giovedì 6 giugno 2019

Il gatto che sognava di essere un delfino - Trentaduesimo capitolo

Dopo il trentunesimo c'è il Trentaduesimo capitolo de' Il gatto che sognava di essere un delfino. Senza cambiare il resto dell'introduzione vi ricordo che potete rileggere il romanzo dall'inizio. Se si tratta della prima volta che capitate sul mio blog attirati da questo titolo, non rovinatevi la lettura, ripartite dall'inizio. Per facilitare il compito potete saltare al post Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina che troverete alla fine di questo post. Seguite pure l'etichetta se vi è comodo. 


----- Capitolo Trentadue ----- 

Tra le cose più stupide al servizio degli esseri umani c’era la televisione. L’avrei bruciata, specialmente quando ero lì a sonnecchiare e si alzava all’improvviso il volume dovuto a un cambio di scena o di canale. 

Certo a volte divertiva, nulla da dire, però... 

Anche a me era capitato di rimanere ipnotizzato davanti allo schermo perché trasmettevano dei programmi che sembravano fatti apposta per i gatti. Ricordo che un giorno Lisa si era messa a ridere perché avevo soffiato al gatto apparso in una pubblicità. Sembrava vero! 

In un’altra occasione avevo miagolato a una confezione di croccantini: l’avevo riconosciuta in televisione ed era una marca tra le mie preferite. 

Senza elencare tutti gli schiocchi che emettevo in gola notando sullo schermo uccelli e altri animali che non sopportavo. 

Ma quando era troppo era troppo, e non ho mai pensato che poteva essere visto come uno strumento utile ed educativo. 

Marco e Lisa avevano tre televisori di dimensioni e colori diversi, e una decina di telecomandi. 

Un televisore piccolo si trovava in cucina. Sopra il tavolo dove si mangiava. Lo accendevano al mattino quando facevano colazione e alla sera a cena, se non avevano ospiti. 

Un altro  era appeso al soffitto della camera da letto ma l’avevo visto acceso raramente. Non so in effetti cosa ci facesse lì.

Poi ce n'era uno installato in salotto. Sembrava un cinematografo. Era collegato a tutta una serie di strumenti elettronici particolari e se alzavi il volume al massimo dovevi scappare di casa perché vibrava tutto e creava lo stesso fastidio dell’autoradio del figlio dei miei vicini. 

Lisa e Marco discutevano quasi sempre sulla scelta dei programmi. Lisa voleva sempre guardare i talkshow con i vip. Diceva che non gliele fregava niente, ma guai a portategli via. Era sempre lì che osservava a bocca aperta i programmi in questione ed era una cosa del suo carattere che non sopportavo proprio. 

Marco, invece, come i veri uomini e come tutti i veri sportivi, diventava matto per il calcio. Aveva l’abbonamento per vedere in televisione tutte le partite di calcio possibili: sia quelle del campionato italiano sia quelle a carattere continentale. 

Ogni tanto invitava i suoi amici ad assistere agli incontri di cartello. Indossavano delle ridicole magliette e dei cappelli che ricordano le confezioni dei panettoni. Suonavano trombette e trovavano sempre qualcosa da dire e mi facevano paura. 

Non immaginate le baruffe che facevano, per una partita di calcio. Era sufficiente che l’arbitro si comportasse male o che un attaccante sbagliasse un goal per scatenare il finimondo. Le partite di calcio erano tra le poche cose in grado di trasformare l’identità di Marco. 

Mi capitò di sentirlo bestemmiare durante una partita di calcio. Era tifoso dell’Internazionale di Milano ma subito dopo c'erano il Bayern Monaco, il Manchester United e l’Atletico Bilbao.  Ne odiava una caterva.

Naturalmente pure Marco e Lisa facevano baruffe riguardo alla televisione. Magari discutevano per un’ora su una notizia sentita al telegiornale. Io non li sopportavo quando si comportano in questo modo. Volevano entrambi avere ragione. Litigavano e andavano a letto in momenti diversi arrabbiati l’una con l’altro e poi magari per un giorno non si scambiavano una parola, ma di questa cosa ho già parlato. 

Insomma ero giunto alla conclusione che la televisione fosse una delle cose che più instupidivano e schiavizzavano il genere umano. Non c’era scampo. 

Se non si possedeva un senso critico di alto valore si rischiava di diventare mentecatti, ma l’ideale sarebbe riuscire a farne a meno. 

Altre cose che trovavo ridicole erano i social network e i telefonini. Mi domandavo io come potevano vivere le persone cento anni fa quando non si sapeva neppure cosa fossero. 

Ora pareva impossibile farne a meno. 

In casa c'erano sono una mezza dozzina di cellulari. 

Lisa e Marco appena avevano imparato a utilizzare un modello lo cambiavano, e se erano i primi ad avere un nuovo modello lo mostravano con sicumera ai loro amici. 

Per non parlare dei profili sui social. 

Se non si aveva un profilo di qua o di là eri tagliato fuori, e non passavo giorno senza che sentissi lo squillo di un cellulare, in qualsiasi posto mi trovavo. 

