domenica 21 settembre 2014

Rapinatore per gioco, il ritorno sul blog di Antonio G. D’Errico

Antonio G. D’Errico è un ospite ormai consueto sul mio blog. 

A marzo l’ho incontrato per parlare del suo libro Camorra. Confessioni inedite di Mario Perrella, boss pentito del rione Traiano di Napoli

Ora trascorsi circa sei mesi, e dopo aver presentato il suo nuovo libro in vetrina, ho occasione di rincontrarlo per parlare proprio di questo ultimo lavoro, edito ancora da Edizioni Anordest e scritto a quattro mani con Jorge Real: Rapinatore per gioco. Storia vera di un ludopatico. 


Ben tornato Antonio: mi dici come è nato Rapinatore per gioco

Mi sembra una premessa doverosa da parte mia, Ferruccio, ringraziarti innanzitutto per l’ospitalità sul tuo blog. Ora ti rispondo. Rapinatore per gioco, in realtà, non nasce. Prende forma dall’esperienza di vita di chi ha dovuto seguire intimamente il richiamo patologico verso il gioco e dall’occasione di incontro e di scambio con chi cerca di dare valore a esperienze che rappresentano la vita in tutte le sue manifestazioni. Ogni cosa che nasce, ogni espressione che realizza un’esperienza, ha sempre un merito: quello di entrare in relazione con l’esistente. Fondamento di ogni relazione è l’incontro. 

Questo libro, come altri lavori che hanno trovato la realizzazione, rispondono al bisogno di incontrarsi e scambiarsi affezioni delle rispettive umanità. Io ho incontrato Paolo Pennacchione due anni fa, all’interno del carcere di Ancona, perché ho partecipato a uno spettacolo di musica e poesia portato all’interno del penitenziario. 

Paolo era in mezzo alle persone di quel pubblico speciale. Mi ha avvicinato per chiedermi di dare forma a una quantità di appunti, ricordi, immagini legati alla sua vita, che aveva scritto sulle pagine a quadretti di tanti piccoli quaderni di scuola. Erano tremila pagine, scritte a penna. Erano voluminose da prendere in esame. E’ stato il mio pensiero immediato. Poi, però, mi è sembrato naturale occuparmene. Mi sono preso il tempo per rendere valore a quella richiesta. Dopo qualche mese trascorso nella lettura e nell’approfondimento accurato dei fatti narrati su quei fogli di carta, che hanno preso forma e espressione nella mia immaginazione, ho iniziato il lavoro di scrittura e riscrittura. 

Il risultato finale ha trovato l’entusiasmo e l’interesse, oltre che il parere favorevole, del dott. Mario Tricarico, direttore editoriale della casa editrice Anordest edizioni


Dopo la camorra, la ludopatia, tu affronti temi sempre molto complessi. A cosa sono dovuti questi interessi? 

Non avrebbe senso lasciarsi coinvolgere solo da quanto è piacevole, leggero, semplice, conforme a gusti e convenzioni che trovano il favore di tutti o di molti. 

E’ importante rendere immagine a verità che nel loro essere scomode, a volte sgradevoli o compromettenti, sappiano riportare nel confronto umano, sociale, le ragioni di chi non ha sempre la possibilità di poter parlare di sé, della sua esistenza che necessità di qualche spiegazione in più per essere accolta e compresa pienamente. La mia scrittura origina dalla necessità di raccontare la vita, gli errori e i pregi di chi giudica e chi è giudicato. I miei libri sono racconto, non sono giudizio. 

Non sono neanche assoluzione. Sono occasione di confronto, quando non sono poesia e senso assoluto di bellezza: ideale a cui tende ogni opera creata per rivelare l’anima segreta e misteriosa di tutte le cose. 


Chi è Paolo Pennacchione

Paolo Pennacchione è un giovane che ha sbagliato nella vita, rendendo più di tutto disperazione alla sua esistenza. Verso gli altri ha mostrato sempre delicatezza, anche quando è entrato in azione come rapinatore di banche. Si è imposto un codice di onore: di non violenza verso clienti e impiegati. 

