giovedì 10 maggio 2018

Privacy, uno dei dei termini più abusati di questo secolo

Come immagino sappiate il 26 maggio, tra un paio di settimane dunque, entrerà in vigore definitivamente il Regolamento dell'Unione Europea in materia di trattamento di dati personali (GDPR) e da una parte e dall'altra ci sono e girano voci allarmate per un motivo e per l'altro. Specialmente da parte di coloro che per la loro professione fanno largo uso anche di un'attività on line e temono che qualche multa gli arrivi addosso per non essersi adeguati e messi in regola. 

Naturalmente non voglio parlare della questione tecnica in sé. Non voglio parlare delle normativa e mettermi a spiegarla. 

La rete sforna articoli ogni giorno per aiutare chi si deve adeguare. Con un po' di attenzione e di impegno ci si mette in regola. 

Dunque non è poi così problematico informarsi, aggiustare il tiro o affidarsi a dei professionisti e mettersi a norma se proprio è il caso. Dopotutto certe regole sono fatte affinché vengano rispettate. 

Nulla di nuovo sotto il sole, a dirla tutta. 

No, è proprio sull'aspetto filosofico che gira e ronza intorno alla questione che voglio fare qualche puntualizzazione (solo una in realtà): privacy, uno dei dei termini più abusati di questo secolo. 

Insomma veniamo al nocciolo della questione: cosa importa a noi della privacy, quando per quindici minuti di gloria, come ha detto Andy Warhol, faremmo tutto e di più? 

Ho passato parte della mia vita a distribuire i miei dati a destra e sinistra. A volte per motivi validi a volte per semplici noie di carattere burocratico. 

Soltanto in queste prime settimane del mese di maggio, per tutta una serie di procedure delle quali avrei fatto volentieri a meno, ho distribuito codici fiscali, documenti, oltre a Iban bancari e cose del genere. 

C'è gente che sa tutto di me e non gli ho mai passato un dato o un'informazione e c'è gente che sa tutto di me al quale della mia vita non importa nulla. 

In effetti, credo, che ci lamentiamo della privacy perché siamo ben coscienti del fatto che, nonostante i nostri bei selfie, nonostante la nostra preziosa attività, nonostante la nostra splendida vita, ben poca gente ci viene a cercare per il nostro valore

Ci lamentiamo della privacy perché magari quello mettiamo in giro e che dovrebbe esaltarci fa un buco nell'acqua e ci rimanda indietro una eco che non ci aspettavamo... 

Ma alla fine ci dà proprio così fastidio sapere che una persona può sapere tutto di noi



"Ringrazio tutti per la lettura" 

P.S. - Sul mio blog c'è un mio numero di telefono e anche un indirizzo email: credo basti questo per offrimi in pasto a tutto il mondo e penso che quasi tutti sono come me!

18 commenti:

  1. Hai scritto l'epitaffio dell'edonismo. Ci lamentiamo della privacy solo perché nessuno ci cerca veramente, ci cerca per le nostre qualità...

    Moz-

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    1. che titolo mi hai fato "L'epitaffio dell'edonismo" dovrò usarlo un giorno o l'altro se non lo usi tu!

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  2. Sui blog è raro, invece, che tutti mettano i propri dati a disposizione, come facciamo tu ed io. Sì preferisce l'ambiguità ed il non detto, lamentandosi nel contempo delle persone che non si fanno conoscere... ;)

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    1. Il mio blog sono io non sono "pirimpettanusa" ma non ho mai avuto dubbi sin dal primo giorno della creazione

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  3. È un sintomo della nostra società schizofrenica che viene pure estremizzato dalla burocratizzazione da una parte da leggi come il GDPR e dall'altra dai call center che bellamente se ne sbattono perché hanno sede in Albania e continuano a romeprti le scatole.

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    1. Purtroppo è così, non si capisce nulla

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  4. Quello che hai detto è vero, la contraddizione dell'atteggiamento di molti.
    Però è anche vero che si parla sì di privacy ma poi si è comunque costretti a mettere i dati dappertutto e non si ha mica molta scelta. Di solito, per utilizzare qualsiasi cosa, i dati bisogna metterli ed è veramente complicato poi controllare come vengono usati.

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    1. Proprio così, vai a capire cosa c'è sotto!

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  5. Ma se la privacy ce la roviniamo noi (noi in senso lato) quando postiamo gli affari nostri minuto per minuto su fb e simili...
    Poi, a qualunque sito accedi di dati ne devi scrivere se vuoi interagire. Anche solo per comperare un libro on line.

    Comunque, a parte questo, che mi sono persa???? E' di nuovo cambiato qualcosa per sta menata?????

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    1. Sto ancora cercando di capire, Pat!

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    2. Condivido il ragionamento e soprattutto che è la solita menata spaventapasseri ma che all'occasione può essere usata per silenziare qualcuno scomodo!

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    3. "Menata spaventapasseri" mi piace,
      Grazie Sonia

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  6. Ma poi, a parte la capacità di Warhol di prevedere il futuro, se tutti ci chiedono i nostri dati per qualsiasi cosa (e se non accetti non puoi usufruire del servizio), dove sta la privacy?
    Un abbraccio!

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    1. "...ben poca gente ci viene a cercare per il nostro valore."

      Di certo non è il suo caso!

      Un libro è l’unico posto nel quale puoi esaminare il più fragile dei pensieri senza romperlo, o esplorare un’idea esplosiva senza la paura che ti scoppi in faccia. E’ uno dei pochi paradisi dove la mente dell’uomo può trovare allo stesso tempo provocazione e privacy.
      (Edward P. Morgan)

      La privacy secondo me non è altro che la capacità di ognuno di noi di trovare la propria libertà facendo della stessa ;creazione o distruzione,discesa o ascesa...


      "Ma alla fine ci dà proprio così fastidio sapere che una persona può sapere tutto di noi?"

      Privacy non significa nascondere agli altri la mia vita privata.Significa evitare che la vita privata degli altri irrompa nella mia.
      (J.Franzen

      L.

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  7. Non so, a volte penso sia solo una questione di buon senso, grazie!

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  8. Le solite balle, derivate dal solito terrorismo mediatico. Ti fanno pensare che possano fare chissà cosa dei tuoi dati, e magari possono anche, peccato che mentre sei lì che decidi se visitare o meno un sito che ti installa dei cookie metti su Facebook le foto della prima comunione del bambino... mah.

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