venerdì 30 agosto 2019

Il diciannovesimo capitolo de' Il male tra gli ontani

Venerdì 30 agosto. Puntuale pubblicazione su Otium. Siamo arrivati al diciannovesimo capitolo de' Il male tra gli ontani. Ho inserito in fondo al seguente post anche il link alla vetrina con tutti i capitoli pubblicati sino a questo momento. Se ancora non avete letto nulla di questo romanzo, partite dal primo capitolo. Questo romanzo è frutto soltanto di fantasia e ogni riferimento a luoghi, personaggi, e fatti reali sono del tutto casuali. Il prossimo capitolo, il ventesimo, sarà pubblicato, come programmato, martedì 3 settembre. Buona lettura.  


----- Diciannovesimo Capitolo ----- 

Quella domenica tornai a Treviso per mettere a posto alcune incombenze. Dario mi accompagnò in auto alla stazione di Lecco, subito dopo aver fatto colazione in albergo. Cambiai tre volte treno, passando per Milano e poi per Venezia. Giunsi a casa alle otto di sera. 

Tra la posta trovai una cartolina di un’amica, un paio di bollette in scadenza e un opuscolo pubblicitario di un centro commerciale della zona. La cartolina era stata spedita dalla Florida, negli Stati Uniti. Il timbro di partenza era di tre settimane prima e la cartolina ritraeva un paesaggio delle Everglades. L’opuscolo evidenziava le offerte sui prodotti programmate per l’estate. Non c’erano avvisi per il ritiro di raccomandate e neppure altra posta per cui perdere il sonno. Lasciai tutto sulla scrivania e prima di cambiarmi andai da basso nel rettilario. 

Studiai i serpenti nelle teche uno a uno. Parevano tutti in buona salute. Gli ambienti erano curati meglio di quello che facevo io. Le stanze erano pulite e senza odori fastidiosi. Il ragazzo che collaborava con me, Luca, faceva un lavoro eccellente. A volte lo bacchettavo ma un giorno mi avrebbe fatto le scarpe e sarebbe diventato il miglior professionista del veneto. Adorava i serpenti ed era cauto e molto sicuro nel maneggiarli. 

Lo chiamai al telefono. 

Non immaginava fossi tornato. «Come mai?» chiese. «Se avvisavi del tuo arrivo, ti avrei aspettato, sono stato nel rettilario sino alle cinque.» 

«Ho un po’ di cose da sistemare» dissi. 

«Non potevo sistemarle io?» chiese. 

«Se vuoi anche pagarmi i conti… No, volevo dirti grazie, tanto per cominciare.» 

«Be’ sai che adoro i tuoi serpenti, sono splendidi» disse. «Hai finito lassù?» 

«Abbiamo appena cominciato… E non è escluso che un giorno ti chieda di salire a darmi un mano.» 

«Ne sarei lusingato!» 

«Dico sul serio.» 

«Sempre a disposizione: è così grave la situazione?» 

«Negli ultimi giorni, con la pioggia e un po’ di frescura, non abbiamo rilevato nulla di anomalo, ma sono convinto che appena tornerà il caldo la situazione cambierà, prima o poi scoppierà un bel casino: lo sento.» 

«Accidenti!» 

«Accidenti, eccome!» 

«Ti sei fatto qualche idea precisa?» 

«Ho fatto delle ipotesi, ma fatti concreti al momento non ce ne sono.» 

«Capisco. Be’ quando avrai bisogno saprai dove trovarmi» disse Luca. «Ci vediamo domani mattina?» 

«Se ti va di passare...» 

«Sai che non vivo senza i tuoi viperotti.» 

«Ti aspetto allora.» 

Subito dopo chiamai Dario. Il suo cellulare era irraggiungibile e digitai i numeri del telefono fisso di casa. Rispose Loredana. 

«Ciao. Sei a casa tua?» chiese. 

«Arrivato mezz’ora fa. Viaggio allucinante e senza fine. Non c’è Dario?» 

«No, è uscito… Gli dico di chiamarti quando torna?» 

«No, non è necessario, volevo soltanto fargli sapere che sono a casa e che sono tutto intero. Per il prossimo fine settimana se tutto va bene torno su.» 

«Perfetto. Ti aspettiamo. Dopotutto se ti vuoi sposare devi tornare per forza» disse Loredana, prima di sentirla ridere. 

«Sposare chi?» chiesi. 

«Come chi?» 

«Non mi devo sposare» dissi. 

«Dai, non ha paura dei serpenti e da domenica scorsa non fa che parlare di te. Poi Manuel è molto carina.» 

Mi ricordai il viso delle ragazze conosciute dopo la festa del Corpus Domini. Li passai in rassegna nella mia mente. Ricordavo come ce ne fosse una molto graziosa. Speravo fosse quella che Loredana voleva farmi sposare. 

«Ma io non mi voglio sposare» dissi. 

«Vedremo, vedremo.» 

Ci salutammo, Dario mi avrebbe chiamato l’indomani. 