E’ entrato in azione con una pistola di plastica, perché non avrebbe mai potuto impugnare un’arma dal colpo mortale. Ha agito per procurarsi denaro da consumare al gioco, perché quel fremito di sedere al tavolo verde di un casinò o di esultare sugli spalti di un ippodromo non gli ha mai concesso una tregua. Ha consumato un patrimonio, centinaia di migliaia di euro in una sera, senza avere la possibilità di fermarsi, di rinunciare alla puntata disastrosa che lo avrebbe condotto verso una nuova necessità di procurarsi denaro e verso un’altra rapina da compiere. Lo stimolo perverso della malattia da gioco l’ha condotto verso la rovina e il carcere. Non ha avuto tempo di far affidamento sul suo senso di responsabilità, che pure gli è girato per la mente più volte. 

Ma ha dovuto cedere ancora e sempre a quel richiamo intimo che non gli ha lasciato scelta, che si è imposto su ogni altro proposito. Paolo Pennacchione non ha commesso violenze, è stato violentato dalla malattia che non gli ha permesso nessuna scelta. Paolo Pennacchione è un giovane che va curato, a mio avviso, in una struttura sanitaria idonea che sappia rendergli quel recupero sociale che il carcere non può realizzare in nessun modo. 



Come è nato il sodalizio con Jorge Real

Jorge Real attualmente è uno degli scrittori di lingua spagnola più apprezzati nel mondo. Precedentemente, però, è stato un pilota di aerei, poi un combattente nella resistenza contro i regimi totalitari dell’America latina, in Honduras soprattutto. 

E’ entrato in contatto con guerriglieri e narcotrafficanti colombiani e venezuelani. Ha infranto le leggi e i confini di molti paesi del mondo, dall’America, al Messico, alla Spagna. In Spagna è stato arrestato e messo in carcere. Nello stesso carcere spagnolo è capitato Paolo Pennacchione, quando aveva deciso di cambiare vita trasferendosi con la famiglia a Huelva, in Spagna. L’incontro tra Paolo e Jorge diventa il primo vero inizio della scrittura del libro Rapinatore per gioco

Jorge ha tracciato le linee fondamentali e ha dato forma al racconto della vita di Paolo, fino a quando sono rimasti insieme. Ma quando Paolo viene dimesso dal carcere spagnolo, il lavoro si interrompe. Io sono il continuatore di quel lavoro cominciato e sviluppato da Jorge. Il nostro sodalizio è stato voluto dal caso, dal tempo e dalle occasioni. Non abbiamo scelto. Ci siamo scelti, successivamente, quando il mio lavoro di completamento l’ho sottoposto a Jorge. E’ stato il lavoro svolto in comune, in tempi diversi, a rendere unità di intenti a qualcosa che di fatto apparteneva e appartiene a entrambi. Era inevitabile che lo firmassimo insieme. A ottobre uscirà in Spagna, in lingua spagnola, firmato da noi due. Il titolo sarà: No va mas. Il corrispondente spagnolo di “Rien ne va plus”. 


Hai avuto modo di incontrarlo fisicamente? 

No, non l’ho incontrato. Anche perché Jorge sta ancora scontando nel carcere spagnolo la pena per i suoi reati commessi. Ma ci incontreremo presto. Sono in contatto con lui per mezzo di lettere fatte recapitare alla moglie, che vive in Spagna e lo vede nei colloqui riservati ai familiari. 


È difficile scrivere a quattro mani? 

Bisogna rendere unità al racconto. E’ aristotelico il concetto, ma è la verità. La scrittura a quattro mani può realizzarsi solo quando gli stili si armonizzano tanto da sembrare che l’autore sia unico. E’ un lavoro di comprensione reciproca. 


Don Luigi Ciotti, Cristiana Tonini, ovvero la nipote del Cardinal Tonini, attorno ai tuoi libri si muovono sempre personaggi di spessore. Non ti rende ancora più orgoglioso del tuo lavoro questo aspetto? 

