martedì 1 ottobre 2019

Il ventottesimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Si conclude oggi la seconda parte del romanzo. Sono giunto al ventottesimo capitolo de' Il male tra gli ontani. Anche questa volta, in fondo al seguente post trovate il link per accedere alla vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a oggi. Vi ricordo che questa storia è nata dalla fantasia di Ferruccio Gianola. Ogni riferimento a cose e a persone sono del tutto casuali. Il prossimo capitolo, il ventinovesimo, quello che da inizio alla terza parte conclusiva, sarà on line venerdì 4 ottobre. 


----- Ventottesimo Capitolo ----- 

Alle due di notte passai dal casale. Trovai Dario davanti alla teca, seduto su una sedia, girato di spalle. In terra, vicino, alla sua destra, c’era un termos e un plico di fogli. Appena ci sentì entrare, si girò verso la porta, guardò la ragazza che mi accompagnava e si alzò.  

«Vi siete divertiti?» le chiese. 

La ragazza sorrise. 

«Le volevo presentare il serpente bruno» aggiunsi. «Che sta facendo?» 

«Niente, se ne sta lì tranquillo.» 

«Posso» disse la ragazza. Si avvicinò alla teca: era nella penombra e il serpente si vedeva appena. La ragazza lo osservò senza dire nulla. Ogni tanto si girava a guardarmi e poi tornava a osservare il serpente. 

«Vuoi andare a casa?» domandai a Dario. 

«Non è necessario.» 

«Sono qui apposta!» 

«Mi sono appisolato e ho dormito un poco sulla sedia. Basta la luce accesa per tenere alla larga i farabutti.» 

«Davvero! Se vuoi mi fermo e vai a casa a riposarti un poco!» 

«No, vai pure a dormire, mi stai aiutando lo stesso. Ci vediamo domattina.» 

«Accompagno lei e torno subito!» 

Non tornai sino al mattino. Trascorsi il resto della notte a casa della ragazza. Mi sdraiai di nuovo nel letto vicino. Per strada non ci fu mai del tutto silenzio e nel buio della stanza non mi sentii mai effettivamente solo con lei. A un tratto mi addormentai ma dormii soltanto un poco e quando più tardi udii la voce della gente passare tra i vicoli, capii che era ora di alzarmi. Uscii dal letto e mi vestii. Lei non si svegliò e la lasciai dormire. 

Scesi al casale di corsa. Con Dario ci trovai anche sua moglie. Mancava poco alla partenza della corsa. Loredana gli aveva portato un altro termos di caffè. Ne bevvi un poco anch’io. Poi dissi a Dario di andare a riposare qualche ora e finalmente acconsentì. Restai con Loredana. 

C’era fermento intorno, chiudemmo la porta del casale e scendemmo sullo stradone. Appena sopra la strada c’era una ripida scalinata che sbucava dalle case vecchie del paese. Erano stati sistemati dei nastri con il nome dell’associazione sportiva che promuoveva la corsa. Delle frecce indicavano il percorso da seguire. 

Loredana mi disse che gli atleti sarebbero scesi a valle passando in quel punto. Sarebbe stato spettacolare e meraviglioso vederli. I più forti, in poco più di tre ore, avrebbero corso per trentadue chilometri tra le montagne, spesso sopra i duemila metri di altezza. Dal nostro punto di osservazione sarebbero stati visibili anche quando avrebbero risalito il tratto di sentiero che tagliava il parco sul pendio opposto. 

Poco alla volta giunsero altre persone e alcuni responsabili del servizio d’ordine bloccarono il passaggio delle auto mettendo delle transenne in mezzo alla strada. C’era un elicottero che volava e in lontananza sentivo la voce di uno speaker. 

Udii quando fu dato il via della corsa e sentii il boato della folla che giungeva dalla piazza. Poi, dopo alcuni minuti, vidi gli atleti apparire tre le case sopra la strada. Fu una fila lunghissima e continua. Davanti c’erano quelli con mire competitive. Li osservai passare tesi e concentrati. Poi poco alla volta la colonna si diradò. L’ultimo a passare fu un uomo in là con gli anni, applaudito e incitato dalla gente presente. 

Faceva caldo e pensai che sarebbe stata una fatica immensa per gli atleti. I primi ormai dovevano essere sul fondovalle. Guardavo sull’altro lato del pendio e cercavo di scoprire da dove sarebbero saliti. Non avevo idea di dove fosse il sentiero in mezzo alla vegetazione. Poco prima del maggengo c’era una radura e forse lì sarebbero stati visibili. 

