giovedì 26 novembre 2020

Il flagello delle password

Lavoro con i computer e con il mondo dell’informatica dalla seconda metà degli anni ottanta. Per una decina di anni le password hanno avuto un’incidenza relativa, poi sono diventate un vero flagello. Per fortuna dopo tanto tempo ho trovato un modo per gestire le mie al meglio e con sicurezza, spero. 

 

Il primo programma applicativo che ho usato in vita mia era un software di CAD bidimensionale commercializzato in Italia dall'Olivetti. Lo usavo sul terminale di un minicomputer sempre dell’Olivetti e per entrare nell’applicazione non avevo bisogno di nessuna password: dovevo soltanto digitare alcuni comandi da tastiera, il resto del lavoro, consistente nella creazione di disegni tecnici, veniva fatto con una tavoletta grafica

Poi ho iniziato a lavorare sui personal computer e allora la faccenda è cambiata, anche se per qualche anno la situazione è rimasta sotto controllo. 

Ogni programma aveva la chiave di attivazione e spesso era necessario usare anche dei dispositivi fisici posizionati sulla porta parallela del computer. Ma era sempre una qualcosa che mi era dato a monte. 

Ancora non era il momento di inventarsi le password. 

La prima vera password personale me la sono inventata quando ho attivato il primo indirizzo di posta. Ce l’ho ancora adesso quell‘account, benché abbia cambiato la password decine e decine di volte. 

Dopotutto per molto tempo dimenticare la password o non trovare il foglietto dove era scritta e chissà che altro ancora è stato un vero tormento. Tormento che è giunto al limite del dramma con l’avvento dei social e tutte quelle applicazioni dove è stata necessaria l’iscrizione e la creazione di un account per poterli e poterle usare. 

Non so quante volte ho dovuto cambiare la password di facebook o quella di twitter e non so quante applicazioni ho smesso di usare soltanto perché non avevo voglia di recuperare l’ennesima password dimenticata. 

Adesso, però, da un paio di anni, dopo aver inventato centinaia di password, credo di avere trovato finalmente la soluzione. Sebbene usi decine di profili e abbia quindi decine di accessi diversi mi sono inventato un modo per tenere a mente le password senza correre il rischio di dimenticarle e neppure senza avere il bisogno di scriverle da qualche parte. 

Sono tutte password che ho creato con uno schema mentale ben definito e che sono considerate molto difficili dai sistemi, ma che per me sono ormai quasi banali. 

Passo da un’applicazione all’altra, entro in social ed esco dall’altro e quando mi è richiesta la password, be’eccola che compare subito nella mia mente. 

Che sia finito il supplizio? 

 

“Grazie per la lettura” 

 

6 commenti:

  1. Commentare da anonima mi va di lusso, non c'è bisogno di password
    Alessia

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  2. È stato un problema anche per me, ma dal 2006 ho risolto con il problema di non usare una password sicura, da allora anch'io mi servo di uno schema molto facile da ricordare, uso il PC dal 1999.

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    1. c'ho messo un po' di più ma alla fine ci sono arrivato anch'io

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  3. Dici bene, un vero flagello

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    1. Con le password che ho usato potrei scrivere un romanzo

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