martedì 22 ottobre 2019

Il trentaquattresimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Martedì 22 ottobre 2019, sono arrivato con quest'oggi al Trentaquattresimo capitolo del romanzo Il male tra gli ontani. Anche questa volta, come sempre ho fatto con le altre puntate, ho inserito in fondo al seguente articolo il link per accedere al post di vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Naturalmente vi ricordo che questa storia è frutto della mia fantasia. Tutto è frutto di invenzione. solo invenzione Ogni riferimento a cose, a persone, a luoghi sono del tutto casuali e fittizi. Il prossimo capitolo, il trentacinquesimo sarà on line venerdì 25 ottobre. 


----- Trentaquattresimo Capitolo ----- 

Quando arrivò il carrello con il pranzo spunto da un'infermiera, lasciai Dario. Scesi un paio di scale e mangiai una delle brioche nella saletta all’ingresso dove c’erano i distributori di bevande. Mentre sorseggiavo un cappuccino giunse un messaggio per telefono dalla ragazza di Lecco in risposta alle mie chiamate dei giorni precedenti: non aveva il mio numero in memoria e chiedeva chi fossi. 

Aspettai che cambiasse il turno di assistenza nel reparto e tornai nella camera di degenza. Nel pomeriggio arrivò un po’ di gente in visita all’altro ragazzo. Dario ed io ce ne restammo in disparte con i nostri discorsi sui serpenti. 

Alle quattro ero di nuovo in paese. Prima di notte volevo andare a riprendere le telecamere lasciate nel parco. Volevo visionare le registrazioni l’indomani. Soltanto dopo essermi accordato con Paolo sul da farsi, vidi Loredana. 

Salii da lei a piedi, percorrendo le strade interne del paese. Si accorse del mio arrivo prima che suonasi il campanello sulla cinta davanti al giardino. Stava lavando il pavimento nell'atrio di casa. Appoggiò lo spazzolone contro lo stipite della porta d’ingresso e sorrise. Scese ad aprire il cancello. 

«Come sta? Voglio sentirlo da te: l’ho chiamato appena hai lasciato l’ospedale, magari mi ha mentito!» 

La guardai. Era molto bella, molto più di come mi era parsa in altri momenti e non volevo guardarla in questo modo. «Si è ripreso alla grande.» 

Lei si girò verso la strada prima di farmi entrare. «Devo fare attenzione. La gente è pettegola e mormora sempre da queste parti.» 

La seguii sino in casa. Il pavimento sembrava che asciugasse a chiazze ed evitai di mettere i piedi sulle piastrelle ancora bagnate. Mi muovevo come un equilibrista. 

Lei rise. «Non preoccuparti del mio pavimento?» 

«Non vorrei fartelo pulire da capo.» 

«Lo hai trovato di buon umore? A me sembrava di buon umore. Deve essere stufo.» 

«Sì, credo sia stufo, ma sarei nella stessa condizione. Mi ha detto di dirti che non ha bisogno di nulla.» 

«Andrò domani con mia sorella. Spero che i medici dicano esattamente quando lo dimettono.» 

«Non credo ci siano rischi. Secondo me è soltanto questione di giorni: è andata meglio del previsto.» 

«Speriamo.» 

«Vedrai!» 

Mi condusse in cucina. Tolse una bottiglia di acqua dal frigorifero la posò sul tavolo. Prese un paio di bicchieri. Mi lasciò per qualche istante. Avevo sete e ne approfittai per bere. 

Lei ritornò con della documentazione ricevuta dall’assicurazione con un preventivo sull’ammontare dei danni dovuti all’esplosione. Me la porse. 

«Dovrebbe consultarla Dario o forse il comando stesso.» 

«Dario mi ha detto di mostrarla a te. Cosa ne pensi?» 

Erano soltanto alcuni di fogli. Li studiai un poco. Non si facevano menzioni di teche e di serpenti. 

«Devo essere sincero. Non lo so. Non so cosa c’era all’interno del casolare, magari c’erano degli strumenti o degli oggetti preziosi. Ti hanno fatto fretta?» 

«No, per niente.» 

«Sarà meglio verificare il tutto con Dario.» 

Non so perché più tardi le dissi delle videocamere. Potevo andarmene. Potevo salutarla e tornare in albergo e poi cambiarmi e fare finta di nulla. Mi sarei evitato un bel po’ di complicazioni in questo modo. Fui molto stupido a dirle che ero intenzionato a recarmi nel parco a riprendere delle videocamere prima che fosse buio. Non avrei dovuto farlo. 

«E se venissi anch’io?» chiese lei a un certo punto.

«Al parco?» 

«Credi non ne sia capace?» 

«Immagino tu sia capacissima?» 

«Allora vengo anch’io.» 

«Non credo sia una buona idea.» 

«Perché no?» 

«Tuo marito potrebbe uccidermi.» 

«Non ho altro da fare e non mi va di stare in casa.» 

«Preferirei di no! Tuo marito potrebbe davvero uccidermi. Lo dico sul serio.» 

«Perché dovrebbe ucciderti, non dirà un accidente. Sono stata là decine di volte nel parco.» 

«Ma non con un serpente velenoso in giro.» 

«Ci sei tu, non mi accadrà nulla.» 

«Loredana, ti prego non insistere.» 

«Cosa vuoi che accada.» 

«Se ti dovesse succedere qualcosa tuo marito potrebbe uccidermi senza tante storie.» 

«Non accadrà nulla.» 

