martedì 2 aprile 2019

Ventitré anni fa

Nel pomeriggio di ventitré anni fa, in questa data, più o meno a quest'ora, morì mio padre. Anche allora era un martedì. Ero a Venezia quando mi fu comunicato il decesso. Accompagnavo delle classi di un istituto superiore di Lecco in gita scolastica. Mi trovavo all'interno del Palazzo Ducale. Fuori pioveva e faceva freddo. 

Mio padre era malato terminale. Da poco più di un anno aveva un Linfoma non Hodgkin che ormai lo aveva devastato. Aveva sopportato due cicli di chemioterapia e uno di radioterapia al San Raffaele di Milano ma le cose si erano fatte drammatiche. Erano rimaste solo le cure palliative. 

Quella mattina, alle cinque, andai a salutarlo in camera sua. Gli dissi che non doveva fare scherzi, lui sorrise e rispose di partire tranquillo. Non avrei mai pensato che sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei visto vivo. Lo so che era molto grave, tuttavia pensavo avesse ancora qualche mese. 

Era stato un inverno molto nevoso e anche l'inizio della primavera seguiva quella linea. Fuori aveva appena smesso di nevicare. Per strada, mentre mi recai al garage a prendere l'auto, incontrai quattro gatti in fila indiana e una signora che andava in campagna a mungere le mucche. Ancora adesso mi chiedo il significato di questi particolari. 


Un'ora dopo ero seduto al mio posto, davanti, sul pullman che andava a Venezia. Avevo fatto l'appello e tutto era sotto controllo. 

Le alunne e gli alunni dormivano e io guardavo dal finestrino senza pensare a nulla in particolare. O forse pensavo a come sarebbe stata la notte quando gli alunni si sarebbero "svegliati" e si sarebbero impossessati dei corridoi nell'hotel di Jesolo dove avremmo passato la notte. 

Non lo so. 

Non pensavo che mio padre potesse morire. 

Facemmo il viaggio nella pioggia e dopo cinque ore trovai Venezia orribile nella pioggia. 

Ma ero del tutto tranquillo e non avrei mai sospettato che in quello stesso pomeriggio, mentre ero nelle sale del Palazzo Ducale, venissi cercato da un addetto del Museo

Immaginai cosa poteva essere accaduto. 

Al telefono mi dissero che mio padre non aveva più speranza ma ancora una volta pensai che ciò volesse dire un paio di giorni di vita. Il tempo di tornare a casa e rivederlo. 

Mi sbagliavo. 

Un'ora dopo venni contattato ancora. 

Mio padre era morto. 


"Grazie per la lettura" 

P. S. - Venezia, come è evidente dal quadro a olio che ho inserito nel post, è molto presente nell'arte di mio padre Nino di Mei.

14 commenti:

  1. Lacrimuccia
    Alessia

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  2. Un abbraccio grande grande, caro amico.

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  3. Trovo che sia giusto ricordare un padre che non c'è più, soprattutto tramite ciò che amava fare: dipingere. La tua è una famiglia di artisti, ho visto immagini di tuo fratello suonare la chitarra. Bravi, una bella famiglia. Abbraccio siempre

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    1. Ci proviamo Anna. Grazie a te per l'apprezzamento. Un abbraccio!

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  4. Grazie di aver condiviso questo ricordo! Un caro saluto Ferruccio

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  5. Tristissimo: purtroppo si muore da soli Ferruccio, anche quando ci sono persone accanto e forse a volte è meglio ricordare un saluto ed un sorriso.

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    1. Sì nasce soli e si muore soli, le sole cose sicure a dispetto del pubblico presente.
      Grazie

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  6. Un ricordo struggente che denota il tuo grande amore per tuo padre.
    Purtroppo la vita ci pone talvolta delle sfide ardue e perdere una persona cara è sempre la peggiore. Comunque tuo padre continua a vivere in te e una parte di lui è ancora di questo mondo tramite la tua esistenza.

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  7. SEMPRE
    Riesci a farmi piangere.
    Sarà perchè attraverso ciò che scrivi, ricordo i miei che mi hanno lasciato.
    soprattutto mia mamma, morta solo sei mesi fa.
    Te l'ho già detto: hai una grande fortuna, tuo padre era una persona speciale e ti ha lasciato tanti ricordi. E forse anche la tua sensibilità è un'eredità che hai ricevuto.
    un abbraccio.

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