Non ero molto entusiasta. Gli animali avrebbero colto questa specie di carica sul sentiero molto prima del passaggio reale degli atleti. Mi chiesi come avrebbero reagito. Nel parco c’erano cervi, caprioli, daini, volpi e cinghiali. Mi chiesi come avrebbero reagito. C’erano lepri, scoiattoli e faine. Mi chiesi come avrebbero reagito. Nel parco c’erano serpenti. Mi chiesi cosa avrebbero fatto. I biacchi e i saettoni sarebbero rimasti al sicuro. Lo stesso avrebbero fatto le vipere. 

Mi chiesi cosa avrebbe fatto il serpente marrone. 

Sapevo che era da quelle parti. Non credo si fosse spostato. Non sapevo dove Mayer lo avesse liberato, ma adesso era lì nel parco. Ne ero sicuro. Gli era facile nutrirsi e c’erano molti nascondigli nel maggengo. Speravo solo fosse un maschio. Speravo non facesse sciocchezze. Ne erano successe di cose spiacevoli negli ultimi tempi. Adesso speravo non fosse in agguato nascosto tra i cespugli. 

Temevo assalisse qualche atleta. Nei giorni precedenti il controllo dei sentieri non aveva rilevato allarmi di sorta. Non c’erano stati avvistamenti. La gente era convinta che tutto sarebbe andato per il meglio. 

C’era chi usava il cannocchiale per seguire la corsa. Guardavo tra gli alberi sul pendio opposto e non vedevo nulla. La gente urlava ma ancora non si vedevano gli atleti. Sapevo che nel primo tratto la salita era ripida. L’avevo percorso abbastanza per capire come fosse. Il sentiero era nascosto tra i faggi e gli ontani e alcuni tratti delle mulattiere erano delle vere erte. 

Mi domandai come potessero salire di corsa gli atleti, ma forse ero semplicemente poco sportivo per capirlo. Non sapevo cosa significasse praticare sport ad alti livelli. Da bambino avevo giocato un poco a calcio e un po’ a tennis, ma ero stato una schiappa. Avevo i piedi troppo grossi per giocare a calcio da campione e il tennis era troppo costoso. Avevo fatto un po' di corsa campestre a scuola, senza emergere. Sapevo nuotare ma per scopi puramente professionali. Forse la professione stessa che svolgevo era molto sportiva. 

Scappare da un leone in Africa era sportivo? 

Lo era sicuramente. 

Era sportivo star fuori la notte a fare la guardia a dei serpenti? 

Lo era. 

Spostare teche e gabbie era molto faticoso e anche molto sportivo. Sdraiarsi sui pavimenti delle case e cercare le vipere della morte sotto il letto era assolutamente e totalmente ed effettivamente sportivo. 

Qualcuno mi aveva detto che a correre c’erano dei veri campioni del running. Erano dei veri sportivi, non erano come me. Alcuni di loro erano ai vertici mondiali. 

Il favorito era uno spagnolo. Era passato tra i primi: era piccolo e magro e scattante e mi era parso sicuro di sé. Magari avrebbe vinto un ragazzo del posto, anche lui era passato tra i primi: era un altro dei favoriti. C'erano diversi ragazzi del posto a correre, ma non erano tra i favoriti.

Non c’erano australiani a correre, a parte i due Pseudonaja textilis e adesso solo uno correva: speravo non corresse contro i possibili vincitori. 


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"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

10 commenti:

  1. Ora mi aspetto il gran finale: credo non mancherà

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  2. Attendo anche io la terza parte della tua storia che si fa sempre più avvincente.
    Però posso dire che Loredana non mi convince tanto? Non chiedermi il perché, è una mia sensazione. Sicuramente sbaglio.
    Buon pomeriggio

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    1. Grazie Farfalla Legger@. Cerco di far muovere i personaggi in maniera oggettiva e in questo modo ognuno si fa delle idee diverse sui personaggi: è il risultato che voglio ottenere.
      Grazie davvero

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  3. Ferruccio.... mi fai stare con "ol fiaa lagiò" per dirla nel dialetto del paese in cui hai ambientato il racconto.
    Ci credi se ti dico che la mia paura mista a schifo per i serpenti dei nostri luoghi si sta ridimensionando?

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    1. Ci credo Danila, grazie anche per "ol fiaa lagiò" spiega molto bene la situazione.

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  4. p.s. ma siamo proprio sicuri che soltanto un australiano sia ancora in corsa?

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  5. Quando non si aggiorna la tua pagina ad un nuovo post mi fa riflettere e mi dico che la "programmazione" è zero senza la presenza umana .Evidentemente sei indispensabile!


    L.

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    1. Sbagliato l'ora del post, ed ero fuori casa
      Grazie Linda

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