Vedi, caro Ferruccio, io sono orgoglioso quando tutto accade in maniera naturale. Sono gli incontri che hanno valore, per me, con chiunque avvengano. La bellezza degli incontri rende bellezza non solo a un libro ma anche al tempo: il respiro è sapido di gioia, il cuore è sereno, lo sguardo è generoso. 

Ringrazio sinceramente e profondamente Don Ciotti e Cristiana. Ma ringrazio con la stessa delicatezza tutti quegli animi generosi che rendono bellezza a tutte le persone con cui si mettono in relazione. 



Cosa dobbiamo attenderci adesso? 

Dovrò sicuramente ringraziare ancora altre persone che hanno avuto la gentilezza di darmi l’occasione di realizzare insieme incontri di grande sensibilità. 

Sono personaggi legati al mondo della musica. Non anticipo nulla, perché l’anno prossimo uscirà un lavoro che sto preparando da un po’ di tempo. 

Uscirà anche un mio noir, per il piacere di tornare al genere. Per dare spazio all’immaginazione, che in me trae sempre spunto dalla realtà. 


Grazie di essere tornato a parlare sul blog, Antonio

A me piace ringraziare le persone, non è solo un dovere formale dire grazie a chi ha la voglia e la pazienza di ascoltarci. A questo ulteriore incontro con te va tutta la gratitudine che meriti, Ferruccio. Grazie, di cuore. Col cuore.

sabato 20 settembre 2014

In vetrina con il progetto Sfida a Crown Valley

L’ultima vetrina dell’estate e dedicata al progetto che ruota attorno al film Sfida a Crown Valley di Giuseppe Antonio Miglietta, tratto da un soggetto dello scrittore Domenico Rizzi, ricavato dalla short-story “Old Bessie” (dal libro “Pianure lontane”) è arricchito da alcune digressioni tratte da racconti di altri autori: Cesare Bartoccioni, Luca Barbieri, Marcello Rufolo e Roberto Guarino

Si tratta di un progetto in cui tutti coloro (attori, cast tecnico e reparto produzione) che sono coinvolti nella realizzazione del film, diventeranno proprietari di una parte dei diritti di sfruttamento economico del film e parteciperanno alla distribuzione degli utili in proporzione, in cambio del loro lavoro o contributo , che può essere finanziario (finanziatori, sponsor, aziende, Product Placement), lavoro (tecnici, maestranze, collaboratori) e artistico (attori). 


Sinossi: 

Siamo a Crown Valley, uno sperduto e polveroso mucchio di case nelle terre aride del New Mexico. Sono gli ultimi decenni del XIX secolo. Sono anni di sviluppo, di frenesia, di voglia di fare e muoversi, di ferrovie che solcano la terra e attraversano gli stati americani come inesorabili mostri di modernità. E sono gli anni che vedono Caleb Kingsley, ex sceriffo cinquantenne con un passato da assassino e feroce ladro di cavalli diventato poi esecutore della legge, invecchiare e trascinarsi stancamente per le strade ormai spopolate di Crown Valley, immerso nei ricordi degli errori passati e soprattutto in attesa di un nemico con cui regolare i conti prima di morire. Con lui c’è Old Bessie, al secolo Elisabeth Steelman, una ex prostituta che ora possiede e gestisce un saloon dove, ormai, sono rimaste a lavorare per lei solo la rossa Martha, di origine tedesca, e l’ispanica Isabèl. Bessie resiste alla tentazione di abbandonare Crown Valley e decide di rimanere accanto a Caleb, l’uomo che più di tutti ammira, ad aspettare con lui il ritorno in città del suo acerrimo nemico. Così, mentre i giorni passano lenti e assolati, Caleb e Bessie ripercorrono i momenti più salienti della loro vita. 