Non so perché mi lasciai convincere. Non era quello che avrei voluto. Così, poco dopo, era al mio fianco sul sedile dell’auto che guidavo mentre scendevo all’area industriale. Imboccai lo sterrato sul bivio a fondovalle e lasciai l’auto vicino ai capannoni in una zona all’ombra. 

Paolo era lì con la moto come d’accordo. Aveva uno zaino sulle spalle e aveva poggiato il caso sul manubrio. Osservò perplesso Loredana appena la vide scendere dall’auto, ma non disse nulla. 

«Ci aspetti al maggengo?» gli chiesi. «Noi saliamo a piedi.» 

Annuì e rimise il casco. Girò la chiave d’accensione, premette il piede sul pedale, diede gas e partì. Con una moto da trial andava dove voleva. Superò il ponte in pietra e prese la pista a destra. Per un po’ lo seguii con lo sguardo, fin dove finivano i prati. Alla fine scomparve nella macchia di ontani. Sentivo soltanto il rumore della moto. 

Non credo fosse contento. Probabilmente era scocciato per la presenza di Loredana. Ero imbarazzato anch’io dopotutto. Mi chiesi davvero cosa sarebbe successo se un serpente marrone l’avesse azzannata. Forse Paolo temeva un incidente. Lei non era lì per un capriccio ma neppure ero in grado di capire il motivo che l’avesse spinta a voler venire. 

Dario non glielo avrebbe permesso. Si sarebbe arrabbiato quando l’avrebbe saputo? Speravo di no. A dire il vero non l’avevo mai visto veramente arrabbiato, ma immagino che adesso non avrebbe voluto che sua moglie andasse in giro per i boschi a caccia di un serpente. In fondo io per lei ero poco più di un estraneo. Se avessi avuto una moglie non lo avrei voluto. Dario si sarebbe arrabbiato. 

Salivo la mulattiera restando al suo fianco intanto. Cercavo di non forzare il passo. Salendo incontrammo due persone. Era gente del posto e Loredana arrossì ogni volta. Mi pareva allenata e sicura del fatto suo. Ogni tanto la guardavo. Non credo facesse fatica. 

«Sei stanco?» 

«Mi hai letto nel pensiero? Pensavo la stessa cosa di te.» 

Una volta al maggengo non aprimmo neanche la baita. Paolo aveva nello zaino l’occorrente per fare il lavoro che avevamo in preventivo. Ci dirigemmo verso il lago usando il sentiero alto. Mi misi davanti. Era piacevole camminare nelle ore prima del tramonto. Non c’erano le cavallette di fine giugno e il sentiero era arso con l’erba gialla ai lati. Per un po’ proseguimmo nella radura, poi, superato il torrente, entrammo nel bosco. Faceva fresco adesso tra i rami e le foglie degli ontani. 

Ci fermammo sulle pietre moreniche davanti allo stagno. L’acqua era scura e non si vedeva il fondo. Controllai il terreno vicino e suggerii a Loredana di sedersi su alcuni grossi massi posti sulla riva. 

Io e Paolo salimmo qualche decina di metri più in altro, tra gli ontani. Le due videocamere si erano spente in automatico al termine della registrazione. Verificai che l’angolazione di ripresa non fosse stata cambiata da qualche strano movimento. Dovevano esserci un paio di ore di filmati in ogni caso. Le tolsi con cura dagli appoggi, strappando il nastro adesivo che le teneva incollate al tronco degli alberi su cui appoggiavano, e le misi nello zaino che portava Paolo. 

Ritornammo verso il lago. 

«Già fatto?» chiese Loredana. 

«Già fatto» risposi. 

«Che bravi.» 

Tesi una mano e l’aiutai a sollevarsi. Lei sorrise. Sentii la sua mano stringere la mia e mi sentii completamente perso. 


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"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

10 commenti:

  1. Qui sta succedendo qualcosa di strano

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  2. Succederà sicuramente Ernesto! Il nostro erpetologo ha la capacità di incasinarsi la vita, per questo mi piace! Buon Martedì Ferruccio!

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  3. Non saprei sarebbe troppo scontato tirare fuori delle conclusioni così come feci io nel timore per la gara ,che si è rivelato come previsto ritrovandoci con altri incidenti legati ai serpenti...

    Mi sorge una domanda:siamo davvero capaci di prevedere sempre il corso degli eventi?

    Forse questo è l'arcano che motiva i bravi scrittori...movimentano la penna con l'immaginazione,possono lasciar celato un evento oppure svelarlo ,possono modellare con la sensibilità e la fantasia un percorso mettendo una parola al posto di un sasso o smuovere il sasso con la stessa parola...


    Si possono prevedere perfino i terremoti ma forse gli eventi devono vivere nel mistero,anche solo per farci comprendere i nostri limiti!

    Ne è venuto fuori quasi un aforisma:-)

    Guarda la lettura cosa è capace di fare... mi sta mettendo alla prova misurando ciò che leggo e ciò che scrivo!

    Grazie e Buonaserata



    L.

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    1. Grazie a te Linda i tuoi commenti mi fanno sempre pensare!

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  4. Perché ho la sensazione che accadrà qualcosa di assolutamente imprevedibile?
    A venerdì!
    Ciao

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  5. Il tuo romanzo diventa sempre più avvincente. Ed io, per non farmi prendere dall'ansia di attendere i successivi sviluppi nelle puntate, questa volta ne ho letto tre di seguito. Ho notato che mi piace di più. Se un domani deciderai di trasformarlo in libro, sicuramente lo leggerò tutto di un fiato. Bravo!

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    1. Sono sicuro che rende molto di più la lettera per intero, ma è una scelta, come ho già detto, per me obbligata la pubblicazione a puntate
      Grazie davvero!

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