domenica 5 maggio 2019

Radici

Uno spuntino letterario che ha delle assonanze con il post di ieri dedicato ai fiori, ma il mese di maggio mi porta alla memoria tanti momenti del passato: ricordi, alcuni anche legati ad aspetti alimentari che quasi rimpiango. Un po' come quando andavo a raccogliere delle radici o meglio delle erbe selvatiche (cicoria amara) che trovavo ottime in insalata, condite, semplicemente con olio, aceto e sale, e delle erbette - sempre selvatiche - favolose al burro o con le uova. 

L'acquerello di Nino di Mei che ho usato oggi ritrae i casolari di campagna che un bel po' di anni fa si trovavano a poche centinaia di metri da casa mia. 

Alcuni ci sono ancora, sebbene inglobati nei nuovi piani edilizi, altri invece sono rimasti solo nelle memoria, oppure come in questo caso in un disegno. 

In quella zona la mia mamma teneva - quando ero solo un bambino - un pollaio e aveva anche un orto con annesso un campo di patate: perché una volta, dalle nostre parte, le patate non si compravano, si coltivavano direttamente e si raccoglievano in autunno. 

Ricordo che si faceva il fieno d'estate, ma prima che l'erba fosse alta e si tagliasse, appena questa prendeva quel bel colore primaverile si cercavano tra i ciuffi le radici di cicoria amara e le rosette commestibili: un qualcosa che sembra fuori dal tempo, pensando a come siamo abituati a rifornirci di verdure oggi. 

Io andavo pazzo per quel radicchio selvatico e sino a quando mi è stato possibile non ho mai rinunciato, anche quando per lavoro ero in città chiedevo a mio padre o a mia madre di recuperare qualche ciuffo per il momento in cui sarei tornavo in paese. 

Mi piaceva quel radicchio. Era croccante per non dire duro e il suo colore verde tendeva al violaceo. Aveva un sapore amarognolo, ma per me era delizioso con un filo di olio extravergine e dell'aceto e un pizzico di sale. A volte ci affettavo del formaggio nostrano a volte era il contorno di una fettina di carne. 

Ora sebbene non mi piacesse troppo trascorrere qualche ora nei prati a cercarlo, non rinunciavo facilmente e tornavo a casa quando ne avevo raccolto abbastanza. 

Certo le rosette erano più saporite e molto più tenere. Erano squisite lessate e cucinate con un paio di uova e vi confesso che in questi giorni, ripensandoci non sono soltanto un ricordo delle memoria ma hanno qualcosa in più. 

Un po' come le Madeleines di Marcel Proust a dirla tutta. 

Nulla di speciale, forse. O forse il post non è quello che sembra e vuole dire dell'altro... 

"Grazie per la lettura"

16 commenti:

  1. Il post parla di "radici",è un bell'invito alla riflessione interiore di ogni lettore!

    A me suona tutto familiare, non faccio nessuna fatica ad associare questo scritto ad un vissuto.

    Ma...le " rosette " mi incuriosiscono ,mai mangiate,non saprei nemmeno se sono simili e di dimensioni più piccole alle rose con petali...o tutt'altro.

    Poi resta comunque un post affascinante,mi ricorda il detto "paese che vai usanza che trovi".Anche questa è cultura no!

    Marcel Proust o qualsiasi altro scrittore non poteva mancare nella tua cucina letteraria domenicale.Quanti collegamenti che sono davanti e dentro di noi:-)

    Buona domenica a te e a tutti coloro che ti seguono!

    L.

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    1. Non sono delle erbette, nulla a che fare con i fiori, ma non sono riuscito a scovare il nome italiano: è solo una traduzione dal mio dialetto.

      Grazie L.

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  2. Memorie di tempi lontani, abitudini desuete.. ricordo persone che non ci sono più, che mi portavano in campagna alla ricerca di erbette, funghi e asparagi... e noi non perpetriamo usanze di una vita sana e curiosa...

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  3. Buona Domenica Ferruccio, mi hai ricordato i "bruscandoli" in veneto si chiamano così, in Emilia dicono che sono asparagi selvatici, ma non sono la stessa cosa! I saporo della tua terra non li dimentichi mai. Un caro saluto

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    1. Buona domenica Anna, grazie. Sì credo che "la terra dà sempre buon frutti"

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  4. Rucola: la mia erba preferita è quella. La puoi mangiare cruda in insalata o cuocerla con un po' di pomodoro, è selvatica e si raccoglie in giro, come facevi tu per il radicchio, però oggi la vendono anche in confezione... di selvatico mi sa che non abbiamo più nulla.

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    1. Vero, ormai c'è ben poco di selvatico.
      Grazie Clara

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  5. Ehm io gli asparagi e la cicorietta vado ancora oggi a raccoglierla. Ma io, oltre a vivere in campagna, sono una tipa dei tempi andati😂😂😂. Confesso che mi rilassa molto.
    Mi piacciono questi tuoi post che ricordano... Buona domenica

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  6. "Erba di casa tua"
    Alessia

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  7. Forse tra i miei ortaggi preferiti, il radicchio.
    Sono un paio di giorni che noto nostalgia per i tempi passati...

    Moz-

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    1. La primavera è sempre un po' nostalgica. Grazie Moz-

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    2. Forse è vero, ma per me a essere così è aprile... vediamo maggio cosa ci offre.

      Moz-

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