domenica 1 luglio 2018

Tempo da picnic

Ogni volta che mi capita di leggere i capitoli di Fiesta. I capitoli in cui Jack Barnes - l'io narrante e alter ego di Ernest Hemingway - e l'amico Bill Gordon si fanno preparare il pranzo al sacco presso la locanda in cui alloggiano e vanno a pescare sui torrenti nei dintorni di Burguete, io penso ai picnic estivi. Forse sarà che questo è proprio il tempo da picnic o forse dipenderà di chissà quale altra situazione ma oggi, visto che è domenica ed è giorno di cucina letteraria mi tocca parlarne... 

La narrativa di Hemingway è piena di momenti in cui si può ricavare un picnic, se mi permettete di scriverlo, anche perché nella tensione drammatica della sua narrativa mica ha quel significato, ma rapportati ai ricordi, forse... 

Ecco, io ho citato Fiesta per cominciare, ma ci sono una miriade di racconti e brani di romanzo dove il nostro scrittore si fa per così dire un picnic. Splendido, a tal proposito - ma dopotutto ne ho parlato più volte - quello che compare in Grande fiume dai due cuori, con il giovane Nick Adams accampato sulle rive di un fiume nel Michigan

Ma anche l'Hemingway con la sorellina in L'ultimo paesaggio vero trasmette tenerezza. Ma mica finiscono lì, si potrebbe andare avanti per mezza giornata a parlarne. 

Adesso, però, bastano questi dettagli di carattere letterario per farmi ripensare ai picnic estivi e alla piacevole sensazione di divorare un panino in mezzo a un bosco, oppure sulle rive di un torrente o sdraiato sull'erba di un pianoro a guardare l'orizzonte dopo aver camminato per ore. 

Ripensare ai picnic mi riporta anche più indietro nel tempo e mi fa ripensare a certi sapori e a certi alimenti che mangiavo o che la mia mamma comprava appositamente quando c'era un ballo un picnic o un in giro in montagna. 

Mi ricordo il formaggio emmenthal tagliato spesso e le fette di arrosto freddo tagliate spesse e poi il termos con un po' di tè e poi la ricerca di un posto dove sedersi, lontano dagli insetti, dalla mosche. dai tafani e dalle cavallette. 

Un posto dove il vento non poteva investirti alle spalle. 

Mi sembra di essere lì. 

E poi il silenzio mentre si mangiava e magari il suono dei campanacci delle mucche in lontananza oppure lo scorrere dell'acqua di un ruscello. 

Momenti che mai dimenticherò e che si ravvivano ogni volta che mi tornano in mente. 



"Grazie per la lettura"

2 commenti:

  1. Per me i picnic sono primaverili, aprile e maggio.
    In estate fa troppo caldo, mi concedo giusto delle arrostite. Ma i picnic tipo scampagnate, per me, davvero solo primavera :)

    Moz-

    RispondiElimina

Chi commenta su questo sito lo potrà fare solo da loggato con Google. Deve quindi essere consapevole che il suo username resterà inserito nella pagina web e sarà cliccabile. Potrà portare al Profilo di Blogger o a quello di Google+ a seconda della impostazione che si è scelta.
Info sulla Privacy