lunedì 5 ottobre 2020

Il cantore dei nativi americani

Nasi Forati
Mi posso sbagliare, ma suppongo che chi ha in casa qualche libro o qualche saggio sugli indiani d'America, molto probabilmente avrà letto il nome di Edward S. Curtis nella didascalia di qualche immagine presente. D'altra parte è il protagonista del Record Culturale di questo post: il cantore dei nativi americani... 


Non ricordo quando ho sentito parlare o ho letto per la prima volta di Edward S. Curtis, so solo che quasi tutte le volte che davanti agli occhi mi sono ritrovato la foto di un campo indiano, di un guerriero Sioux, di una donna Mandan, di uno scout Arikara e di alcuni cavalieri Blackfeet il nome presenta nella didascalia era di questo etnologo e fotografo americano. 

Il suo nome è talmente altisonante in questo campo che ho pensato di dedicargli questo primato letterario, senza il rischio di andare fuori tema. 

Ma andiamo con ordine Il primo lavoro di Curtis, è del 1895, quando incontrò e fotografò la principessa Angeline, conosciuta anche come Kickisomlo, la figlia del capo Sealth di Seattle. Questo è stato il suo primo ritratto di un nativo americano. 

Nel 1898, tre delle immagini di Curtis furono scelte per una mostra sponsorizzata dalla National Photographic Society. Due erano immagini della principessa Angeline, "The Mussel Gatherer" e "The Clam Digger". L'altro era di Puget Sound, intitolato "Homeward", che ricevette il primo premio della mostra e una medaglia d'oro. 

La vita di Curtis, tuttavia, è anche quella di un esploratore. 

Sempre nel 1898, mentre fotografava il Monte Rainier, Curtis si imbatté in un piccolo gruppo di scienziati che si erano persi e avevano bisogno di una guida. Uno di loro era George Bird Grinnell, considerato dai suoi coetanei del tempo un "esperto" di nativi americani. Curtis fu nominato fotografo ufficiale della Harriman Alaska Expedition del 1899, probabilmente a seguito della sua amicizia con Grinnell. 

Grinnell si mostrò molto interessato alla fotografia di Curtis e lo invitò in seguito a unirsi a una spedizione per fotografare il popolo della Confederazione dei Piedi Neri nel Montana all’inizio del 1900.  

La sua opera è immensa. The North American Indian, pubblicata in oltre due decenni, fu completata nel 1930. L’opera era costituita da venti volumi e portfolio rilegati a mano in pelle, con copia lettere a torchio. Tutto il lavoro comprendeva 1.500 fotografie, frutto della selezione di circa cinquantamila scatti, e 4.000 pagine di testo. 

Be’ se questo non è un Record Culturale… 

A proposito avete mai sentito parlare di Curtis



“Grazie per la lettura” 


Fonti: 

- Edward S. Curtis (Britannica)

2 commenti:

  1. Non sono un esperto tale da ricordare certi nomi: guarderò tra i miei libri se compare.

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