domenica 30 agosto 2020

Alberi da frutto, letterari

Nino di Mei
Forse un giorno scriverò un romanzo di quando ero un ragazzino. Ce ne sarebbero di cose belle da raccontare, ne sono più che sicuro. Una storia un po’ alla Nick Adams tanto per fare qualche riferimento. Una storia risalente ai tempi in cui la periferia del paese aveva i prati pieni di alberi da frutto... letterari. 


L'albero presente nella tela (realizzata da Nino di Mei) che ho inserito in questo articolo, quello che vedete alla vostra sinistra in basso, è un amareno. Quando maturava i suoi frutti grossi e arancioni e noi bambini ci passavamo vicini ci veniva voglia di scavalcare la cinta attorno al casolare e fare una scorpacciata. Ma non lo abbiamo mai fatto, forse per timore del proprietario. 

Nei prati sovrastanti invece c'erano peri, meli e ciliegi. In questo caso era più facile cogliere e mangiare qualche frutto senza correre il rischio di essere rimproverati dai contadini e dagli agricoltori della zona. 

Ma ricordo molto bene, come se fosse soltanto ieri, anche le serate passate ad arrampicarsi sui rami dei ciliegi che si trovavano un po’ dappertutto allora e poi le scorpacciate di susine e prugne al tramonto. 

Perché ne parlo? Perché li voglio immortalare in un racconto? 

Semplice, perché non ci sono più

È molto tempo che non vedo più un albero con delle ciliege mature da cogliere solamente passandoci sotto. 

Certo non vado più in campagna e in montagna come una volta, ma se allora mi bastava percorrere cento metri da casa per vederne uno, adesso le distanze sono dilatate. 

Lo stesso luogo della tela non è più come qualche decennio fa. 

Ora c’è una strada e gli alberi da frutto sono stati sradicati. In poche parole sono anni che non gusto più un frutto locale. Dubito che ci siano ancora quegli alberi da frutto selvatici che trovavo sui sentieri della mia infanzia. 

Quei meli acerbi, quelle ciliegie che strappavi a rami dagli alberi e poi mettevi sotto il getto d’acqua di una fonte per rinfrescarle. Quelle ciliegie che il giorno dopo ti scombussolavano lo stomaco perché avevi esagerato nel trangugiare. 

Erano nella norma e facevano parte del ciclo dell’estate. Come le partite a pallone in strada e la prima cotta per una ragazzina. 

La norma di quell’estate che un giorno o l’altro come ho già scritto vorrei immortalare. 

Insomma certi gusti e certi sapori non possono essere dimenticati soltanto perché si cresce e perché intorno il mondo cambia. 


“Grazie per la lettura”

8 commenti:

  1. ... verde melograno dai bei vermigli fior...

    RispondiElimina
  2. Se lo scrivi, spero di poterlo leggere

    RispondiElimina
  3. Un post bellissimo anche se qualcos'altro ha sostituito quegli alberi e ci sta tutta un po di sana nostalgia.Sono anni che non trovo più un albero di gelso sai,mi accontenterei a questo punto anche di un romanzo che li tenga in vita :)


    L.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il bello dello scrivere e che certe cose si possono immortalare per sempre, ma lo stesso vale per l'arte in generale

      Elimina
  4. Molto bella e veritiera questa tua risposta dal momento in cui sei tu stesso uno scrittore.Io da lettrice posso cogliere questi buoni frutti almeno metaforicamente :).

    P.s
    Mica ci ho creduto su quella tua mancanza di ispirazione.(leggendo un altro tuo post)

    Grazie e buona serata!


    L.

    RispondiElimina

Questo blog ha i commenti in moderazione.

Info sulla Privacy