sabato 20 marzo 2021

Addio ai numeri romani

Mi ha lasciato un pochino sconcertato la notizia che mi è capitata davanti agli occhi i giorni scorsi riguardo all’addio ai numeri romani che si sta attuando in certi musei Parigini. Non so lo. Certi nomi della storia io li riconosco solo con i numeri romani e non mi sarà facile immaginarli con la nuova denominazione, anche se in teoria dovrebbe essere più facile. 

 

Nel primo romanzo che ho scritto diversi anni fa elencavo i vari capitoli con i numeri romani. Era la prima cosa che scrivevo nella pagina. Solo il numero romano che identificava il capitolo. Avevo copiato questo sistema da Fiesta di Ernest Hemingway

Lo trovavo un sistema elegante ed efficace e anche utile per fare un ripasso di certe numerazioni. In linea di massimo le sigle da mettere le sapevo. 

I invece di uno, II invece di due, X invece di dieci… 

Ricordavo come andavano letti e usati i numeri romani ed ho avuto i primi problemi solo quando sono arrivato al quarantesimo capitolo con l’apparizione della lettera L, quando sono stato costretto a controllare in modo più specifico. 

Be’ li so leggere i numeri romani, suppongo. Ma credo di non essere in grado di scriverli in modo preciso da una certa cifra in su senza andare a controllare di averlo fatto in modo corretto. 

Adesso, fatto questa premessa, posso anche comprendere le scelte di un Museo - vi basta fare una ricerca tra le notizie di google per capire di cosa parlo - ma mi domando se tutta questa semplificazione possa portarci qualche utilità effettiva. 

Chiamarsi Luigi 14 e non Luigi XIV alla fine fa una differenza solo sulla carta ma un po’ di timore per come viene ormai veicolata e strumentalizzata l’informazione al giorno d’oggi non me lo vieta nessuno di provarlo. 

Questo continuo togliere significato credo serva solo a destabilizzare. 

Questa continua banalizzazione delle cose non mi sembra un modo elegante per promuovere la cultura, quando ne abbiamo tanto bisogno. Sembra che ci sia una combutta generale per appiattite il tutto e rendere il tutto senza valore. 

Peccato perché la storia ha la sua importanza e andrebbe portata avanti con regole precise e inamovibili e non andrebbe corretta sulla base dei bisogni odierni o peggio ancora del marketing. 

Non vorrei sbagliami, ma non è escluso, di questo passo che magari tra un secolo, il nostro Luigi XIV, scusate Luigi 14 finisca per chiamarsi Enrichetta

 

“Grazie per la lettura” 

 

Fonti: 

- News Web 

 

 

6 commenti:

  1. L'ho letta la notizia, non so se ridere o piangere

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    1. Come ho scritto nel post: a me ha suscitato sconcerto

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  2. Non perdono a Gramellini di avermi anticipato: l'idea che LUIGI 14 sembra un taxi era venuta anche a me (ma troppo tardi)

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  3. La tendenza è quella di semplificare al massimo, così nessuno sforza più il cervello. Poche nozioni e via.
    A me i numeri romanzi piacciono molto e li uso e li userò sempre.
    Nel caso di Luigi XIV, sta a significare 14° di quel nome, come Papa Benedetto XVI, ecc.

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    1. Sono d'accordo Daniele, semplificare tutto... Certo anch'io le leggo come numero ordinale, ma sai che sulle news che ho preso a riferimento quasi nessuno lo spiega

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