venerdì 1 febbraio 2019

Escile quelli che sono studiati

Spero non succeda, ma tra qualche anno, l'insegnante di turno, per chiamare alla lavagna (perdonatemi il romanticismo) gli alunni da interrogare, senza cercare sul registro, potrebbe dire: "Oggi sarò buono. Escile quelli che sono studiati". Perdonatemi ma io non ho resistito anche se non ho capito cosa significa in effetti una simile frase... 

Lunedì sul profilo twitter dell'Accademia della Crusca era argomentato il problema riguardo all'uso dei verbi transitivi per entrare, uscire, salire e scendere. Non entro in merito alla questione. Chi lo desidera può andare a leggere direttamente sul sito della Crusca e trarne le proprie conclusioni. 

Nel mio caso il discorso va alle radici del vero problema e si ricollega al titolo che ho usato, anche perché questo post è nato dopo che in un articolo trovato in rete ho letto la frase "quelli che sono studiati". 

La lingua è un portento e non deve essere banalizzata... 

Ora capisco bene che in certi contesti dialettali una simile frase "quelli che sono studiati" possa essere usata, ma una lingua che viene insegnata a scuola (sebbene io non abbia una buona considerazione delle istituzioni scolastiche) e che serve per mettere in comunicazione identità diverse dovrebbe usare una codifica specifica. Una lingua dovrebbe essere il più precisa possibile e non essere soggetta a interpretazioni. 

Non dovrebbe far piangere qualcuno e sorridere qualcun altro. 

La lingua è un portento e non deve essere banalizzata... 

Io a volte parlo il dialetto e ritengo debbano essere salvaguardati i dialetti. Con la gente che parla il mio dialetto parlo il dialetto e non la lingua italiana. Mi pare naturale e mi pare un criterio di buona educazione. Ma con chi non capisce il mio dialetto parlo la lingua italiana

Se sono in Inghilterra e sono a contatto con degli inglesi non parlo italiano, se non sono loro a chiedermelo, ma cerco di parlare inglese. Se sono in Spagna e la gente mi parla spagnolo, cerco di rispondere in spagnolo. 

Se cerco di imporre la mia lingua sono fuori luogo e sono soltanto un maleducato e un cafone. 

Ecco, a questo punto è facile intuire come io sia reazionario e conservatore su certe cose. 

Adoro il dialetto, ma solo quando è usato in contesti dialettali o quando è usato per avvalorare un periodo storico culturale, non per trasformare il presente a scopi politici o perché un meme sui social ha successo. 

La lingua è un portento e non deve essere banalizzata... 


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"Grazie per la lettura" 

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16 commenti:

  1. Mia zia siciliana - insegnante elementare! - "esce la macchina dal garage" con estrema naturalezza...il dialetto non può sottostare ai transitivi, rispetta altre grammatiche che derivano da generazioni e generazioni, e determinate locuzioni spadroneggiano senza che nessuno abbia a che ridire. Fino a che qualcuno non ne abbia a ridere..

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    1. Certo fin che è nell'ambito del dialetto mi sta bene, ma non devo imporlo come regola

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  2. Non ho letto l'intervento sul sito della Crusca, però l'altro giorno alla radio c'era un'intervista a una signora membro della crusca (se non ho capito male) che chiariva che in dialetto si possono usare certi costrutti ma non in italiano e che quindi il maestro/professore deve correggere queste cose a meno che non facciano parte di dialoghi che vogliono essere specificatamente in dialetto.

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    1. Esatto, quello che ho scritto io nel post. L'uso del dialetto deve essere specificato se fuori dal contesto

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  3. Dalle mie zone i dialetti fanno parte di origini che si tramandano anche nei bambini attraverso recite scolastiche.Paradossalmente è una cultura che tende a non far perdere le radici di alcuni valori esistiti ed esistenti nel termine dialettale proprio.

    Ma questo post non sminuisce affatto il dialetto,ma affronta con delicatezza una falsa copertura dietro il dialetto ,pur di evitare di ammettere un certo livello di ignoranza e peggio ancora se lo si impone come regola..

    Almeno è quello che io sento.

    L.

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    1. Hai capito bene: siamo sulla stessa lunghezza onda.
      Grazie L.

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  4. Hai ragione Ferruccio è una questione di buona educazione!E' giusto salvaguardare i dialetti, ma gli altri ti devono capire! Mia nonna romagnola, di umili origini, quando parlava con mio padre, veneto, traduceva in italiano ogni frase dialettale che le usciva involontariamente! Era spassosissima, ma pur non essendo "studiata" era educata! Un saluto Anna

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  5. Mai banalizzata, ma è anche qualcosa sempre in divenire, mai ferma. Assorbe, cambia, torna, perde... è così che funziona.
    In futuro non parleremo come oggi, così come oggi non parliamo come cinquant'anni fa.
    Poi la storia della Crusca fa capire che in realtà la lingua si capisce pure, ma bisogna agire sull'analfabetismo funzionale: è bastato che un giornalista capisse male per dare inizio a una sequela di fake news...

    Moz-

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    1. L'analfabetismo funzionale è la vera piaga, e sono d'accordo sulla lingua che evolve, ma non deve far ridere. Più che i "meme" mi ha scioccato un sito con quel "sono studiati"

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  6. Secondo me la lingua ha una sua evoluzione naturale, che può piacere o meno, ma non può essere arrestata. Non la metterei in una teca, anche potendo. Quello che mi domando è a cosa serva avere un'Accademia della Crusca. Se la consideriamo un'entità a protezione della lingua "pura", allora come si permette di sdoganare una schifezza e respingerne un'altra? Il loro parere vale quanto il mio o il tuo (nel qual caso temo che i verbi intransitivi resteranno tali). Se invece accettiamo che la lingua cambi continuamente, perché è viva, l'Accademia della Crusca può sparire tranquillamente. La lingua è un portento e non deve essere banalizzata. Hai espresso bene una realtà profonda, che va oltre le apparenze. Non credo che siano queste sciocchezze però a banalizzarla, quanto l'uso strumentale che se ne fa per convincere, per ingannare, per fingere.

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    1. L'evoluzione della lingua non si può fermare, però deve essere regolata. Il fatto che ognuno di noi sia "visibile" diversamente da qualche secolo fa è molto pericoloso. Non serve l'Accademia della crusca, sono d'accordo con te. Ma certe regole ci vogliono. Temo anche chi scrive k invece di ch e una certa terminologia, per conto mio, non può essere adottata globalmente e imposta se esce da ambienti locali

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  7. Una cosa è l'evoluzione della lingua, un'altra è parlare e scrivere come ignoranti.
    L'italiano è l'evoluzione del latino, ma non per questo ha stravolto le regole grammaticali, che servono per farsi capire.
    "Uscire il cane" è un errore e basta, puoi dirlo in dialetto, ma in un contesto professionale o in uno scritto sei solo ridicolo e fai la figura dell'ignorante.

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