domenica 16 settembre 2018

Deperimento organico a Roma

La prima volta che sentii parlare de' Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach fu a Roma. Fu durante il servizio militare. Una mattina marcai visita e venni ricoverato per deperimento organico in ospedale. Non fui per fortuna mandato al Celio, l'ospedale militare, ma venni ricoverato nella piccola clinica che si trovava a Cecchignola. In camerata conobbi un ragazzo che stava leggendo quel libro. 

Sono tra coloro che non sono per nulla soddisfatti di come hanno passato l'anno del servizio militare. Non lo rifarei nel modo in cui l'ho fatto, anche se forse sono stato fortunato. Far parte della banda musicale a Roma per molti sarebbe stata una chicca. 

Il fatto è che non si suonava molto, ero troppo lontano da casa e in più credo di aver sofferto la fame. Ora, è paradossale questo ultimo aspetto perché durante tutto l'anno di leva ho avuto il terrore di ingrassare, ma se ci penso a molto tempo di distanza ci sono episodi che mi fanno proprio pensare alla fame. 

Uno di questi episodi lo collego un po' all'introduzione di questo post, che lego anche al racconto de' Il gabbiano Jonathan Livingston. Successe che in pieno inverno, complice un po' di influenza marcai visita e fui ricoverato in una clinica che si trovava nel complesso delle caserme della Cecchignola

Lì dentro conobbi una specie di infermiere, in realtà era un militare come me, che si occupava di assistere il dentista militare. 

Era delle mie zone e mi chiese se volevo prendere il suo posto, visto che lui a giorni sarebbe andato a casa per sessanta giorni come licenza di convalescenza. Mi bastava accettare, trascorrere quaranta giorni nella clinica ad aiutare il medico come segretario e assistente di poltrona e poi mi sarei fatto due mesi a casa di convalescenza. 

Accettai e mi fu diagnosticato un deperimento organico. 

Ora non è il caso di raccontare dettagli su quello che facevo effettivamente e di come i miei a casa si rivolsero ai carabinieri per avere notizie sul mio conto e neppure non è il caso di parlare (sempre che non lo vogliate fare voi in un commento) del racconto e dell'autore che mi è servito come gancio, vi basta cliccare sul nome nel paragrafo iniziale per avere sotto mano tutti gli articoli che parlano di lui. 

Mi limito solo ad aggiungere che di notte mi alzavo e giravo per la camere illuminate da una piccola luce azzurrognola e andavo alla ricerca di un cestino dove le suore che si occupavano della cucina tenevano il pane raffermo. 

A volte non trovavo nulla, ma a volte c'era ancora qualche michetta in giro del giorno prima: uno dei pochi alimenti commestibili a cui si poteva attingere per saziare la fame. 

A proposito voi non avete mai sofferto la fame? 


"Grazie per la lettura"

12 commenti:

  1. Io ho sofferto la fame una sola volta, in occasione della mia unica maratona podistica di 42 km, ricordo che mangiai un limone intero ad un punto di ristoro: succo, polpa e buccia. Ero impreparato e stravolto.
    Per quanto riguarda il militare pensa che io ci abito nei dintorni della Cecchignola. Li odio profondamente dal 1980, anno del mio servizio di leva. E davanti la Cecchignola ci passo praticamente tutti i giorni. Abolirei l'esercito in un amen, con la sua inutilità, i suoi sprechi e quella sua burocrazia fuori del tempo.

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  2. Quasi anzi senza il quasi .
    Io te lo invidio quel deperimento perché a causa del servizio militare .
    Tu almeno lo hai fatto.
    Io son stato esonerato per esubero di gente e me ne sono dispiaciuto un casino.
    Adesso non sto a spiegarti il perché e ma è come se la vita mi avesse sbattuto la porta in faccia.
    Mi fosse stata negata un occasione.
    Conosco anche chi ha pianto quando ha finito il servizio di leva.
    No non ho mai sofferto la fame.
    Ciao

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    1. Per me è stato un anno buttato via. Magari dipende dal fatto che ho fatto tre anni di collegio ed è un po' la stessa cosa.
      Ciao!

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  3. Ovviamente mai fatto il servizio di leva e per fortuna direi. Col mio caratterino avrei fatto mesi di cella di rigore ahhahahaha
    La fame nemmeno. Mangio e lo conferma la bilancia :)

    Sul servizio militare non so che dire. SErve? Non serve?
    Dipende forse da come lo si fa e da dove lo si fa.

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    1. A 14 anni, per motivi di studio, sono andato a Milano in collegio, quindi mi sono dovuto staccare dal mio ambiente e adeguarmi a certe nuove situazioni. Di conseguenza ho trovato l'anno di militare inutile, anzi proprio buttato via... Se potessi me lo farei rimborsare

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  4. Non credo di essere mai andata oltre il semplice appetito. Sentirti raccontare mi fa pensare come mi sembri remota l'idea della fame, mentre non è remota né nello spazio, né nel tempo. Quanto al servizio di leva obbligatorio, sentivo sempre dire con soddisfazione "ai ragazzi fa bene, tornano cresciuti". Io pensavo che tutte le sofferenze ci fanno crescere, quando non soccombiamo, eppure nessuno ne parla dicendo che sono utili. I racconti di chi tornava erano spesso una galleria degli orrori per me, bambina timida e coccolata.

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    1. Senza toccare il tema del militare inteso come soggetto, 100 anni fa il servizio militare permetteva a un contadino che faceva una vita del cavolo in un remoto paese alpino di vedere il mare, di sentire parlare la lingua italiana, di salire su un treno, di calzare delle scarpe... Dal mero punto di vista sociologico le aperture e gli aspetti positivi erano maggiori di quelli negativi per come era la vita allora, ma adesso è anacronistico

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  5. Caspita si vede che il cibo era immangiabile! Molto interessante questo racconto autobiografico! La fame l’ho sofferta per modo di dire nei quattro giorni che avevo parecchi punti sulla lingua. Mi davano dei nutrimenti da bere quindi era una fame di tipo psicologico soltanto...la frustrazione di non poter mangiare. Ciao, buona settimana!

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    1. Ho avuto anche degli incidenti. Una volta sono stato una settimana sotto flebo ma non ricordo di aver patito la fame come a militare

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  6. Cecchignola località dove svolse il servizio militare mio padre, nominava spesso quel posto!

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