domenica 6 maggio 2018

Il Ka.De.We di Berlino

Sono stato due volte a Berlino in vita mia. L'ultima volta una decina di anni fa. Tutte e due le volte sono stato a pranzo nel padiglione gastronomico del Ka.De.We. Credo sia stato il luogo dove ho visto la maggior concentrazione di cibo possibile in vita mia. Cibo di ogni genere e cucinato in tutti i modi possibili. Solo in un'altra occasione sono andato vicino in termini di quantità, ma di questo parleremo un'altra volta. 

A Berlino, in Alexanderplatz, una volta, ho abbozzato un racconto. Mentre giravo tra le bancarelle pensavo che un ipotetico arrivo degli extraterrestri li avrebbe fatti atterrare lì. Immaginavo di vedermi un'astronave al centro della piazza e io che parlavo tranquillamente e amichevolmente con gli alieni. 

Il racconto poi è stato scritto ma l'ho ambientato a Milano e non più a Berlino

Ma la città di Berlino mi ha suggerito anche un altro racconto e la location questa volta è un grande magazzino. 

Ora se vi capita di fare un salto nella capitale tedesca, non dimenticate di andare a pranzo nel reparto gastronomico del Ka.De.We. Vi confesso che non ho mai visto in vita mia una forma di opulenza dedicata al cibo come si può vedere tra gli stand alimentari. 

Si trova di tutto. Dai formaggi della Valsassina ai frutti di mare della Normandia. Dai piatti di pasta fresca ai salumi spagnoli. E poi vini. Birre. Acque minerali. Pane. Panini imbottiti. Dolci. Frutta esotica. Cioccolato. Caramelle. 

Un'esagerazione di opulenza senza fondo. Credo che si potrebbe nutrire mezzo mondo con la roba che circola lì dentro. 

Ma questi sono i paradossi della nostra società, come è paradossale il racconto che mi ispirò allora. 

Anche in questo caso poi il racconto che ne è nato ha preso le distanza dallo spunto originale. Tuttavia l'opulenza è facile lo stesso ritrovarla anche nella storia di cui metto l'incipit e il link diretto al racconto completo, magari non lo avete mai letto: 

La prima volta che usò l’ascensore della ditta ci restò rinchiuso come uno sgombro in una scatola d’olio d’oliva. Entrò, pigiò un pulsante per salire e il marchingegno si bloccò dopo un paio di sobbalzi. Il signor Rossi però non si lasciò intimorire. Premette il pulsante d’allarme, poi, dopo aver compreso che sino all’alba dell’indomani non sarebbe stato liberato, s’impegnò a non perdere la calma e si limitò a cercare di dormire in terra, nella penombra creata dalla luce d’emergenza, per il resto della notte... 
Ferruccio Gianola - La sorte singolare del signor Rossi 



"Ringrazio tutti per la lettura"

6 commenti:

  1. Avevo già letto questo racconto,l'ho appena riletto e ho provato la stessa sensazione di allora,sei riuscito a descrivere il tutto in maniera surreale presentando perfettamente l'essere umano nella veste più vera:la falsità! Complimenti per la tua capacità di trascinare il lettore all'interno della storia sin dalle prime righe,non è semplice ma tu ci riesci! Ciao e buona domenica Ferruccio.

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  2. Ho riletto il tuo racconto e non cambio il mio commento di allora :)
    Buona domenica

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  3. Uhhh bellissimo.
    Io non ci sono mai andato a Berlino... e quindi per me niente opulenza dell'Alexanderplatz XD
    Bel racconto, comunque. Ansiogeno, se si soffre di claustrofobia^^

    Moz-

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