E’ il 1871 quando i due si incontrano ad Abilene per la prima volta, ancora giovani e pieni di vitalità. Bessie è una giovane meretrice ammirata da tutti che vuole trasferirsi nella città di Newton, e Caleb è il vice dello sceriffo Wild Bill Hickok, uomo spesso avventato e dalla pistola facile. Un anno dopo Bessie ha realizzato il suo piccolo progetto: è a Newton, dove lavora in un Saloon, e inizia una relazione con il mandriano texano Frank Larsen. Passano tre anni e Bessie e Caleb si ritrovano a Crown Valley dove si sono entrambi trasferiti e dove la donna gestisce il saloon di proprietà del suo uomo Frank. Ma la relazione è tutt’altro che idilliaca; l’uomo, infatti, è spesso fuori per lavoro o per condurre i suoi loschi affari con il fratello Clint ed il loro scagnozzo messicano Chico Alvarez e, quando è presente, non perde occasione per pretendere una gran fetta degli incassi del saloon e delle prestazioni delle ragazze. 

E’ per questo che rivedendo Caleb, ormai sceriffo, la donna gli confessa che avrebbe voluto scegliere lui al posto di Frank, che sarebbero stati felici insieme, ma Caleb felice lo è già, ha accanto una donna che ama, Juliet ed ha un lavoro che gli piace. Insomma, la sua vita sembra perfetta: è rispettato dalla gente, fa rispettare la legge anche andando tenacemente a caccia, per parecchi chilometri, di due feroci stupratori ed assassini di bambine. Tuttavia, l’ambivalenza di Caleb rimane sempre in bella vista, sia quando si tratta di venire a patti con un fattore assassino e approfittatore delle sue stesse figlie, sia a livello personale. Infatti, sono la sua indecisione e i suoi timori che, spingono Juliet a fuggire via con un uomo che le promette ciò che Caleb non può o non vuole darle: una famiglia, dei figli, una vita “ordinata”. E’ a questo punto che la vita di Caleb prende una brutta discesa; disperato per l’abbandono di Juliet comincia a bere e ad essere negligente sul lavoro a causa dell’alcolismo, e questo lo porta a fare un gravissimo errore del quale pagherà le conseguenze per molto tempo. 


Ubriaco, si reca ad arrestare Frank Larsen e i suoi compari per i furti di bestiame che commettono, ma, non essendo perfettamente lucido, si fa malmenare brutalmente dai tre. Come se no bastasse, due di loro riescono a fuggire mentre Frank viene ferito proprio dalla sua donna, Bessie, l’àncora di salvezza di Caleb, la quale gli ha dimostrato di tenere molto di più a lui che al suo uomo. Larsen ottiene una condanna a sette anni di prigione, mentre Caleb perde la dignità agli occhi della gente e soprattutto agli occhi di se stesso. Diventa l’ombra dell’uomo che era, passa da un letto all’altro, instaurando futili relazioni puramente fisiche, con la speranza di colmare il suo vuoto interiore che, però, solo la vendetta può appagare. 

Da questo momento in poi, infatti, l’intera sua esistenza si fonda sul giorno in cui rincontrerà Frank, perché lui sa che l’uomo tornerà da lui, lo sa perché il bisogno di pareggiare i conti è l’unica cosa che lega i due uomini. Tutto ciò per cui ha vissuto è stato messo in discussione in un attimo, e quando Frank torna a Crown Valley con il fratello e il Messicano Chico Alvarez è in una violenta e precipitosa sparatoria che il tutto si risolve. Bessie, ancora una volta, mette da parte i propri interessi e si dimostra la persona più leale verso Caleb e quella a cui lui deve la vita. Il tragico finale arriva ampiamente annunciato dalle scelte di Caleb e Bessie, dalla loro forza di volontà e dalla loro tenacia. Gli sbagli, le speranze, i ricordi, le prese di posizione giungono infine a condannarli alla morte, fisica per una e spirituale per l’altro. Ma, come l’araba fenice, dalle ceneri di una vita passata c’è sempre la possibilità della rinascita; un futuro diverso è ancora possibile, se si guarda dritto verso l’orizzonte. 


Del cast fanno già parte Tim Abell per il ruolo principale di "Caleb", Sasha Higgins, Todd Allen, Alex Demcenko, Brent Rock, Alison Meredith, Martin Angerbauer, Kincaid Walker, Clariza Vicente Filipowski, Christopher Weir e Riya Ray
Il film sarà girato in lingua inglese, in quattro settimane, (24 giorni lavorativi) in Italia ed avrà come locations il Salento. 


