giovedì 1 novembre 2018

Il gatto che sognava di essere un delfino - primo capitolo

Sono stufo di tergiversare e da un paio di settimane sto valutando l'ipotesi di postare il mio racconto lungo o romanzo breve, Il gatto che sognava di essere un delfino, sul blog. Le motivazioni sono diverse. Non lo voglio regalare ma voglio che abbia lettori. Dopotutto se dovesse avere successo e venire pubblicato da qualche casa editrice, il problema non sarebbe certo quello di averlo pubblicato on line. Non credo in un certo tipo di editoria personale e vendere cento ebook non avrebbe assolutamente senso per il mio modo di concepire il valore dell'arte. Metto il primo capitolo come esperimento e se lo desiderate dite cosa ne pensate di questa possibile e ipoteca strada... 


----- Capitolo Uno -----

Ricordo ben poco di mia madre. 

Quando mi presero e mi portarono via succhiavo ancora dai suoi capezzoli, perciò non chiedetemi se fosse bella o se mi somigliasse: sono dettagli senza importanza ai fini delle storie che voglio raccontare. 

Non ricordo nulla neppure dei miei fratelli, a parte i miagolii nella cuccia e il colore nero di uno di loro. In quei pochi giorni passati insieme non facemmo altro che lottare e sospingerci per trovare il posto migliore adatto a succhiare. 

Così, le memorie più vive che possiedo mi portano dentro una vasca da bagno bianca, illuminata dai raggi del sole che entravano dalla finestra aperta. 

Doveva trattarsi della stanza di una piccola mansarda situata in un palazzo nei dintorni di Milano, ma non posso confermarlo con certezza: non ho più avuto l’occasione di rivedere quel luogo dopo quella volta. 

Restai lì dentro a lungo, senza capire cosa stesse succedendo e cosa mi riservasse il futuro, con una ciotola piena d’acqua e un piattino contenente alcune fettine di prosciutto cotto sgrassato. 

Faceva caldo quella mattina e gli uccelli facevano capolino sul davanzale della finestra aperta nella speranza di trovare cibo. Mi rendevano nervoso ma era tutto ciò che potevo cogliere con lo sguardo sollevando il muso. 

Trascorsi le ore nel tentativo di risalire e uscire da quella specie di trappola smaltata di bianco, miagolando con la speranza che qualcuno mi sentisse e venisse in mio soccorso, ma la situazione sembrava senza via di uscita. 

Poi, all’improvviso, quando la mia sfiducia era giunta quasi al culmine, la porta si spalancò. Entrò una ragazza. Si abbassò per afferrarmi e mentre lo fece le sfiorai con le zampe i capelli sottili e lunghi. Aveva uno strano e buon odore. Questa sciocca però mi prese nel modo sbagliato e invece di afferrarmi per la collottola, come aveva sempre fatto mia madre, mi strinse le costole. 

Solo in seguito capii che non desiderava farmi del male, ma di primo acchito, d’istinto, le soffiai addosso e cercai di graffiarla. 

«Sei un leone» disse. 

Era molto graziosa, per essere una donna. Aveva i lineamenti del viso sottili e delicati. Indossava dei jeans e una maglietta bianca con un cuore stampato sopra che pareva vero. Mi guardò con curiosità, sollevandomi con la mano destra verso l’alto, e mi fisso a lungo. Poi rise come una bambina. 

Era Lisa e mi sarebbe rimasta accanto per il resto della vita. 


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Vai al Capitolo Due

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"Grazie per la lettura"

12 commenti:

  1. Complimenti molto bello.
    Ciao .

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  2. Gradito il punto di vista del gatto

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  3. Letto con piacere. Spero che arrivi anche il seguito.

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    1. Sì, il secondo e il terzo capitolo sono già in programmazione per i prossimi giovedì

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  4. Mi piace! Il mondo visto dagli occhi di un gattino che crescerà.
    Mi son sempre chiesta cosa pensano di noi. Bene! Ora leggendoti avrò la rispista

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  5. Ben scritto, punto di vista insolito, ma non troppo.

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    1. Grazie Daniele, il merito e tuo, quando lo pubblicherò ti farò una dedica!

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    2. Questo romanzo è nato per un caso sul tuo blog

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