domenica 22 settembre 2019

Il condimento dello spuntino letterario

Questo post è stato suggerito da uno dei primi scrittori gastronomici della storia: Marco Gavio Apicio. Il garum che utilizzava per condire le sue pietanze mi ha suggerito una riflessione su quale sia il condimento del mio spuntino letterario. Perché il condimento ci deve essere. Sempre. 

Il garum era una salsa di pesce fermentato usata come condimento nelle cucine dell'antica Grecia, Roma, Cartagine e successivamente Bisanzio. Sebbene godesse della sua più grande popolarità nel Mediterraneo occidentale e nel mondo romano, era precedentemente stato usato dai Greci. 

Ne ho sentito parlare diverse volte e non solo leggendone sui libri. In quasi tutti i documentari che ho visto in televisione sulla Roma Antica è presente questo particolare condimento. 

Per lo scrittore, gastronomo e cuoco romano Marco Gavio Apicio il garum doveva essere essenziale. Molte delle sue ricette prevedevano la presenza di questa salsa. 

Mi sarebbe piaciuta? Non lo so. 

I miei condimenti sono un po' come il mio stile di scrittura, molti semplici e alla portata di tutti. Non amo le salse e vi confesso che questo aspetto pesa molto all'estero, quando chiedo che non mi siano messe nel piatto. Ecco, forse non mi gusto in pieno quello che potrebbe essere il sapore del cibo di quel luogo. 

I miei condimenti sono semplici, olio extravergine di oliva, sale e aceto. Oppure olio extravergine di oliva, un pizzico di sale e limone. A volte del trito con prezzemolo tritato e aglio. Questo il condimento che va a finire sulle insalate e sulle verdure fredde. Burro fuso e burro fresco in altre situazioni. A volte un soffritto di cipolla. 

Non so se definire condimenti il miele che mi serve per gustare i formaggi e neppure se posso definire condimenti le mostarde di frutta che amo con gli affettati e con certi tipi di carne. 

Però mi fermo qui. 

Non credo di usare altri condimenti. Insomma non so cosa siano gli altri condimenti. Non amo la senape e  non amo il ketchup che trovi apparecchiati in barattoli sulle tavole di certi locali. Non ho mai provato la pasta di acciughe... 

Metti i pezzi di carne in una padella. Tritare finemente cipolla, coriandolo, peperoncino, levistico, cumino, garum, olio e vino. Cuocere in una padella poco profonda, addensare con amido. Altro modo per carne di capretto e di agnello riscaldata: se prendi l'agnello dovresti aggiungere il contenuto del mortaio mentre la carne è ancora cruda, se è una caprina, aggiungila mentre sta cucinando. 
Marco Gavio Apicio - De re coquinaria 


"Grazie per la lettura"

6 commenti:

  1. Il garum doveva essere una prelibatezza per i patrizi romani

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  2. Ho conosciuto di persona chi ancora lo produce come si faceva anticamente. Il proprietario del museo delle acciughe di Santa Flavia in provincia di Palermo. Non metto il nome per non fare pubblicità. Ne parlai anni fa nel mio blog di cucina, incuriosita da questa lettura in un vecchio libro di latino del liceo. Neanche io amo eccessivamente le salse. Posso solo dirti che pressappoco l'odore ricorda quello delle banchine dei porticcioli, dove attraccano i pescherecci. Quindi di pesce in putrefazione. Ho persino provato a eseguire la ricetta e riprodurlo, ma dopo la prima settimana di fermentazione, l'odore pungente mi nauseava, ho rinunciato. Buon Lavoro.

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    1. Grazie Elisabetta, davvero prezioso questo tuo commento

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  3. Ricordo bene in Scandinavia, al self-service, i sacchetti trasparenti appesi sopra le vaschette del cibo, fatti in modo da poter essere "munti", pieni di salse rosa, verdi, gialline. C'è da dire che il loro cibo, almeno quello più banale, è quasi insapore.

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    1. Mai stato da quelle parti. Non ho idea del loro cibo
      Grazie Grazia

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