mercoledì 13 gennaio 2021

Pensavo che in Morte nel pomeriggio...

Pensavo che in Morte nel pomeriggio di Ernest Hemingway fosse il toro a raccontare la storia in prima persona. Insomma la prima volta che sentii citare il titolo, senza approfondire, pensai che si trattasse di un’opera di xenofiction. Non immaginavo fosse un saggio… 

 

Da diversi anni sto lavorando a un saggio sui serpenti velenosi (che molto probabilmente intitolerò Avventure di un erpetologo dilettante). È un lavoro immane, spesso aggiungo schede e spesso mi capita di riprendere il lavoro dall’inizio e correggerlo per nuove scoperte e per aggiornamenti. Mi ci vorranno ancora diversi anni per finirlo, ne sono più che mai sicuro. Ma non ho intenzione di fermarmi e prima o poi lo completerò e magari riuscirò anche a pubblicarlo. 

Adesso mi piace scrivere che si tratta di un lavoro che è stato ispirato da Morte del pomeriggio di Ernest Hemingway. Il saggio sulla corrida che il nobel americano scrisse negli anni trenta del secolo passato: un lavoro che come ho detto nel paragrafo iniziale credevo fosse una favola raccontata da un toro. 

Già, vale la pena che vi metta al corrente di un po’ di cose riguardo al saggio di Hemingway

Ho conosciuto l’opera di Hemingway dopo le scuole superiori. A scuola nessuno me ne aveva mai parlato. Non sono mai andato oltre gli autori italiani (forse anche per il fatto che frequentavo un istituto di carattere tecnico). 

Di Hemingway sapevo che era un nobel, sapevo che aveva scritto Il vecchio e il mare, forse avevo visto qualche film tratto dalla sua produzione, ma non conoscevo nulla, nel vero senso della parola della sua opera. 

Lo scoprii su un’enciclopedia che avevo in casa curiosando tra la narrativa nordamericana. 

Rimasi piuttosto colpito leggendo l’analisi critica che si faceva di lui. Si parlava di senso di disfatta, di disgusto e di tragedia e la cosa mi attrasse non poco. Ricordo che sulle prime fu Morte nel pomeriggio a colpirmi tra i titoli elencati. 

Non so perché ma allora pensai che doveva trattarsi di una favola. Una favola tragica ovvio, ma una favola. Pensavo che si trattasse di storia in prima persona in cui un toro raccontava la sua esperienza prima, durante e dopo una corrida. Non era così. 

Lo scoprii quando acquistai e lessi Fiesta e i suoi 49 Racconti. E mi resi conto dello spessore del lavoro quando lo lessi dopo i due citati e Addio alle armi

Ovviamente non faccio una recensione. Non sopporto le recensioni fatte da nessuno, figurarsi se mi permetto di essere io a farla. 

Concludo scrivendo che si tratta di un libro che mi ha insegnato molte cose. Mi ha insegnato molte cose sulle persone. Mi ha insegnato molte cose sulla Spagna e sulle abitudini del popolo spagnolo, cose che mi sono state utilissime ogni volta che mi sono recato in quel paese. 

Certo è un libro sulla corrida. Ma è scritto senza usare ipocrisia. 

Anch’io voglio completare il mio saggio sui serpenti velenosi senza usare ipocrisia. Ai nostri tempi non è facile. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine - La furia dei tori di Nino di Mei 

 

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