martedì 16 luglio 2019

La prova de' Il male tra gli ontani

Settimana scorsa sui vari social dove ho proposto l'articolo ho ricevuto dei feedback positivi riguardo alla possibilità di pubblicare un altro romanzo a puntate sul blog (qui, potete leggere il post imputato). Ci provo. Oggi metto il primo capitolo de' Il male tra gli ontani in prova. Nei prossimi giorni se i riscontri saranno favorevoli mi darò da fare per programmare la pubblicazione degli altri capitoli una volta alla settimana e aggiornerò la pagina statica dei progetti di Otium. Abbiate pazienza: tra gli scopi c'è anche l'obbligo da parte mia di fare una revisione e una correzione che con il vostro aiuto potrebbe essere anche migliore. 


----- Primo Capitolo ----- 

Mi piaceva intimidire i bambini che visitavano il mio stand durante le rassegne di settore. Li irretivo con le storie sui serpenti velenosi che avevo in mostra. Non immaginate che piacere provavo nel vederli farsela addosso per il terrore. Doveva essere un qualcosa di innato e infantile presente nella mia intima natura un simile atteggiamento, perché lo facevo sempre. 

Così anche quella volta, in fiera a Milano, durante un’edizione di Reptilia, non avevo affatto intenzione di comportarmi in maniera diversa. 

Allora mostravo una Vipera del Gabon e aspettavo un ragazzino a cui turbare i sogni con ansia. Il guaio è che di bambini non ce n’erano, in giro non se ne scorgevano. Pensai perfino che fosse dovuto a un limite d’età posto davanti alla biglietteria. Pareva quasi che ci fosse solo gente del campo e non è che la situazione mi rendesse felice. 

Avevo attrezzato una piazzola controvoglia, obbligato dai vincoli professionali con una società tedesca con la quale collaboravo più che da un reale interesse: se ora mi toglievano anche questo piccolo e innocuo passatempo, a cui spesso mi attaccavo, c’era poco di cui gioire. 

Il primo giorno fu una vera noia. Ebbi solo una visita e fu un momento molto seccante. Mi capitò tra i piedi una vecchia professoressa di scienze in pensione, mezza matta, che si trattenne nello stand sino alle due del pomeriggio. Non le importò un bel niente della mia vipera e mi infastidii, per un’ora, con quesiti sui camaleonti del Madagascar. Ci volle tutta la pazienza in mio possesso, per non mandarla al diavolo. 

La situazione non mutò neppure il secondo giorno: oltre a discutere con un cinese che mangiava serpenti, dovetti essere prodigo di consigli con un giovanotto che allevava un boa albino. Dalle sue domande dedussi che mi stesse confondendo per un veterinario. Poi intuii che il boa era appena stato comprato e che questo tizio ora mi stava usando per confrontare pareri su come fosse meglio allestire un terrario. 

Poi, alle dieci del terzo giorno, qualcuno mise in giro la notizia che la vipera che avevo in esposizione fosse una meraviglia della natura e da quell’istante, fino al termine della rassegna, la piazzola che occupavo fu sempre come una bolgia. 

Nelle giornate seguenti trovai a malapena il tempo per mangiare un panino. Il mio stand divenne il crocevia preferito dai curiosi presenti nelle corsie. Mi giunse gente di ogni genere. Ma di bambini proprio non vidi neanche l’ombra. 

Finché,  domenica, toccò pure a lui. 

Neppure lui era un bambino, ma il modo in cui si pose nello stand mi portò a considerarlo alla stessa stregua. Arrivò verso le quattro del pomeriggio e indugiò nella piazzola senza proferire parola. Guardava da una parte all’altra come una mosca sopra una cacca. 

Poi, di nuovo senza dire niente, volse le spalle a tutti e andò a sistemarsi di fronte alla teca con l’animale che esibivo. 

Non gli tolsi gli occhi di dosso per tutto il tempo. Trovavo molto strano un simile comportamento e volevo capire dove volesse andare a parare. Supponevo che qualche domanda, avrebbe dovuta farla. Invece niente. Sembrava completamente stregato dal rettile che aveva davanti. 

Alla fine gli andai vicino. Non potei fare altro. Gli posai la mano sinistra sulla spalla. Non fu necessario fare altro perché il ragazzo si girò di scatto appena si sentì toccare. 

«Vedo che ti piace» gli dissi. 

«Eh?» 

«Dico… ti piace proprio.» 

«È… è bellissima» barbugliò il ragazzo. 

In effetti era vero. La vipera che avevo in mostra – una femmina di Bitis Gabonica – era straordinaria. Aveva dei colori esemplari e ben si abbinava con l’appellativo di “Morte vestita a festa” che usavano gli indigeni del luogo di provenienza. Misurava un metro e quaranta di lunghezza e pesava undici chili. L’avevo catturata due anni prima sul confine nord-occidentale del Mozambico in una delle mie ricerche. Aveva la testa grossa come la mia mano e zanne velenifere lunghe quattro centimetri. Era il vanto del mio rettilario. 

D’altro canto il ragazzo lo confermava. La rimirò più volte, poi disse: «Certo che in televisione non rende l’idea delle sue reali dimensioni.» 

