giovedì 28 marzo 2019

Il gatto che sognava di essere un delfino - Ventiduesimo capitolo

Non siamo ancora a metà strada. Il bello deve ancora venire. Non perdete l'appuntamento del giovedì con Il gatto che sognava di essere un delfino, oggi con il ventiduesimo capitolo. Vi ricordo che potete rileggere tuttavia il romanzo dall'inizio. Se si tratta della prima volta che capitate sul mio blog attirati da questo titolo, non rovinatevi la lettura, ripartite dall'inizio. Per facilitare il compito potete saltare al post Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina che troverete alla fine di questo post. Altra strada è quella di seguire l'etichetta o muovervi tra i vari capitoli. 


----- Capitolo Ventidue ----- 

Se dovessi fare una lista dei cibi che preferivo al primo posto metterei il fegato di coniglio. 

Lisa e Marco raramente mangiavano carne, ma entrambi apprezzavano la carne di coniglio. Il macellaio dove si recavano a comperarla gli regalava sempre il fegato del lagomorfo, visto che a molta gente non piaceva. 

Lisa lo accettava sempre volentieri e lo usava per fare il risotto e la frittata. 

Lisa, era una donna bravissima nel preparare i risotti. Li cucinava usando le ortiche, i funghi, le zucchine, i gamberi e la zucca… A volte ci metteva il latte, in altre situazioni usava le fragole. 

Mi lasciava sempre una parte del fegato. 

Io sapevo che mi faceva male, e suppongo lo sapessero pure loro, ma non riuscivo a farne a meno. Potrei dire che su di me aveva lo stesso effetto dell’erba gatta. Ma dubito che possiate capire cosa intendo. 

Subito dopo il fegato di coniglio tra i miei gusti alimentari c'era il tuorlo d’uovo, poi la panna spray, la fesa di tacchino e la carne di pollo - crude naturalmente - la carne in scatola, lo yogurt e i filetti di sgombro, sempre in scatola. 

Disdegnavo invece il tonno benché questa repulsione fosse dovuta più al fatto di averlo provato da cucciolo e di averne ricavato una brutta esperienza. Non so che cosa successe di preciso ma quella volta il mio muso si impregnò a fondo con quella schifezza d’olio di semi contenuto nella scatola. Da allora non ho più voluto provarlo. 

Lisa lo sapeva e non mi dava più nulla dove ci fosse dell’olio, di nessun genere. Sapeva che non lo sopportavo. 

Gli sgombri li sciacquava sotto il rubinetto con l’acqua tiepida prima di offrirmeli.  

Adoravo leccare le olive in salamoia e le carote. Le prime ogni tanto capitavano sulla tavola di casa, specialmente quando c’era un aperitivo con i loro amici o c'erano ospiti a cena. Speravo sempre che ne finisse qualcuna sul pavimento. 

Le seconde andavo a strapparle negli orti vicini a casa, anche se occorreva avere molto coraggio per eseguire questa operazione, sapevo di gatti che erano stati uccisi a bastonate e mangiati per aver rubato una carota. 


--------------- 


--------------- 

"Grazie per la lettura" 

--------------- 

Il gatto che sognava di essere un delfino. Vista attraverso gli occhi di un gatto, una metafora sulla condizione umana. Un gatto che nello stesso tempo racconta le avventure della sua vita, dai primi istanti sino all'approssimarsi della morte. In vetrina, oggi, il post con tutti i capitoli pubblicati. Post che in seguito sarà destinato a raccogliere tutti i capitoli pubblicati al giovedì di ogni settimana... 
--->> Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina

9 commenti:

  1. Ecco che appaiono i tratti del gattino schizzinoso, e per usare il termine della Fornero, un po' choosy 😎

    RispondiElimina
  2. ahahha, mi ha messo appetito!
    Alessia

    RispondiElimina
  3. Si è un pò viziato, però chi non vizia il proprio "amico" animale? In fondo ci danno tanto senza chiedre niente, quindi diamogli almeno da mangiare ciò che gli piace! Ciao ferruccio e Gennaro, buona giornata!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dici bene Anna, d'altronde, se abbiamo un micio, è perché amiamo i gatti, per cui gli diamo solo il meglio. Buona serata a te, ovviamente, un saluto anche ai nostri amici Ferruccio, Mic, Lisa e Marco :-)

      Elimina
  4. Sto gattino mi diventa sempre più simpatico, man mano che il racconto va avanti. Io ho avuto una gattina tutta nera per 19 anni e non ti dico cosa facevo per lei. Abbraccio siempre <3

    RispondiElimina

Questo blog ha i commenti in moderazione.

Info sulla Privacy