sabato 1 giugno 2019

La casa diroccata in vetrina

Ci sono delle opere artistiche che ho pubblicato on line, in post del blog o direttamente sulle bacheche dei miei account social, che ritraggono la stessa località. Opere realizzate in periodi diversi e con stili diversi. Non mi ero neppure accorto a dire il vero che fossero così ricorrenti. Ma l'altro giorno, facendo delle ricerche, me ne sono trovato davanti un po' ed ecco dove nasce La casa diroccata in vetrina... 

Andando a fare una piccola ricerca tra le immagini dei motori di ricerca mi trovo ai primi posti l'immagine che ha ispirato la vetrina odierna. 

L'immagine di una tela a olio che ritrae una casa diroccata situata a un'oretta di strada da casa mia:  è per me un tormento di nostalgia, un tormento di nostalgia in termini postivi se riuscite a capire cosa intendo dire. 


L'ho usata in testa a questo articolo. 

La casa diroccata, la baita diroccata, si trova in un maggengo (Maggengo in vetrina) dove passavo le mie estati da bambino. Un luogo che ho già descritto una miriade di volte sui miei post (tanto da spingermi a pensare di creare un'etichetta specifica). 

Adesso mi sono ritrovato davanti agli occhi tre lavori differenti che ritraggono però quella casa diroccata. Lavori realizzati da mio padre credo in momenti differenti. 

Be' quella casa diroccata ha riempito la mia infanzia e potete capire come possa sentirmi. Ho vissuto tra quelle mura fatte a pezzi stagioni su stagione e anni si anni. 

In quel posto ho preso la pioggia, mi sono arrostito al solito, ho patito il freddo e forse qualche anno dopo, quando ero più grande ho pure fantasticato per qualche amore... 

Tante cose. 

Ricordo però il ciliegio subito sotto le mura e poi il sentiero che scendeva a fondovalle sino a perdersi in una brughiera sopra il corso del torrente. 


Ricordo i biacchi e i saettoni che si scaldavano al sole sui sassi e sulle travi di legno in mezzo alle rovine. Ricordo che schizzavano via al nostro arrivo e che c'era sempre un po' di terrore nel passare da solo in quel luogo, specialmente con il buio, con i bagliori della luna e le lucciole che svolazzavano tra i prati e e la paura di vedersi apparire "l'omino degli ontani". 

Ricordo la perfetta coreografia che aveva quella baita diroccata per interpretare la fortezza di Alamo o di un bunker della seconda guerra mondiale. 

Ricordo quando si andava lì a fare una grigliata o a cuocere la polenta su  un focolare improvvisato

Ricordi di un tempo che fu e che le immagini riportano davanti agli occhi e che forse un giorno ispireranno dell'altro. 


"Grazie per la lettura"

6 commenti:

  1. Bei lavori e bei ricordi
    Alessia

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  2. Capisco bene il sentimento. Non è mai stata un rudere ed è a tutt'oggi ben conservata, ma anch'io ho una casa in un luogo in cui andavo in vacanza da bambino che per me rappresenta un punto fermo della mia vita. E anch'io l'ho "eternata" a mio modo in un mio racconto, "La casa gialla".
    Molto bello comunque il tuo presente scritto. E, naturalmente, le opere di tuo padre che l'hanno originato.

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  3. Alcuni giorni fa avevo letto questo post e l'ho trovato bellissimo,mi ha commossa...credo mi abbia evocato dei bei ricordi.


    Buonaserata!

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