Pagina ufficiale facebook del progetto 



Giuseppe Antonio Miglietta originario di Aradeo (Lecce), entra nel mondo del cinema studiando sceneggiatura, regia e recitazione con il Maestro Giuseppe Ferrara (I pugni in tasca, Il caso Moro, Cento giorni a Palermo, I banchieri di Dio, Giovanni Falcone). Frequenta poi il corso di dizione presso il “Laboratorio di Dizione della Lingua Italiana”. 

Si dedica in seguito alla sceneggiatura prediligendo storie vere, reali, in cui lo spettatore può immedesimarsi e riconoscersi nei personaggi. Sulla scia di queste convinzioni, si dedica alla scrittura di varie sceneggiature per cortometraggi, tra cui "Esame Finale", prodotto nel 2004, ha come finalità principale quella di trasmettere l'educazione alla legalità nell'ambito scolastico. Il cortometraggio è stato presentato in vari Festival nazionali e durante la trasmissione di TeleRama "In Famiglia", riscuotendo vari consensi soprattutto tra i giovani. 

 “Fare un film per me è come parlare, scrivere…è come vedere il mondo già proiettato su uno schermo”, dichiara in una recente intervista. 

Il suo totale bisogno di fare cinema, di imprimere su pellicola le proprie idee, i propri sogni lo portano nel 2004 a realizzare sia nella veste di produttore-organizzatore generale che di regista, il suo primo film di più ampio respiro Dimenticare mio padre, sceneggiato da un soggetto dello stesso Miglietta in collaborazione di Chiara Arcadi ed interpretato da Miryam Mariano, Federico Della Ducata, Piero Rapanà, Tullio Extrafallaces, Chiara Ingrosso e la piccola Giovanna Stefanelli

Il film che nasce da un’idea soggetto dell’autore, a seguito della conferenza stampa tenutasi nell’Hotel Patria di Lecce, e della prima nazionale al Cine Teatro Italia di Gallipoli dove si è registrato il tutto esaurito con l’approvazione della critica, della stampa e del pubblico, è andato in distribuzione con successo, durante l’estate, in quasi cinquanta piazze della provincia di Lecce. 

Nell’anno scolastico 2005/2006 come docente esterno presso il Liceo Scientifico “C. De Giorgi” di Lecce, ha diretto il laboratorio di Cinematografia “Dall’idea all’immagine – come nasce un film”, un seminario pratico sul linguaggio e sulla scrittura cinematografica. Nell’anno scolastico 2006/2007 sempre come docente esterno presso l’I.I.S.S. “F. REDI” – I.T.C. di Campi Salentina, nell’ambito del Progetto “Leggere Cinema” - Laboratorio di Cinematografia, ha scritto e diretto il cortometraggio “Il treno della vita”, prodotto dal Cinecircolo “M. Troisi” – Centro Studi Cinematografici. 

Il cortometraggio, che nasce da un’idea-soggetto dello stesso regista e sceneggiato in collaborazione degli alunni dell’I.T.C., racconta la storia di Francesca una giovane adolescente, che vive con disagio la separazione dei suoi genitori ed è oppressa dal languido “male di vivere”. 

Una delle sue ultime sceneggiature "Al primo canto del gallo", scritta per un lungometraggio, insieme a Franco Ferrini (C’era una volta in America), già in concorso al RIFF (Roma Indipendent Film Festival), al Sonar Film Festival 2004 ed al BAFF 2004 (Busto Arsizio Film Festival) narra il dramma di una giovane coppia di sposi, tra intrighi, amore, gelosia, tradimento e carcere nel Salento degli anni ‘60. 

