giovedì 28 febbraio 2019

Il gatto che sognava di essere un delfino - Diciottesimo capitolo

Il nostro amico Mic non perde un colpo e come tutti i Giovedì, anche oggi torna con il racconto lungo Il gatto che sognava di essere un delfino. Siamo al diciottesimo capitolo. Se si tratta della prima volta che capitate sul mio blog attirati da questo titolo, non rovinatevi la lettura, ripartite dall'inizio. Per facilitare il compito potete saltare al post Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina che troverete alla fine di questo post. Altra strada è quella di seguire l'etichetta o muovervi tra i vari capitoli. 


----- Capitolo Diciotto ----- 

A proposito di bestie: se dovessi fare una classifica degli animali che più adoro, al primo posto metto i delfini. Sono contento di essere nato gatto, ma se dovessi morire e poi poter ritornare in vita, come predicano certe religioni seguite dagli esseri umani, vorrei rinascere come delfino. 

Secondo me la vita del delfino è la migliore che un animale possa fare. Ogni giorno a zonzo per il mare. 

Li avevo visti soltanto per televisione ma dovevano essere anche molto intelligenti. Sembravano sempre di buon umore e il loro modo di comunicare - malgrado io non capisca un tubo di ciò che dicono - era a dir poco favoloso. Sembravano animali empatici e solidali, due delle migliori qualità per un essere vivente. 

Dopo i delfini venivano i felini. 

In ordine di preferenza c'erano i leoni maschi con la criniera nera - quelli che si vedevano spesso nei documentari realizzati nelle savane del Serengeti - subito dopo venivano i leopardi delle nevi che precedevano le tigri siberiane. 

La classifica continuava quindi con le tigri indiane, i ghepardi, le linci, i leopardi, i puma o leoni di montagna e i giaguari. Le pantere nere mi facevano paura e verso i ligre e i tigoni provavo solo una gran compassione. 

All’ultimo posto mettevo i gatti selvatici e gli ocelot a pari merito. Gli ocelot proprio non li capivo. 

Noi gatti domestici consideriamo, a torto o a ragione, i gatti selvatici alla stessa stregua di come gli esseri umani considerano gli uomini di Neardethal. Non andiamo molto d’accordo, anche perché siamo abbastanza simili ma viviamo in modo diverso e siamo in competizione. 

In ogni caso tutte le volte che in televisione trasmettevano dei documentari sui felini non me ne perdevo uno, benché il più delle volte fossero accompagnati da argomentazioni fasulle e plagianti. Mi allungavo sul divano, magari addosso a Marco e non mi perdevo una sequenza televisiva. 

Io amavo anche i serpenti. Quelli velenosi. Era una passione che avevo preso da Marco. Avrebbe dovuto fare l’erpetologo. In casa c'erano almeno mille libri che parlavano di serpenti. Marco li venerava. 

Ogni tanto lo sentivo dire che, se avesse un po’ di tempo a disposizione, avrebbe desiderato scrivere un trattato scientifico sui rettili. Non perdeva nulla di ciò che veniva trasmesso in televisione che li riguardava e trascorreva ore e ore sui siti tedeschi e americani che discorrevano di erpetologia. Non lo dovevi disturbare in quei momenti. 

Riconosceva le varie specie solo a vederle. Era un vero esperto. Spesso sentivo che diceva a Lisa che prima di morire avrebbe desiderato andare in Australia per vederli e magari toccarli dal vivo. L’Australia è la terra dei serpenti velenosi per chi non lo sapesse. 

Marco di ogni serpente conosceva, oltre al nome volgare e alla famiglia e al genere di appartenenza, anche il nome scientifico, ma dubito che li sapesse pronunciare correttamente. 

Per fortuna, nella nostra zona, a parte le vipere, di velenoso tra i rettili non c’era niente. Con i biacchi, con i saettoni e con le natrici quando li scovavi in campagna o in un bosco vicino c’era da divertirsi in mondo. 

Le natrici erano delle vigliacche spassose, facevano sempre finta di morire e inondavano l’area circostante con un odore nauseabondo che secernevano dal corpo. A me è successo un paio di volte. Non potevi avvicinarti. Un odore schifoso. I saettoni e i biacchi invece si comportavano in maniera diversa, erano più aggressivi, i biacchi specialmente. 

Con i biacchi non potevi mica scherzare sempre. Quando avevano raggiunto la maturità fisica erano capaci anche di soffocarti se riuscivano ad avvolgerti. Una volta ne vidi uno mangiare un pulcino, dopo averlo avvolto come un salame tra le sue spire. Insomma non vorrei finire nelle fauci di un biacco. 

Tra gli animali che odiavo, senza citare i cani - per ovvi motivi, che poi non sono neppure veritieri - c'erano le zecche. Sembrava che avessero un conto in sospeso con me. In determinati periodi dell’anno mi si attaccavano al pelo come il vischio. Non potevo tornare a casa dopo i miei giri di pattugliamento senza che una di loro si fosse appiccicata addosso. Succhiavano il mio sangue e diventavano grosse come otri. 

Non mi facevano paura, sia chiaro, ma davano fastidio e quando Lisa me le doveva togliere di dosso, a volte, era pure doloroso. Per eseguire questa semplice operazione usava una pinzetta per i peli del naso fabbricata direttamente nel paese dove vivevo. Non sapevo mai come comportarmi: sapevo che lo faceva per il mio bene ma quando strappava la zecca era proprio doloroso. 

Odiavo anche gli uccelli tipo passeri, fringuelli, rondini, merli e cardellini, quelli piccoli in poche parole. Lo so che non mi fa onore ma non li sopportavo proprio. Erano sempre lì a cinguettare sul mio territorio, defecavano e sporcavano dappertutto. 

Un paio li catturai, li torturai e li uccisi, ma non li mangiai. 

Fuori casa stavo molto attento alla dieta. Non accettavo cibo da nessuno e non mangiavo nulla di ciò che trovavo in terra. 

Di solito quando catturavo e ammazzavo qualche animale lo portavo da Marco e Lisa. Adagiavo il cadavere sullo zerbino davanti all’entrata. Gli portai degli uccellini, dei topi, un paio di lucertole e un ramarro. Non so se loro li mangiavano. Certo sparivano dallo zerbino. 

Magari li cucinavano per gli ospiti. 


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"Grazie per la lettura" 


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Il gatto che sognava di essere un delfino. Vista attraverso gli occhi di un gatto, una metafora sulla condizione umana. Un gatto che nello stesso tempo racconta le avventure della sua vita, dai primi istanti sino all'approssimarsi della morte. In vetrina, oggi, il post con tutti i capitoli pubblicati. Post che in seguito sarà destinato a raccogliere tutti i capitoli pubblicati al giovedì di ogni settimana... 
--->> Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina

4 commenti:

  1. Sempre più innamorata!
    Alessia

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  2. Sicuramente, il cervello dei gatti non funziona come quello degli umani. Ora, io capisco che abbiano una loro personalità, e poiché non possiamo parlare con loro, dobbiamo cercare di interpretarne il comportamento. Insomma, quello che sto cercando di dire è che non ho capito se i "regali" sullo zerbino siano una sorta di premio ai suoi proprietari, o una punizione ... 😀

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    Risposte
    1. Forse un giorno faremo un'intervista al gatto e lo sapremo

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