«Tu credi?» 

«Eccome! Dal vivo è davvero portentosa. È molto più grossa di ciò che mi aspettavo» aggiunse. 

«Davvero?» 

«Io mi occupo di vipere ma sono assai più piccole.» 

Restai di sasso. «Ti occupi di vipere?» 

Il ragazzo annuì. 

«Che genere?» 

«Aspidi. A volte qualche Marasso» commentò. «Ma di rado e solo in alta montagna, sopra i duemila metri.» 

«Capisco.» 

«Non hanno niente a che vedere con una bestia simile.» 

«Lei è unica» dissi. 

«Unica è poco. Ne hai altre?» 

«Nulla di così grosso. Ho un’echide se t’interessa.» 

Il ragazzo s’illuminò. «Un’Echide? Qui?» 

Allargai le braccia. Spiegai che prima dell’inizio della rassegna ero stato propenso a portarla, ma in seguito ero stato costretto a rinunciarci dopo aver visto lo spazio che gli organizzatori della fiera mi avevano concesso. Non mi era stato possibile portare nessuno degli altri rettili che allevavo. 

«Perché che altro possiedi?» 

«Ho una coppia di vipere cornute.» 

«Ammodytes?» 

«Cerastes del Nord Africa.» 

«Niente costrittori?» 

«No, non mi attirano serpenti del genere. Ho solo qualche colubro locale. Sai, io preferisco un bel morso letale» dissi. 

Il ragazzo sogghignò. «Oh, per questo io dovrei morire per il morso di un rettile.» 

«Scherzi?» 

«Affatto, mi è stato predetto tempo fa. Non è che ci creda molto ma non si può mai sapere.» 

Indicai la teca. «Vuoi vorrai farti mordere da lei?» 

«No… ci mancherebbe.» 

Non capivo dove volesse andare a parare il ragazzo. Era un soggetto davvero singolare. Ora si alzava sulle punte dei piedi pur di vedere la vipera. Doveva dagli una profonda soddisfazione esaminarla. Neanche fosse stata la terra promessa. Speravo soltanto che non fosse lì davvero per farsi mordere. 

«Sei contento di ciò che hai visto?» gli chiesi. 

Il ragazzo alzò le spalle contrariato. «Se non fossi passato nel tuo stand, sarei andato via.» 

«Perché?» 

«Credevo fosse una rassegna più interessante.» 

Riuscii a comprenderlo. Se era venuto in fiera per i serpenti velenosi, come immaginavo, non poteva essere soddisfatto. C’era poco da esaltarsi, siccome tra gli spazi esposti – tolto la mia vipera, un Cobra Egiziano e un serpente Corallo di mezzo metro che passava il tempo nascosto tra le felci della sua teca – di letale non c’era altro. 

Pensai di incoraggiarlo. Gli spiegai che si trattava di un’esposizione alle prime armi e magari l’anno successivo sarebbe andata meglio. 

«Speriamo» disse il ragazzo, tuttavia non si mosse. Continuò a rimirare la vipera della teca. Io non volevo mandarlo via, ma ormai non sapeva proprio cosa poter aggiungere e per liquidarlo pensai di offrirgli il mio biglietto da visita. 

Ne tolsi uno dal portafoglio e glielo porsi. 

* Manuel Cattelan * 
Erpetologo - Treviso… 

Non lo avessi mai fatto. Si illuminò in viso. Pareva che avesse ricevuto un biglietto per una finale mondiale di calcio. Lo analizzò come una reliquia prima di metterlo in tasca. 

Capii di essere in trappola. Mi fu spontaneo proporgli di venire a casa mia dopo la rassegna. Intuii di non poterlo evitare. Gli dissi che se fosse venuto gli avrei mostrato il mio rettilario al completo. Ero certo che un personaggio simile non si sarebbe lasciato scappare una simile occasione. 

Accettò senza tentennare. Disse che avrebbe sfruttato il primo momento libero per passare a trovarmi. Aveva parecchie domande da pormi e non poteva continuare ad assillarmi in fiera. Magari mi avrebbe sottoposto il materiale che aveva usato per la sua tesi di laurea. Forse sarebbe stato un incontro proficuo per entrambi, disse. 

Non aggiunse altro anche se ho la netta sensazione che, quel giorno, avrebbe voluto chiedermi ancora qualcosa. Glielo lessi negli occhi. Nel frattempo, però, gli altri ospiti cominciarono a tormentarmi con domande e il ragazzo, poco a poco, si levò dalla vista. 

Lo notai più tardi, per caso, con la coda dell’occhio mentre se ne andava da solo verso l’uscita del padiglione. 

Era solo e mi ricordai di non avergli chiesto neppure il nome.


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"Grazie per la lettura"


6 commenti:

  1. Che bello Ferruccio, spero che contnui a pubblicarlo a puntate, mi hai incuriosito! Questo Manuel Cattelan di Treviso, mi è molto simpatico! Buona giornata!

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  2. Certo la fantasia e la buona volontà non ti manca

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  3. I enjoyed reading this powerful story and expect to peruse its continuation. Thank you in advance for your hard work!

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