domenica 3 marzo 2019

I pomodori sott'aceto di Hermann Melville

Ho sempre apprezzato i sottoli e i sottaceti. Da bambino era una festa quando finivano sulla tavola. Ancora adesso mi servo e li apprezzo come contorni improvvisati o durante gli aperitivi. Un aspetto che mi pare di condividere un poco con Hermann Melville. Mi piacciono i pomodori sott'aceto del creatore di Moby Dick... 

Il saggio sui serpenti velenosi che sto scrivendo da qualche anno - con rispetto parlando - è una via di mezzo tra Morte del pomeriggio di Ernest Hemingway e Moby Dick di Hermann Melville. Non è un saggio vero e proprio ma non è neppure un romanzo. Un po' mi sono ispirato a questi due capolavori letterari, ma credo sia il Moby Dick, il vero punto di partenza. 

D'altra parte Melville non è la prima volta che compare sul mio blog e forse ho già illustrato questo particolare aspetto. Insomma sono molto contento di averlo in cucina letteraria oggi... 

Melville raccontava che quando si trasferì nell'Essex, c'erano ottanta venditori di sottaceti, ma con il passare del tempo scomparvero tutti. 

Alla fine ne rimase solo uno e lui faticava e diventava matto nel trascorrere parte dei fine settimana a setacciare i barilotti di pomodori e olive, cose che neppure pensava sarebbero potuti finire in salamoia. 

Melville provava molta nostalgia per questa New York perduta, quando i sottaceti non erano solo il ripieno di un sandwich, ma erano da soli, quasi un piatto completo. 

Nato nel 1819 a Manhattan, Herman Melville crebbe in questa età dell'oro dei sottaceti. Suo padre era un ricco mercante che viveva nel "lato alla moda" di Broadway e sua madre organizzava feste favolose dove serviva piatti di ostriche in salamoia. 

Quando suo padre morì, lasciando la famiglia tra i debiti, il ventenne Melville si unì a una serie di navi mercantili e incontrò dei sottaceti in un formato meno lussuoso: come razioni. I suoi romanzi descrivono i pasti a bordo, pieni di "patate bollite, uova a pezzi, pane e sottaceti". I suoi ricordi sui barili di sottaceti sono innumerevoli e la salamoia a bordo delle navi era usata per conservare qualsiasi cosa. Ma c'è molto altro che parla di cibo nella sua narrativa. 

Alla fine lui e sua moglie Lizzy comprarono 160 acri nel Berkshire per avviare una fattoria tutta loro, chiamata Arrowhead (vedete la casa in foto). 

Coltivavano mele, mais, patate, melanzane e "i suoi pomodori preferiti", e quest'ultimo dettaglio tra virgolette a detta della sorella Helen


"Grazie per la lettura"

Fonti: Herman Melville: Quick Pickled Tomatoes

8 commenti:

  1. Erano forse il modo di conservazione meno dispendioso, al di là dei party cool.
    Chissà.
    Io ti dico che li adoro :D

    Moz-

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  2. Piacciono pure a me
    Alessia

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  3. Mai mangiati i pomodori sottaceto... io li preferisco freschi e dolci come i datterini, ma se mi capita, proverò ad assaggiarli.

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    1. Freschi e dolci li preferisco anch'io.
      Grazie Sfinge

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  4. I pomodori sottaceto sono ottimi...come il post!

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