sabato 31 marzo 2018

La top five dei miei racconti artistici

Lecco con il Resegone
Credo sia opportuno non postare nuovi racconti dedicati alle opere di Nino di Mei, oggi. Godetevi il sabato prefestivo e la settimana con qualche giorno di vacanza se potete. In vetrina, per questa settimana, metto i cinque racconti artistici più letti, anche se con le statistiche bisogna sempre andare con i piedi di piombo. Be' magari vi sono sfuggiti. Come al solito un feedback mi è gradito... 

Lo scrittore si svegliò prima del solito quella domenica. Si alzò nel momento più fresco della giornata, mentre albeggiava. Scese dal letto e spalancò le persiane della sua camera da letto. Vide il cielo sereno e la luna verso occidente, oltre la catena di montagne. La luna era una palla giallastra circondata da un alone bianco e tenue. Sembrava una frittata dalla forma circolare perfetta, di quelle che vengono bene una volta sola nella vita. 
---> La colazione dello scrittore 

I camerieri spostarono i tavoli nella sala da pranzo e gli invitati si misero a ballare valzer. Adesso la festa sarebbe proseguita fino alle prime luci dell’alba, quando la gente, in corteo, sarebbe andata sotto la casa degli sposi a cantare le nenie rituali. Fu il momento in cui i ragazzi decisero di fuggire. Nessuno si sarebbe accorto della loro scomparsa: avevano tutto il tempo per tenere sveglio il resto del paese. 
---> Ti prego 

Sul treno Freccia Rossa in partenza da Milano c’era un ragazzo che girava il mondo da sei mesi. Lo avevo di fronte. Aveva gli occhi azzurri e intelligenti e indossava un piumino leggero dello stesso colore. Si chiamava John e veniva dal Canada. Mi disse che aveva trascorso la notte a Torino presso alcuni conoscenti dei suoi genitori. Adesso era in viaggio per Venezia. Si sarebbe fermato per un paio di settimane nella città lagunare. Voleva visitare la Biennale, Ca' Pesaro, la Peggy Guggenheim Collection, mangiare all'Harry's Bar e sopratutto dipingere i canali con le gondole. Sperava nel bel tempo. 
---> Gondole e canali a Venezia 

Dipingeva solo. Non poteva esserci gente in casa attorno. Dipingeva la domenica pomeriggio e la sera dopo cena. Tutte le sere della settimana per tutti gli anni a venire. Voleva essere solo. Non poteva esserci rumore intorno. Si metteva all'opera subito dopo aver portato i bambini a dormire. Li accompagnava in camera da letto, gli faceva recitare le preghiere della sera, aspettava che il più piccolo si mettesse sotto le coperte e che gli dicesse di spegnere la luce e poi tornava in soggiorno che adesso diventava il suo atelier. 
---> La finestra del pittore 

L'ultimo regalo che mi fece mio padre furono degli scarponcini di una marca americana. Una sera tornai a casa dal lavoro e mi porse la scatola che li conteneva. Non mi disse da dove venivano. Li aveva acquistati per ringraziarmi di averlo scarrozzato in giro con l'auto negli ultimi mesi. Li trattai come una reliquia per tutto il tempo che li vissi. 
---> Scarpe vecchie 

Vi voglio bene. 

Grazie.

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