domenica 28 ottobre 2018

La cucina meneghina di Dino Buzzati

Si dice che allo scrittore Dino Buzzati non piacesse la cucina milanese o meneghina che dir si voglia. In alcuni articoli non ne parlò particolarmente bene e disse che i ristoranti milanesi ai suoi tempi erano scadenti e si interessavano solo al numero dei coperti. Ma Buzzati mangiava e beveva poco e forse questo aspetto non lo faceva un buon cliente, anche se provocatoriamente in un'intervista disse che se fosse stato possibile sarebbe vissuto a salumi e a zamponi e a selvaggina, in poche parole con tutto ciò che produceva alta tensione, ipertensione e colesterolo. E aggiunse anche che se non gli avesse fatto male, si sarebbe sbronzato tutte le sere. 

Se penso al cibo di Milano mi passa davanti agli occhi la mia vita. Lo dico sul serio. A Milano ho trascorso e vissuto tra gli anni più intensi e nutrienti della mia esistenza. 

Se penso al cibo di Milano, penso al risotto giallo con l'ossobuco, penso alle caldarroste agli angoli dei viali tra la nebbia novembrina e il grigio delle fabbriche che ancora intasavano la città. Penso alla classica michetta dei forni artigianali situati nelle vie trasversali ai grandi corsi. Penso alla cotoletta e al lesso, con il brodo usato per fare la pastina. Oppure penso al brasato con la polenta. Tutte cose con cui sono cresciuto. 

Milano è stata la città protagonista durante il periodo della mia vita in cui ho avuto più fame e bisogno di nutrirmi: l'adolescenza e quindi penso vi sia facile intuire il significato di questo post...

Mi ricordo del ristorante di una bocciofila sulla Martesana all'altezza di Gorla, come mi ricordo un paio di trattorie tipiche che si trovavano a ridosso del Viale Monza, poste in piccole stradine laterali. 

Ricordo ancora il primo ristorante in cui sono entrato a Milano: un locale situato in Via tonale e ricordo ovviamente le lasagne al forno scelte per la prima volta in un menù alla carta (prima di allora ero sempre andato in ristoranti in occasioni di matrimoni, gite e cose del genere con il menù fisso ovviamente).  

Ricordo poi il panino con la frittata in Stazione Centrale e la schiscetta che vidi per le prime volte nelle mani degli operai con i quali ho lavorato. 

Ecco, forse Dino Buzzati è soltanto un gancio e un pretesto per questo nostalgico articolo di fine ottobre, ma mai come oggi mi sono sentito meneghino di adozione come il grande scrittore. 



"Grazie per la lettura" 

Fonti - Al ristorante con Buzzati 

2 commenti:

  1. La cucina italiana è molto ricca e varia, ogni regione ha le sue grandi specialità.
    Saluti a presto.

    RispondiElimina

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