sabato 7 aprile 2018

Le uova del cuore

Nino di Mei
Il racconto artistico di oggi è nato pensando al quadro con le uova di Nino di Mei comparso nel post di domenica scorsa: Le uova pasquali di Norimberga. Mi è stato impossibile evitare di mettere insieme una storia. Il racconto si intitola Le uova del cuore. In vetrina settimanale da oggi fino al prossimo racconto di sabato. Buona lettura. 

Tutto successe la domenica in cui cadde il compleanno di papà. I preparativi iniziarono verso mezzogiorno. Prima di pranzo, smisi di giocare, sistemai nel cassetto i soldatini dopo averli contati due volte e ubbidii alla mamma. Mi lavai le mani in bagno e mi pettinai i capelli, poi l’aiutai ad apparecchiare la tavola per la festa. 

In cucina presi le stoviglie, l'insalata, gli affettati e il pane. Li sistemai sul carrello da portata a due ripiani. Ci aggiunsi le posate, la bottiglia di vino rosso e una brocca d’acqua fresca. Poi  portai tutto in sala da pranzo. 

Disposi in ordine sulla tavola i piatti e i bicchieri e poggiai le posate con cura sui tovaglioli a fiori dopo aver controllato che fossero pulite per bene. 

Misi la lettera con gli auguri sotto il piatto di papà. 

L’avevo scritta la sera prima nella mia camera da letto, su un foglio a quadretti. Mi ero impegnato a fondo. Non avevo sbagliato nulla. 

Alla fine mi avvicinai alla finestra del soggiorno ad aspettare che papà tornasse da messa. 

La mia sorellina non mi aiutò per nulla. Di solito adorava spingere il carrello e preparare la tavola. Era seduta sul divano e guardava i cartoni animati in videocassetta. Non aveva detto una parola per tutta la mattina. 

Era sempre ligia e precisa e deliziosa e la mamma aveva pensato fosse malata. Non aveva detto nulla riguardo al compleanno di papà e quando le avevo chiesto di firmare la lettera aveva alzato le spalle. Dopo aver vestito la sua bambola e ordinato la sua camera da letto, si era seduta sul divano e non si era più mossa. 

La mamma, all’inizio, dopo aver capito che non era malata, aveva creduto che tutto dipendesse dal fatto che papà non l’avesse svegliata per uscire. Spesso succedeva ma era evidente che non era così oggi. Non si muoveva, le gambe e la schiena dritta sul divano, i capelli scuri spettinati e gli occhi vivi e neri fissi sul televisore. 

Vedevo che la mamma ogni tanto la guardava, come se volesse capire cosa passasse nella testa della bimba. 

Mi spiaceva vederla così mogia. La preferivo quando mi faceva i dispetti e mi nascondeva i quaderni dei compiti scolastici e i giocattoli. 

Poi arrivò papà e cambiò un poco l’espressione del viso. Si alzò e le andò incontrò in corridoio senza farlo entrare in soggiorno. Vidi papà togliersi la giacca, appenderla sull’attaccapanni davanti al grande specchio a muro e poi lo vidi abbassarsi e prendere in braccio la mia sorellina. Rimasero lì qualche minuto a bisbigliare. 

Non sentii cosa si dissero. Non potevo sentirli. 

Aspettai che entrassero e vidi che la mia sorellina adesso era più rilassata e serena in viso. Andarono in cucina dalla mamma. Li seguii. 

«Hai già preparato la torta?» chiese papà alla mamma. 

«Pensavo di prepararla nel pomeriggio!» rispose la mamma. 

«Lascia stare… Le uova servono a lei» disse papà indicando la mia sorellina. 

«Come mai?» 

«Li vuole riportare alla chioccia della nonna ora che ha perso i pulcini, per poterne fare altri.» 

Mamma lo guardò. Papà strizzò un occhio e mamma annuì. Guardò la mia sorellina. «Perché non lo hai detto subito?» 

«Ci tenevi tanto alla “totta” del papà!» disse lei. 

«La faremo senza uova e domani le porteremo alla chioccia. Non era il caso di fare la musona.» 

La mia sorellina finalmente sorrise. Abbracciò mio papà e poi abbracciò anche la mamma. Probabilmente adesso avrebbe cantato per il resto del giorno. Forse avrebbe abbracciato anche me, ma non lo fece perché odiavo essere toccato dalle bambine. 

Ancora non sapevo che da grande mi sarei fatto abbracciare dalle donne senza problemi. Come ancora non sapevo che la mia sorellina sarebbe diventata una mamma amorevole e attenta e una donna intelligente e graziosa e solare. Ma chiunque l’avrebbe immaginato, specialmente se l’avesse vista quel giorno con le lacrime agli occhi dalla felicità. 


Vi voglio bene. 

Grazie.

10 commenti:

  1. In tutto questo racconto percepisco un solo termine :ordine.

    Tutto rappresenta ordine ,dalla tavola ben apparecchiata alle uova che ri/tornano nell' ordine naturale, dove magari si "crea" e si "procrea" senza nessuna modificazione genetica!

    Si dice che i bambini nella loro innocenza esprimono la propria natura...ed è bello pensare che la vera natura è la natura stessa.

    Buon sabato

    L.

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    Risposte
    1. Sì, credo sia un racconto molto naturale questo

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    2. Solo ordine ? Non credo . " Misi la lettera con gli auguri sotto il piatto di papà. " Quanti bei ricordi !

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    3. Vi sono delle leggi universali che nessuno dovrebbe osare manipolare,c'è un Ordine ben preciso in questo Universo, ed io
      l'ho molto percepito anche nel post. Pensiamo al giorno e alla notte,al freddo e al caldo, alla gallina che cova le uova ,alla donna che procrea ,e a tanto altro ordine reso DIS/ordine...

      In quest'ordine sono inclusi i valori esistenziali ed il rispetto...ma dopo l'intervento molto saggio di Caranas che saluto..mi viene il dubbio di modificare la precedente affermazione:

      In quest'ordine sono inclusi i valori esistenziali ed il rispetto ?

      L.

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    4. Si, almeno credo, ne scrive anche Luciano De Crescenzo in "Ordine e disordine "la cui lettura consiglio. Tutto il resto è entropia, così imparai al Politecnico. Ciao Ferruccio

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  2. Molto bello, come il quadro.
    Sarà per l'influenza dello stesso, ma le tue parole mi hanno proprio riportato a un ambiente famigliare vagamente "vintage".

    Moz-

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