sabato 3 luglio 2021

Coltivare l'avidità

In due occasioni, nella mia attività lavorativa, ho raggiunto posizioni di vertice. Adesso, guardando indietro, ho sempre pensato di essere stato trattato bene, ma se guardo le cose sotto un’altra ottica penso che avrei potuto guadagnare di più. Ma che ci volete fare non sono mai stato bravo nel coltivare l’avidità. 

 

Non sono bravo nel farmi pagare. Intendo che in diverse occasioni, se ci penso, avrei potuto ottenere di più, in quando a denaro. 

Durante la mia carriera lavorativa - tolti i primi anni quando ho lavorato come operaio - sono riuscito a raggiungere posizioni di vertice ma credo di non essere mai stato pagato abbastanza. Insomma avrei potuto guadagnare di più e forse meritavo di più se ci penso a posteriori. 

Ma che ci volete fare mi andava bene lo stesso e non ho mai fatto vere lotte per aumenti e “quadreghini” vari. Non è nella mia indole. 

Una professione (consulente informatico) l’ho abbandonata - senza troppi rimpianti - quando mi sono reso conto che mi avrebbe impedito di fare veramente lo scrittore e un’altra (insegnante in una scuola paritaria) l’ho interrotta quando ho capito che quel mondo non mi apparteneva più a livello etico e morale. 

In tutte e due le situazioni non ho mai fatto questioni sulla remunerazione economica. Mi andava bene. O forse faccio prima a dire che la grana e la carriera di un certo tipo non sono mai state al primo posto delle mie aspirazioni

Non che non siano importanti. Ci mancherebbe. Lo sono eccome. Chi non vorrebbe essere milionario. Credo però che i soldi non sono mai stati al primo posto dei miei valori. Ecco come è stata frenata o tenuta a bada la mia avidità: o ecco il perché non l‘ho mai coltivata. 

Non ho mai pesato una persona per le possibilità economiche che aveva e non mi è mai interessato sapere quanto guadagnavano Tizio o Caio. Non sono mai stato geloso del successo professionale di un amico o di un conoscente. 

Forse è per questo che sono molto intollerante con le persone avide. Avide di denaro. Coloro che in testa a tutto hanno solo il possesso materiale. Spesso un possesso che pregiudica paradossalmente la qualità della vita stessa. Le riconosco a un chilometro di distanza e cerco di evitarle a priori. Non voglio vivere male e nella paura di perdere cose materiali che alla fine si perdono inesorabilmente. 

Ecco sono avido con la scrittura. Di questo ne sono sicuro. Temo ormai di non poter più vivere senza scrivere e non solo per mere questioni economiche. Ma per il resto...

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Contadino” di Nino di Mei 

 

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