martedì 3 aprile 2018

Un mondo di segnali deboli

Credit Sarah Josephine Taleb
Una cosa è mostrare un atteggiamento superficialmente ribelle all'autorità vestendosi in modo anticonformista (utilizzando quelli che gli scienziati e gli economisti chiamano «segnali deboli»), un'altra è mostrare la volontà di mettere in pratica le proprie idee... - Nassim Nicholas Taleb 

Non conoscete Nassim Nicholas Taleb, l'ispiratore del mio post odierno? Non conoscete il filosofo e saggista libanese naturalizzato statunitense, esperto di matematica finanziaria, autore di capolavori come Il cigno nero, un libro considerato dalla critica uno dei più influenti dell'ultimo periodo? 

Ecco perché oggi scrivo che... 

Non sono una persona facile alla delusione, nel senso che difficilmente le persone mi possono deludere. Lo sono stato, come penso un po' tutti, da ragazzino, ma con gli anni ho deciso di essere il responsabile unico della mia vita e questo esclude la possibilità che mi possa aspettare la mia fortuna da terzi. 

Naturalmente questo concetto va spiegato nella sua interezza. Il fatto è che viviamo in un'epoca e in un mondo dove, così come dice il filosofo Nassim Nicholas Taleb, si trasmettono segnali deboli e molte volte è facile trovarsi spiazzati in un senso o nell'altro. 

Ci troviamo a vivere in un mondo dove l'anticonformismo spesso non esiste ma è soltanto un camuffamento di convenienza quasi inconsapevole e se si sceglie una strada un po' diversa dall'ottica comune, se si sceglie davvero di essere sé stessi si deve essere consapevoli che il più delle volta ci si troverà a seguire piste solitarie e mal sopportate e supportate. 

Insomma non bastano un taglio di capelli alla moda o un tatuaggio o un linguaggio tribale difficile da comprendere o un comportamento sopra le righe se poi non riusciamo a evitare a figlie e figlie di essere come i loro padri e le loro madri, e come i loro padri e le loro madri non riusiamo a far sì che non debbano ripetere la loro stessa vita, errori compresi. 

Manca una cultura che ci mostri esattamente questi segnali deboli. Una cultura che ci insegni a evitarli e che ce li faccia conoscere. Non basta un blog per mettere in piazza le nostre idee e i nostri interessi se poi non siamo capaci di uscire da una pozza piena di luoghi comuni, soltanto perché corriamo il rischio di sentirci isolati.  

Bisogna anche sapere che fare cultura con le proprie idee e con il proprio lavoro non è mica un segnale debole e naturalmente il prezzo da pagare è molto alto.  

Vi voglio bene. 

Grazie.

10 commenti:

  1. Discorso interessante il tuo, Ferruccio.
    Certo che il prezzo da pagare è alto se non ci si vuole accodare alla scia, al gregge. Se si vuole essere una voce fuori dal coro.
    Adesso però mi vengono dei dubbi, scusa.
    Ma quanti blogger vogliono fare cultura coi loro scritti e quanti ne sono capaci?
    Quanti invece si appiccicano medaglie al valore che non meritano?
    Quanti sono al contrario quelli che vogliono solo condividere?

    Personalmente mi metto nell'ultima categoria non avendo le basi per fare di più. Non ho nemmeno la maturità. Solo la terza superiore di un istituto professinale.
    Indubbiamente mi fa piacere se ciò che scrivo piace ma lungi da me l'idea di fare cultura. Dovrei farmela io prima.

    Eppure sì, c'è anche chi si ritiene alcuni a ragione, molti a torto, in grado di "insegnare" ai lettori.
    L'importante è riuscire a distinguerli ed evitare i soloni di turno.
    Buona settimana

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    1. Ma quanti blogger vogliono fare cultura coi loro scritti e quanti ne sono capaci?
      Quanti invece si appiccicano medaglie al valore che non meritano?
      Quanti sono al contrario quelli che vogliono solo condividere?

      Io non so dove mi metto, ma ogni volta che incontro un blogger lo valuto sotto questo aspetto

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    2. Non sempre è semplice capire subito chi vuole far cultura e chi no. Chi la fa semplicemente postando cose interessanti, senza darsi arie.
      Io ti metto in questo gruppo. Nel gruppo di chi condivide cose interessanti così, semplicemente senza battersi le mani da solo. Chiacchierando coi suoi lettori. E come te ne conosco e frequento altri che condividono cose che sanno ma senza prosopopea.

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    3. Be' allora è un gruppo che mi piace

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    4. Ahahahah dove volevi che ti mettessi? 😊
      Non che i tuoi post siano buttati lì tanto per. Si sente che dietro c'è un lavoro, che sono studiati e preparati con cura. È il modo di presentarli che mi piace. Come una chiacchierata tra amici.

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  2. In sostanza viviamo in un mondo di (segnali) deboli.
    E ce lo creiamo da soli! XD

    Moz-

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  3. I segnali deboli, ossia il rumore, sono diventati talmente tanti da affogare il segnale buono, chiamiamolo così, vale a dire l'informazione, ossia la primeva intenzione del mondo del blogging. In verità, forse Ferruccio non lo sa, ma è uno dei pochi blogger che seguo ad essere antifragile (copyright dell'uomo di Amioun che sognava una vita da intellettuale ed è finito a fare il trader), perché ha saputo far prosperare il proprio blog in un momento di disordine, adattando la strategia editoria in base a regole euristiche anziché seguire le tesi di teste vuote in giacca e cravatta. Riesce a essere sempre interessante e a stimolare la curiosità. Taleb oltre che scettico è anche uno stoico moderno, per cui dai la giusta importanza a tutti, ma non piangere troppo per nessuno.
    P.S. se alcune parole sopra possono sembrare strambe, Ferruccio e gli amanti del francolibanese capiranno.

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    1. Non sai come mi riempie di orgoglio questo tuo commento!

      Grazie Massimo

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