martedì 11 settembre 2018

Il distacco dalle emozioni

Ci sono articoli che nascono per caso, spesso senza sapere il perché. Ti ritrovi lì a scriverli all'improvviso. Quando nascono non hanno neppure un titolo e neppure un'etichetta da inserire sul blog per essere rintracciati in un secondo tempo. Ma sono necessari quando arrivano. Eccome lo sono. 

L'undici settembre del 2017, esattamente un anno fa, è morta mia madre. Non ne ho mai parlato apertamente nei miei articoli anche perché trattandosi di fatto molto personale, manifestare un certo tipo di emozioni può essere frainteso. Inoltre, in casi del genere, è facile cadere nella retorica e apparire diversi da quello che si è. Perciò mi sono sempre trattenuto. 

Devo però confessare che a distanza di un anno l'evento avverso ha lasciato il segno. Per certe cose, seppure è la natura stessa a richiederle, non si è mai veramente pronti e ciò che si sperimenta e si prova ti danno idea di quanto siamo piccoli nel nostro essere umani. 

Inutile che cerchi di descrivere come a volte sento la mancanza di mia madre, un anno è davvero troppo poco per superare un lutto, ma immagino possiate capirlo e immagino che sia del tutto naturale. 

Tuttavia ciò che più mi ha sconcertato e la poca importanza che da allora ho dato e sto dando a tutte le altre cose, come se la morte di mia madre mi abbia paradossalmente insegnato l'importanza del distacco dalle emozioni

Insomma, come la morte di mia madre mi abbia insegnato a dare il giusto peso alle altre faccende che ci ruotano intorno e a mettere al centro di tutto solo ciò che abbiamo di più prezioso e vero: il nostro battito, il nostro respiro, il nostro sangue... 

Ora non so se si tratta di un fenomeno che sto vivendo in maniera passeggera o se è un qualcosa che mi ha cambiato o che mi sta cambiando radicalmente. 

La percezione che certe situazioni non le viva più come qualche anno fa è più che una certezza e che non sia più in grado di tollerare la superficialità e lo spreco di tempo è un dato di fatto. 

Per esempio, in vita mia,  non ho mai percepito così con disincanto il desiderio di possesso.  Per tutto. Per le persone. Per le cose. Per le discussioni. Per un paio di occhiali da sole che si perdono. Per una camicia che si rompe. Potrei andare avanti all'infinito a fare la lista e gli esempi. Non me ne faccio nulla. 

Tuttavia, devo essere sincero anche nell'ammettere che non considero affatto tutto questo un aspetto negativo ma bensì il contrario, perché mi rendo conto che imparando a essere più compassionevole ed empatico con chi entro in contatto ho tutto da guadagnare. 



"Grazie per la lettura"

16 commenti:

  1. Insomma, un ultimo grandissimo insegnamento di vita.
    Un abbraccione.

    Moz-

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  2. Non so se ti è arrivato il commento. Blogger mi ha segnalato un errore.
    SE questo commento fosse doppio cancellalo pure.

    Ci sono eventi nella vita che ci cambiano profondamente senza che ce ne rendiamo conto. La morte di un genitore, di un figlio, di un amico carissimo ne fanno parte.
    Il momento che stai vivendo è in "corso d'opera". Ti cambierà ancora. Ti farà ancora scoprire cose a cui non avevi mai fatto caso o dato peso. E' così per tutti.
    Continuerà anche a farlo nel corso degli anni anche se sarà meno doloroso.
    Il 12 luglio di ogni anno alle 10 del mattino guardo automaticamente l'ora. Era il 1986. Morì mio papà. Mi manca ancora oggi.
    Un bacione Ferruccio

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    1. Mio papà invece è morto nel 1996, il due aprile alle quattro del pomeriggio. Ero a Venezia dentro il palazzo Ducale. Con i suoi quadri ce l'ho davanti tutti i giorni. Invece di mia mamma mi sono tenuto le ceneri. Grazie.

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  3. Forse nell'utimo paragrafo c'è una E di troppo.
    Comunque qualcuno mi disse che perdere i genitori è come perdere le radici della tua esistenza.
    Non so se l'ho inteso correttamente ma può darsi che il tuo desiderio di possesso sia la contropartita all'abbandono che ti e capitato.
    Mi spiace , ciao

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    1. Grazie Max, l'ho vista la "e" e correggo. Le scrivo queste cose, per cercare di capirle

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  4. Ferruccio, un abbraccio anche da parte mia. Mi hai commosso.
    Leggendoti ho pensato ai miei anziani genitori. A come li guardo e parlo loro quando vado a trovarli, con quel senso misto prematura tristezza e nostalgia, puntualmente nascoste da battute a volte stupide che dovrebbero tirare su il morale, e sorrisi che mi sono cucito sul viso, non voglio capiscano a cosa sto pensando. Non so perché accade ma accade. Ancora un abbraccio e grazie per l'opportunità che dai attraverso la tua spontaneità di accogliere la mia. Grazie

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  5. Credo che il distacco di cui parli - che poi non significa vivere le situazioni con freddezza - sia un grande passo avanti. E' così facile attribuire troppa importanza a cose che non ne hanno.

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  6. .
    Quando parlavo di contropartita al senso di abbandono con il desiderio di possesso avevo inteso male quello che volevi dire.
    Affermavi invece il contrario ...non sei possessivo.
    Ok adesso è tutto chiaro.
    Ciao

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    1. "con disincanto il desiderio di possesso"
      Grazie a te

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  7. La mancanza della mamma è come recidere con un taglio netto il cordone ombelicale .

    E' un dolore grande , per me piu' di quando e' mancato il papa' che era malato di alzheimer , quindi con una patologia molto grave , per cui ce lo si aspettava ...ma la mamma per quel che Mi riguarda viveva da 5 anni con mio fratello e cognata e ....lasciamo perdere una storia molto molto triste per questo il mio dolore non passera' mai .

    Coraggio un abbraccio se permetti .

    Rosy

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    1. Quando è morto mio padre, la mia mamma ha fatto da filtro, si è caricata tutto sulle sue spalle. Mi mamma si è ammalata di tumore e in cinque mesi si è consumata: è stato quasi irreale.
      Ti ringrazio

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