martedì 17 marzo 2020

Per chi suona la campana

Arte Nino di Mei
In questi giorni mi è capitato di rileggere qualche pagina del romanzo Per chi suona la campana di Ernest Hemingway. In fronte all'opera c’è un’epigrafe con una citazione di John Donne. Ora non vi chiedo di leggere questo lavoro straordinario: sono cinquecento pagine e magari non a tutti interessa una storia ambientata durante la guerra civile spagnola, ma non perdetevi la citazione di Donne (la potete leggere alla fine di questo articolo). La trovo molto attuale… 


Sono rimasto piuttosto scosso alla notizia della morte di due persone dello stesso nucleo familiare per la pandemia in atto. Come mi ha scosso sentire amici al telefono confidarmi che nei loro palazzi l’arrivo dell’ambulanza è consueto in questo periodo, anche più volte la giorno. 

Gente che vive o viveva a qualche cinquantina di chilometri in linea d’aria da dove abito e quindi potete capire il mio disappunto. 

Rendermi conto di come questa emergenza sia vicina con i suoi effetti più tragici non mi mette in uno stato d’animo disposto a leggere tutto quello che passa in rete e che viene veicolato dai media. 

Sono quei fatti che ti fanno capire come non si è per niente separati da ciò che sta accadendo. 

Anzi. 

Per questo consiglio di leggere la citazione che compare sul romanzo di Hemingway

Lo consiglio prima di tutto a quegli idioti che “ma no, è solo un’influenza, sai quanti morti fa l’influenza, non si tratta mica di Ebola o del colera”

Lo consiglio a chi fa del sarcasmo sulle scelte degli altri paesi, senza sapere esattamente cosa succede da noi, soltanto perché non sono stati toccati nel loro intimo e nel loro egoismo. 

Lo consiglio a chi approfitta di momenti delicati come questi attuali per fare della becera propaganda politica, sia questa di destra o di sinistra, sparlando di uno o dell‘altro dall'alto della propria mentalità ottusa. 

Lo consiglio a chi non ha capito nulla del momento che stiamo vivendo e continua a comportarsi e a seguire un ottimismi ridicoli e fuori luogo  come una Pollyanna da paese. 

Ci sono delle morti, tanti morti. Morti difficile da spiegare e da accettare e questo dovrebbe metterci in guardia e farci osservare le cose con molta più attenzione e rigore. 

Non siamo in un film. Per chi ancora non lo ha capito voglio suggerire che questa è la realtà


“Nessun uomo è un'isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l'Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell'umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te…” 

- John Donne 



"Grazie per la lettura"

12 commenti:

  1. Un post triste Feruucio come è triste e anche tragica la situazione che stiamo vivendo. Le cose bisogna chiamarle col loro nome, e questa è una pandemia, non un'influenza. Ci sarà tempo poi, per cercare di capire, se poi c'è qualcosa da capire. Intanto restiamo in casa è l'unica profilassi al momento conosciuta, e speriamo che il tempo della pandemia passi presto. Bellissima la citazione di Donne
    Un caro saluto
    Anna

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    1. Grazie Anna per il tuo spirito solidale. Ho scritto questo post perché dalle mie parte non c'è molta voglia di cantare alla finestra.

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  2. Anche qui Feruccio, nella mia strada,non canta nessuno. Direi per citare un altro bel libro che è "Il deserto de Tartari"
    Un abbraccio

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    1. Un altro romanzo che dà l'idea della sensazione di vita sospesa che stiamo attraversando. Grazie Anna

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  3. Sei andato dritto al cuore in ogni senso...Grazie!


    L.

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  4. Capisco bene il significato di questo post

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  5. Eh, si rilegge in questo momento... Animo, che la prova è dura e decenni di benessere e di scaricabarile di responsabilità, perché anche quello conta, il fatto di poterla sfangare, ci hanno reso ancor più fragili dinanzi a questa emergenza.

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  6. E' giusto rileggere queste parole. Credo - spero - che piano piano un po' di consapevolezza di diffonda. Tutto è collegato, dobbiamo capirlo; non solo, dobbiamo "sentirlo".

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