domenica 14 ottobre 2018

Il cibo di una volta

Premana
C'è un'immagine nella mia memoria che non riesco a debellare: è un'immagine in cui io sono molto piccolo e mangio degli gnocchi di patate da una scodella di legno vicino al camino in una baita d'alpeggio. Potrei quasi collegare quell'immagine a "le madeleine" di Marcel Proust se non fosse per il salato al posto del dolce e per il prestigio dello scrittore francese rispetto al sottoscritto. Ma intanto mi basta per ricordarmi certi sapori del cibo di una volta, sapori mai veramente dimenticati e visto che oggi è domenica... 

Dalle mia parti, Premana - il paese disegnato a pastello che vedete nell'immagine - è un corso una due giorni di rivisitazione storica. Penso sia possibile, sul percorso, mangiare piatti e pietanze risalenti come ricettario (se così si può definire) a diverse decine di anni fa. 

Ora può sembrare quasi un'eresia ma vi confesso che certi sapori della mia infanzia sono quasi scomparsi del tutto. L'immagine degli gnocchi descritta nel primo paragrafo è solo un esempio di piatti che mi riportano indietro nel tempo come in un mondo Proustiano

Lo stesso periodo dell'anno che stiamo attraversando - l'autunno - mi mette davanti agli occhi anche le padelle nere e foracchiate per le caldarroste sul focolare nella baita alla periferia del paese. Ma i sapori antichi coprono un largo spazio di tempo... 

Penso per esempio alla polenta girata ancora con il bastone a mano e cotta nel paiolo sul focolare improvvisato in riva al fiume. Quella che noi bambini poi appallotolavamo prima di mangiarla e l'accompagnavamo a quella mortadella cotta e talmente forte e saporita che cambiava il gusto delle bibite che rinfrescavano il palato. 

E poi i formaggi messi sulle assi di legno delle latterie a stagionare e le ricotte fresche dei pastori avvolte nelle felci. La pancetta e i salami nostrani dei contadini che ti fanno risognare i film di inizio novecento. 

Il miele e le scodelle di mirtilli con il vino e lo zucchero. Poi le torte caserecce - salate o dolci - create con gli avanzi, quelle che comparivano sulle tavole nei periodi di festa. Il pane di segale, la torta che si faceva nel periodo pasquale con le uova nostrane. 

Certi pietanze magari non erano da gourmet, un po' come il recipiente che non mancava mai: quello con delle patate e delle castagne lesse quando si andava a trovare qualche zia anziana e zitella. 

Ora non so neppure che pane acquistare: la scelta è troppo vasta. 



"Grazie per la lettura"


12 commenti:

  1. Gran bel post, nostalgico e veritiero. Grazie per averlo scritto.

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  2. E' vero, sembrano passati 100 anni (non me ne volere Ferruccio :)), bel post e sagace la riflessione finale.

    Ma fortunatamente dalle mie parti c'è ancora aria di tradizione in cucina :)

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    1. Dalla tue parti vive la cucina migliore del mondo

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    2. per me è la migliore, ma sono di parte :D

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    3. Le vacanze da bambino a Viserba e Cesenatico mi hanno insegnato molto

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  3. I cibi di una volta oramai sono una rarità, io ogni tanto mi cimento nella prreparazione di quei piatti che mia nonna preparava con amore e tanta semplicità e ti garantisco che ogniqualvolta lo faccio, riscuotono sempre un gran successo 😉

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  4. Anche dalle mie parti è viva la tradizione.
    Fra poco in un paese qua vicino ci sarà la “sagra della zucca”.
    Parli di torte caserecce fatte con il pane raffermo e mi torna in mente la pinza ( non son se lo conosci?) ,un dolce fatto con mandorle pinoli uvetta e grappa oltre al pane e il latte.
    Lo mangio ora quando la fa mia madre , quando la faceva mia nonna invece no.
    Poi le castagne cucinate allora sulla stufa economica di mia nonna...adesso le ritrovo nelle sagre paesane ma no hanno più lo stesso sapore.
    Buona domenica

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    1. Non conosco la "pinza" e non ho ancora capito di quale zona sei: Veneto? Friuli?

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  5. La pinza è un dolce veneto della tradizione contadina.
    Io son della provincia di Venezia.
    Ciao

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