martedì 19 novembre 2019

Il quarantaduesimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Martedì 19 novembre 2019, sono arrivato con quest'oggi al quarantaduesimo capitolo del romanzo Il male tra gli ontani. Anche questa volta, come sempre ho fatto con le altre puntate, ho inserito in fondo al seguente articolo il link per accedere al post di vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Naturalmente vi ricordo che questa storia è frutto della mia fantasia. Tutto è frutto di invenzione, soltanto invenzione. Ogni riferimento a cose, a persone, a luoghi sono del tutto casuali e fittizi. Il prossimo capitolo, il quarantatreesimo sarà pubblicato venerdì 22 novembre 2019. 


----- Quarantaduesimo Capitolo ----- 

Quella mattina mi parve di andare in guerra. Mentre scendevo verso la piazza pensavo di non aver mai portato in passato uno zaino così pesante sulle spalle. Non so cosa mi stesse accadendo. 

Uscimmo dal centro vecchio del paese, passando sotto un portico e ci dirigemmo vero la piazza. L’auto di Dario era parcheggiata sul sagrato della chiesa poco più avanti. In un negozio di alimentari facemmo le spese per alcuni giorni e verificammo un’altra volta il materiale, prima di ordinarlo con cura nel bagagliaio dell’auto. 

Dario si recò presso una ferramenta a prendere degli altri oggetti che ci sarebbero serviti per la cattura del serpente. Nel frattempo sedetti sopra una panchina all’ombra e feci un po’ di telefonate di lavoro. Faceva caldo e non c’era gente in giro. Quando ebbi finito di telefonare, mi alzai e feci il giro della piazza. Controllai gli orari delle corriere sul cartello delle fermate, nel caso ne avessi avuto bisogno nei giorni successivi. 

Intanto Dario tornò. 

«Sei a posto?» gli chiesi. 

«Non manca nulla… e non ti preoccupare.» 

Nel parco, non successe nulla quel giorno. Dopo pranzo verificammo alcuni punti che potevano essere utili per la termoregolazione ma di rettili non ne scovammo. Passammo a rifare il giro della baita dove il serpente marrone era stato avvistato l’ultima volta e visitammo anche la riva dello stagno. All’ora di cena feci un’iniezione a Dario e più tardi mangiammo dei panini e della frutta fuori sugli scalini davanti alla baita. 

Prima che scendesse il buio salimmo di nuovo in cima ai prati che sovrastavano il maggengo. Ci sedemmo sull’erba a osservare il paese sul pendio opposto. Ora nel buio, era come guardare una racchetta da tennis con il piatto di corde illuminato. Vedevo il campanile e la piazza e poco più in basso il campo sportivo e il cimitero. 

«Pensavo a cosa c’era ancora da distruggere» dissi. «Non temi possano fare qualcosa a casa tua?» 

«No, troppo rischioso per certa gente e poi sono convinto che sanno dove trovarci.» 

«Dici che ci spiano?» 

«Non è escluso.» 

«Ti sei fatto un’idea su chi possa essere?» 

«In ospedale ho pensato spesso a chi potrebbe essere stato a colpirmi e purtroppo non ci sono riuscito. Ho dei sospetti, ma è gente che non ho visto in paese in questo periodo.» 

«Non hai paura che possano fare del male a Loredana?» 

«Ce l’hanno con me Manuel, non con Loredana. Loredana è del paese. Non è una forestiera come me… Torniamo alla baita?» 

«Sei stanco?» 

«No, però i medicinali che sto prendendo mi stanno provocando sonnolenza?» 

«Capisco benissimo.» 

«Ne farei a meno, ma hai sentito il medico.» 

«L’ho sentita, l’ho sentita.» 

«Voleva tenermi a riposo. Tenermi a riposo. Io a riposo, capisci?» 

«Sì, andiamo a dormire, tanto non credo voglia farsi vedere di notte. Ci alzeremo presto domani mattina.» 

Tornammo alla baita e ci sdraiammo sulle brandine, ma non ci infilammo nel sacco. Dario si addormentò quasi subito. Me ne resi conto sentendo il suo respiro lungo e calmo. Doveva essere un effetto dei medicinali. 

Io invece non prendevo sonno. C’era la luna piena e un po’ di luce entrava dalla finestra della baita e un poco alla volta mi abituai al buio e riuscii a distinguere le cose all’interno. Pensai a Loredana. Non credo che Dario sospettasse qualcosa. Poche ore prima c’era stata lei in quel letto. Mi chiesi perché lo avevo fatto. Forse adesso non dormivo perché temevo di parlare nel sonno. Avrei potuto tradirmi. Avrei potuto chiamarla nel sonno e avrei potuto svegliare Dario. Ero abituato a stare in stanze e in camere da solo e sapevo soltanto vivere solo. Ero nato per catturare serpenti e vivere solo. 

C’erano anche strani rumori e fruscii nella baita. Era amplificati dalla notte. Pensai a come avremmo catturato il serpente marrone. Ero sicuro che l’avrei catturato, su questo non avevo nessun dubbio. 


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"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

4 commenti:

  1. Sento che sta succedendo qualcosa...
    Voglio assolutamente questo libro

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  2. La gente chiacchera, forse hanno visto qualcosa...ma staremo a vedere! Buona giornata Ferruccio

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