giovedì 31 gennaio 2019

Il gatto che sognava di essere un delfino - Quattordicesimo capitolo

Eccoci al consueto appuntamento de giovedì con il romanzo Il gatto che sognava di essere un delfino siamo al quattordicesimo capitolo. Se è la prima volta che capitate sul mio blog attirati da questo titolo vi invito a fare un passo indietro. Ripartite dall'inizio. Per facilitare questo aspetto potete saltare al post Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina che troverete pure alla fine di questo post, altrimenti potete seguire l'etichetta o muovervi tra i vari capitoli. 


----- Capitolo Quattordici ----- 

Marco usò dei batuffoli di cotone colorato per fermare l’emorragia. Prima spruzzò dell’acqua ossigenata sulla ferita, poi premette con i batuffoli sul mio corpo, buttandoli quando erano inzuppati. Eseguì l’operazione varie volte, tamponando il sangue che non la smetteva di uscire, con molta delicatezza evitando di procurami altro dolore. 

Adesso, se fossi stato un umano, direi che avrei pensato di morire. Noi gatti, però, sappiamo riconoscere il momento adatto per scomparire per sempre verso il Ponte dell’arcobaleno. Le moine, tuttavia, con le persone che ci vogliono bene, le sappiamo fare. E che moine. 

«Sta morendo?» chiese Lisa. 

«Speriamo di no.» 

«Non è meglio avvertire un veterinario?» 

«Come? Dove andiamo a trovare un veterinario adesso? Dovremmo recuperare uno di quei disinfettanti per animali.» 

«Cosa?» 

«Tintura di iodio e della pomata sulfamidica. Dovremmo ricordarci di farne una scorta.» 

«Forse ne abbiamo.» 

«Sei sicura?» 

«Credo.» 

«Dove?» 

«Forse in bagno ne abbiamo, vado subito a controllare.» 

Non trovarono nulla che potesse essere utile per una cura efficace, ma non si diedero per vinti. Marco continuò a premere sulla ferita finché il sangue smise di uscire a flotti. Alla fine fui fasciato con della garza sulla zampa dopo che fu usata una quantità industriale di cotone emostatico per fermare l’emorragia. 

Un’esperienza che non dimenticherò mai. 

Ero rientrato ferito alle otto di sera e Lisa e Marco rimasero svegli sino alle due di notte ad accudirmi mentre ero adagiato sopra un foglio di giornale posato, per non sporcare, sul divano. 

Si ritirarono in camera solo quando mi videro muovere gli occhi e sollevare il muso. Ma tornarono a vedere come stavo due volte. Non dormirono molto quella notte, credo. 

Lisa era molto preoccupata. Mi spiaceva vederla così. Avrei voluto dirle che sarei guarito in fretta e che non avevo nulla di grave, ma sentivo di avere proprio il bisogno di riposare come mai avevo fatto in vita mia per recuperare le forze. 

La battaglia con Tigre era risultata terribile. Vedevo davanti ai miei occhi ancora i suoi artigli che affondavano nel mio pelo. 

Faticai a prendere sonno, con tutti i dolori che mi sentivo addosso per le botte. Mi limitai a chiudere gli occhi sicuro che non mi sarebbe accaduto nulla di grave e rimasi il più possibile immobile anche per timore di avviare di nuovo l’emorragia. 

Poi il giorno seguente Lisa, come aveva consigliato Marco, si recò in farmacia a comperare dei medicinali da usare nei momenti critici. Con la tintura di iodio e la pomata sulfamidica le ferite si cicatrizzarono in fretta. Per un paio di giorni non uscii di casa e mangiai il minimo indispensabile. 

In seguito, quando ripresi a fare la vita di sempre, mi ritrovai a controllare il territorio con un’appariscente e ridicola fasciatura bianca sulla zampa. Si staccò da sola a causa di tutte le leccate che ero solito darle. 


---------------

Torna al Capitolo Tredici - Vai al Capitolo Quindici 

--------------- 

"Grazie per la lettura" 

--------------- 

Il gatto che sognava di essere un delfino. Vista attraverso gli occhi di un gatto, una metafora sulla condizione umana. Un gatto che nello stesso tempo racconta le avventure della sua vita, dai primi istanti sino all'approssimarsi della morte. In vetrina, oggi, il post con tutti i capitoli pubblicati. Post che in seguito sarà destinato a raccogliere tutti i capitoli pubblicati al giovedì di ogni settimana... 
--->> Il gatto che sognava di essere un delfino in vetrina


10 commenti:

  1. Secondo me in questo capitolo c'è la vera essenza del gatto che, a differenza dei cani i quali, di fronte alle nostre cure e attenzioni ci venerano come dei, i felini, pensano che i dei sono loro.

    RispondiElimina
  2. Si infatti sto imparando a conoscere i gatti, che sinceramente conosco poco. Forse amerò di piu' il gatto di mia cugina, che vuole sempre entrare a casa mia! Un saluto Ferruccio, ormai questo è il mio appuntamento fisso del Giovedì!

    RispondiElimina
  3. Amo questo gatto sempre di più
    Alessia

    RispondiElimina
  4. Non sapevo ti fossi ispirato ad un gatto che viveva davvero con te...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. altrimenti sarebbe impossibile scrivere un romanzo del genere

      Elimina
  5. Bellissimo ! Il gatto che "pensa e parla" come un umano! Mi viene in mente "Die Verwandlung" di Kafka....!

    RispondiElimina

Questo blog ha i commenti in moderazione.

Info sulla Privacy