sabato 10 aprile 2021

Un racconto che non riesco a finire

C’è un racconto che da anni mi segue e che non riesco a finire. Insomma più di non riuscire a finirlo direi che non mi soddisfa. Ho cambiato diverse volte il finale e ancora non mi ha convinto sino in fondo. Un racconto che amo e che è ispirato a uno dei momenti più drammatici della mia vita. 

 

Ho frequentato gli ultimi due anni delle superiori a Sesto San Giovanni. Facevo il serale in un istituto tecnico. Di giorno lavoravo in un’officina sul viale Suzzani a Milano, nella zona Bicocca. Alle cinque smontavo e prendevo il bus che mi lasciava a poche centinaia di metri di distanza dall’istituto. Le lezioni iniziavano alle sei di sera e terminavano alla ventidue e dieci, se non ricordo male. 

Poi era una corsa sino alla fermata metropolitana di Sesto Marelli, per arrivare sino a Turro, sempre sul viale Monza a Milano, nel pensionato religioso dove pernottavo. 

Era una vitaccia. Una vitaccia bella e piena, ma sempre una vitaccia. Una vitaccia tutta scandita al secondo, dalla sei mezza del mattino quando mi alzavo a mezz’ora prima della mezzanotte, quando riuscivo finalmente ad andare a dormire. 

Giornate in cui non c’era spazio per i contrattempi. 

Questo periodo della mia vita è molto importante e ha ispirato molto della mia narrativa. 

Il romanzo Noi siamo senza dio è ambientato in quei luoghi, seppur in uno spazio temporale diverso, ma anche il racconto Il re del gambero ha tratto ispirazione da quel periodo, visto che l’incontro tra il protagonista e l’alieno della storia ricalca un po’ ciò che provai quando fui rapinato nei pressi della stazione metropolitana di Sesto Marelli, una sera d’inverno di allora. 

Ancora ho quella scena davanti agli occhi. 

Sento ancora la mano sul collo di uno dei ragazzi che mi rapinarono e vedo ancora la lama di quel coltello brillare nel buio. E ancora adesso non riesco a descrivere quel momento come desidero, tanto che il racconto è ancora in standby

Non riesco a suscitare in questa storia quell’insieme di emozioni e sensazioni che si susseguirono o che forse mi travolsero tutte insieme: stupore, terrore, meraviglia, paura, angoscia. 

Un insieme di emozioni che ancora non sono riuscito a ricreare come vorrei, nonostante tutti i miei sforzi e i miei rifacimenti. 

Ma state certi che prima o poi ci riuscirò, anche perché sono convinto che mi sarà utile nel tentare di esorcizzare quel momento drammatico. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Clint Eastwood” di Nino di Mei 

 

4 commenti:

  1. Con un po' di pazienza, lo finirai

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  2. C'è stato un periodo in cui anche io scrivevo racconti, ma non mi è mai successo di non riuscire a finirne uno. Mi è successo invece molte volte di abbandonarli poco dopo averne iniziato la stesura. Ogni tanto mi viene voglia di ricominciare a scrivere, ma poi desisto, ho sempre amato di più leggere che scrivere.

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    1. Quelli abbandonati nel mio caso non si contano... :-D
      Io credo di aver aperto il blog come palestra per la scrittura, anche se a volte parlo di altre cose.
      Grazie Andrea

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