domenica 21 giugno 2020

Il Chianti di John Fante

Arte Nino di Mei
Da tempo volevo redigere un post in cui citare lo scrittore John Fante: tra gli autori che più hanno influenzato l’opera di Charles Bukowski tanto per dargli spessore. Non sapevo da dove partire, poi mi è capitato davanti un disegno a pastello e gessetti che ritrae un fiasco di vino, probabilmente del Chianti e mi sono ricordato di uno dei suoi romanzi e altre cose più personali. 


Il primo romanzo che ho letto di John Fante è stato Chiedi alla polvere. Ha una bella copertina colorata. L'ho letto molti anni fa in pochissimi giorni. Credo fosse la metà degli anni novanta. Non so chi me lo consigliò e neppure perché andai a prenderlo. 

Mi piacque e penso a Camilla Lopez come a Salma Hayek tutte le volte che ripenso a quel libro. 

Mi piacque quel libro e mi spinse a leggere qualcosa d'altro dell'autore americano di origine italiana. In seguito virai su La confraternità del Chianti (la copia in mio possesso) anche se il titolo originale era La con fraternità dell'uva

Anche questa edizione ha una bella copertina colorata e ritrae un fiasco di vino che sembra quello disegnato da mio padre e inserito in questo post. 

Be' quel Chianti nel romanzo e quel fiasco di vino che ho inserito in questo post ha riportato alla memoria tanti ricordi in questi giorni. Il fiasco di Chianti era quello che finiva sulla tavola durante le feste più importanti dell’anno e forse e anche una delle prime bottiglie da cui ho provato il vino. 

Mio padre non beveva, se non un bicchiere a pasto, ma apprezzava particolarmente il Chianti e già il fatto di vedere una bottiglia del genere in un disegno ma fa capire il peso che aveva. 

Non so, forse per mio padre era un vino diverso e leggermente migliore da quello che si beveva allora. Ne portava a casa sempre qualche fiasco quando tornava da un viaggio o da una gita (un po’ come il sottoscritto che si porta a casa i pacchi di pasta presi negli empori degli autogrill). 

Adesso non so neppure se ci sono ancora in giro. 

Nei negozi e nei centri commerciali non riesco a vederne tra le miriadi di bottiglie esposte. Forse appartengono a un tempo scomparso… 

Adesso non so neppure se lo scrittore John Fante intendesse riferirsi ai fiaschi di Chianti, parlando del suo romanzo o più che altro al vitigno. Sono più per la seconda ipotesi, ma mi piace pensare che anche lui adorasse i fiaschi. 



“Grazie per la lettura”

2 commenti:

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