Attualmente, insieme al noto scrittore Domenico Rizzi, ha scritto una sceneggiatura western dal titolo “Sfida a Crown Valley”, tratta da un soggetto dello stesso Rizzi. Tra i suoi prossimi impegni, la realizzazione del film “Al primo canto del gallo” e la stesura di una nuova sceneggiatura dal titolo “I Ragazzi Con Le Magliette A Strisce”, ispirata ai fatti di Reggio Emilia del luglio 1960 e tratta dal libro di Gianni Carino


Per partecipare seguite le regole e le direttive richieste al post: Una settimana su facebook, oppure scrivete un messaggio a ferrugianola@hotmail.com 

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venerdì 19 settembre 2014

Cinque corsi per essere dei giornalisti al passo con i tempi

Un post per segnalare l’avvio dei corsi organizzati dalla redazione di Primo Piano, una cooperativa di giornalisti specializzati nell'informazione attraverso media elettronici. 

Cinque corsi che coprono un’ampia offerta formativa rivolta a dare competenze specifiche, mirate e concrete sia a chi già lavora in un’agenzia o un’azienda editoriale, sia ai freelance. 

I corsi sono utilissimi per i giornalisti professionisti e per i pubblicisti, ma anche ai giovani neolaureati, ai blogger e agli studenti appassionati di comunicazione e strategie digitali. 

Gli incontri si svolgeranno nelle giornate di sabato, nella sede di Primo Piano a Milano, in via Rabolini 13, con una durata prevista di nove ore, dalle 9 del mattino alle sei di sera

11 ottobre 2014 – Ufficio stampa da free lance 
18 ottobre 2014 – Ebook per giornalisti 
25 ottobre 2014 – Come creare un blog di successo 
8 novembre 2014 – Social Media Experience 
22 novembre 2014 – SEO per tutti 

13 dicembre 2014 – Festa dei corsisti 

I corsi saranno replicati anche nella primavera del 2015 nei mesi di marzo e di aprile. 

Tra i docenti: Alex Pietrogiacomi, Eleonora Doci, Gaetano Lombardo, Alessio Valsecchi, Gianluca Ferraris

Con la straordinaria partecipazione di Alessandro Rimassa ( autore di Generazione Mille Euro), Domitilla Ferrari e Irene Rolfini.

Come iscriversi

giovedì 18 settembre 2014

Come proteggere i libri dalla polvere

Non avrei mai pensato di avere del traffico proveniente da google con una chiave di ricerca dal titolo: Come proteggere i libri dalla polvere

C’è un sistema per ovviare a questo problema? Si, senz’altro. Io facendo qualche piccola riflessione  ho scovato cinque metodi.  
Li potete leggere e interpretare in maniera ironica come ho fatto nel redigere il post, ma c'è del vero.

1 - Metterli in un armadio al chiuso
Sistemare i libri in un armadio al chiuso è il metodo migliore. La polvere non entra e ogni volta che andrete a prendere un testo da rileggere lo troverete pulito. Naturalmente i libri in vostro possesso non devono essere molti e poi non dovete scordare il problema che può nascere se in casa vostra ci sono delle tarme. Le tarme adorano la carta - credo.

2 - Buttarli o regalarli una volta letti
Ecco un metodo davvero eccezionale per proteggere i libri dalla polvere. Compratene e leggetene uno alla volta e quando avete finito di leggerlo buttatelo nella spazzatura oppure portatelo in giro con voi e regalatelo alla prima persona che incontrate per strada. Con la seconda opzione, oltre a eliminare il problema della polvere, fareste una buona azione incentivando la promozione della cultura in un paese disastrato come il nostro. 

3 - Cambiarli di posto ogni giorno 
Se avete tanti libri in casa, un buon metodo per tenerli liberi dalla polvere consiste nel cambiarli continuamente posto. Quelli che avete posizionato in alto sulla libreria li potete spostare in basso e viceversa. Se avete tanti libri, questo metodo è utile anche per fare un po’ di modo e consumare calorie. Insomma potrete anche sostenere che i libri fanno dimagrire. 

4 - Comprare solo libri in formato digitale 
Comprare romanzi e saggi solo in formato digitale, non occupano spazi se non sul computer o sui dispositivi specifici. Sarete alla moda e non dovrete più preoccuparvi delle polvere. In poco tempo potreste anche scoprire un mercato editoriale del tutto nuovo (con vantaggi e svantaggi connessi), visto che una miriade di autori autoprodotti pubblicano i loro lavori solo grazie alle possibilità offerte dal mercato digitale. 

