venerdì 19 ottobre 2018

La scrittura ad alta voce

Il blogging è, per molti versi, la scrittura ad alta voce. Negli ultimi dieci anni, il blogging ha trasformato il mondo editoriale, piaccia o meno. Un blog offre la possibilità a chiunque lo desideri di scrivere e pubblicare qualsiasi cosa, qualsiasi sia il tema, da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Contenuti che diventano immediatamente disponibili - in teoria - a milioni, se non a miliardi, di persone in tutto il mondo. 

Quando ero poco più di un adolescente, chiuso tra le pareti di una camera - che fosse la mia di casa o quella di una pensione sul viale Monza a Milano - facevo i miei primi esperimenti di scrittura. Raccoglievo pensieri, frasi, immagini, piccoli racconti. Spesso erano cose ignobili, me ne rendo conto, neppure molto originali, scopiazzate dagli artisti pop che andavano in quel momento. 

Nulla di speciale insomma. Ma dopotutto non uscivano da quel notes o da quella agenda. Restavano lì in attesa di chissà che cosa, senza che nessuno, a parte il sottoscritto, ci buttasse gli occhi. Forse da qualche parte, è assai probabile, ci sono ancora quelle agende: devo solo andare a cercarle. 

Così non è con il blogging, ovviamente. Certo, molte volte si può pensare che accada lo stesso, si può pensare che nessuno si accorga dei nostri post. Molte volte, può sembrare che i nostri articoli passano nel disinteresse generale. 

A volte può succedere di cogliere in qualcuno addirittura il desiderio di vederli boicottati. Ma in ogni occasione che pubblichiamo un articolo è come se lo stessimo gridando al mondo

Quello che pubblichiamo è teoricamente disponibile a tutti coloro che hanno accesso alla rete. Se non è adesso, è domani e se non è domani a tra una settimana o un anno. 

Possono vedere i nostri contributi sia nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico sia ai piedi del Monte Everest. Ci possono leggere a New York, a Roma e pure a Taipei, senza dimenticare che pure in una tenda tra le dune del Sahara è possibile far sentire la nostra voce. Ci possono leggere mentre sono in spiaggia, o mentre sono in ufficio. Ci possono leggere mentre si recano in treno al lavoro. Ci possono leggere da casa... 

Non è così scontato che ci sentano. Non è così sicuro che ci leggano. Ma noi lo stiamo facendo ad alta voce. Ad alta voce raccontiamo le nostre storie e trasmettiamo i nostri valori. 

Lunga vita ai blog


"Grazie per la lettura"

8 commenti:

  1. Sicché, tu prima scrivevi cose ignobili? :-D

    Beh, fino a qualche anno fa, anch'io ho fatto - a mio avviso - l'errore di scrivere sul blog notizie di attualità. Insomma, come molti altri blogger, utilizzavo la mia piattaforma quasi fosse un "giornale", scimmiottando i giornalisti, utilizzando nient'altro che parole fredde. Poi, il narratore che è in me ha preso l'iniziativa e ha cominciato a trasformare quelle parole fredde in una scrittura più calda e gioiosa, immaginando, o fantasticando, che avrebbe suscitato l'interesse dei lettori.

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    1. Infatti, Gennaro, io provo a essere originale e credo sia quella la strada da seguire. Grazie

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  2. Bella definizione del blog la tua. La scrittura ad alta voce.
    Mi piace! Dà l'impressione di un qualcosa di ancora più forte del semplice scrivere on line.
    E ad alta voce esprimiamo i nostri sentimenti, le idee... ci mettiamo in piazza per dire "oh, ragazzi! Ci sono anh'io e dico...."

    Ci leggerano? Non ci leggeranno? Intenderanno cosa veramente volevo dire oppure no? Non ci è modo di sapere completamente tutte queste cose ma non importa. Qualcuno, a rappresentanza di tutti gli altri lo fa.
    Buon pomeriggio!

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    1. Io sono convinto che la scrittura online non sia da serie b, se lo faccio seriamente, ovvio

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    2. Ovviamente! Ti dirò che costa anche fatica mentale cercare di aver sempre qualcosa da scrivere che non sia poi troppo banale o insulso.

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  3. Sono d'accordo proprio lì è il bello! I tuoi articoli sono sempre molto interessanti.
    Buona giornata

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