giovedì 22 novembre 2018

Il gatto che sognava di essere un delfino - Quarto capitolo

Giovedì 22 novembre 2018. Consueto appuntamento con Il gatto che sognava di essere un delfino. Siamo al quarto capitolo. Per rileggere i capitoli precedenti basta seguire l'etichetta il gatto che sognava di essere un delfino. Oppure ci si può muovere con i link, all'inizio e alla fine del post. Naturalmente ci sono anche altri post che parlano di questo romanzo breve. Se è la prima volta che ne sentite parlare, sapete cosa fare... 


----- Capitolo Quattro ----- 

Non lasciai l’appartamento nei primi tre mesi che vissi lì. Il mondo all’esterno doveva essere gigantesco e pieno di misteri. Quando Lisa apriva la porta che dava sulle scale interne del palazzo la raggiungevo e stavo un poco sullo zerbino a rotolarmi e a curiosare, ma era sufficiente che spuntasse un estraneo per sparire in casa come un coniglio che scompare nel cappello di un mago. 

Sapevo che un giorno sarei dovuto uscire. Chi vuole grandi cose nella vita deve affrontare avventure e creare progetti maestosi e per realizzare ciò bisogna abbandonare il mondo confortevole e sicuro in cui si vive e di chi ti vuole bene. 

È un dilemma che caratterizza la vita anche di voi umani dopotutto, solo che il più delle volte usate come alibi le sicurezze che vi hanno costruito e inculcato nel vostro ambiente per non rischiare nulla. Vi arrabattate con la convinzione di essere arrivati soltanto perché qualcuno vi accondiscende, così completate il vostro ciclo vitale rosi dai rimpianti per le cose che non siete riusciti ad avere e per i progetti che non avete realizzato. 

Insomma il mio istinto sapeva che se volevo diventare un vero gatto un giorno o l’altro avrei dovuto lasciare la casa dove vivevo ed ero già combattuto. 

A volte ero tentato di uscire e andarmene in giro per il mondo, ma non basta essere coraggiosi, bisogna usare l’intelligenza e coltivare l’esperienza, specialmente quando hai già avuto occasione di conoscere il demonio. 

Nel mio caso il diavolo era un cane che passava la maggior parte del suo tempo sulle scale del palazzo. Non sapevo di che razza fosse. Più che altro abbaiava e rincorreva la gente quando usciva dagli appartamenti per le proprie esigenze quotidiane. Aveva una smorfiosa padroncina dai capelli lunghi, sottili e biondissimi. 

Era un cane di piccola taglia e i condomini, a dire il vero, se ne sbattevano, ma per me era proprio il demonio. Non potevo competere con lui in quei miei primi mesi di vita, ero troppo ingenuo e inesperto. E fifone. 

All'incirca un anno dopo le cose cambiarono. 

Successe una mattina. 

Doveva essere il mese di marzo, se ripenso al fresco che faceva. Ero sdraiato sullo zerbino davanti alla porta d’entrata dell’appartamento nell’attesa che Lisa si svegliasse e mi aprisse per farmi entrare. Avevo trascorso la notte fuori a fare zuffe e vi sarà facile intuire come potessi sentirmi. Ero stanco, affamato, irritato e con il pelo arruffato, con qualche graffio addosso e forse anche ferito vicino alle orecchie. Rudy, così si chiamava il cane, osò orinarmi addosso. Non lo aveva mai fatto prima di allora. Non mi procurò nessun vero dolore ma non ci vidi più dalla rabbia per l’offesa subita. 

Ebbi una reazione fulminea. Lo scontro durò un istante, non fu necessario perderci altro tempo. Mi ingobbii e lo graffiai d’istinto con la zampa destra. Lo azzannai vicino al naso, facendolo sanguinare. 

Rudy iniziò a guaire dolorante e sparì sulle scale del palazzo. Non vorrei esagerare ma lo udii lamentarsi per dieci minuti. 

Dopo quella volta nei miei confronti divenne remissivo e cauto. E amico. 

Questo vale anche per voi umani. Non fatevi mai intimidire dalle personalità forti. Il più delle volte sono semplici atteggiamenti intimidatori. Rispettate tutti ma non abbiate timore di nessuno. Costruitevi nella mente dei grandi obiettivi e sarete a vostro agio con chiunque. Non esistono re e regine in grado di soggiogarvi se vi amate e avete stima di voi stessi. Non sentitevi mai inadeguati per nessun motivo. È la cosa peggiore che potreste fare. 

Non avete idea di quello che sareste in grado di fare se fosse davvero necessario. Non adagiatevi accontentandovi di ciò che avete e sforzatevi di conoscere i vostri limiti. 

Ricordate che la paura che si prova e direttamente proporzionale al coraggio che si può manifestare ed è il coraggio che è solito consentire fare la differenza nella propria vita. 

I sogni si avverano solo quando si ha la temerarietà di portarli alla luce del sole, sradicandoli dal limbo di sicurezza e di pace passiva in cui si trovano. Vi giuro che non c’è niente di più semplice e non si tratta di una frase retorica. 

Comunque, tornando a noi, lasciando da parte Rudy, il coraggio e tutte le altre belle cose, era settembre quando lasciai l’appartamento la prima volta. 

Era un bel pomeriggio assolato e tiepido, senza una nube e con un bell’alito di vento in cielo e passai un paio di ore nel giardino intorno a casa a giocare con le foglie delle aiuole e a rincorrere lucertole che, poverine, cercavano di riscaldarsi al sole. 

Lisa e Marco rimasero tutto il tempo sul balcone a controllare che cosa combinassi. Erano preoccupati. Potevo cogliere le loro espressioni sul volto e mi divertivo a nascondermi e a spiarli. Non sembra perché sono tenero e grazioso, ma sono sempre stato un vero bastardo a sfruttare le emozioni degli altri, intesi come umani. 

Fu divertente. La giornata non era particolarmente calda e potei vedere qualcosa di diverso dalle cose di sempre. Ero stufo di sedie, di divani, di cestini, di gambe del letto e di specchi, di capriole in corridoio e soprattutto di agguati improvvisi ai piedi di Lisa. 

Me la spassai per bene. Inseguii una farfalla e feci un baio di balzi in aria che impressionarono pure me stesso. Ogni tanto mi riposavo sdraiandomi zampe all’aria sull’erba al sole. Annusai odori nuovi e provai belle sensazioni. 

Evitai però di andare oltre la ringhiera di cinta, quel giorno. Qualcosa mi diceva che non ero pronto. 

C’era ancora tempo per la scoperta del mondo. 


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"Grazie per la lettura"

2 commenti:

  1. Quanto è saggio questo micio! Conosce la vita meglio di tante persone che ha inquadrato perfettamente nel loro lamentarsi ma non prendere decisioni "forti"
    Mi piace questo gatto. Devi conoscerli bene per descriverlo così come realmente sono. Indipendenti sopra a tutto.

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    Risposte
    1. ahhah, vedremo più avanti se davvero li conosco!
      Grazie Patricia

      Elimina

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