mercoledì 7 luglio 2021

Una società di rifiuti degna di un romanzo

Dalle mie parti, la raccolta dei rifiuti, viene fatta due volte la settimana. Una volta c’è la plastica, una volta c’è il vetro, un’altra volta ancora l’umido. E poi il sacco nero e poi quello viola e trasparente. Tutto giusto, tutto bello, tutto in maniera alternata e precisa. Ora però nessuno mi vieta di considerare questa società di rifiuti degna di un romanzo. 

 

Non ricordo montagne di rifiuti di questo calibro quando ero piccolo. E non lo scrivo a caso. Forse allora non c’era tutto questo consumismo esasperato e non c’era molto da buttar via. Si teneva da conto tutto. Nonostante il boom in cui sono cresciuto non c’era tutta questa insostenibilità. 

La mia mamma quando faceva la spesa non aveva molto da buttar via. Non tornava a casa con pacchi e pacchettini che non servivano a nulla. Quasi tutto veniva riciclato e non è mai morto nessuno. La carta di troppo finiva nella stufa o al massimo nel camino ma non c’erano tutte queste confezioni da dividere in tre parti prima di buttarle via. 

Insomma mi pareva un mondo più sostenibile. Lo scrivo sul serio. 

Le lavatrici, le televisioni erano fatte per vivere e resistere e durare il più possibile e non per essere rottamate ogni cinque anni come avviene ora. 

Non c’erano sacchetti di plastica per ogni singolo alimento e si stava ben attenti a quello che si buttava. Non c’era tutta questa ipocrisia intorno ai danni arrecati all’ambiente per colpa della nostra approssimazione e superficialità. 

Adesso, dopo tre giorni, ho un sacco viola già riempito per la metà. Per non parlare del secchio giallo per la carta. È incredibile la quantità di rifiuti che raccolgo e che creo ogni giorni. C’è un sacchetto per il pane. 

C’è la confezione per il caffè. C’è la bottiglia di plastica per il latte e quella dell’acqua minerale. C’è la doppia confezione di carta per tre fette di prosciutto crudo. C’è un pezzettino di formaggio avvolto prima in carta oleata e poi in un cartoncino. E guai a sbagliare: pena il rimprovero degli operatori della società incaricata. 

È maggiore la quantità di rifiuti che faccio rispetto a quello che consumo e mi si parla di sostenibilità

Ecco forse si dovrebbe scrivere un romanzo in cui i rifiuti sviluppano una qualche forma di intelligenza e prendono il sopravvento e cominciano a fare una loro rivoluzione dapprima nei secchi verdi dell’umido e poi negli inceneritori e poi prendendo vita nei bidoncini destinati al vetro. Forse capiremmo dove sono i veri rifiuti. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - Pubblico dominio 

 

2 commenti:

  1. Mi sembra un'idea veramente brillante quella della Rivolta dei Rifiuti; purtroppo io non ho abbastanza fantasia per un romanzo così.
    Forse tu potresti provarci.
    Mi limito a segnalare un caso limite. DA PIU' DI TRE MESI uno scooter Honda giace tristemente accanto a un cassonetto in via Roncati 2 (Bologna) e l'Azienda Hera (cui compete lo smaltimento) SI RIFIUTA di portarlo via. Es una historia muy triste. Storia di un relitto coperto di resina e altre porcherie.
    Chissà forse è un alieno che si nasconde tra noi per capire che gente siamo...

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    1. Probabilmente c'è già qualcosa riguardo a un'ipotetica rivolta dei rifiuti...

      Il caso che fai è emblematico.

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