martedì 8 gennaio 2019

Come nascono le storie

Nino di Mei
Ci sono cose che sono in grado di condizionarci la vita in maniera profonda. Magari per tutta la vita e non lo sappiamo neppure. A volte sono cose che riteniamo senza importanza e rimangono sepolte nell'inconscio, poi in determinate condizioni si risvegliano e ci si trova di colpo ad avere delle risposte a quesiti che prima di quel momento sembravano insormontabili. Magari anche riguardo a come nascono certe storie che scrivo.

Difficilmente mi chiedo da dove vengono certe idee che metto nei miei racconti. Di solito parto da un'immagine e da esperienze del mio passato ben presenti nella mente o da un fatto che mi colpisce o che mi ha colpito. A volte magari da studi. Insomma le casistiche sono tante. 

Ci sono però alcuni racconti talmente fuori da questi schemi e dai contesti miei abituali che più di una volta mi sono domandato del perché li ho scritti e cosa, sopratutto, li ha ispirati. 

A volte tuttavia riesco a darmi una risposta... 

Un paio di settimane fa, per esempio, mi sono passati davanti agli occhi dei video musicali e tra questi c'era un video con una canzone delle Orme. Ricordo di come questa canzone mi piacesse molto quando ero bambino, tanto che fu una delle prime che imparai gli accordi per la chitarra. Ma fondamentale è il testo di quella canzone, Felona

Dico fondamentale perché mi ha fatto capire, riascoltandola, che le sfere contenute nel mio racconto Buio all'alba che cadono dal cielo dopo un buio improvviso, sono molto simili alle sfere di luce del brano firmato da Aldo Tagliapietra, Antonio Pagliuca e Gian Piero Reverberi

Luci che hanno dato vita a un racconto fantastico e metafisico, magari un po' diverso dalla mia produzione ma che non mi sento di ripudiare proprio perché il punto di partenza di questa storia era situato nel profondo del mio inconscio, finalmente decifrato. 

Be' forse, qualche colpa ce l'ha pure il quadro di Nino di Mei che ho inserito. 

Ora se volete leggere il racconto... 

Quella notte non successe nulla. Non sentì neppure sua moglie rincasare. Si svegliò e scorse la sua sagoma muoversi leggera tra le lenzuola. La donna aveva sistemato il cuscino di traverso nel letto per non farsi toccare, ma pareva tranquilla. Dormiva. 
Lui l’ascoltò russare piano, per alcuni minuti, come se stesse ascoltando il rumore delle onde del mare sulla battigia. Poi, prima di riaddormentarsi, guardò alla finestra l’alone emanato dai lampioni fuori in strada. Fu l’ultimo chiarore che distinse perché, quando il mattino, al primo squillo di sveglia, si ridestò e pigiò l’interruttore della luce non fu in grado di scorgere nulla... 
Ferruccio Gianola - Buio all'alba 


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"Grazie per la lettura"

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2 commenti:

  1. Sono andata a leggere il racconto, mi è piaciuto anche se un po' cupo
    Alessia

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