine scolastica non mi ero mai avvicinato. 

Però gli aforismi hanno il potere di attrarre chiunque. E passa un giorno e passa l'altro. E leggi una massima e ne leggi un'altra, capitai in una libreria e ne presi una copia. 

Ovviamente mi sono letto anche il suo romanzo più celebre e forse anche qualcosa d'altro. 

Lo studio era intriso d'uno splendido odore di rose, e quando la lieve brezza estiva frusciava tra gli alberi del giardino, dalla porta aperta penetrava il pesante profumo delle serenelle, o quello più delicato dei rosaspini. Sdraiato nell'angolo di un divano coperto di stoffe persiane, e fumando, secondo la sua abitudine, un numero indefinito di sigarette, Lord Henry Wotton poteva vedere i fiori di un'acacia, colorati e dolci come il miele, quei rami fragili che pareva potessero appena sopportare una bellezza tanto splendida; e di quando in quando l'ombra fantastica di un uccello volante si proiettava e scorreva sulle pesanti tende di seta, con una specie di fuggitivo effetto giapponese, facendogli ricordare quei pittori di Tokio, dal viso di giada pallida, che pur servendosi d'un'arte necessariamente statica, cercano di rendere il senso della velocità e del moto. 
Oscar Wilde - Il ritratto di Dorian Gray 



"Ringrazio tutti per la lettura" 

N.B. - Non ho ancora capito se questo post è stato ispirato dallo scrittore irlandese o dalla nostalgia per le agende, sulle ultime dovrei fare un post mirato.

giovedì 17 maggio 2018

Fenomenologia dei like e dei Mi piace

Provate a pensare se i Mi piace e i like sui vari social network contassero davvero qualcosa che bella vita potremmo fare. Potremmo andare in un ristorante alla moda e pagare il filetto e il bicchiere di rosso toscano o piemontese o veneto con i like e i Mi piace e le condivisioni raccolte con la pubblicazione della foto del piatto e del ballon sul nostro profilo. Le mamme con i like e i cuoricini raccolti per le foto dei loro bimbi potrebbero comprare le pappe e i pannolini. Gli aperitivi sarebbero gratis e i nostri libri diverrebbero di colpo dei best seller. Con "pagine" di qualità si arriverebbe addirittura a essere quotati in borsa. Ma... 

Pochi giorni fa ho provato a invitare alcuni amici a mettere il like sulla pagina facebook del Blog di Ferruccio Gianola. Vi dico subito che l'ho fatto a fini statistici e non per altri interessi. 

Ho invitato solo una decina di persone e quasi tutte persone che hanno molta interazione con i miei contenuti. 

La risposta che ne ho avuto è stata del cinquanta per cento. Risultato lusinghiero ma so che non servirà a nulla in ogni caso. 

Ecco, sono costernato di fronte al fatto che parecchia gente crede ancora nel valore di un like. 

Rimango stupito da come ancora adesso vengo contattato da persone che mi chiedono di mettere il like alla pagina. 

Rimango perplesso di come si possa pensare che un gran numero di spunte possano in qualche modo fuorviare la nostra immagine agli occhi del mondo. 

Bisogna rassegnarsi e accettare il fatto che i like o chi per essi non suffragano il valore di un determinato contenuto e di quello che trasmettiamo. 

Un contenuto di qualità è un contenuto di qualità anche senza like e mi piace, come una sciocchezza rimane una sciocchezza anche se ha un milione di apprezzamenti. 

Insomma finché questi indicatori non hanno un preciso valore economico trattateli sempre con le pinze, perché alla fine le pacche sulle spalle servono a ben poco... 

Certo sarebbe bello se le bistecche e i dolci che pubblichiamo potessero diventare per così dire "reali". 

Sarebbe bello se ogni like o spunta che riceviamo valesse un euro. In qualche caso pare che funzioni così. Ma è un po' come vincere alla lotteria. 



"Ringrazio tutti per la lettura" 

P.S. - Questa ossessiva ricerca di like e di apprezzamenti in rete mi ricorda un po' metaforicamente il film "Bellissima", pellicola drammatica del 1951 diretta da Luchino Visconti. Il perché è lì sotto gli occhi.

mercoledì 16 maggio 2018

Un giorno leggerò Il padrino

Se ci sono racconti e romanzi che avrei voglia di vedere trasformati in film non posso esimermi dal dire che ci sono pure film che avrei voglia di leggere. Uno di questi ultimi è senza dubbio Il padrino di Mario Puzo. Ogni volta che ho la possibilità di vedere i film tratti da questa opera in televisione mi domando se non sia il caso di recuperare il libro da cui è tratto e leggerlo. Ma state certi che un giorno leggerò Il padrino... 

I film sulla mafia non sono tra i miei preferiti, lasciatemelo dire, ma la saga de Il padrino si sottrae a questa regola alla grande. Può sembrar strano ma ogni volta che li trasmettono in televisione (almeno i primi due) riesco a vederli dall'inizio alla fine a dispetto delle interruzioni pubblicitarie e dall'orario che spesso sconfina fino a notte fonda. 

Ora non so a cosa sia dovuto il fascino che trasmette questa storia, perché i punti di forza sembrano diversi e non credo dipenda solo dalla bravura e dal carisma degli attori, dalle immagini e dalla regia o della colonna sonora epocale... 

Non credo sia tutto lì! 

In ogni caso il libro non l'ho mai letto. E non ho mai fatto neppure degli approfondimenti sull'autore (credo sia la prima volta oggi che ne parlo sul blog). E non so che cosa potrei ottenere leggendo il suo romanzo. 

Ma un giorno sono convinto che lo leggerò, anche solo per cercare di trarre dalle parole le stesse sensazioni che mi hanno dato le immagini cinematografiche. 

Però, come spesso succede sul mio blog, cerchiamo anche di verificare che sensazioni ci sono riguardo a questa opera e a questo autore. 

Meglio il libro dei film? Meglio i film dei libri? Dunque un po' di spazio alle sensazioni personali, ricordando che io con le storie di mafia di solito non c'azzecco. Dimenticavo l'incipit, eccolo: 

Amerigo Bonasera sedeva nella III Sezione Penale della Corte di New York in attesa di giustizia: voleva vendicarsi di chi aveva tanto crudelmente ferito sua figlia e, per di piú, tentato di disonorarla. Il giudice, un uomo severo dai lineamenti pesanti, si arrotolò le maniche della toga nera, come se intendesse punire fisicamente i due giovanotti in piedi davanti al banco. Il suo viso esprimeva freddamente un maestoso disprezzo. In tutto questo, tuttavia, c'era qualcosa di falso che Amerigo Bonasera intuiva, ma non comprendeva ancora. 
Mario Gianluigi Puzo - Il padrino 


"Ringrazio tutti per la lettura"