5 - Sfogliarli e rileggerli ogni giorno
Ho detto tutto.

A me sembrano cinque ottimi sistemi, o ne conoscete altri?

mercoledì 17 settembre 2014

Il meglio della videoscrittura

Viene spontaneo redigere certi articoli, anche se lo stesso argomento - sotto certi aspetti - si è trattato soltanto qualche anno prima. 

Ma la tecnologia corre e bisogna essere al passo coi tempi, e un articolo come questo presenta sempre delle nuove sfaccettature. Ragionavo tra me e me sul programmi di videoscritturaDubito che stia usando il meglio. Insomma non lo so, non riesco a staccarmi da Word. Un passo avanti rispetto al notes con la matita e alla macchina da scrivere, ma sono convinto ci sia di meglio. Sono sempre stato poco ricettivo in questo campo. 

Dopo aver usato wordstar per qualche lustro (ne ho parlato nel post Caro Wordstar quanto bei ricordi) sono passato a Word e da allora non ho più cambiato interfaccia. 

Ho sperimentato anche altri programmi, per diversi motivi. Tanti e di diverse società.
A volte per i capricci stessi dell’applicazione di Microsoft, a volte solo per mere questioni economiche, ma continuo a ricadere sempre lì. 

Il vostro punto di vista e i vostri consigli a questo punto diventano fondamentali. 

Raccontate un po’ la vostra esperienza. Ditemi quali sono i vostri programmi di video scrittura favoriti o dove finiscono le vostre idiosincrasie. 

Io sono sempre disposto a imparare e a cercare nuove strade, specialmente se questo nuove strade sono più veloci, sicure e portano direttamente alla meta.

martedì 16 settembre 2014

Il Primo sangue di Rambo

Sino a ieri non ero a conoscenza del fatto che Rambo non fosse altro che un personaggio della fantasia creato dallo scrittore canadese David Morrell

Nel mio immaginario è sempre stato rivestito da un Silvester Stallone, eroe della mia giovinezza. Poi mi è bastato leggere sulla home di uno status dell’amico e scrittore Cristian Leonardi, alcune frasi tratte dal romanzo e questo suo commento: 

Ma come diavolo ho fatto ad arrivare a 34 anni senza aver mai letto il romanzo di Rambo? 

per capire che tutto aveva preso vita da un libro e che io non sono da meno. 

In effetti neanche io non ho mai letto il romanzo Primo sangue. Il romanzo di Rambo. Probabilmente è così per molta gente. Certi libri passano sottotono causa film. 

Andrò a recuperarlo? Non lo so. Vediamo che risposte ottengo dal post, intanto aggiungiamo anche l’incipit, solo per entrare in atmosfera, questa volta non con Stallone, ma con David Morrell:     

Si chiamava Rambo e sembrava proprio un ragazzo da niente, in piedi davanti alla pompa di una stazione di servizio della periferia di Madison nel Kentucky. Portava una lunga barba folta, i suoi capelli scendevano fino al collo coprendogli le orecchie, e stava col pollice teso per chiedere un passaggio a una macchina che si era fermata a fare benzina. A vederlo così, appoggiato su di un'anca, una bottiglia di Coca in mano e un sacco a pelo arrotolato sull'asfalto accanto agli stivali, chi avrebbe mai pensato che martedì, l'indomani, gran parte della polizia della contea di Basalt gli avrebbe dato la caccia. Senz'altro nessuno avrebbe potuto immaginare che, giunto giovedì, avrebbe avuto alle calcagna la milizia statale del Kentucky, la polizia di sei contee e un discreto numero di cittadini privati a cui piaceva sparare. Infatti, soltanto a vederlo lì stracciato e polveroso accanto alla pompa di benzina, era impossibile capire che tipo di ragazzo fosse Rambo, o che cosa avrebbe dato il via agli avvenimenti.