giovedì 3 gennaio 2019

Il gatto che sognava di essere un delfino - Decimo capitolo

Con Il gatto che sognava di essere un delfino siamo al Decimo capitolo. Se vi siete persi le pubblicazioni precedenti è molto semplice andare a ritroso e perdonatemi se non cambio molto questa introduzione. Naturalmente potete rileggere tutti capitoli seguendo i link alla fine del post. Oppure potete ricominciare dal primo capitolo se ancora non avete letto niente di questa storia. Potete servirvi anche dell'etichetta situata alla vostra destra. Buona lettura. 


----- Capitolo Dieci ----- 

A proposito di emozioni, non ricordo cosa provai la prima volta che mi feci una gatta. Perdonatemi, dico “feci una gatta” perché per noi non esiste fare l’amore. È un qualcosa del tutto istintivo e non lo rammento proprio. Credo nulla di speciale. La prima volta affrontai il fardello dell’accoppiamento so soltanto che rischiai di prendere un sacco di botte. 

Per noi gatti non c’è nulla di romantico nel farsi una micia. Non ha importanza che sia bella o brutta, basta che respiri e che sia sana. La maggior parte delle volte siamo lì che facciamo la fila con altri gatti, magari da due o tre giorni. Speri soltanto di avere buona sorte ed essere il primo a sodomizzarla e ti auguri di non lasciarci un po’ di pelo per i graffi che quella smorfiosetta su di giri ti rifila appena ti ritrai. 

Ma che colpa abbiamo noi se abbiamo un pene spinoso che le fa un male del diavolo? 

A parte questo, c’è da dire che gli umani non immaginano neppure l’odore che riescono a mandare in giro quelle femmine in estro. I profumi che usano le donne sono un incanto al confronto e decisamente più apprezzabili. 

Dunque, quella notte, eravamo in sei maschi in combutta per una gatta sola. Un po’ come quando i maschi umani corteggiano la stessa ragazza. 

Be’ insomma non proprio così a dirla tutta. Da noi non esistono regole cavalleresche. Il più forte, il più delle volte, è il primo che si accoppia e agli altri tocca il turno successivo. Ma con un po’ di furbizia si possono giocare alla grande le proprie carte. 

Sono sempre stato furbo con le gatte, ma non è il caso di vantarsi perché puoi tornartene a casa mezzo rotto anche se sei un genio di scaltrezza. In un amplesso con una gatta non c’è nulla di passionale. Devi stare attento perché le fai un male del diavolo e appena hai finito e hai lasciato il tuo seme non puoi tergiversare. Devi scappare, se non vuoi sentire i suoi artigli affondare sulla pelle del tuo muso. 

Gli artigli di una gatta non sono come uno schiaffo di una donna. Fanno male e se ti infettano non ti resta altra via che il Ponte dell’Arcobaleno. 

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"Grazie per la lettura"

10 commenti:

  1. A Ferruccio: Non so perché, ma mi è venuto il pensiero che con questo decimo capitolo ti sia "giocato" qualche lettrice più sensibile. 🤗

    Al gatto: Ti consiglierei la "masturbazione", così eviti di farti male. 🤗

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    1. Ciao Gennaro forse sarò insensibile ma a me è piaciuto,la "masturbazione" no, lasciamolo "sperimentare" con le gattine forse si innamorerà (romantica) Ciao :-)))

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    2. Grazie Anna,

      Credo che le fiabe e i racconti, debbano in ogni caso raccontare anche delle verità, forse è per questo che ho inserito questi passaggi "animaleschi" grazie a tutti e due!

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    3. Ciao Anna, in effetti, riconosco d'essere stato un po' cattivello col "sognatore", forse sono io l'insensibile. Bene, gli auguro di conoscere una gattina ultrasensibile come te, che gli doni bellissime sensazioni appassionate. Un saluto!!!! :-))

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    4. Vedremo cosa succederà Gennaro, questo gatto ci regalerò magari anche delle gioie! :-)

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  2. La sensibilità è sinonimo di bellezza,soprattutto verso la purezza di un bambino!
    Ho un piccolo racconto sul suo racconto che non lo scrivo per infliggerle chissà quale senso di colpa ,ma forse per tirare fuori una metafora della vita che diventa realtà dal momento in cui viene sfatata la "bellezza" ,riuscire a ricostruirla dal nulla ,perché dentro si sente che davvero esiste e i racconti interiori non mentono mai,è una sorta di elevazione a cui si giunge con devozione!

    Ero ai primi suoi racconti ,e un giorno accadde qualcosa di spiacevole,mi trovai a consolare l'anima di un bambino che soffriva terribilmente perché aveva perso da pochi minuti il suo animale di compagnia,un coniglietto.La cosa che mi venne in mente era leggere quelle sequenze di suoi racconti, e grazie a lei vidi le lacrime arrestarsi e un sorriso sulle labbra.Io non mi presi nessun merito,glielo assegnai a lei ,il racconto era suo.

    Far capire ad un bambino che la morte esiste e spesso porta via delle bellezze materiali,come gli animali, non esclude mai la possibilità di far comprendere di rivederle e riaverle ancora,bisogna solo trovare la forza di ripartire ma soprattutto di crederci!

    Mi dispiace Gianola che si sia punito in questo modo per far capire qualcosa a cui lei crede e in cui io sento profondamente.Strappare la bellezza per farla riemergere,questo è il merito che adesso le riconosco,grazie.

    Buona giornata!

    L.

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    1. "Strappare la bellezza per farla riemergere"
      Oh se riesco a fare questo sono davvero un "Bravo" scrittore
      Grazie L. e perdonami la presunzione che ho usato in questo commento

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  3. Io amo questo gatto
    Alessia

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