giovedì 27 dicembre 2018

Il gatto che sognava di essere un delfino - Nono capitolo

Come pensavo la pubblicazione delle puntate on line mi sta mostrando delle cose che non avevo messo in preventivo. Sono molto contento di questo aspetto. Certo ora sono al nono capitolo con il romanzo Il gatto che sognava di essere un delfino. Ma sono anche tornato indietro a fare delle correzioni sulle puntate precedenti. Come sempre vi riepilogo il meccanismo per poter ritornare ai capitoli precedenti. Potete leggerli seguendo i link alla fine del post. Oppure potete ricominciare dal primo capitolo se ancora non avete letto niente di questa storia. Potete servirvi anche dell'etichetta situata alla vostra destra. Buona lettura. 


----- Capitolo Nove ----- 

Scoprii la tragedia che condizionava la vita di Lisa e di Marco una sera che ebbero ospiti a cena. Non ricordo cosa prevedeva il festeggiamento, e cosa c’era in programma. Doveva essere l’inizio di novembre. Fu anche la sera che vidi per la prima volta la neve. 

Non so da chi partì la discussione. 

Le discussioni tra gli esseri umani sono talmente vuote e fatue che il più delle volte io non ascolto neppure. Li guardo mentre parlano e penso a tutt’altro. Ma non voglio vedere Lisa piangere per le cose misere della gente, potrei diventare un leone. 

Quella sera stavano parlando di figli ed educazione e presagivo che sarebbe accaduto qualcosa che non mi sarebbe piaciuto. Noi gatti siamo così, abbiamo davvero un sesto senso. 

«Perché non provate ad avere un altro figlio? Se aspetti ancora diventerai vecchia» disse a un tratto una delle persone presenti a cena, forse un po’ ubriaca. 

Mi svegliai dal torpore, alzai gli occhi e incrociai lo sguardo di Lisa. Il suo viso sbiancò improvvisamente e come se lo avessi sempre presagito capii che era successo qualcosa di grave nel suo passato. 

Adesso non accadde nulla che io fui in grado di intendere, ma nel giro di dieci minuti gli ospiti lasciarono l’appartamento. Marco li accompagnò all’uscita ma prima che tornasse, Lisa piangeva. 

«Non ci pensare» disse lui, mentre le accarezzava il volto e le asciugava con l’indice le lacrime dagli occhi e dal volto. «Vedrai che tutto si metterà a posto.» 

«Non voglio mettere al mondo un altro figlio con la paura di perderlo» disse Lisa tra i singhiozzi. «Morirei anch’io stavolta.» 

«Lisa, ti prego!» 

Avrei dovuto immaginare l’esistenza di un segreto nella loro vita. E fu doloroso scoprire che, quattro anni prima del mio arrivo, avevano perso un bimbo di nove mesi appena. 

Lisa si credeva responsabile. Non aveva nessuna colpa di ciò che era successo, ma la tragedia l’aveva, come era naturale, scossa e segnata in maniera profonda. Da quello che potei capire il bimbo era morto per una malformazione mai diagnosticata. Nessuno poteva saperlo. Solo l’autopsia che fecero sulla salma del piccolo in un secondo tempo poté stabilirlo. 

Lisa ne uscì devastata. Seppi che per un paio di anni era stata la paziente nello studio di un analista specializzato in casi simili. Adesso, sotto certi aspetti, era guarita e con il tempo aveva ripreso a fare la vita di sempre, almeno a livello superficiale, ma la realtà non è mai come appare. 

L’anima degli esseri umani è come un iceberg. Ognuno di loro vede una piccolissima parte dell’altro. Spesso gli umani sono degli iceberg addirittura per loro stessi e le colpe di cui si accusano, tenendole sott’acqua aumentano e s’ingrossano e travolgono il loro mondo come onde provocate da uno tsunami gigantesco. 

Gli umani dovrebbero ricordare che la serenità nella vita si ottiene quando si cancellano i ricordi del proprio passato, smettendola di angustiarsi per i fallimenti che si hanno avuto e per dolori vissuti. Dopotutto i dolori bisogna accettarli e non esistono fallimenti se il giorno dopo si è ancora in pista per cercare di fare del proprio meglio. È un fallimento quando si smette e una vigliaccata quando si trovano un sacco di scuse. 

Gli esseri umani non dovrebbero mai mettere la parola fine su niente. La fine c’è solo nei film e nei romanzi. Non dovrebbero accettare di vivere come zombie. Il più delle volte non ci si accorge neppure quando finisce la propria esistenza e dietro certe sconfitte spesso ci sono dei vantaggi positivi. 

A Lisa glielo suggerivo sempre. 

Ogni volta che al mattino apre gli occhi la gente dovrebbe darsi da fare per rendere quella giornata la migliore della propria esistenza: oggi, meglio di ieri, e domani meglio di oggi. Sempre. 

La gente non dovrebbe pensare a ieri perché diventerebbe rancorosa e non dovrebbe cercare di pensare al domani perché diventerebbe ansiosa oltre misura e soprattutto non potrebbe vivere l’adesso, che è la sola e l’unica cosa davvero reale... 

Non me la sentii quella sera di restare in casa. Mi feci accompagnare all’uscita e rimasi sconcertato quando vidi i fiocchi di neve cadere. La strada era completamente bianca. Feci diverse capriole su quel manto soffice neanche fossi ancora un cucciolo. 

Ero un po’ depresso a dire il vero, ma la novità della neve mi aiutò a superare la crisi. Beccai diversi grossi fiocchi bianchi in mezzo al muso ma non provai il fastidio che mi arrecava a volte la pioggia e qualche goccia d’acqua. Le mie zampe erano perfette per camminarci dentro e guardavo le orme che lasciavo con una sensazione di stupore che mai avevo provato prima. L’emozione fu indescrivibile. Feci diverse capriole del tutto indifferente al freddo. 

Gli umani non si rendono conto di tutti gli aspetti belli e deliziosi che ruotano attorno alla loro vita. Mi viene voglia di graffiarli tutte le volte che parlano e citano la noia, la cattiva sorte e si affidano alle lamentele. 

Dovrebbero osservare, una buona volta, le cose che gli capitano attorno per la loro essenza. Dovrebbero osservare la neve scendere senza pensare al disagio che può creare per strada mentre si cammina. Dovrebbero imparare ad apprezzare un temporale senza temere la grandine. 

Dovrebbero accettare la pioggia per quello che è. 

Non dovrebbero temere i lampi. 

Dovrebbero essere grati delle giornate ventose e delle burrasche e non dovrebbero lagnarsi per l’afa che caratterizza le giornate estive.  
Il bello del tempo che scorre è che non è mai uguale e che ogni volta fa provare delle nuove emozioni. 


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"Grazie per la lettura"

8 commenti:

  1. Ti confesso che ho sempre immaginato che dietro gli occhi di un gatto ci fosse tanta saggezza. Non appena ne incontro uno gli chiederò qualche buon suggerimento. È bello ciò che scrivi.

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  2. Questo gattino è meglio di un analista! Quante volte sono stata un'iceberg, e probabilmente lo sono ancora! A volte è un meccanismo di difesa, ma nel 2019 vorrei "sciogliermi" del tutto.
    Un saluto

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  3. Che tenero!
    Alessia

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  4. Questo gattino lo amo sempre di più, saggio e simpatico😉 ... bella la "sua "considerazione sul passato e sul presente, mai sentirsi finiti perché la parola fine è solo nei film !

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