venerdì 12 febbraio 2021

Non basta leggere la gazzetta per essere un esperto di calcio

Da ragazzino ero sempre scettico su quei personaggi che trovavo al bar intenti a leggere La gazzetta dello sport e che in un secondo tempo davano lezioni ripetendo per filo e per segno quello che avevano letto spacciandosi per esperti di calcio. Io era abbastanza bravino sul piano tecnico, li guardavo e dentro di me dicevo: “Questo, non solo non sa palleggiare, non sa neppure dare una pedata a un pallone: cosa può saperne di calcio?”. Insomma dal mio punto di vista non bastava e non basta leggere la gazzetta per essere un esperto di calcio... 

 

Da bambino impazzivo per i numeri dieci e i numeri sette del mondo del calcio di allora e mi piaceva nel mio piccolo imitarli. 

Mi piaceva fare il cosiddetto "veneziano" e dribblare, però quando giocavo avevo anche il’istinto di passare la palla al compagno più vicino alla porta avversaria se era smarcato. 

Dopotutto lo scopo principale mio (e di un calciatore) consisteva nel segnare o nel mettere un compagno nelle condizioni di segnare. 

Ovviamente non sapevo discutere di calcio e al cospetto dei soggetti che ho citato nel primo paragrafo, come altri miei compagni, finivo mortificato dai giudizi e dalla loro competenza acquisita sulle pagine della Gazzetta dello sport. 

Non c’era nulla da fare. Ne sapevano sempre una più del diavolo. Non potevi controbattere con loro e non potevi “sputtanarli” chiedendogli se mai avessero giocato al calcio, ti giocavano sempre a parole. 

Erano cose che andavano in questo modo. 

Allora le partite della domenica non si vedevano in televisione se non in piccole sintesi. Questi lavoravano come artigiani tutta la settimana. Non andavano allo stadio e non sapevano giocare, dove acquisivano le loro nozioni e la loro competenza? 

Sulla Gazzetta dello sport, ovviamente. Non poteva essere altrimenti d’altronde: la cultura e la preparazione di questi soggetti era tutta lì. Certo sapevano tutto dei giocatori. 

Sapevano tutto delle partite descritte, ma in questo nozionismo non c‘era mai nulla di profondo, critico e soprattutto veramente personale. Questi soggetti io li paragonavo a delle scimmie ammaestrate. 

Ovviamente con i "nozionisti" sono guardingo anche adesso e il discorso non vale soltanto per il calcio. 

Il web ha alimentato la diffusione di questi soggetti che ormai non si accontentano più soltanto di un bar. 

Già, ormai anche la rete è piena di "nozionisti" che fanno gli esperti di tutto e di niente senza averne davvero la preparazione e l‘esperienza e spesso basta fingersi ignoranti per coglierne la miseria culturale che vogliono trasmettere.

Insomma il calcio, anche in questo caso, è soltanto una metafora

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - “Leggendo la gazzetta” di Nino di Mei 

 

2 commenti:

  1. Chi parla di calcio solo ascoltando i vari programmi e leggendo i giornali con giornalisti "sportivi" che stanno tutto il tempo a disquisire di ciò che può fare polemica e pettegolezzo, di calcio ne capisce meno di uno che si limita a guardare la partita.
    La cosa triste è che ormai questo discorso vale anche per la politica, con la ragguardevole differenza che il pulpito della falsità ideologica non sono solo i giornalisti, ma gli stessi politici (come se i commenti idioti e le polemiche pretestuose del calcio le alimentassero non solo i giornalisti ma anche allenatori, calciatori e dirigenti... ops, ho scelto il paragone sbagliato...)

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    1. Come dicevo ho usato il calcio come metafora, ogni giorno, in qualsiasi campio, succede qualcosa che conferma questo aspetto: in molti casi non si va oltre le chiacchiere da bar. Grazie Ariano

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