Lisa e Marco perdevano giornate a chattare e a postare foto sul web. Ora, se devo essere sincero, mi divertivo un mondo quando postavano le mie immagini. Magari ero lì a sonnecchiare, in una posizione non proprio consona, loro ti scattavano una foto con il cellulare e subito dopo la pubblicavano sul social. 

Mi hanno scattato foto mentre mangiavo e mentre uscivo da un porta ombrelli: raccoglievo centinaia di apprezzamenti. Sono riusciti a ritrarmi mentre passeggiavo sopra un cornicione: un’altra bella lista di spunte positive. 

Insomma, certe foto ottenevano sempre un notevole successo ma a cosa servivano alla fine dei conti? Non credo che i gatti si divertissero a essere delle star. 

Dovrebbero impararlo anche gli esseri umani. Interessava a ben poche persone quanto certi soggetti fossero favolosi se non lo erano davvero per un valido motivo e in quel caso ai diretti interessati non sarebbe neppure importato.  

E non era semplice esserlo davvero. Avere carisma, possedere la capacità di rendersi piacevoli soltanto essendo se stessi era senza dubbio una delle cose più difficili del mondo. Forse la sola cosa a cui davvero aspirare. 

Ecco un qualcosa su cui gli esseri umani avrebbero dovuto lavorare. 


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"Grazie per la lettura" 

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Leggi tutti i capitoli de' Il gatto che sognava di essere un delfino

12 commenti:

  1. Buongiorno!
    Incredibile... ma mai come oggi mi sento un gatto per ciò che ho letto.

    ...e non sarà da meno per chi lo ha scritto!


    L.

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  2. Caro Mic non ho mai usato un social prima di avere un blog! Quindi come ti capisco! Anch'io quando vedevo tutte queste foto dei gatti pensavo la stessa cosa, ma ai gatti che gliene frega di stare su facebook!! Ma raccogliete tanti like,forse piu' di un bell'articolo di Otium! E' davvero un mondo strano caro Mic! Buona giornata Ferruccio!

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  3. Mic è un grande
    Alessia

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  4. Non mostro foto personali, non ve n'è una in rete, ancor meno foto di familiari, ma del mio Micio ne avevo condivise qualcuna, soprattutto su Instagram, ebbene, da quando lui è morto le ho tolte, quasi tutte, non so perché ma il lasciarle era come il non portargli rispetto, come se lui non approvasse, ne sono convinta (e tu non ridere di me. Scherzo, eh, puoi ridere di me).
    Il tuo romanzo è davvero molto bello e ricco di spunti di riflessioni, sono certa che al "Tuo" micio piacerà tantissimo.

    Io per onorare il mio Micio, lo avevo già fatto qualche anno fa quando era ancora nel fiore della maturità attraverso filastrocche/poesie e una storia a fumetti su di lui, ho pensato di dedicargli una storia, la sua storia personale. Su Instagram ci sono già un po' di "puntate", ora le sto trascrivendo sul Blog, niente di straordinario, solo la sua storia. Insomma, vent'anni di vita insieme a stretto contatto con lui lasciano il segno e se poi penso a quante volte ho raccontato di lui a scuola, delle sue avventure di micio d'appartamento e i bambini ad ascoltarmi a bocca aperta verrebbe fuori la divina commedia!
    Chissà se riuscirò a portarlo a termine e come verrà, mah! Secondo me, però, lui ne andrà fiero, scritto e disegnato dalla "sua" anna, hai voglia!
    Ciao Ferruccio e grazie ancora per questo romanzo del "Tuo" micio, che è stato per me di grande consolazione in quei giorni tristi.
    sinforosa

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    1. Grazie a te per l'apprezzamento e sono contento se ti ha fatto bene. Purtroppo la part epiù delicata e dolorosa è prevista con i prossimi capitoli Il mio gatto è quello nel post che raccoglie tutti i capitoli

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  5. Siamo talmente avvinghiati ai nostri telefonini che se, per assurdo, si verificasse una sorta di black out digitale a livello planetario, noi periremmo tutti in poco tempo e ci sarebbero suicidi di massa. Forse si salverebbero solo i Boscimani e i Masai i quali, non conoscendo facebook e non essendo schiavi della tecnologia – ma sapendo invece accendere il fuoco senza fiammiferi e cacciare con arco e frecce - da popoli in via di estinzione diventerebbero paradossalmente gli unici superstiti del pianeta. E, naturalmente, si salverebbe anche il tuo intelligentissimo gatto

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    1. Purtroppo il mio gatto non c'è più se non in versione romanzata
      Grazie Pino

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  6. Cavolo, mi stavo perdendo una puntata del mio gatto preferito! Davvero originale nel raccontare i difetti umani, chissà se ha raccontato l'ipocrisia. Non ricordo. Devo rileggere i capitoli precedenti. Lettura che non sarà tempo buttato anzi... Buona domenica a te.

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    1. Credo che abbia detto in un passo che gli esseri umani non sono in grado di riconoscerla, o qualcosa di simile
      Grazie Maria

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