domenica 30 maggio 2021

Il primo pasto in Spagna

Ernest Hemingway nel suo romanzo Fiesta scriveva che il primo pasto in Spagna era sempre uno choc: antipasto, un piatto di uova, due di carne, verdura, insalata, dessert e frutta. Anche per me il primo pasto e mangiare in Spagna è stato un choc, ma per motivi diversi. 

 

La prima volta che sono stato in Spagna ho perso il bagaglio per un disguido avvenuto durante lo scalo e il cambio di aereo: la mia valigia invece di seguirmi a Siviglia, da Madrid era volata a Ibiza

La prima volta che sono stato in Spagna non conoscevo una parola e ho impiegato dieci minuti per ordinare una birra in un bar vicino alla stazione ferroviaria di Jerez de la Frontera, mica sapevo si chiamasse cerveza

Ricordo anche, riferendomi al paragrafo iniziale in corsivo di questo articolo, come la prima volta in Spagna fu uno choc il pasto che feci in un viottolo del centro storico sempre di Jerez. Mi pare sia accaduto soltanto ieri e sono passati più di trent’anni. 

Non so perché ma allora ero convinto che le abitudini nel paese spagnolo non fossero molto diverse dalle nostre. Pensavo somigliassero un poco a quelle in uso da noi nei posti di vacanza. 

Mi aspettavo un tavolo con un coperto di pane e camerieri gentili o forse pensavo che i ristoranti fossero tutti come l’Hotel Montoya di Pamplona, quello raccontato splendidamente da Hemingway nel suo romanzo. 

Be’ rimasi perplesso quando sul menù vidi che c’era la divisione tra piatto e razione e non capivo cosa si intendesse per razione. 

Poteva bastarmi? 

Il tavolo alla fine fu coperto da diversi piattini: in uno c’erano delle polpette di pesce, in un altro c’erano dei gamberetti e poi un altro piattino con delle fettine di prosciutto tagliate grosse. Poi un piattino con dei grissini e delle fette di pane. 

Bevvi un tinto de verano, quello che sarebbe diventato la bevanda preferita quell’estate. 

Mi pare che spesi parecchie pesetas per quel pasto e pensai che sarebbero state vacanze in cui l’oculatezza avrebbe preso il sopravvento. 

Per fortuna le cose andarono diversamente. In seguito appresi qualche parola e poco alla volta compresi come leggere al meglio i menù che trovavo nei ristoranti e imparai a spendere il giusto. 

A volte bastava un plato combinado o magari semplicemente un bocadillo per stare bene sino all’ora di cena. 

Però un vaso di tinto de verano non mancò mai in quella prima e indimenticabile vacanza spagnola. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Chitarra” di Nino di Mei 

 

2 commenti:

Questo blog ha i commenti in moderazione.

Info sulla Privacy