martedì 3 dicembre 2019

La storia del regolo calcolatore

Uno dei miei romanzi è ambientato a Sesto San Giovanni. Il primo capitolo vede infatti il protagonista che gira dalle parti del quartiere di Rondinella. Credo sia ispirato in parte ai miei anni delle superiori, quando frequentavo la scuola serale in quella città. Anni pieni di aneddoti e curiosità per quanto mi riguarda, a cominciare dalla faccenda del regolo calcolatore. Faccenda mai dimenticata... 

In particolare ricordo tre insegnanti delle superiori. L'insegnante di lingua inglese, (la sola donna con cui ho avuto a che fare nei cinque anni delle superiori), l'insegnante di Macchine Idrauliche (che non mi ha mai visto bene per gran parte della mia carriera scolastica) e l'Insegnante di Meccanica: la persona che più mi ha aiutato in quarta e quinta superiore. 

Adesso non so se qualcuno di questi professori ricompare camuffato in qualche mio romanzo, magari in Noi siamo senza Dio, il romanzo di cui parlo nel paragrafo iniziale, un romanzo ambientato in parte nella città di Sesto San Giovanni, ma non posso fare a meno di ricordarli per un motivo o per l'altro. 

Dopotutto basta un niente per ripensare a quegli anni. Il caso vuole, che pochi giorni fa, rileggendo alcune pagine del romanzo, ho ripensato a quel periodo e al professore di Meccanica che ho citato appena sopra. 

Mi è venuto naturale scriverci un post. Credo sia stato il professore che più mi aiutato alle superiori, forse perché a causa del mio cognome pensava fossi Valtellinese come erano le sue origini. 

O forse perché era il Preside stesso dell'Istituto e aveva una certa influenza. Non so ma credo che non ci sia stato un altro insegnante così paziente e comprensivo nei miei confronti. 

Mi perdonava tutto. Tutto e dico tutto. Mi perdonava i ritardi in classe. Mi perdonava le "bigiate". Mi perdonava la "scena muta" durante le interrogazioni. Mi perdonava i ritardi nel pagamento della retta scolastica. Mi perdonava qualsiasi cosa o quasi... 

Certo non mi perdonava la calcolatrice elettronica. Non la poteva vedere. Quella non la perdonava a nessuno. Nessuno poteva averla. Durante la sua ora di lezione e durante le sue prove in classe, sul banco doveva starci solo il regolo calcolatore e guai a non possederne uno. 

Credo addirittura che sia stato lui a farmelo avere. 

Insomma è davvero incredibile cosa mi porta alla memoria rileggere le pagine di un romanzo. 

Ma ora mi  domando anche se certi strumenti si usano ancora. 

Mi sa che dovrò andare a cercare in giro. 


"Grazie per la lettura"

8 commenti:

  1. Non so se il regolo sia ancora usato però so che il romanzo non è ancora terminato. Rimprovero il mio? Ebbene sì. Perché alla sottoscritta non piace leggere un romanzo interessante e non conoscerne lo sviluppo e la conclusione.
    Scusami ma sono sempre stata una rompina. Abbraccio siempre 🤗

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Finisco "Il male tra gli ontani" e poi termino la pubblicazione di questo
      Grazie

      Elimina
  2. Il regolo calcolatore non lo uso piu' ma da qualche parte c'è. Forse abbiamo avuto tutti un professore che ci perdonava tutto, io quello di filosofia, era slavo scappato a nuoto dalla Croazia alla fine della guerra. Molte volte per spiegare dei concetti si aiutava col latino, un personaggio incredibile. Grazie Ferruccio di avermelo fatto ricordare, ti auguro una bella giornata

    RispondiElimina
  3. Non ci crederai, ma non ho idea di cosa sia il regolo calcolatore. Stavo per cercarlo in rete. Quindi deve essere stato soppiantato per bene.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si usava (usa?) per fare i calcoli al posto dlela calcolatrice
      Grazie Grazia

      Elimina

Questo blog ha i commenti in moderazione.

Info sulla Privacy