venerdì 9 luglio 2021

Il cielo azzurro del calcio

Domenica prossima c’è la finale del campionato Europeo di calcio. Come sanno gli appassionati la finale allo stadio Wembley di Londra sarà tra inglesi e italiani. Una festa senza dubbio. Ma è davvero azzurro il cielo del calcio? 

 

Ho visto tutte le partite della Nazionale italiana di calcio. Per il momento ho indovinato tutti i risultati. Sapevo che era forte e competitiva e dall’inizio ho sempre pensato che sarebbe giunta in finale. Immaginavo che avrebbe faticato con la Spagna ma non avevo dubbi sul fatto che sarebbe andata avanti. 

Infatti ce l’ha fatta e ora è una squadra che merita di disputare questo ultimo incontro

Sarò sicuramente davanti alla televisione pronto a godermi questo ultimo atto sportivo, come molti altri. Insomma non mi sottraggo dall’essere tifoso, il tifoso che si esalta per un gol e impreca per un passaggio sbagliato. 

Ma non ho problemi a scrivere che tutto per me finirà al termine della partita stessa. Non mi cambierà la vita la vittoria della squadra italiana, come non mi cambierà la vita se dovessimo perdere. 

E confesso di trovare insopportabile tutta la retorica mediatica che si sta costruendo attorno alla nostra nazionale e a un evento sportivo. I giocatori di calcio sono dei giocatori di calcio e nulla più, anche se sono visti da miliardi di spettatori. 

Non sono eroi e non hanno nulla di speciale (se non un conto in banca inimmaginabile per la maggior parte della gente comune). Hanno gli stessi pregi e gli stessi difetti della gente comune. E i giocatori di calcio italiani non sono diversi dai giocatori inglesi, spagnoli, svizzeri, tedeschi e chi più ne ha più ne metta. Tutti fanno gruppo e tutti giocano con impegno per la loro nazionale. 

Nessuno di loro è un eroe, specialmente di queste tempi. Non ci sono eroi e non è a una squadra di calcio che bisogna caricare sulle spalle battaglie sociali rivestendo i giocatori di chissà quali doti. 

Con un dribbling o un tiro a giro non si risolvono le problematiche di una società sempre più superficiale e avida e non è a undici giocatori che scendono su un prato di calcio che bisogna scaricare addosso i pregi e i difetti di un popolo

Certo che sono esistiti eroi nel mondo sportivo. Alcuni di questi meritano davvero un posto nella storia. Gente davvero capace di esaltare, con le loro gesta, un popolo di fronte a una situazione drammatica. 

Ma ora, in questo tempo camuffato e menzognero, siamo lontani da una simile epopea e tutto ciò che i media ci buttano negli occhi sa di artefatto e di superfluo. 

Non lo vedo tanto azzurro questo calcio esaltato dai media, spero si comprenda ciò che voglio dire. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Il portiere” di Nino di Mei 

 

6 commenti:

  1. - Non ci sono eroi e non è a una squadra di calcio che bisogna caricare sulle spalle battaglie sociali rivestendo i giocatori di chissà quali doti.


    -Con un dribbling o un tiro a giro non si risolvono le problematiche di una società sempre più superficiale e avida e non è a undici giocatori che scendono su un prato di calcio che bisogna scaricare addosso i pregi e i difetti di un popolo.


    ... quando ti trovi dinanzi un pezzo simile che percepisci come verità , quella verità che fa un po male...anche se fa di bene la cosapevolezza altrui.

    È che spostiamo spesso una responsabilità etica e morale soggettiva in un gioco, confondendo il nostro ruolo primario " con quello dei calciatori che si vedono rubare "la palla", dove gira il senso della vittoria e della sconfitta.



    L.

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    1. mi piace il calcio e mi piace seguire eventi come questi. ancora di più quando possiamo arrivare alla fine come sta accadendo in questa occasione. il guaio è che non abbiamo più giornalisti televisivi e cartacei in grado di dare una marcia in più alla gente con i loro contributi e il tutto vine delegato a dei ragazzi che neppure sono in grado di capire il peso che possono avere. In questo modo tutto diventa finto e artefatto e sopratutto patetico

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  2. Diciamo che si riallaccia il tutto anche a quella sorta di "cultura imposta" di cui parlavi qualche post indietro. Diminuisce la creatività in modo inversamente proporzionale alla commercializzazione, penalizzando la prima unicamente per convenienza economica.Pero' non generalizzerei troppo anche sui giornalisti, sono certa che vi siano persone di qualità che non si fanno corrompere dai giochi di potere.Tornando poi al calcio, credo che domani sera saremo tutti incollati allo schermo per una questione soprattutto di piacere, come sottolineavi, bisognerebbe solo smettere di attribuire colpe o espiazioni ad un gioco... facendo le ennesime guerre sociali che vanno solo a sfociare sul piano distruttivo verso l'intera umanità.Si leggono assurdità dove addirittura le dispute della nazionale per gli europei toglierebbero spazio a temi profondissimi e delicatissimi che passerebbero in secondo piano, senza considerare la spaccatura che già è insita in questo tipo di ideologia.


    Grazie e buon fine settimana.


    L.


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    1. Il problema del giornalismo è molto più serio di quello che si pensa. Non credo di fare una generalizzazione. Già all'inizio del secolo scorso filosofi e storici evidenziavano il problema mettendo in dubbio la qualità dell'informazione troppo legata . se non succube - al potere economico e politico (Spengler: Il tramonto dell'occidente).

      sul calcio e sullo sport in generale la pensiamo allo stesso modo.

      Grazie a te

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  3. Mi farà piacere se l'Italia dovesse vincere domani sera, ma al calcio si riserva sempre troppo spazio!

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    1. Una volta si diceva che la religione era l'oppio del popolo, ora è lo sport e il calcio è la punta di questo iceberg

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