sabato 13 ottobre 2018

L'arte umiliata

Non credo esista un periodo della storia in cui l'arte è umiliata e mortificata e offesa come adesso. Non siamo più in grado di scegliere e apprezzare con un effettivo senso critico il bello e accettiamo come arte ciò che ci viene imposto. Sia chiaro che intendo l'Arte (con la A maiuscola) vista come ogni forma artistica, sia visiva sia performativa: sia essa pittura, letteratura, musica, cinema, danza e via di seguito. Forse, siamo davvero soltanto delle capre... 

Deve piacere ciò che è imposto di piacere alla massa, se ti piace qualcosa di vero e personale sei fuori strada e resterai solo. 

Bisogna ascoltare ciò che è imposto di ascoltare alla massa, se ascolti qualcosa di unico sei fuori strada e ascolterai la musica da solo. 

Devi guardare ciò che è imposto di guardare, se guardi qualcosa di personale sei fuori strada e guarderai i quadri da solo e non troverai un museo di tuo gusto aperto in nessun luogo del mondo. 

Devi scrivere come è imposto di scrivere alla massa, se scrivi in modo personale e racconti quello che vedi, usando la tua testa, sei fuori strada. 

Devi pensare come è imposto di pensare alla massa, se pensi con il tuo cervello qualcosa non funzione... 

Risulta chiaro, spero si capisca, che sto parlando dell'arte intendendo il suo significato più ampio e complesso. Quell'arte, cioè, che mette insieme le attività umana usate per esprimere l'innata creatività e immaginazione di cui ognuno di noi è in possesso. E che nei millenni e nei secoli scorsi ha elevato la grandezza dello spirito umano solo grazie alla sensibilità e al gusto estetico di personaggi diventati immortali. 

Ma al giorno d'oggi, siamo sicuri che sia ancora questa l'arte che ci viene messa davanti agli occhi? 

La sensazione che pure il mondo artistico sia suggestionato da messaggi e valori (?) più che discutibili è lampante. Programmi e riviste in cui personalità senza arte né parte si trovano a fare da maestri e da giudici e in quei panni li ritrovi a paragonare opere, lavori, e libri immondi a capolavori immortali. 

La sensazione che sia solo una mera questione di denaro e visibilità a qualificare un progetto artistico è più che mai evidente. La sensazione che la cafonaggine e l'arroganza siano un qualcosa di caratteristico e di innato per gli pseudo-artisti attuali e fuor di dubbio. 

Ma quanto potrà resistere un mondo così fasullo

Cosa succederebbe se domani mattina fossimo davvero tutti sinceri e ricominciassimo a denominare arte la vera arte? 



"Grazie per la lettura" 

P.S. - Un giorno non ci resterà null'altro della m**** da mangiare ma la troveremo buona perché avremo dimenticato i veri sapori.

6 commenti:

  1. Merda d’artista è un opera d’arte di Piero Manzoni del 1961.
    Tra i significati che gli attribuiscono c’è anche quello polemica verso il mercato del arte contemporanea.
    Mi sembra che con la tua più che giusta riflessione hai centrato il problema di come viene considerata l’arte globalmente nelle sue diverse forme al giorno d’oggi.
    Siamo e continueremo ad essere una società consumistica che “brucia” tutto troppo in fretta.
    Che non sa più soffermarsi ad ammirare e capire cos’è veramente bello .
    Speriamo in meglio per il futuro...me lo auguro.
    Ciao

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  2. È questione di denaro, Ferruccio. Chi ne ha comanda e chi lo vuole si sottomette.

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  3. Più che stupirmi di cosa viene considerato arte (in fondo ogni periodo ha avuto le sue mode), mi stupisco del fatto che molte persone demandino agli "esperti" la valutazione di cosa è bello e cosa no. Come se ognuno di noi non possedesse un proprio senso della bellezza, che può trovarsi d'accordo con quello delle altre persone, ma anche no. Davvero deve essere qualcun altro a dirci cosa è artistico? E anche: davvero ci piace credere che la valutazione abbia una pretesa di oggettività?

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