domenica 6 dicembre 2020

Sotto la neve c'è il pane...

Ho sempre portato molto rispetto per il detto “sotto la neve c'è il pane, sotto la pioggia c'è fame”. Me lo dicevano sempre i miei nonni materni e la mia nonna paterna, da bambino, ogni volta che nevicava fitto, quasi a rimproverami del fatto che mi lamentavo perché non potevo uscire. Ora in questa società ipertecnologica questo proverbio può quasi far sorridere i più, ma chi vive con i frutti della terra sa cosa c’è di vero. E allargando il significato ci si può vedere anche una metafora più profonda… 

 

Non mi ha mai spaventato la neve, anche se a volte può creare fastidi. 

Con l’auto (dagli inizi degli anni novanta uso sempre un treno di gomme invernali) non ho mai avuto un inconveniente sulla strada e lo stesso vale per gli aspetti di tutti i giorni. Sono sempre riuscito ad andare e a giungere dove mi ero prefissato e a parte qualche piccolo disappunto temporaneo non mi ha mai messo in crisi. 

Forse non mi spaventa perché, in maniera metaforica, ho sempre dato un ampio significato al detto “sotto la neve pane” e questo mi ha sempre consentito di apprezzarla la neve, anche quando ci fa scivolare tra gli stretti viottoli del paese, anche quando sembra volerti sotterrare o crea qualcosa di spiacevole. 

Ci vedo un significato recondito in quel detto, un qualcosa che tocca tutti gli aspetti della vita e non solo quelli legati al mero nutrimento materiale. 

Ogni volta che vedo il mio mondo completamente bianco, subito dopo una nevicata, provo una sensazione di purezza che pervade anche il mio intimo in profondità: come se anche in me ci fosse un qualcosa che si prepara a rinascere una volta sciolta al neve. 

Come se pure dentro di me ci fosse del pane. 

Mi capita sempre. Tutte le volte che nevica. Non riesco a sfuggirne. 

Mi capita a ogni fioccata. Magari mi capita soltanto perché inconsciamente ripenso alla fiducia e alla speranza che nutrivano i miei nonni in quel detto. 

“Sotto la neve c’è il pane...” dicevano. 

Mi ricordo quando in autunno si davano da fare a concimare i terreni di loro proprietà in previsione delle neve che doveva cadere e che avrebbe procurato il pane nella stagione agricola successiva. 

“Sotto la neve c’è il pane...” dicevano. 

Ricordo come sentivano pesante e gravosa la mancanza di neve e come ci intravedessero dei guai nei periodi secchi e siccitosi prolungati. 

“Sotto la neve c’è il pane...” dicevano. 

Quel pane che può essere qualsiasi cosa adesso se visto con ottimismo e uno spirito meno materialista. 

“Sotto la neve c’è il pane...” dico io. 

 

“Grazie per la lettura” 

 

Immagine: “Paesaggio innevato” di Nino di Mei 

 

2 commenti:

  1. Certo che la domenica i tuoi post su linkedin hanno sempre un successo strepitoso. Complimenti Ferruccio

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    1. Segno che la gente ha fame e si sazia con questi spuntini letterari

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