Restai ancora un po’ nel rettilario e contemplai a lungo e serpenti. Pensai che forse erano contenti di vedermi. Mi chiesi cosa mi avrebbero detto se fossero stati in grado di parlare. Mentre li osservavo pensavo al terrore che suscitavano in certe persone. Mi domandai perché per qualcuno fossero così repellenti. Forse era colpa della religione o forse era soltanto una questione di educazione o di stupide credenze con le quali si cresceva. 

Una volta avevo avuto una ragazza che li detestava. Credevo fosse molto innamorata e forse lo era davvero, ma non sopportava l’idea di passare la vita con un uomo che facesse un lavoro come il mio. All’inizio forse per un insano gusto dell’avventura e del rischio accettò il nostro rapporto, poi poco alla volta prese le distanze e alla fine mi lasciò. 

Pensavo fosse molto innamorata. Io ero innamorato. Stavamo bene insieme. A volte mi vedevo vecchio con lei. Per la gente che non ci conosceva eravamo una bella coppia ed eravamo innamorati. Per i suoi parenti, per i suoi amici e per le sue amiche capii che ero solo un pazzo da lasciare. Si lasciò influenzare e finii per diventare un povero pazzo anche per lei. 

Ecco, adesso guardai una vipera aspide nella teca che avevo davanti e le dissi che era colpa sua se quella ragazza mi aveva lasciato. Le dissi che mi avrebbe avuto sulla coscienza se un giorno fossi rimasto solo. 

La vipera si mosse lentamente tre le felci e il fogliame, strisciò per un tratto vicino alla teca e sollevò il muso. Saettò con la lingua e rimase lì immobile per un paio di minuti come a fissarmi con quelle sue pupille verticali e fredde. Forse intendeva dirmi che non ero solo. 

Quella notte soffrii l’afa della pianura. Restai sveglio a lungo e il mattino quando arrivò Luca ero vestito e pronto a svolgere le commissioni che avevo pianificato la sera precedente. Ci dividemmo parte del lavoro nel rettilario e più tardi andai dal commercialista per sbrigare le faccende di carattere fiscale. 

La mia dichiarazione era pronta e mancavano soltanto le firme e dei piccoli dettagli. Pagai le bollette e feci un po’ di acquisti per me, per il rettilario e comprai dei piccoli regali per Loredana e della sopressa e alcune bottiglie di prosecco per la proprietaria della pensione dove avevo alloggiato. Non desideravo ritornare da loro a mani vuote.  In un negozio presi pure un bijoux per la ragazza di Lecco in cui nascosi il suo fazzoletto, nel caso l'avessi rivista.

Prima di pranzo mi arrivò una telefonata di Dario. Si trovava su al maggengo, nella baita. Mi disse che tirava una brutta aria tra la gente del posto. Lo aveva capito salendo quella mattina. Aveva posto le videocamere in posti diversi dai precedenti. Si sarebbe trattenuto sino all’indomani. Mi disse che si sentiva più sicuro con la mia presenza. 

«Stamattina ho parlato con il medico legale di Como. Al centro antiveleni gli hanno detto che certe sostanze trovate negli esami il veleno di una Vipera non le rilascia, potrebbe essere stato davvero un elapide» disse. 

«Lo immaginavo… » 

«Ne eri convinto da subito.» 

«Dal mio punto di vista dobbiamo avvertire al più presto l’amministrazione comunale e avvisarli di ciò che sta accadendo senza aspettare ancora.» 

«Lo so» disse Dario. 

«Dobbiamo impedire l’accesso al parco» dissi. 

«Non sarà facile! Vorrei che ci fossi anche tu per fare questo passo.» 

«Qui in realtà non ho problemi di sorta, Luca sa il fatto suo» dissi. «Potrei ritornare da te anche dopodomani nel pomeriggio, al più tardi giovedì.» 

«Sarebbe magnifico. » 

«Prova a sondare la possibilità di parlare con il sindaco: magari venerdì. Così facciamo preparare dei cartelli prima che sia troppo tardi» dissi. 

«Appena hai gli orari precisi dell’arrivo del treno a Lecco, fammi sapere, così ti vengo a prendere.» 

«Non ti scomodare. Stavolta, penso di usare l’auto. Ho un po' di cose da portare e non ho nessuna voglia di farmi un'altra tradotta con le ferrovie in mezzo alla pianura padana, specialmente in questo periodo e con questo caldo.» 


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"Grazie per la lettura" 

Il male tra gli ontani in vetrina (tutti i capitoli pubblicati)

8 commenti:

  1. Appuntamento bisettimanale a cui non rinuncio

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  2. E' vero a tante persone i serpenti fanno ribrezzo, io lo trovo un animale affascinante, è presente in tantissime culture: Maya, egiziani, e anche la nostra! Nei tuoi racconti, tante donne sono delle belle rompiscatole..o forse è sempre quella!:-))) Buona giornta Ferruccio, aspetto Martedì

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    1. No le donne sono adorabili Anna. Non so perché la storia va in questo modo
      Grazie

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  3. Sempre affascinante leggerti. Mi prende davvero questo romanzo. Abbraccio con complimenti.

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  4. Oh accidenti! (Mi sto trattenendo)
    I capitoli mi sembrano sempre più corti.
    Vuoi proprio tenerci sulle spine, eh?

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    1. C'è ancora molto, tra un po' si allungano ancora!
      Grazie Danila

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